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Riforma giuridica

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3 Anni 2 Settimane fa #245 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
Due Consigli
Altro punto della riforma su cui non concordo è quello che mi pare essere un "doppio consiglio" che può diventare una sorta di "inutile orpello" burocratico oppure una sorta di doppio binario verso una medesima direzione.
Mi riferisco al Sonsiglio Generale e al "nuovo" Consiglio Allargato a cui poi si aggiunge (a scadenza ciclica) anche l'Assemblea Generale. Ora, ciascuno di questi "organi direttivi" ha una propria peculiarità stabilita dalle Costituzioni, tuttavia a me pare che dando così importanza (nella scadenza delle convocazioni per non parlare delle prerogative del nuovo Consiglio Allargato, la cui funzione viene a sostituire il vecchio CP che in passato era convocato solo a metà mandato) al Consiglio Allargato, mi sembra che alla fine il Consiglio Generale rimanga un organo direttivo in realtà completamente svuotato di significato e, di conseguenza inutile. Mi chiedo se, visto che uno degli scopi della riforma è quello di "risparmiare" sul numero di confratelli impegnati nel governo dell'Istituto, non sia il caso di prevedere solo la figura del SG e del Vicario come superiori "a tempo pieno" coadiuvati dai Sup. di circoscrizione come consiglieri (se proprio bisogna fare la riforma così come auspicata e pensata dalla Commissione).
Rileggendo poi l'articolo 85 e l'articolo 86 delle nuove Costituzioni (qualora passasse la riforma), mi sembra di poter dire che, vista l'importanza che si vuole dare al Consiglio Allargato (tanto da avere una indizione a scadenza annuale), il Consiglio Generale venga svuotato di importanza tanto da chiedermi se valga il "sacrificio" di due confratelli (non conto qui il SG e il suo Vicario) a tempo pieno che così verrebbero tolti dalle proprie aree di missione.
Oltre a questo, il nuovo D.85 (al punto 2) mi sembra che ci porta ulteriormente verso una deriva "antidemocratica" circa l'unica espressione veramente democratica della base (ovvero della scelta dei consiglieri che in definitiva è espressione della scelta dei partecipanti dell'AG che è l'unica vera votazione ed espressione della base nella nuova riforma). ora, nel nuovo modello, il Vicario Generale è scelto dal SG (tra gli eletti come consiglieri): su questo punto potrei anche concordare in quanto è bene che le due cariche più alte nell'Istituto lavorino in sintonia e comunione di vedute), tuttavia dissento quando viene detto che (come accade nel punto sopracitato) laddove il Codice di Diritto Canonico preveda un consiglio composto da 4 consiglieri, la funzione di quarto consigliere verrà svolta dal Segretario Generale... mentre andando oltre ci troviamo al C.90 al punto 2 dove si prevede il caso in cui un consigliere generale cessasse il suo ufficio (dimissioni? decesso?) allora il SG con il suo consiglio dovrebbe eleggere un modo collegiale un nuovo consigliere. Insomma nella riforma abbozzata c'è già un problema democratico (chiamiamolo un problema di rappresentanza per non fare i drammatici) come viene bene rimarcato da p. Marco Pagani nel suo intervento di apertura di questa discussione... a questo poi si aggiungono questi due ulteriori punti che potrebbero creare una DG fatta da "uomini del presidente" e alle eventuali rimostranze di coloro che potrebbero non condividere questi timori sottolineando che la Chiesa non è una democrazia... si potrebbe rispondere che non è neanche una dittatura anche perché, tra l'altro, laddove non c'è dissenso e spirito critico ne risente anche la qualità e la profondità del pensiero e, di conseguenza, ne risentirebbe anche il discernimento della volontà di Dio che a volte si esprime profeticamente anche nella voce del più piccolo o nella voce di chi dissente.
