Solennità di Maria SS. Regina degli Apostoli
Patrona principale del PIME
Dal Direttorio Generale dell’Istituto:
“La devozione alla Santissima Vergine terrà un posto particolare nella vita dei missionari e delle comunità. Verrà celebrata in modo speciale la festa di Maria Regina degli Apostoli, Patrona dell’Istituto…”(D. 23,4).
La prima icona che è presentata alla contemplazione dei missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere, è quella di Maria nel cenacolo in preghiera con gli apostoli e gli altri discepoli. Essi, con Maria loro Madre e Regina, invocano e ricevono nella Pentecoste il “fuoco” dello Spirito, come animache vivifica il corpodella Chiesa nascente e infonde in essa il dinamismo missionario per l’evangelizzazione del mondo.
L’altra icona, anch’essa familiare nella riflessione dei missionari del PIME, è quella di Maria ai piedi della Croce. Mater dolorosa e Socia Christi Redemptoris, la Vergine viene donata come Madre alla Chiesa – rappresentata dal discepolo amato – e, attraverso di essa, all’intera umanità. Sul Calvario la Vergine ha generato nel dolore alla vita divina i discepoli di Cristo. “Maria dà all’opera salvifica del Figlio e alla missione della Chiesa una forma singolare: la forma materna” (san Giovanni Paolo II).
È interessante notare che, nel Proprio liturgico del nostro Istituto, ambedue le icone sono presenti nelle letture – la prima (At 1, 12-14) e la terza (Gv 19,25-27) – della solennità di Maria Regina degli Apostoli, Patrona dell’Istituto (vigilia di Pentecoste). Il brano biblico (Gal 4, 4-7) scelto per la seconda lettura completa teologicamente il quadro: ci invita infatti a contemplare il Figlio, “nato da donna”, mandato da Dio “perché ricevessimo l’adozione a figli”. Dunque, noi non siamo più schiavi, ma “figli nel Figlio”, figli di Dio – da Lui fatti anche eredi “per grazia” – e figli di Maria, abitati e consacrati dallo Spirito che in noi “grida: «Abbà, Padre».
Madre e Regina: due termini indissolubilmente congiunti, che si richiamano reciprocamente. Quella di Maria, infatti, è una maternità regale, o una regalità materna.
La “Serva del Signore”, diventata per la potenza dello Spirito Santo Madre del Re-Messia, è stata da Cristo resa partecipe della sua sovranitàsull’umanità redenta.
Di che tipo di sovranità si tratta?
È una sovranità di amore come quella di Cristo, che è antitetica alla regalità così come è intesa in questo mondo. Infatti, come Gesù, Maria Madre-Regina, nei confronti dei suoi figli-sudditi:
- non domina, ma serve;
- non schiavizza, ma libera;
- non toglie la vita, ma la dona;
- non mortifica, ma incoraggia e sostiene;
- non umilia, ma eleva;
- non punisce, ma corregge con dolcezza materna.
La regalità di Maria è impregnata di tenerezza materna: la Vergine la esercita nel cuore dei discepoli del suo Figlio, “primogenito di molti fratelli”.
Maria gode di un misterioso potere di attrazione nell’ordine della grazia. Di tale potere si serve per indurre i suoi figli a collaborare con lo Spirito, docilmente come lei, per purificarsi e per tendere alla maturità in Cristo, crescere nel fervore apostolico e raggiungere la salvezza eterna.
Una straordinaria potenza di intercessione (“omnipotentia supplex”) le è stata conferita dal suo Divin Figlio. Assunta accanto a Lui nella gloria, Maria si prodiga in favore dell’umanità fragile e peccatrice. Dal cielo la Madre continua a occuparsi con sollecitudine dei bisogni dei suoi figli, come alle nozze di Cana (“Non hanno vino”:Gv 2,3).
