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IL PIME DEL FUTURO: LA CONVIVIALITA' DELLE DIFFERENZE

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2 Anni 5 Mesi fa #258 da manco.giovanni
Stimati confratelli, vi condivido un piccolo contributo di riflessione che ho inviato all'ATI( Associazione teologica italiana) che ha a che fare anche con il futuro della nostra " famiglia di apostoli" e la formazione integrale dei nostri futuri pimini. Benedizioni e salute ai deputati che abbiamo votato per la prossima AG straordinaria nella quale si profila un PIME della " convivialita' delle differenze" che dovra' legiferare riguardo ad una configurazione giuridico/ canonica che permetta di agilizzare non solo i processi di decisione, ma anche le prassi missionarie dentro un contesto di Chiesa sinodale, comunionale, partecipativa, missionaria dove i principi evangelici della fraternita' e della sussidiarieta' devono essere il fondamento del nostro convivere nella
carita' del " portare i pesi gli uni degli altri". Auguriamo ai deputati " con vincolo di mandato", i nostri migliori auguri!

CONTRIBUTO ATI: LA TEOLOGIA DOPO VERITATIS GAUDIUM E PANDEMIA


Offro un piccolo contributo di riflessione che possa aiutare la comunita’ teologica ad orientarsi sempre di piu’ verso un cambiamento metodologico e di prospettiva a partire dalla Costituzione apostolica Veritatis gaudium di papa Francesco cosi’ come ci siamo prefissi nell’ultimo e intenso congresso ATI a settembre a Napoli con il tema “ quale teologia oggi”, ed io vorrei aggiungere anche dopo il congresso di Trieste “ Fede e scienze dopo il Covid, quale dialogo?”. In realta’ mi era sembrato di capire che gia’ dua anni fa a Enna nel congresso “ la teologia sfidata dal postumanismo, transumanismo, realta’ digitale ed economia”, la coscienza riflessa della fede quale e’ la teologia si incamminava a recepire e rielaborare le sfide urgenti del XXI secolo che come ha detto piu’ volte papa Francesco “ non e’ un epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca” nella quale anche le Chiese come soggetti storici nel tempo, a partire dal Concilio Vaticano II che fa da sfondo, si inserivano. Se non che’ poi c’e’ stato il Covid e la teologia non puo’ far finta di niente, perche’ se “ tutto si tiene” e facciamo nostra l’assunzione della categoria della complessita’ di Edgar Morin, anche la teologia deve sentirsi interpellata a leggere e discernere “ questi segni dei tempi” se vuole essere veramente significativa e rilevante. L’evento tragico della pandemia e’ un vero luogo teologico che pungola la teologia ad essere piu’ attenta al dolore, alla cura e alla speranza. Per dire tutta la verita’, sempre a Napoli due anni fa’ nella Facolta’ teologica dell’Italia meridionale( sezione san Luigi), in quella cornice stupenda del mare che bagna Napoli, c’era stato un altro importante congresso dal titolo “ Con tutti i naufraghi della storia, la teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del mediterraneo” con l’attiva partecipazione di papa Francesco e del corpo docente dei gesuiti e docenti di altre facolta. Anche li’ si disse che proprio stimolati dal proemio del documento di papa Francesco sulle facolta’ teologiche ed anche dalla Dichiarazione congiunta di fratellanza tra cristianesimo e islamismo, chiamata documento di Abhu Dabi, la teologia doveva diventare” teologia della pace e della convivialita’ delle differenze” in un contesto come quello del Mediterraneo che affratella Asia, Africa ed Europa, ma che in questi ultimi anni e’ diventato non piu’ “ mare nostrum, ma mare mortus” per le tristi vicende sofferte dai migranti provenienti dall’Africa e per l’insorgere di nuovi conflitti che sempre papa Francesco ha chiamato “ terza guerra mondiale a pezzi”. Come teologo missionario anch’ io mi sento chiamato ad offrire un contributo alla teologia affinche’ questa diventi piu’ aderente alla realta’ e piu capace di essere non solo “ intellectus fidei”, ma anche “ intellectus misericordiae et amoris” come diciamo nel contesto latinoamericano. Le questioni poste dalla VG sono delle vere e proprie piste per la teologia del futuro chiamata ad essere kerigmatica, interculturale, transculturale, sinergica e dialogale, soprattutto in un mondo diventato multiculturale e complesso e dove la stessa teologia si lascia provocare piu’ che da una riflessione astratta e statica, da una realta’ e da un sistema economico sociale che produce scarti umani ed ecologici, come in questi giorni stiamo assistendo nel summit della Cop 26 a Glasgow. Non molti anni fa’ il teologo peruviano, Gustavo Gutierrez, padre della teologia latinoamericana, diceva che “ dire che la teologia e’ contestuale e’ una tautologia, perche’ la riflessione credente si fa sempre da un punto di vista particolare. Questo lo sappiamo dalla lezione del Concilio Vaticano II che nella GS abbozzava questo tema, ma in seguito non c’e’ mai stata una una vera e propria “teologia contestuale” anche dopo gli