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3 Anni 2 Settimane fa - 3 Anni 2 Settimane fa #246 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
DIMINUZIONE MEMBRI UTILIZZATI NEL GOVERNO

Uno dei punti cardine della riforma, così come puntualizzato nell'introduzione a quest'ultima, fatta ad opera della commissione, è la diminuzione dei membri destinati agli incarichi di Istituto. questa diminuzione, a detta della commissione, si vuole in maniera specifica per coloro che sono impegnati "a tempo pieno". Prima di addentrarmi nel tema, specifico che mi fermerò all'esamina dei cambiamenti riguardanti solo ed esclusivamente i confratelli impegnati nel governo (per l'economia e altri servizi mi sembra che l'unica novità sia il coinvolgimento dei laici... mentre per la diminuzione dei membri nel governo... si prevede un cambio della forma in questo servizio che viene svolto all'interno dell'Istituto). Altro punto che devo chiarire è che in questo contributo mi fermerò solo a considerazioni sui numeri e non sull'efficacia o sulla qualità del cambio nella struttura di governo dell'Istituto (tengo questa valutazione per l'ultimo contributo che ho in mente sul tema della riforma giuridica).
Per centrare il tema così come vorrei fare, bisognerebbe entrare a valutare ogni ruolo, così come svolto fino ad ora, per capire davvero quale "responsabilità" richieda un impegno a tempo pieno e quale no e anche qui, a mio avviso, sarebbe comunque difficile porre ogni impegno (anche quello magari di Superiore di Circoscrizione così come svolto fino ad ora) all'interno di una specifica categoria senza bisogno di eccezioni e ulteriori specificazioni.

In realtà la riforma del servizio di governo, così come ipotizzata, non mi sembra che aiuti a diminuire il numero delle persone direttamente coinvolte... in realtà verranno solo risparmiati coloro che (fino ad oggi) svolgevano il compito di consiglieri. Quest'ultimi poi svolgono un ruolo solo ed esclusivamente di supporto al ministero del superiore e comunque il loro ruolo non va a togliere "energie" agli impegni "diretti di missione". Mi spiego meglio: nella riforma è vero che si vuole accorpare le attuali 19 nazioni (aree di missione/Istituto) in 6 grandi circoscrizioni con un risparmio (superficiale) di "superiori di circoscrizione"; ma è necessario andare un pochino più a fondo per scoprire poi che ogni Area di missione/istituto avrebbe comunque bisogno di un referente di area (che svolgerebbe il ruolo di consigliere della grande circoscrizione). Concludendo... i numeri non cambierebbero se non per il fatto che a livello numerico si "risparmierebbe" solo il numero dei "vecchi consiglieri" che però, lo sappiamo tutti, non è un ruolo, quest'ultimo, che toglie energie alla missione. Qualcuno potrebbe qui obbiettare il fatto che nella struttura attuale quasi tutti i superiori di circoscrizione sono a tempo pieno (non tutti in verità...) e che invece con la riforma sarebbero solo i superiori delle 6 grandi circoscrizioni ad essere a "tempo pieno" ma è anche vero che laddove in passato vi era un superiore a tempo pieno (perché le realtà nella nazioni erano tali da pretendere questo tipo di impegno) è ipotizzabile che in futuro avendo un superiore che risiede in un altro paese e che non conosce la realtà, vi sarebbe bisogno comunque di un referente che dedichi abbastanza tempo al suo ruolo... Concludendo mi sembra proprio che la riforma attuale (lo ripeto... solo circa il servizio del governo) non risolva il problema evidenziato dalla commissione. Viceversa per altri compiti di Istituto non entro nel merito perché (come ho già detto all'inizio) l'unica novità è il coinvolgimento dei laici e non un cambio nella forma concreta del servizio.
