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Padre Casaro: così a San Paolo raccogliamo la sfida dell'animazione culturale

 

Una sessantina di persone si sono strette attorno a padre Massimo Casaro, nel Museo “Popoli e culture” di Milano, dove il missionario, di rientro per un mese dalla sua attuale missione, San Paolo del Brasile, ha presentato una sua raccolta di poesie dal titolo “E che ancora sia giorno” (Pimedit).

Intervallata dall’esecuzione di splendidi brani musicali con la fisarmonica suonata da Davide Novarina, l’attrice Elda Olivieri (voce italiana di Lara Croff) ha letto alcuni dei testi poetici di padre Massimo, in una serata molto piacevole, sapientemente costruita sotto la regia di Antonio e Andrea Zaniboni e guidata dalla giornalista Emanuela Citterio.

L’occasione si è rivelata preziosa per conoscere, dalla viva voce di padre Massimo, il nuovo impegno che il Pime sta realizzando in campo culturale nella metropoli brasiliana. Partendo da una citazione dello scrittore brasiliano Rubem Alves, secondo cui l’educatore è colui che sa stimolare l’appetito, padre Massimo ha spiegato la decisione di puntare sull’aspetto della creatività e dell’arte perché dimensioni centrali dell’esperienza umana e dunque, per ciò stesso, non estranei alla missione. Ha poi sottolineato l’importanza del creare un team di una trentina di persone, professionisti provenienti da vari ambiti sociali e culturali perché «le relazioni umane sono tutto». Quanto al rischio di una iniziative di elite, padre Massimo ha rintuzzato la possibile critica spiegando che «il Brasile di oggi non è certo quello in cui sbarcarono i padri del Pime 70 anni or sono»: a Parintins, allora sperduta località nel fitto dell’Amazzonia, oggi sorgono diverse facoltàò universitarie. Il Brasile – ha raccontato padre Massimo – è un Paese in grande crescita, segnato da un forte dinamismo culturale, dal proliferare impetuoso di nuove denominazioni e sette cristiane («in Tv il Papa è chiamato il capo della Chiesa cattolica»). E quindi, «in un contesto dove il cattolicesimo non è più egemone, la questione dell’evangelizzazione si pone in termini nuovi e chiede di recuperare le dimensioni essenziali dell’uomo: l’unico modo per non rassegnarsi alla tentazione dell’irrilevanza in un Paese smisurato e dalle molteplici sfide». Ancora: «In Brasile assistiamo alla diffusione del consumismo. Una grossa fetta della popolazione soffre di obesità: questo significa che non basta uscire dalla miseria materiale e dalla fame per essere liberi, ma occorre imparare ad avere consapevolezza di sé per acquisire un’autentica dignità».

Ecco il motivo per cui – sulla falsariga di quanto fatto nel corso degli anni all’Ufficio mondialità del Pime di Milano – anche a San Paolo il Pime sta spingendo molto sul versante dell’animazione culturale, con la rivista “Trascender”, l’editrice Mundo e Missao (che oltre all’omonima rivista pubblica libri, alcuni dei quali tradotti dall’estero) e con l’organizzazione di appuntamenti culturali. Con l’obiettivo di aprire porte e finestre della casa del Pime di San Paolo, rendendola «una sorta di laboratorio, dove si produce pensiero nuovo».

Per questo, come ha sottolineato padre Massimo, «la parola d’ordine per essere significativi nel nuovo contesto è qualità»: non in senso snobistico, ma come attenzione alla profondità e lla verità di quanto si propone, convinti dell’importanza di «risvegliare l’umano che è in ciascuno di noi».

Ecco spiegato allora anche il senso del team di lavoro multidisciplinare che affianca il lavoro dei padri del Pime a San Paolo. Ne fa parte del gruppo di lavoro anche Raffaella Pezzilli, pittrice di origini italiane ma brasiliana di adozione, che ha realizzato i disegni che corredano il libro di padre Massimo e che ieri sera ha preso parte all’incontro, raccontando brevemente la sua esperienza.