approfondimenti missiologici dell’inculturazione come dalle due encicliche papali EN e RM, rispettivamente di san Paolo VI e san Giovanni Paolo II. La EG di papa Francesco in continuita’ con il magistero precedente e’ venuta a riprendere lo spirito e non solo la lettera del Concilio che doveva essere come una bussola o una stella polare che apriva ad ulteriori approfondimenti. Si e’ trattato allora di ritrovare il Concilio Vaticano II riproponendolo in un’ermeneutica contestuale e interculturale. La missione e le teologie che riflettono dai contesti non e’ piu’ centripetamente fissata, ma centrifuga proprio nel senso che adesso sono le periferie geografiche ed esistenziali i luoghi dai quali si produce una riflessione che, se da una parte incarna il Vangelo nella molteplicita’ delle culture, allo stesso tempo immette nella Chiesa del poliedro( immagine ben riuscita a papa Bergoglio!) la poliedricita’ e multiformita’ dei contesti del mondo con le loro luci e le loro ombre che si purificano con il Vangelo della Misericordia. Nella ripresa della kerigmaticita’ della teologia s’intravede la proposta di annunciare il Vangelo della Tenerezza e della Imprevedibilita’ del Dio di Gesu’ Cristo sottraendolo a letture geografiche reazionarie e moraliste cosi’ diffuse nella polarizzazione di alcuni ideologi presenti anche all’interno della Chiesa che resistono al cambiamento e al kairos evangelico! Anche la teologia cosi’ viene impregnata di vita e concretezza perche’ pensa non a partire da un sistema preconfezionato, ma dalla vita, soprattutto quella dei poveri e degli scartati. Quanto alla caratteristica di transculturalita’ della teologia dobbiamo dire che e’ necessario riprendere il dialogo con tutte le scienze, pur rispettando i rispettivi campi epistemologici, ma articolandoli secondo un’euristica connessionale e ermeneuticamente aperta all’ulteriorita’ di senso nel piu’ vasto campo della complessita’ dove “ tutto si tiene” cosi’ come dalla lezione di Edgar Morin. Per me teologo missionario con un piede nella pratica evangelizzatrice e liberatrice in America Latina e uno nella didattica e ricerca nello Studio teologico internazionale del Pime significa essere capaci di uno stile altro e nuovo di fare teologia, uno stile dove induzione e deduzione, teoria e pratica mantengono sempre il virtuoso circolo ermeneutico cosi’ da poter evitare da una parte gli accademicismi asettici e dall’altra anche i pragmatismi poco elaborati. Anche nell’ambito propriamente del dialogo interreligioso la VG e la Dichiarazione comune tra l’imam di Al Azhar e papa Francesco rappresentano un buon punto di partenza per attuare quel dialogo della vera reciprocita’ dei soggetti dove il dialogo stesso non diventa una tattica, ma il nuovo stile di essere credenti e cittadini in un mondo plurale e secolarizzato. Il contesto di postsecolarizzazione anticipa quella dimensione dove credenti e non credenti dialogano a partire dalla stima reciproca e da uno scambio di ragione comunicativa e teologia, di fides et ratio che si coimplicano perche’ si riconoscono coessenziali( a questo riguardo mi sembra cosa buona riprendere il dialogo di Monaco tra Habermas e Ratzinger del 2011). Fare teologia dopo la VG e l’enciclica Laudato si significa anche tematizzare all’interno delle teologie contestuali quell’ecologia integrale che e’ diventata necessaria e indispensabile non solo alle Chiese ma al mondo intero. Una teologia allora che, fedele al dettato del Concilio riletto pneumatologicamente nell’oggi della storia, si fa teologia della pace, giustizia e custodia della creazione in chiave ecumenica e interreligiosa. Come ha ben scritto Secondo Bongiovanni nel volume che raccoglie gli interventi dei 17 relatori a Posillipo nel 2019 “ il riconoscimento presenta un duplice apetto: attivo nel riconoscere altri, e passivo, nell’essere riconosciuti da altri. In questo ambito si colloca la possibilita’ di un riconoscimento reciproco pur se attraverso gli inevitabili conflitti che un tale processo innesca a vari livelli” . Anche la teologia europea e in essa la stessa Associazione teologica italiana( ATI), come suggerisce la Costituzione apostolica VG, e’ chiamata ad essere sinergica, dialogale e transculturale, con altre istituzioni e facolta’ del mondo per slargare le prospettive e il metodo. Il collocarsi nel mosaico multicolore delle teologie “ altre” non e’ un calcolo interessato e nemmeno una moda passeggera, ma la necessita’ di essere una teologia rilevante e significativa per l’oggi in un mondo multipolare dove le differenze non sono ostacoli insormontabili, ma ricchezze da integrare nello scambio del dono e della communitas, come ha ben detto don Roberto Repole nel suo ultimo lavoro, nel quale la stessa “ scientia fidei” si riconosce donata per servire la comunione per la missione nella “ pericoresis” di tutta la Chiesa universale, riflesso del mistero Trinitario.
p. dr Gianni Manco( PIME)
I seguenti utenti hanno detto grazie : zoccarato.silvano

