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Riforma giuridica

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3 Anni 3 Mesi fa - 3 Anni 3 Mesi fa #236 da pagani.marco
Riforma giuridica è stato creato da pagani.marco
Sono stupito dal fatto che nel forum non vi sia la minima traccia di discussione riguardo alla riforma giuridica dell’Istituto. Sinceramente mi sarei aspettato qualche osservazione, qualche spunto di riflessione, qualche considerazione. Invece un silenzio davvero assordante.
Su un argomento che per di più, cambierà il volto dell’Istituto, nonostante si tenda a dire che riguarda solo un capitolo delle Costituzioni, forse due.
Ma toccando le questioni di GOVERNO, evidentemente ne cambia tutto l’assetto.
E’ una riforma sostanziale, da cui nascerà un Pime diverso da quello che conosciamo. Gli scopi annunciati sono assolutamente condivisibili e necessari. La diminuzione dei membri è sotto gli occhi di tutti, così come la difficoltà di trovare persone che assumano incarichi di responsabilità all’interno del Pime. Va quindi riconosciuta l’urgenza di una riforma giuridica che salvaguardi che tutti possano andare in missione e non essere inchiodati per anni allo svolgimento di compiti tecnici, come quello di economo generale, rappresentante legale e quant’altro. Anche la difficoltà di trovare, soprattutto in certe regioni di missione, chi copra il ruolo di Superiore, è una realtà che non va disconosciuta.
Sono sorte in me, in questi mesi, ed anche dopo aver ascoltato nell’assemblea via zoom di AL/TU l’intervento esplicativo di p. Paolo Ballan, alcune perplessità che qui espongo, e su cui mi piacerebbe ascoltare i confratelli.
Governo vs gestione: due aspetti separabili?
Una delle caratteristiche fondamentali di questa riforma è la separazione tra queste due funzioni, per poter permettere a tutti l’invio in missione. Un criterio “spalmato a tutti i livelli, dalla DG alle circoscrizioni di missione”. Detto più semplicemente, e facendo un esempio, non è necessario che l’Economo Generale sia un esperto di economia perché la consulenza potrà esser svolta da “tecnici” laici, assunti per tale scopo dall’istituto, e questo non solo nelle sedi centrali, ma anche in quelle periferiche. All’E.G. resterà il compito di trasmettere le volontà della DG e di vigilare che le scelte economiche dell’istituto siano in linea con i suoi principi. Si può semplificare dicendo che l’aspetto politico della gestione economica rimane ad appannaggio di un membro dell’Istituto, mentre la gestione tecnico/quotidiana delle operazioni è svolta dai laici dipendenti.
Resta all’E.G. il dovere di vigilare sul lavoro dei dipendenti affinché sia svolto in linea con le direttive del Pime. A mio avviso, resta però che l’E.G. e per certi versi ancora di più quelli delle aree di missione o di istituto, debbano avere delle competenze in questo settore, competenze anche tecniche adeguate, altrimenti come faranno a vigilare sulla correttezza delle operazioni che saranno svolte? E’ già successo nel passato, e potrebbe accadere di nuovo, in casa nostra come è accaduto anche altrove, che ci si sia fidati, colpevolmente o meno non mi interessa in questa sede, di esperti a cui ci si è appoggiati, e che non sia andata molto bene. Perché il peccato riginale ce l'hanno tutti, laici compresi, e perché la tendenza a farsi un proprio piccolo spazio in cui si è padroni, non è una ipotesi remota. Così si diventa debitori e ricattabili. Inoltre per controllare occorre conoscere la materia su cui si deve vigilare. Questo vale per l’economia, ma anche per altri settori che richiedono una certa preparazione remota alla funzione. (che poi non mi paiono molti: economia e questioni legali). E quando un membro dell'Istituto accede a queste poche funzioni che richiedono una competenza tecnica, ha il dovere di essere preparato. Si può studiare ciò che non si conosce.
Vi è poi un secondo aspetto che mi preoccupa: ho il timore che così facendo i missionari del Pime, delegando sempre di più certe funzioni, si deresponsabilizzino sempre di più verso le realtà concrete della gestione dell'Istituto. Quanti di noi sanno quanto costa un litro di latte e un chilo di pane? Perché c'è sempre qualcuno che fa la spesa per te, che pulisce per te, che lava i panni per te...eccetera. Noi dovremmo così essere più liberi, si dice, per occuparci del ministero...mah, mi chiedo se è vero, o se è un'occasione per farci i nostri comodi. Questo pericolo, che si nota nelle piccole cose, potrebbe essere molto più grave se diventasse una mentalità generalizzata anche alle grandi questioni che riguardano la gestione del Pime.
Pur capendo e condividendo l’idea che tutti possano e debbano ruotare, io non credo alla validità dell’affermazione pentastellata dell’uno vale uno. La persone del Pime vanno preparate adeguatamente, partendo dalle capacità e dalle attitudini personali. Perché potrebbe voler dire promuovere degli incapaci a ruoli di responsabilità. E non è il caso. Ma la soluzione non è affidare tutto a personale esterno, ma assumere le responsabilità che ci competono.