Afferma il Beato Paolo Manna[1]:
“La potenza di Maria presso suo Figlio è illimitata. […] Maria è potente perché santa: in lei non c’è macchia di peccato originale e in cielo non si trova creatura più santa, perché non conobbe peccato, fu umile, pura, paziente e racchiuse in sé la santità di tutti i santi. […] È potente perché costituita regina degli angeli e dei santi: tutto il paradiso s’inchina davanti a lei, gli angeli e i santi sono ai suoi cenni. È potente perché è invincibile contro i demoni: col suo piede ha schiacciato il capo dell’antico serpente, con il suo occhio ha fulminato tette le eresie. […] È potente perché è Madre di Dio. Le Madri possono tutto sul cuore dei figli. Se Maria supplica, piange per noi, il Figlio farà come ella vuole”[2].
I missionari del PIME amano chiamarsi “famiglia di apostoli”. In particolare verso di loro la Madre-Regina mostra la potenza del suo amore e della sua intercessione. Ecco come il Beato Manna, allora Superiore Generale dell’Istituto, si rivolgeva ai missionari partenti:
“Voi partite e lasciate qui le vostre famiglie; lasciate molti di voi, un’amatissima madre, un padre, dei fratelli, delle sorelle. Troverete, sì, nelle missioni chi terrà per voi il posto del padre, dei fratelli, delle sorelle, ma la madre nelle missioni non c’è; la madre non è sostituibile. Perciò vedete con quanto ardore dovete fin da questo momento rivolgervi alla SS. Vergine e mettere sotto la sua materna protezione la nuova vita in cui state per entrare e dirle: Mater, monstra te esse matrem.E non dubitate della efficacissima, potentissima assistenza di questa divina Madre su di voi. Essa vi è obbligata: partite per gli interessi del suo divin Figlio, partite anche per lei, per farla conoscere, amare, venerare da nuovi figli. È anche per voi che continuerà ad avverarsi la profezia: Ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.La vostra vocazione è la vocazione di Maria: dare Gesù al mondo e con Gesù ogni bene, con Gesù la vita eterna. Voi siete ancor più fortunati, voi date al mondo anche Maria. Siatele dunque devotissimi: fatevene un proposito speciale. Siate devotissimi della Madonna e dalla sua protezione avrete un aiuto quasi infinito”[3].
Concludo con un breve commento del Beato Giovanni Mazzucconi[4] al titolo mariano “Regina Apostolorum”:
“Chi era il consiglio e la forza degli Apostoli, dopo che Gesù Cristo ebbe lasciato la terra, se non Maria? Essa viveva con loro; a lei facevano ricorso per ogni bisogno. Lei onoravano come loro Signora; lei, la Madre del loro Maestro. Alla sua scuola si formarono gli Apostoli, come alla scuola dei suoi dolori si formarono i martiri che, tenendo lo sguardo volto alla croce, non potevano non vedervi ai piedi Maria che, dopo il Figlio, superò tutti quanti i martiri nei patimenti. Alla sua scuola veniamo anche noi quando abbiamo bisogno di consiglio o di forza, o quando siamo afflitti, per impararvi il patire con pazienza e con merito”[5].
P. Giovanni Musi
Postulatore Generale del PIME
[1] P. Paolo Manna (1872-19529), missionario del PIME. Lasciato l’apostolato in Birmania a causa della sua malferma salute, si adoperò molto per l’opera di evangelizzazione, dedicandosi con grande zelo alla predicazione della parola di Dio e alla promozione dell’unità dei cristiani. “Anima di fuoco”, scrittore di grande talento, fondò nel 1916 l’Unione Missionaria del Clero (oggi P.U.M.). Fu Superiore Generale dell’Istituto dal 1924 al 1934. Fu beatificato da san Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001.
[2] P. Manna, dagli Scritti, vol. 66, pp. 183, 184.
[3] P. Manna, in Esci dalla tua terra, PIME, 1977, p.21.
[4] P. Giovanni Mazzucconi (1826-1855), uno dei primi membri del Seminario per le Missioni Estere (oggi PIME). È il primo martire dell’Istituto: venne ucciso per la fede nell’isola di Woodlark nel settembre 1855. Fu beatificato da san Giovanni Paolo II il 19 febbraio 1984.
[5] Scritti del Servo di Dio P. Giovanni Mazzucconi, a cura di P. Carlo Suigo, PIME Milano 1964.