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Il Pime esprime vicinanza per le due suore morte in Guinea Bissau

 

In un grave incidente automobilistico accaduto sabato 18 giugno, sono morte due suore italiane, Romana Sacchetti (a destra) ed Esperia Sulista (sinistra), delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Entrambe di 77 anni, e in Guinea Bissau dagli inizi degli anni Ottanta. Le suore stavano andando all’Ordinazione sacerdotale di un giovane guineense del ramo maschile del loro Istituto. Insieme a loro sono rimaste gravemente ferite una giovane suora e altre ragazze aspiranti e novizie del loro Istituto. Oggi, a Bula, cittadina dove hanno operato per tanti anni le due suore, si è svolto il funerale e in quel luogo le due religiose saranno sepolte.

Come segno della vicinanza dei missionari del PIME, che da anni condividono il lavoro nella stessa diocesi di Bissau, la Direzione Generale ha mandato una lettera alla Superiora generale delle Suore Adoratrici, firmata dal Vicario generale, padre Davide Sciocco, che ha lavorato proprio in Guinea Bissau.  

«Vogliamo esprimere la nostra profonda vicinanza e preghiera in questo momento di grande dolore e prova per il vostro Istituto», scrive padre Sciocco a nome del Superiore generale, attualmente in visita in Myanmar, che è stato informato immediatamente il giorno del tragico incidente. Continua«Io ho personalmente conosciuto sr. Romana e sr. Esperia, avendo anch’io lavorato in Guinea per quasi 20 anni. Hanno realmente dato la loro vita e le loro energie al popolo e alla Chiesa della Guinea, dando un contributo fondamentale alla storia e alla vita di questa piccola ma viva Chiesa. Molte sono le attività e iniziative che i missionari del PIME e le suore Adoratrici hanno svolto e svolgono insieme in Guinea, e quindi questo lutto e ancor di più anche un nostro lutto. Saremo spiritualmente uniti a voi nella celebrazione Eucaristica e sepoltura a Bula, una delle terre dove le due indimenticabili suore hanno donato il loro amore. Continuiamo a pregare per Sr Jeanne Chantal e per le giovani che hanno subito gravi ferite, perché possano avere le cure necessarie e al più presto riprendere il loro cammino di donazione al Signore nel vostro Istituto».