E gli altri che fanno?
Per ammissione di p. Paolo Ballan, non è questa la tendenza generale negli altri istituti o congregazioni religiose, che invece tendono a formare personale specifico per questi ruoli. Ci si potrebbe domandare: ma perché tutti vanno in questa direzione e noi nel senso opposto? Siamo solo noi preoccupati che tutti vadano in missione? O l’esperienza di affidare la gestione dell’ordinario in certi ambiti tecnici a personale esterno ha dato risultati tali che si è pensato di fare diversamente? Domande aperte…cui sarebbe interessante rispondere…

Si vota solo per i deputati AG.
Venendo meno le Regioni, l’unica volta in cui il membro Pime è chiamato al voto, è nella elezione dei deputati all’AG. Alcuni di questi, in numero di tre, possono essere cooptati dal S.G, più un fratello nel caso non risulti essere eletto o cooptato precedentemente dal S.G. ( quindi un max di 4 cooptati).
Se ne parla a C.78b e D.78c.
Così com’è formulata ad oggi, questo testo dice: “Sono membri delegati i deputati eletti o nominati secondo le norme stabilite dal Direttorio generale”. Ho già fatto presente per iscritto al Segretario Generale, la difficoltà di questa formulazione, che potrebbe dare adito a problemi di comprensione. Ciò che mi fa problema è la congiunzione o.
“Le congiunzioni disgiuntive (dette anche alternative) sono ➔congiunzioni coordinative o subordinative che hanno la funzione di introdurre un’alternativa tra due parole, due concetti o due frasi, a volte escludendo uno dei due.
Le congiunzioni disgiuntive più frequenti sono o, oppure, ovvero, altrimenti
Si può mangiare il prosciutto o la mortadella
Si beve vino oppure acqua
Mi chiedo se sia meglio vincere o perdere…”

Mi fa problema questa formulazione perché potrebbe essere interpretata nel senso che i deputati eletti possano essere solo nominati in alternativa all’essere eletti. A mio avviso va cambiata sostituendo “o” con “e quelli”: “Sono membri delegati i deputati eletti e quelli nominati secondo le norme stabilite dal Direttorio generale”, cioè dal S.G. come al D.78.c.
A parte questa questione di lingua, rimane il fatto che mentre ora i membri del Pime eleggevano i loro superiori locali e i consiglieri, questo non accadrà più.
Riassumendo: i membri del Pime votano i delegati all’A.G. Quest’ultima eleggerà il S.G. e la D.G. . Dopodiché tutti gli altri superiori di circoscrizione sono nominati dal S.G. e formano con lui il Consiglio allargato.
Questa scelta, cioè quella di formare una squadra coesa attraverso la nomina dei prossimi collaboratori del S.G. e della D.G. a me lascia perplesso. P. Ballan si è detto stupito di aver riscontrato negli incontri con i confratelli la preoccupazione di una uniformità nella composizione di questi organi di governo. Qui non si tratta banalmente di scegliersi persone con cui andare d’accordo o di scegliere invece persone che siano in contrasto tra di loro, ma di garantire un sano pluralismo all’interno dell’istituto. Se un S.G. nomina solo Superiori di Circoscrizione persone con le quali condivide una certa impostazione, si avrà certamente una coesione maggiore nel gruppo dirigenziale, ma mancherà il pluralismo necessario perché ogni membro sia adeguatamente rappresentato. A questo va poi aggiunto che sono i Superiori di Circoscrizione a nominare il coordinatore locale che resta in carica tre anni. A questo va aggiunto il fatto, in piena coerenza con la logica di questa riforma, che l’assemblea annuale di area di missione /istituto ha solo normalmente carattere consultivo.
Insomma tante nomine, una sola elezione.
Io ritengo invece che sarebbe utile che i Superiori di Circoscrizione fossero eletti dai membri delle circoscrizioni, come accade ora per i Superiori Regionali.
Comunque al di là delle formule tecniche, l'idea che sottende questo sistema di nomine, cioè di avere al proprio fianco nella gestione dell’Istituto, un gruppo di persone scelte per una certa affinità di pensiero, proprio non mi piace. E’ proprio disdicevole un certo dibattito interno, anche nel governo dell’Istituto? Anche se vi fossero pensieri in disaccordo, si può sempre votare a maggioranza, e chi è in minoranza deve avere la lealtà di accettare la decisione e di remare nella direzione presa. Oppure siamo in difficoltà perché tra noi o si è d’accordo oppure non si è capaci di obbedienza?
Buon lavoro a tutti.

