
Giovedì 30 marzo alle 21, a Premana (Lc), capitale italiana delle forbici, viene presentato il volume “Il fabbro di Dio”, la nuova edizione dell’autobiografia di fratel Felice Tantardini, uscita a Natale 2016 per Emi.
A condurre la serata, durante la quale saranno proiettate anche immagini e filmati, sarà Marco Sampietro, docente di Lettere al liceo Manzoni di Lecco e da sempre appassionato alla figura del missionario di Introbio.
Sulla locandina di invito alla serata si legge una bella frase di Tiziano Terzani, giornalista e scrittore tra i più esperti d’Asia, che, a proposito di fratel Felice scrisse: «Aveva fabbricato tutte le finestre, le lanterne, le vetrate, i candelabri e le croci di tutte le chiese”. Per questo «era conosciuto da tutti in Birmania, come “fabbro di Dio”». Sempre sulla medesima locandina compare un’altra frase, molto significativa, presa dal testo che don Marco Gianola, premanese e collaboratore dell’Ufficio per le Cause dei Santi della diocesi di Milano, ha scritto in occasione di questa nuova edizione del volume: «In una società globalizzata come quella odierna, in cui l’artigianato, per diverse ragioni, non è più valorizzato come un tempo, auspico che da quella piccola bottega di Introbio, dove sin da piccolo fratel Felice ha saputo coniugare l’arte lavorativa con quella spirituale, possa sorgere un domani il patrono universale di tutti gli artigiani».
Quella premanese è una delle molte tappe di presentazione del libro messe in campo dall’ammirevole gruppo missionario che a Introbio da anni è attivo per far conoscere la figura e alimentare la devozione per fratel Felice Tantardini, del quale – va ricordato – è aperta la causa di beatificazione.
E a riprova dell’affetto vivo che il suo paese natale prova ancora per lui c’è, ad esempio, il fatto che sul Bollettino parrocchiale, sempre per iniziativa di Marco, viene regolarmene dedicato notevole spazio a questa bella figura di missionario. Sul numero in uscita il professore Sampietro, dopo aver ricostruito, nel precedente, l’unico soggiorno italiano di Tantardini nel corso della sua lunga militanza missionaria in Birmania (tra l’aprile 1956 e il gennaio 1957), rievoca gli echi di quel viaggio nelle lettere di fratel Felice ad amici e parenti.
Scrive Sampietro: «Anche a distanza di anni quei ricordi sono ancora vivi, commossi, affettuosi, riconoscenti e indelebilmente impressi nel cuore di fratel Felice: in quel torno di tempo passato nel suo paese natio, infatti, fratel Felice si è sentito proprio a casa, circondato dall’affetto dei suoi cari, come se a prendersi cura di lui fosse ancora la sua tanto cara e adorata madre terrena, la mamma Maria, morta nel 1940. Se è vero che la Birmania, in quasi 70 anni di missione, è diventata per fratel Felice la sua seconda patria, da lui scelta poi come sua ultima dimora terrena, è altrettanto vero che Introbio rimane il luogo delle sue radici, al quale resta indissolubilmente legato al di là delle distanze, in parte ‘accorciate’ dalla fitta corrispondenza epistolare con tanti suoi connazionali. Ma a creare questo legame di ferro con Introbio è stato in modo particolare il bollettino parrocchiale, “L’Angelo della Famiglia”, che fratel Felice riceveva regolarmente e con grande gioia, tenendosi così aggiornato sulla vita del suo paese natio. E proprio sul bollettino l’allora parroco di Introbio, don Arturo Fumagalli, pubblicava stralci significativi delle lettere che riceveva dal suo parrocchiano».

Nell’anno dedicato dal Pime alla riscoperta della figura del missionario laico, la “Commissione Fratel Felice Tantardini” di Introbio (sotto la sapiente regia del professor Marco Sampietro) sta dando un contributo preziosissimo alla conoscenza e alla diffusione della devozione per questo umile, ma grande missionario.
A partire dal 2017, dopo la ristampa, per i tipi dell’Emi, dell’autobiografia di fratel Tantardini con una scelta antologica di lettere e di testimonianze, la Commissione - infatti - ha promosso e organizzato in Valsassina e nei territori limitrofi una serie di incontri in vari contesti.
Si tratta di presentazioni “corali”: alla voce-guida narrante, infatti, si affiancano quelle di chi legge passi tratti dagli scritti di fr. Felice (autobiografia e lettere) e dalle testimonianze su di lui. La lettura è sempre accompagnata dalla proiezione di immagini, che sono talvolta più eloquenti di tante parole: le numerose fotografie di fratel Felice consentono di toccare con la mano la sua felicità contagiosa, la sua sconcertante semplicità e la sua eroica obbedienza.