Chiedo però di poter fare un breve e veloce cenno al servizio di economo. Anche qui, la riforma del governo funge da punto di orientamento poiché, altre alla possibilità di coinvolgere i laici, viene previsto che vi sia un solo economo di Circoscrizione mentre poi ciascuna area di missione/istituto abbia solo un referente in loco per l'economia. Anche qui... la sostanza non cambia nel senso che coloro che svolgono la funzione nelle circoscrizioni al giorno d'oggi... dovrebbero poi svolgere la funzione di referenti per l'economia nella propria area di missione/istituto. Certo mi si potrebbe obiettare che per questo ruolo si prevede l'utilizzo di laici... ma nella realtà bisogna chiedersi quante Aree di missione/Istituto potranno permettersi un professionista e anche qualora ci fosse questa possibilità... io penso che non potremo prescindere da un confratello che "ci metta comunque il naso" se non fosse altro che per il discorso linguistico e di comunicazione di dati con l'economo di circoscrizione....
Ricapitolando... avremo i Superiori di Circoscrizione e i referenti delle Aree di Missione/Istituto (tra l'altro il Superiore di circoscrizione non sarà neanche referente dell'area dove si trova) il che vuol dire che, numericamente, i confratelli impegnati nel governo saranno lo stesso numero della situazione pre-riforma ad eccezion fatta per i consiglieri i quali, come già detto non sono poi così impegnati nel governo come invece lo sono i superiori. Siamo quindi davanti ad un cambio che, a mio avviso, non risolve il problema così come viene posto... a discapito invece della qualità del servizio di superiore (ma di questo parlerò nel mio ultimo intervento).
Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di seguirmi fino a questo punto.
Ultima Modifica 3 Anni 2 Settimane fa da ribolini.marco.
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2 Anni 11 Mesi fa #248 da gonzales.luciano
Risposta da gonzales.luciano al topic Riforma giuridica
The Newspeak c’é:cfr i vari neologismi creati ultimamente
The Ministry of Truth c’é e anche diviso in dipartimenti
Telescreen c’é cfr l’accettazione del dissenso che in effetti chiude i dibattiti in un post passato
Io ogni mattina in automatico guardo dalla finestra per vedere se vi è un elicottero che mi “snasa”
Dimmi una cosa Marco ma voi nel maghreb non è che siete i costruttori,per la prima generazione,e guardiani della Room 001? au cas où ti dico subito che sono intimamente convinto che 2+2 fa 5 !! Lo dico anche per quei poveri topi che chiusi in gabbia stanno aspettando di papparsi i miei occhi:Marco fai il bravo liberali ti assicuro che passo il mio tempo al Chestnut Tree e mi faccio delle gran bevute di Victory Gin

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2 Anni 11 Mesi fa #249 da ribolini.marco
Risposta da ribolini.marco al topic Riforma giuridica
Chi guida la barca?

Mi sembra un piccolo paradosso la situazione nella quale la riforma presentata ci fa cadere: da una parte mi si dice di non continuare a sottolineare la poca democraticità nella mancanza cronica di votazioni in cui si interpella la base: questa sarebbe un segno che la Chiesa è una istituzione verticistica e dall’altra il fatto che nell’attuale riforma presentata l’impressione è che alla fine non si sappia con chiarezza chi è davvero al vertice e che dunque sia responsabile (vero e non nominale) delle scelte e delle direzioni prese. Cerco di spiegare meglio il mio pensiero a partire anche dalla situazione che la mia delegazione vive da sempre in quanto espressione di “comunità pimine” chiamate alla missione in contesti e nazioni differenti (che poi guarda caso è proprio una situazione simile a quello a cui ci sta portando la riforma proposta).