p. Marco Pagani


Touggourt 9/02/2021
Ultima Modifica 3 Anni 3 Mesi fa da pagani.marco. Motivo: precisazioni ulteriori
I seguenti utenti hanno detto grazie : manco.giovanni, manenti.raffaele, ribolini.marco, salamone.paolo

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3 Anni 2 Mesi fa #238 da manco.giovanni
Risposta da manco.giovanni al topic Riforma giuridica
Vorrei ringraziare il confratello padre Marco Pagani per la lucida analisi fatta in merito alla "sostanziale" questione della riforma giuridica dell'Istituto. Ho colto veramente un desiderio sincero di mettersi in discussione e di collaborare affinche' la " nostra famiglia di apostoli" possa essere capace di svolgere bene il lavoro missionario che la Chiesa le chiede in questo affascinante secolo XXI, ahime' adesso macchiato dalla situzione sanitaria del Covid 19 e sue varianti. Non conosco bene padre Marco, ma credo di aver capito che e' necessario lavorare nell'Istituto affinche' ciascun membro di questa famiglia si senta responsabile( don Milani diceva I care che sostituiva il fatidico "me ne frega" fascista). Ti sono veramente grato padre Marco, perche' in realta' tu hai messo il dito nella piaga, anch'io vivo un certo disagio nel constatare che nel Pime in questo momento tira un vento strano di qualunquismo e deresponsabilizzazione, come tu stesso hai detto. Si preferisce delegare, non si trova chi sia disponibile a fare il superiore di circoscrizione e financo chi sia disposto a trascorrere insieme un 'ora per fraternizzare in una partita a canasta....sigh.....siamo nell'era papa Francesco e della fraternita' , ma sembra che si vada in un altro senso. Quello che tu dici, padre Marco, a proposito dell'ambivalente costruzione grammaticale sull' eletto o nominato che giustamente tu hai chiarito brillantemente risponde surrettiziamente all'indefinizione e incertezza dei tempi e anche ad una malcelata intenzione. Bisogna disambuguizzare le parole perche' esse devono esprimere la realta'. Diceva san Tommaso d'Aquino; " actus credentis non terminat ad enunciatum sed ad rem". Ed e' proprio quella " rem " che si fa fatica a vedere nel Pime, l'assunzione cioe' di una corresponsabilita' effettiva che non deleghi i servizi comunitari a ristrette cerchie di " yes man" disposti a tutto pur di " esserere al comando dirigenziale con la direzione generale". Una vera classe dirigente che si rispetti, padre Marco, deve avere queste due caratteristiche: competenza/ qualificazione e sintonia/ rappresentativita' con la base che lo ha eletto( e' il problema attuale della politica che ha ingenerato il populismo). Qualche anno fa quando mi trovavo a Roma in qualita' di segretario tecnico della XIII AG PIME( 2007) scrissi un articolo su questo blog sulla caratteristica che dovrebbero avere i leaders oggi in tutte le istituzioni. E lo feci a partire da una interessante lettura di un libro che padre Lazzarotto mi regalo' su un ex gesuita che aveva assimilato bene il carisma di san Ignazio e adesso si trovava a fare il manager di una grande holding statunitense. In poche parole lui diceva che un vero leader dovre esprimere al massimo la capacita' intellettuale/ relazionale/ organizzativo/ non dispersivo delle risorse umane e last but not least, una persona con una vera mistica, come san Ignazio diceva con la parola " magis". Sogno attraverso questa riforma giuridica un Pime dove ogni membro( preti, fratelli, laici, famiglie) si senta a casa e sente la bellezza della corresponsabilita' e allo stesso tempo il dovere morale di contribuire al miglioramento della comunita'. Per la verita', padre Marco, anche io vedrei l'importanza della partecipazione dal basso nell'elezione del superiore di circoscrizione, non per una sorte di democraticismo politico( la Chiesa non e' una democrazia, e' di piu', una comunione/ fraternita' partecipativa dove ciascuno secondo il carisma ricevuto lo mette a disposizione della comunita'), ma perche' oggi nelle grandi organizzazioni imprenditoriali si valorizzano le risorse umane e si antagonizza quel brutto fenomeno degli " yes men" che corrispondono a quelli che come tu dici, rispondono alle simpatie dei vertici piu' alti e sono quasi sempre quelli che non metterebbero in discussiuone nemmeno una virgola dei superiori e per questo sono " nominati" dall'alto. Rientrato dal Messico 5 anni fa dove ho