A seconda del pubblico, nei vari incontri che hanno avuto sempre come denominatore comune il racconto della vita di fratel Tantardini e la sua “ricetta per essere felici”, sono stati sviluppati e approfonditi vari temi, dalla spiritualità del lavoro alla devozione mariana, dalla figura del laico missionario nella vita e nelle parole di fratel Tantardini alle avventure del missionario in terra birmana… Naturalmente, un tema ricorrente stato il rapporto di fratel Tantardini con il paese natio, Introbio, i suoi parenti, amici e benefattori
In occasione degli incontri vengono distribuite immaginette e rosari missionari. Talvolta gli incontri sono stati preceduti da una celebrazione eucaristica o dalla recita del rosario.
Le iniziative in questione hanno preso il via oltre un anno fa, il 1 marzo aBarzio; l’ultima, in ordine cronologico, si è svolta a Sotto il Monte, il 2 giugno scorso. In mezzo, una nutrita serie di appuntamenti che hanno toccato Premana, Introbio, Barzio (due volte), Pasturo, Casargo, Vendrogno, Bellano (due volte), Lecco (in varie occasioni compresa la casa, PIME di Rancio e, il 25 maggio scorso, il Santuario della Vittoria).
Davvero encomiabile la dedizione e l’entusiasmo con cui la “Commissione Fratel Felice Tantardini” di Introbio si sta spendendo a servizio della causa missionaria e del loro compaesano.
L’ultimo, importante “colpo” realizzato è un accordo con gli organizzatori della Sagra delle sagre per poter usufruire di uno spazio dedicato nel corso della celebre manifestazione estiva – che attira turisti da tutta la Valle ma anche dal Lecchese - nel quale poter installare la mostra “Martello, rosario e pipa”, dedicata a fratel Felice e ai missionari laici del Pime. Sarà un’ulteriore, interessante opportunità – nel cuore del mese di agosto – per comunicare la testimonianza missionaria di fratel Felice a chi ancora non la conosce.


Domenica 8 ottobre si apre un anno speciale che il Pime ha scelto di dedicare alla riflessione e alla promozione del valore e dell'attualità della vocazione dei missionari laici “ad vitam” nell'istituto. L’anno si aprirà non a caso a Introbio, in Valsassina (Lecco), nel segno della figura di fratel Felice Tantardini, missionario laico per quasi 70 anni in Myanmar, morto nel 1991 all'età di 93 anni e di cui è in corso la causa di beatificazione.
«Il Pime non è solo un Istituto di sacerdoti missionari – sottolinea padre Ferruccio Brambillasca, superiore generale del Pime. Abbiamo anche i laici consacrati, che scelgono di emettere una promessa definitiva per l’impegno missionario a vita. Tra loro ci sono state persone splendide come fratel Felice Tantardini (1898-1991), che è stato missionario in Myanmar per quasi settant’anni. Anche ispirandoci a lui, vorremmo approfondire e riscoprire questa particolare vocazione».
«Naturalmente i tempi sono cambiati - scrive il vicario generale del Pime padre Davide Sciocco, nell'introduzione di un supplemento dedicato a Tantardini e ai missionari laici del Pime che accompagna il numero di ottobre di “Mondo e Missione” - la vocazione del battezzato è stata meglio compresa durante e dopo il Concilio, e così anche il ruolo dei missionari laici nella missione e nella società. Per questo il Pime vuole proporre ai giovani un modello di santità come quello di fratel Felice, ma in una modalità nuova, estremamente necessaria anche per la missione dei nostri tempi».
Nell’ex Birmania, fratel Felice ha fatto soprattutto il fabbro, il muratore, il falegname e l’idraulico, unendo in modo inscindibile un’incredibile energia nel lavoro a una profonda spiritualità. Del suo nome aveva fatto il suo ideale di vita: «Sforzarmi di essere felice, sempre e a ogni costo, ed essere intento a far felici anche gli altri», si legge nel suo diario ripubblicato di recente (“Il fabbro di Dio”, Emi).
«Fratel Felice è stato un uomo di una semplicità estrema, ma in Myanmar nei luoghi dove ha abitato lo conoscono tutti – dice fratel Marco Monti, membro della direzione generale del Pime -. Certo, la sua modalità di essere missionario laico era quella dei suoi tempi, ma il suo esempio di santità è ancora attualissimo».
Questo il programma della giornata di apertura a Introbio domenica 8 ottobre:
Ore 10.30: Santa Messa presieduta dal Superiore Generale del Pime, padre Ferruccio Brambillasca
Ore 11.30-12.30: Tavola rotonda con testimonianze di missionari laici e su fratel Felice presso Salone Teatro dell’Oratorio S. Giovanni Bosco
Ore 14-15: Visita ai luoghi di fratel Felice
Per l'occasione, a Introbio sarà esposta la mostra "Martello, Rosario e pipa", realizzata da Gerolamo Fazzini e Mariangela Tentori, in 15 pannelli, che ripercorre vita e spiritualità di fratel Felice e dedica alcuni pannelli anche ai missionari laici del Pime oggi.