Quando ancora p. Pierluigi Siviero era tra noi e io lo aiutavo come coadiutore nella missione di Lampang-Ngao, gli capitò di essere scelto dai superiori come Delegato. Ricordo che di ritorno dalle visite sia in Cambogia che in Myanmar soleva commentare: “ho detto quello che mi hanno detto di dire”. Era un modo di condividere l’imbarazzo nel quale si trovava a dover indicare la direzione senza conoscere, con la necessaria profondità, la realtà nella quale bisogna interagire con qualità. Facendo un salto temporale e arrivando così ai giorni d’oggi... la situazione della delegazione non è cambiata di molto, l’unica differenza è che attualmente il delegato vive al di fuori della Thailandia (p. Livio Maggi vive in Myanmar) ma è stato scelto come delegato per tutta la delegazione. Nonostante p. Livio (nel caso specifico), prima dell’esperienza in DG abbia fatto ben 16 anni di missione in Thailandia, l’impressione (perlomeno la mia) è che la distanza fisica attuale lo faccia sentire comunque in difficoltà a comprendere appieno la realtà della Thailandia… e certamente se ci fosse un altro superiore (metti caso dalle Filippine) questa distanza diventerebbe ancora più incolmabile. Sia ben inteso che non intendo qui criticare p. Livio o il suo ministero… ci mancherebbe… è solo per ribadire il fatto che un superiore lontano (nel caso di p. Livio poi un superiore che comunque è stato anche una parte storica della missione in Thailandia per ben 16 anni di presenza e poi di servizio come Vicario Generale) faccia una grandissima fatica a capire la realtà ecclesiale e pimina “a distanza”. E non basta dire che magari certi problemi, affrontati da lontano, possano essere visti con maggiore chiarezza… così dicendo si cade piuttosto nella “retorica” e nel “può darsi” senza tener conto che il CARISMA missionario impone invece una inculturazione che è sinonimo di vicinanza, integrazione, incarnazione nei contesti e nelle realtà. In altre parole: la distanza può creare un annacquamento dell’analisi profonda, puntuale e informata che costituisce la base per il discernimento che ogni superiore dovrebbe poter fare.
E qui sorge il punto di partenza del mio intervento: “chi guida la barca?”. La domanda parte dalla convinzione personale (che però nasce da questi anni di esperienza in una delegazione che mette insieme più paesi) che quando il superiore non è radicato nella realtà in cui è chiamato a svolgere il proprio ministero di discernimento di guida e di ispirazione alla comunità locale…. allora il suo giudizio difficilmente sarà un giudizio informato, ma diventerà necessariamente un giudizio “mediato”. Ma anche qualora fosse ben mediato, dalla figura del Referente, rimarrebbe un giudizio, per forza di cose, che si ferma alla superficie delle situazioni. Da qui nasce la mia domanda: chi guida? Nel senso che alla fine il Superiore dovrà gestire situazioni “mettendosi completamente nelle mani del referente” per cui ufficialmente il superiore farà il discernimento ma in verità questo sarà comunque fortemente orientato dal referente locale il quale agirà senza neanche un consiglio che possa eventualmente mediare, integrare e valutare (magari anche con un maggior distacco, visto che in alcuni casi il referente potrebbe essere egli stesso parte in causa della vicenda da valutare) meglio le informazioni da dare al superiore per aiutarlo nel discernimento (posto che comunque rimango dell’idea che anche con le informazioni migliori e più complete al mondo…. in ogni caso sarà difficile per il superiore riuscire ad andare in profondità nelle questioni). In definitiva si arriverà ad una situazione in cui il superiore dà la direzione senza conoscere le questioni: il referente, di fatto, sarà la figura determinante senza però mai prendersi le responsabilità e rimanendo sempre una figura in ombra dietro le spalle del superiore a cui sarà facile magari dare la paternità delle scelte che invece il referente assume o, perlomeno, orienta. Qui non voglio suggerire che avremo superiori facilmente influenzabili… si tratta invece di valutare la “struttura del governo” così come verrà improntata ed è innegabile che vada verso un allontanamento tra la questa e la realtà da governare con l’intervento di una mediazione che diventa, di conseguenza, fondamentale e decisiva.