indegnamente risoperto l'ufficio di consigliere prima e di referente dopo della Delegazione Pime Messico. In occasione dell'elezione del superiore delegato sono stato invitato dalla DG ad esprimere dei desiderata sull'eventuale delegato che per me doveva uscire da una discussione/ confronto tra tutti i confratelli e " dal basso". Niet, dicono i russi, qualche confratello mi redarguisce dicendo che non si fanno consultazioni e che "decide" il superiore da Roma. Qui' o sono io un sognatore o ci troviamo in quel tempo dove a pensare ci pensano i pochi, gli altri lasciamoli portare acqua( nel Pime si diceva una volta le due categorie antagoniste "cavalli di razza/ badilanti). Insomma padre Marco, sembra che uno dei principi della dottrina sociale della Chiesa e che papa Francesco ci ricorda sempre sia quello di una sussidiarieta' evangelica che nel rispetto dell'autorita' centrale( DG) possa cooperare nella pericoresi della famiglia Pime. Qui', parliamoci chiaro, non c'e' uno piu' Pime di un altro. Certo e' interessante la proposta del Consiglio allargato, a patto che non divenga l'ennesimo organismo di una elite rarefatta e autoreferenziale, ma riesca a fare un lavoro di " cheks and balances", un lavoro di cintura con gli altri confratelli coinvolgendoli uno per uno. Siamo sicuri che i futuri superiori di circoscrizione avranno forza, entusiasmo, salute, versatilita' culrurale per accompagnare tre circoscrizioni del Pime culturalmente differenti, benche' coadiuvati dai superiori di circoscrizione con i referenti d'area e di comunita'? Una bella smazzata da globe trotter! ( La panbrasiliana ha dato frutti?) Siamo di fronte, padre Marco, non ad un'epoca di cambiamenti, ma a " un cambiamento d'epoca"( Papa Francesco) dove anche il Pime e' chiamato a convertirsi a 360 gradi alla " missio DEI" da vivere nell'assunzione dell'interculturalita', dialogo, profezia, ecologia integrale, e mistica del mistero pasquale di Cristo morto e risorto da vivere personalmente( "vino nuovo in otri nuovi", ci richiamava padre Ferruccio!). Come teologo vedo a Monza i nostri futuri missionari e lodo il Signore per averci regalato questa ricchezza della " convivialita' delle differenze" da dove ho solo da imparare! I care, affinche' anche nella formazione teologica possiamo appassionare i nostri giovani alla ricerca e alla curiosita' continua proprio come un gesuita per poter sempre piu' aiutare il lavoro missionario-pastorale ( cf. documento Veritatis gaudium, 2017). Mi chiedo, padre Marco, se nell' epoca " delle passioni tristi" o delle " nuove malinconie"( cfr. Massimo Recalcati) riusciremo a ritrovare la gioia della fraternita' nel Pime fatta di partecipazione, ascolto dell'altro, lavoro in team, gioco, confronto financo una partita a pallone( per quelli che non hanno ingrandito la fascia sottocostale o pancetta, hehehe"). Paradossalmente nel Pime e negli organismi laici siamo passati dall' epoca delle discussioni accalorate( anni 70/80) a quella del " silenzio assordante" come tu ben dici che non si sa se e' una pausa meditativa di riflessione o un indifferentismo qualunquista in cui ciascuno delega all'altro per paura di esporsi. Ti domando: non e' la "parresia degli Atti degli apostoli" il carattere distintivo del missionario del Pime? Non e' la " cura dell'altro come percorso di pace"( papa Francesco, messaggio giornata mondiale della pace 2021) che dovrebbe distinguerci come discepoli missionari di Colui che non e' venuto per essere servito, ma " per servire e dare la vita in abbondanza"? Ringrazio vivamente il nostro delegato padre Fabio e padre Paolo Ballan che in questi mesi stanno facendo un buon lavoro di coscientizzazione, ma dovrebbero fare un " magis" di piu' nel lavoro di sollecitazione e formazione all'assunzione del buon protagonismo ( non quello narcisista della societa' spettacolo) nell' edificazione spirituale e pastorale di questa famiglia che il Dio della Vita vuole ad gentes, ad extra, insieme e per tutta la vita. In Amerindia dopo 15 anni di vita missionaria( 5 Brasile e 8 in Messico, ai quali vorrei aggiungere anche gli altri che mi restano se " Dio vuole") ho imparato che " quien no vive para servir, no sirve para vvir"( chi non vive per servire, non serve per vivere). Auguri, padre Marco, buon lavoro, salutoni sinceri ai fratelli dell'Algeria. Viva il PIME! p. Gianni Manco

