A S. Domingos i coccodrilli seminano terrore, ma la comunità risponde

Da S. Domingos (Guinea Bissau) padre Franco Beati, giovane missionario del Pime, manda questo racconto di vita vissuta: un'esperienza che ha contribuito a rafforzare il legami nella comunità cristiana e ha costituito un'occasione per il missionario per conoscere meglio mentalità e abitudini della sua gente.
Qui a S. Domingos ultimamente abbiamo avuto un po’ di problemi a causa dei coccodrilli che hanno fatto tre vittime: tre persone che frequentavano la nostra comunità cristiana. Ultimo ad essere ammazzato è Avelino, pre-catecumeno, marito di Antonieta, la signora che viene a lavarci e a stirarci i vestiti. L’anno scorso avevano avuto tre gemellini che hanno chiamato con i nomi dei padri del Pime della zona: Padre Zé, Padre Franco e Padre Stephen. Il 28 settembre Avelino tornava dall’isola, con un amico, ognuno sulla sua piccola canoa. Si fermano a pescare per portare un po’ di pesce a casa, ed ecco che due coccodrilli velocemente scuotono la canoa. Avelino cade in acqua gridando. L’amico rema velocemente verso riva e si butta salvandosi dalle bestie che avevano iniziato a seguirlo. Avelino non l’ha più visto. Quel giorno nessuno sarebbe andato sull’isola a lavorare perché era il giorno di riposo secondo il calendario felupe. Così l’amico sopravvissuto rimase solo sull’isola tutto il giorno e la notte, paralizzato dalla paura. Non aveva più il coraggio di salire sulla canoa e di remare. L’indomani la gente sbarca sull’isola e, vedendo quell’uomo solo e spaventato, capisce che è successo qualcosa… Iniziano tre giorni di ricerca. Nulla! Il quarto giorno la gente, rassegnata, si è radunata per le cerimonie funebri. Avelino ha lasciato la moglie e 8 figli.
Da quel giorno la gente, dominata dalla paura, ha smesso di navigare il fiume, sia per pescare, sia per raggiungere le isole dove hanno piantato il riso… Tutto si è paralizzato per un mese, fino all’inizio di novembre. Mi chiederete: non si poteva iniziare una caccia? No, perché la maggioranza dei felupe che lavorano nelle isole non sono cristiani e credono nella leggenda che alcuni uomini cattivi e con poteri magici possano trasformarsi in coccodrillo. Secondo loro Avelino è stato preso da uno di questi uomini trasformati. Si è avviata una serie di cerimonie tradizionali e balli per risolvere il problema e ritrovare l’armonia. Hanno chiamato uno “stregone”, che ben pagato, ha fatto le sue belle cerimonie. Ma il problema è rimasto e i coccodrilli continuavano a gironzolare nel fiume.
Io purtroppo, a partire dal terzo giorno di ricerca del corpo di Avelino, ho iniziato ad avere una seria infezione alla mano destra. A causa di questo problema non potevo partecipare alle riunioni che stavano facendo per risolvere il problema dei coccodrilli. Nessuno pescava più. Nessuno andava più nell’isola per controllare il riso, e ciò significa fame. Qui, quando il riso comincia a maturare, bisogna controllarlo e vigilarlo tutto il giorno, altrimenti gli uccelli se lo divorano tutto. Allora, come rappresentante della Chiesa cattolica, ho pensato di scrivere un appello alle autorità perché ci aiutassero con mezzi adeguati a risolvere il problema. L’abbiamo trasmesso in radio sperando di scuotere la coscienza delle autorità. Niente! Grazie a Dio, la comunità evangelica di S. Domingos, con il suo pastore, ha iniziato a pensare ad un piano d’azione concreto per catturare i coccodrilli con delle trappole.
Il Vescovo passò da noi l’1 e il 2 novembre e, venuto a sapere del problema, convoca un consiglio straordinario parrocchiale al quale vengono invitate tutte le autorità civili di S. Domingos. Il consiglio è stato fruttuoso e per la prima volta ci siamo uniti veramente tutti per risolvere un problema comune. Concretamente abbiamo deciso di appoggiare il piano di cattura proposto dal Pastore della Chiesa evangelica. Iniziava così la caccia, senza grandi mezzi, con una imbarcazione a motore, prestataci, che ogni tanto si fermava in mezzo al fiume e una canoa non tanto grande. I volontari, prima di imbarcare sulla canoa per andare a mettere le trappole, pregavano sempre insieme. Dal 10 dicembre a poco prima di Natale siamo riusciti a uccidere 12 coccodrilli.
I primi due enormi, quasi 3 metri, sono stati appesi ad un albero nella piazza di S. Domingos, perché tutta la gente vedesse che erano solo animali e non uomini diventati coccodrilli. È stata una bella avventura che ci ha rivelato ancora una volta l’assenza totale dello Stato. Davanti alla morte di tre persone e davanti al rischio di perdere tonnellate e tonnellate di riso, neppure un piccolo appoggio. La cosa bella e positiva è che, grazie alla fede e all’impegno dei cristiani, si è riusciti a diminuire il numero dei coccodrilli e a portare a S. Domingos tutto il riso, grazie ad una grande canoa a motore prestata dalla Chiesa evangelica di Cacheu. Se avessimo aspettato la Marina o i “carabinieri” della Guinea, non avremmo ottenuto nulla e la gente avrebbe fatto la fame.
Questa storia mi ha fatto conoscere ancora meglio la gente con la quale viviamo e alla quale vogliamo trasmettere il Vangelo. La religione tradizionale e le loro credenze sono ancora fortissime e molte volte li paralizzano e li riempiono di mille paure. Qualcuno da poco aveva iniziato a pescare con le canoe, ma in questi giorni, in un villaggio vicino, diverse persone sono state nuovamente minacciate dai coccodrilli. Il pastore Raimondo mi ha detto che in questi giorni ci siederemo ancora insieme per programmare e continuare ancora la caccia e diminuire così il numero dei coccodrilli, restituendo un po' di tranquillità alla comunità.