L’Istituto continua ad animare noi tutti e ci richiede una valutazione continua circa le nostre presenze affinché siano sempre più “aderenti” al nostro carisma e alla nostra spiritualità. Mi sembra che il servizio di superiore, così come previsto dalla riforma, ci allontani anche da questa verifica e discernimento in quanto il Superiore che avrebbe il compito di guidare il discernimento comunitario difficilmente lo potrà fare con cognizione di causa. Se posso tornare ancora una volta alla mia personale esperienza, in passato abbiamo dovuto, come comunità PIME in Thailandia, fare un cammino insieme a Betherramiti (il pime ha consegnato a questo Istituto, su richiesta del Vescovo, la missione storica di Fang) per un percorso che coinvolgeva entrambi gli istituti. È stato frustrante vedere come per la nostra controparte (che ha una struttura simile in tutto e per tutto a quella che dovrebbe prendere il nostro istituto nel caso in cui passasse la Riforma) si sono allungati i tempi in modo davvero poco pratico e che non si sia mai riusciti ad andare in profondità nelle discussioni proprio per la “lontananza” non tanto dei referenti locali ma dei superiori che risiedevano in altre nazioni; lontananza non solo geografica, bensì dal contesto e dalle questioni in discussione.
Concludendo mi sembra che l’attuale riforma non rispetti questi due criteri: il primo è quello di avere una leadership con dei volti e con delle responsabilità certe, la seconda che questa leadership ci possa guidare (pur nella difficoltà di saper discernere nei tempi e nei luoghi) a comprendere la volontà di Dio circa la declinazione del nostro carisma missionario nelle varie realtà che noi missionari viviamo.
Per queste ragioni e per quelle già evidenziate negli altri interventi espressi su questo forum devo dire che non sono convinto che la riforma presentata (almeno in gran parte delle sue proposte) garantisca il raggiungimento dei punti auspicati per poter dare al nostro Istituto una struttura in grado di far fronte ai cambiamenti epocali che si trova ad affrontare.
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2 Anni 10 Mesi fa #255 da pagani.marco
Risposta da pagani.marco al topic Riforma giuridica
Condivido totalmente. Aggiungo un'osservazione. La questione pandemica ha messo in evidenza la difficoltà di viaggiare tra paesi, anche limitrofi. Pensare che sia una situazione temporanea, è non avere un minimo di sano realismo. Nella sua assemblea annuale di giugno, l'OMS ha detto che già fin da ora, occorre prepararsi alla prossima pandemia. Non avere i superiori in loco renderà il tutto ancora più complicato. Non tutto si può fare via teleconferenza.
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2 Anni 6 Mesi fa #257 da masolo.piero
Risposta da masolo.piero al topic Riforma giuridica
Buongiorno cari confratelli,
provo a buttare giù qualche idea sulla riforma del Pime, visto che la bacheca pullula di interventi!
Lo spunto mi viene dal lavoro che svolgo da più di un anno per la Diocesi di Milano, dove mi occupo di pastorale missionaria. Tra le varie cose che provo ad accompagnare o coordinare c'è anche la riforma della diocesi. Si tratta dei Gruppi Barnaba e delle Assemblee Sinodali Decanali.... che cosa potrebbero mai c'entrare con noi e la proposta di riforma che sarà valutata dalla Assemblea Generale Straordinaria? A mio parere ci sono due assi di azione interessanti alla base ed alcune similitudini nella modalità di proposta, nelle critiche della base, e nelle problematiche da cui nasce.
Gli assi portanti sono la necessità di creare rete ed una maggiore co-decisionalità, soprattutto tra laici e sacerdoti.
Le similitudini stanno sia nella proposta, partita dal vescovo e dai suoi collaboratori, vicari episcopali, accusata dunque di essere calata dall'alto, che nelle critiche della base (preti e tra essi soprattutto i parroci): inutile, accentratrice, debole, che non tiene conto della realtà...
Le problematiche da cui nasce la riforma sono la diminuzione dei preti, la mancanza di leadership capaci di lavorare in equipe ed il clericalismo.