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3 Anni 1 Mese fa #241 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
Ciao p. Marco, io sto solo aspettando il via libera per rispondere nel senso che ci è stato detto di non dire e non scrivere nulla fintanto che la DG non avesse spiegato durante l'Assemblea di Delegazione i punti fondamentali della riforma. Questo in Thailandia non è ancora avvenuto, per questo non ho ancora pubblicato il mio contributo.

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3 Anni 3 Settimane fa - 3 Anni 2 Settimane fa #242 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
Per evitare di annoiare gli eventuali lettori articolerò le mie riflessioni sulla proposta di Riforma giuridica del nostro Istituto in più interventi.

MA NON SAREBBE IL CASO DI ASPETTARE???


Come delegazione Thailandia-Myanmar non abbiamo ancora avuto l'occasione di incontrarci per ascoltare la proposta di riforma giuridica. Nonostante i documenti siano usciti ormai da tempo... una serie di coincidenze (senza che nessuno ne avesse colpa) ha fatto si che arrivassimo fino ad oggi senza aver avuto l'opportunità di ascoltare e, di conseguenza, di esprimere le nostre opinioni. Una Assemblea era stata organizzata a tal proposito alla fine di Aprile... ma all'ultimo momento è stata posticipata a maggio (quindi con un preavviso "risicato" per chi ha degli impegni con la pastorale già presi) con il rischio che qualcuno (è per esempio il mio caso) non vi possa partecipare.
Sono qui a chiedermi se con tutto ciò che sta accadendo nel mondo per il Covid e per le conseguenze (ancora tutte da valutare) che questa situazione avrà sulle nostre comunità e sul nostro Istituto, se sia il caso di andare avanti con questa discussione oppure fermarci in attesa che si torni almeno ad una parvenza di normalità. Andare avanti a "colpi di Zoom" oppure di Skype, Whatsapp o messanger su un tema così fondamentale che avrà delle reali ricadute sulla nostra quotidianità... mi sembra un metodo non rispettoso della normale dialettica che sarebbe necessaria soprattutto di fronte a cambiamenti così radicali.
Se c'è una cosa che quest'anno di riunioni tramite zoom mi ha insegnato è proprio che questa metodologia non ci aiuta ad andare in profondità perché non ci da l'occasione di incontri con un vero dibattito schietto che nasca anche dal confronto “spigoloso” ma vero degli incontri “vis à vis”. Io credo che una riforma così profonda dell’Istituto abbia bisogno di tempi e luoghi di confronto il più possibile VERI e non virtuali.
Ultima Modifica 3 Anni 2 Settimane fa da ribolini.marco.