A Introbio è attivo un gruppo di volontari coordinati da Marco Sampietro, docente di italiano al liceo Manzoni di Lecco, che si è appassionato alla figura di fratel Felice. «Anni fa, una sua nipote ci ha consegnato una copia manoscritta del suo diario, che abbiamo poi pubblicato a puntate sul bollettino parrocchiale – racconta Sampietro -. Da allora abbiamo promosso diverse iniziative per farlo conoscere nelle parrocchie e nelle scuole. Abbiamo anche un’immaginetta e una sua reliquia (un pezzo della sua veste, ndr), e recitiamo da anni una preghiera». Conclude Sampietro: «Fratel Felice era una persona molto semplice. La sua santità non era qualcosa fuori dall’ordinario, riusciva a viverla nella quotidianità, istaurando rapporti molto amichevoli con gli altri e condendo la vita con il suo spiccato senso dell’umorismo. Forse è proprio questo che affascina di lui. Ai ragazzi di oggi il suo esempio può insegnare soprattutto a essere perseveranti e tenaci nel perseguire un obiettivo. Lui aveva un sogno, quello della missione in Paesi lontani, ed è stato tenace nel perseguirlo».

Quanto sia ancora via la memoria di fratel Felice Tantardini(1898-1991) nel suo paese natale, Introbio, si è visto – ancora una volta - ieri sera, durante la presentazione della nuova edizione dell’autobiografia del missionario del Pime, dal titolo “Il fabbro di Dio.Con rosario e martello. Missionario in Birmania. Autobiografia, lettere e testimonianze”, pubblicata in questi giorni dalla Emi nella collana dell’Ufficio storico del Pime.
Il teatro dell’Oratorio S. Giovanni Bosco ha visto una buona partecipazione popolare all’evento, cui hanno partecipato il responsabile della Comunità pastorale Madonna della neve, don Marco Mauri, il sindaco del paese Adriano Airoldi, Gerolamo Fazzini, giornalista e consulente per la comunicazione del Pime e don Marco Gianola,premanese,collaboratore dell’Ufficio per le Cause dei Santi Diocesi di Milano.
Don Mauri ha ringraziato la “Commissione Fratel Felice” che ha lavorato sodo in questi mesi per arrivare alla pubblicazione del volume, sia sensibilizzando i compaesani a sostenere il costo economico dell’iniziativa quanto nel trascrivere le lettere di Fratel Felice. Una speciale menzione è andata al professore Marco Sampietro, che ha seguito da vicino, in collaborazione con Fazzini, l’edizione del volume. Il Sindaco si è complimentato con i promotori dell’iniziativa, auspicando che, grazie al volume, la figura di fratel Felice possa essere conosciuta anche al di fuori dei confini della Valsassina.
Sulla stessa linea l’intervento di Fazzini, il quale ha sottolineato come la ripubblicazione dell’autobiografia di fratel Felice vada considerata un punto di partenza e non di arrivo di un’opera di sensibilizzazione e animazione missionaria che può e deve coprire il territorio nazionale. In veste di consulente per la comunicazione del Pime ha poi spiegato che l’istituto valorizzerà la figura del missionario introbiese, a lungo attivo in Birmania, nell’anno sociale 2017-2018, che sarà dedicato al rilancio della figura del missionario laico.
Ma veniamo al libro. Il volume in questione (192 pagine + 16 di inserto fotografico) si apre con una presentazione dipadre Giovanni Musi, Postulatore Generale del Pime (è lui che sta seguendo la causa di canonizzazione di fratel Felice); segue un contributo di don Marco Gianola.
Il libro esce in una circostanza particolare, ossia a distanza di 25 anni dalla morte del Servo di Dio fratel Felice Tantardini vengono ripubblicate, rivedute e corrette, le sue memorie autobiografiche uscite per la prima volta nel 1972 e ristampate nel 1994. Scopo dell’iniziativa è di far conoscere la figura, l’opera e la spiritualità del Servo di Dio, comprende l’autobiografia “Il fabbro di Dio” scritta dal Tantardini per ordine di mons. Alfredo Lanfranconi, suo vescovo a Toungoo, oltre ad una raccolta di lettere e testimonianze, tematizzate e contestualizzate, che permettono di apprezzare le qualità umane e professionali nonché toccare con mano le virtù cristiane e la santità di vita di fratel Felice.
Felice Tantardini- lo ricordiamo - è stato in Birmania (oggi Myanmar) dal 1922 sino alla morte, lavorando come fabbro, ma anche come muratore, falegname e idraulico. Le sue capacità e la sua dedizione lo resero popolare in tutto il Paese. Tornò in patria una sola volta, nel 1956. Nel 1973 gli fu conferito dallo Stato italiano il titolo di «Maestro del Lavoro».