Il Gruppo Barnaba è costituito da 5 o 6 persone, laici, scelti dal decano con il vicario di zona (la diocesi è divisa in 7 zone pastorali, che contano da 300.000 a 1.300.000 abitanti), affinchè in un anno di tempo, mappino il territorio del loro decanato (ce ne sono 62 di decanati e corrispondono a quelli che sono chiamati vicariati in altre diocesi, cioè, per il territorio ambrosiano, un insieme da 10 a 40 parrocchie) di tutte le realtà cattoliche esistenti: associazioni, scuole, ospedali, gruppi sportivi... e trovino 20-30 persone disponibili e capaci di formare l'Assemblea Sinodale Decanale, che diventerà operativa da settembre 2022. Ogni gruppo ha un moderatore, laico, che fa da motore del gruppo stesso. L'obbiettivo è passare dal sistema parrocchiale/unità-comunità pastorali a quello più ampio del decanato, che fino ad oggi è stato l'anello debole della catena (tra la parrocchia e la diocesi), perchè la parrocchia ha meno forze di prima per essere non solo luogo di preghiera, catechesi e carità ma anche in uscita, in rete, verso le altre realtà educative, assistenziali, ricreative presenti sul territorio.
Penserete che tutto questo non c'entra niente con noi e con la riforma del Pime... ma a mio parere c'entra eccome!
Gli obbiettivi della nostra riforma possono essere sintetizzati con 7 R: radicamento sul territorio (dei missionari nella Chiesa locale), razionalizzazione del personale (meno membri impegnati come superiori), ricambio dei responsabili (più frequente, ogni 6 anni, per un vero turnover), responsabilità più condivisa e coesa (grazie ad un inizio sincrono dei mandati, alla scelta dei vicari da parte dei rispettivi superiori), che in diocesi chiameremmo sinodalità, più responsabilità affidate a laici competenti e professionali (per permettere a noi missionari di essere liberi di essere e fare davvero i missionari!), che, sempre in diocesi, chiamiamo co-decisionalità, ed infine la rete, cioè un rapporto di maggiore collaborazione tra centro e periferie (un consiglio generale allargato sulla formazione, l'economia, le assegnazioni dei confratelli, l'apertura e chiusura di missioni), dulcis in fundo, una settima R la voglio aggiungere io, ed è quella di ripartenza. La riforma serve a questo: ripartire in senso fisico (più missionari in missione) e simbolico (più vicini al nostro carisma di famiglia di apostoli), più leggeri, più coesi, più semplici.
Mi sembra che il trend sia identico: si tratti della diocesi di Milano o del Pime c'è bisogno di risparmiare personale (perchè al Pime siamo in pochi: appena 400 sparsi in 20 Paesi, ed in costante calo), di tornare alle radici, permettendo al maggior numero possibile d'essere in missione sul campo, di imparare a fare più rete, non solo tra Milano e le varie missioni, ma anche tra singole missioni (le sei circoscrizioni o macro-regioni proposte), di impegnarsi a lasciare da parte un po' di individualismo e clericalismo (che c'è anche tra noi pimini) per diventare più insieme, più sinodali, o più capaci di co-decisonalità.
Sono convinto che la riforma avrà successo, sia in diocesi a Milano, che nel nostro Pime, solo se terrà seriamente in conto della sussidiarietà: a differenza della diocesi il cui vescovo è nominato, noi possiamo eleggere il nostro superiore, ma se i superiori locali saranno nominati, come potremo sentirci parte attiva del processo decisionale e non semplici birilli, pedine o soldatini? Mi è chiaro il principio per cui un sistema meno democratico favorisce un miglior funzionamento dell'istituto, ma credo che vada mitigato con elezioni dirette (se possibile) o perlomeno consultazioni trasparenti dei superiori locali. Mi sembra una bella sfida per i deputati alla prossima Assemblea Generale Straordinaria!

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