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3 Anni 3 Settimane fa - 3 Anni 2 Settimane fa #243 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
COMMISSIONE
Visto che tra i punti che avrebbero orientato la riforma c'era quello delle macroregioni (all'epoca si iniziava a chiamarle così) mi sarei aspettato che tra i membri della commissione che doveva preparare la bozza ci fosse qualche confratello proveniente dalle realtà in cui le circoscrizioni erano "sovranazionali". L'esperienza della circoscrizione Tha-Myanmar come anche la Cambogia avrebbero potuto dare delle valide indicazioni vista l'esperienza accumulata a tal riguardo.
A tal proposito sarebbe stato interessante ascoltare questa esperienza visto che in passato questa delegazione riguardava Thailandia, Myanmar, Cambogia e DML. Vi sono state delle considerazioni che ci hanno portato a proporre alla DG di dividerci (così sono nate le due delegazioni distinte: Cambogia e Tha-Myanmar). Visto che adesso si vuole percorrere la stessa strada (ma in senso opposto) sarebbe stato interessante avere qualcuno che era presente all'epoca della separazione della grande circoscrizione THA-Cambogia-Myanmar-DML per poter ascoltare questa esperienza.
Ultima Modifica 3 Anni 2 Settimane fa da ribolini.marco.

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3 Anni 2 Settimane fa - 3 Anni 2 Settimane fa #244 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
Vice economo... generale e vice economo di circoscrizione

1. Vice economo generale. Nella riforma proposta, una delle direzione auspicate, riguarda la collaborazione dei laici. A tal proposito si prosegue con una politica già iniziata con la collaborazione dei laici nella gestione economica dell'istituto. Circa la figura del vice economo generale al D.96 punto 5 comma b si propone che il Vice economo, qualora dovesse essere un laico (non membro dell'Istituto) il suo mandato (di sei anni) può essere rinnovato una seconda volta. Ora a me sembra che nel caso di un laico si debba parlare di una professione per cui mi chiedo che senso abbia porre il termine di mandato e, in tal caso, perché solo due mandati. È una professione e inoltre la responsabilità e l'onere della verifica e del controllo sarebbe dell'Economo. Ancora... il laico che dovesse ricevere l'incarico di vice economo dopo il secondo mandato... dovrebbe essere riposizionato sempre all'interno del PIME (oppure si considera di licenziarlo???) ma il PIME non è una azienda con così tante opportunità di "riposizionamento" di questo tipo di professionalità.

2. Vice Economo di circoscrizione. Qui le cose cambiano... ma forse non troppo a livello pratico. Il vice economo (qualora fosse un laico) potrebbe essere rinominato (al nuovo C.103, D.103 punto 2) e non si fa riferimento al numero di mandati. Tuttavia il problema si ripresenta, nel senso che l'Economo potrebbe essere un confratello delle Filippine (ad esempio per la mia circoscrizione) e così potremmo avere bisogno di assumere un vice economo laico... ma per il mandato successivo l'economo potrebbe essere un confratello della Thailandia... in tal caso cosa fare del vice economo che potrebbe essere (sempre nel mio esempio) un laico filippino? sarebbe possibile un riposizionamento? quante Aree di missione possono eventualmente avere più posti per laici stipendiati? e qualora il nuovo economo dovesse avere bisogno di un vice economo dovrebbe cercarlo necessariamente nel paese dove svolge la propria missione...

Concludo chiarendo che non sono contro questo punto della riforma, ma a livello pratico questa riforma alla lunga potrebbe creare anche questo tipo di problematiche ed è giusto parlarne prevedendo le eventuali difficoltà che potrebbero presentarsi.
Ultima Modifica 3 Anni 2 Settimane fa da ribolini.marco.

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