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2 Anni 5 Mesi fa #259 da gonzales.luciano
Carissimo,
permettimi di ringraziarti per i tuoi scritti.
Ogni volta che li leggo mi fai ritornare ai miei 18\20 anni e a quando,con un gruppo di fedelissimi,venivo scelto per andare ad ascoltare il Segretario di turno venuto da Roma.
Noi adottavamo le dovute precauzioni che possono riassumersi in: 1)Sedersi quanto più lontano possibile dal relatore e,eventualmente, dietro qualcuno di lunghezza superiore alla nostra a guisa di opportuno schermo.2)Dotarsi di qualcuna al fine di massimizzare le ore di preteso ascolto.3)elezioni del volenteroso uditore per la doverosa relazione post evento.
Disgraziatamente il relatore infingardo e fellone conosceva l arte della retorica ed era espertissimo nel piazzare nei momenti a più alto tasso di disattenzione frasi che richiedevano applausi. Ti lascio immaginare i danni alle lingue e,spesso, ai denti quando la tipa in dotazione(cfr.punto “2”) aveva un coefficiente di consensualità al disopra della norma e-perché no?-del decoro!!Lascio alla tua creatività anche la ricostruzione dei voti che indirizzavamo al novello Cicerone e alla sua parentela tanto in linea diretta che collaterale e in ordine sia discendente che ascendente!!!
Ora non ho più 20 anni.Ora sono sdentato.Ora sono un sacerdote.Tutte condizioni a contorno che mi rendono impossibile attendere al punto 2. “Che fare?” Scrisse Lenin Dopo profonda meditazione non vedo che due soluzioni:1 Non leggerti evitando così la tentazione di procurarmi un punto 2 ,ora, compiacente e misericordioso.2 Leggerti ma considerare la lettura come un cilicio celebrale
Preso tra queste due opzioni a te che sai e conosci chiedo:Sono forse vittima di un transumanesimo postumano? Dove dovrei mettere l’accento teologico sulla radice del primo o del secondo lemma?
Con affetto
P.Luciano
I seguenti utenti hanno detto grazie : briones.joseph

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2 Anni 5 Mesi fa #260 da manco.giovanni
????? Carneade, chi era costui? ........

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