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LA FAMIGLIA MISSIONARIA DEL PIME NELLA FORZA DELLO SPIRITO

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1 Anno 11 Mesi fa #266 da manco.giovanni
Si sono appena conclusi con il bel messaggio finale i lavori dell'Assemblea speciale del Pime che si e' svolta nei locali adiacenti al Seminario diocesano di Bergamo. La direzione generale insieme ai delegati e ai nostri rappresentanti hanno fatto un grande lavoro di squadra se in nemmeno 15 giorni sono riusciti ad approvare la riforma del capitolo VIII delle nostre Costituzioni e ad emendare quegli articoli del Direttorio che andavano cambiati in consonanza con il progetto presentato. In questo ha dato un notevole contributo il padre Sugawara, canonista della Gregoriana, che ha moderato alcuni momenti dell’Assemblea e ha dato anche le delucidazioni circa la deroga al canone 588§ 2 del codice di diritto canonico con il quale il santo padre Francesco permette anche ai laici consacrati nelle societa’ consacrate e negli istituti di vita apostolica di accedere alla servizio di superiore. Grazie di cuore a tutti voi che ci avete rappresentato e grazie anche alla commissione che ha lavorato in questi ultimi anni alla stesura dello schema che e’ poi diventato l’instrumentum laboris. Non e’ un caso che quest’Assemblea speciale e’ avvenuta nel pieno dello svolgimento a tappe del cammino sinodale con il quale papa Francesco chiede a tutta la Chiesa di operare una metanoia evangelica di comunione, partecipazione e missione nello Spirito del Concilio Vaticano II, convocato da san Giovanni XXIII e continuato da san Paolo VI e nell’osservanza della sua prima esortazione apostolica Evangelii gaudium ovvero della Chiesa in uscita! Ed e’ proprio in questo senso che anche il PIME si pone in questa trasformazione degli organismi di governo e di amministrazione delle risorse affinche’ la pratica dei missionari sia sempre piu’ fedele al nucleo del Vangelo e meno alla elefantiasi di strutture caduche. Osservavo gia’ alcuni anni fa, dopo il CP di Hong Kong, come la proposta di riforma contenesse luci e ombre come tutte le istituzioni che devono riguardare una forma di snellimento dei processi decisionali e allo stesso tempo conservare le note della comunione, della partecipazione, della corresponsabilita’ e della sussidiarieta’. Mi rendo conto che non a tutti i confratelli giunge questa riforma come necessario kairos che si innesta nella piu’ grande trasformazione epocale del mondo e della Chiesa, cosi’ come papa Francesco ribadisce nei suoi interventi sul Sinodo mondiale. Un’istituzione per rimanere vitale, parafrasando Max Weber, deve rinnovare lo spirito e la vitalita’ del carisma che in quanto tale va sempre accolto come un dono e un appello del Signore. Interessante quanto espresso dal superiore generale sulla caratteristica “ spirituale” di questa riforma giuridica che “ come la risposta alla chiamata iniziale dei primi membri del nostro istituto e’ stata un decidersi per un esodo, cosi’ una ristrutturazione non puo’ prescindere dalle dinamiche e dai rischi dell’esodo, percorso che ci purifica e ci forma”. Ovviamente siamo tutti personalmente e comunitariamente chiamati ad assumere questi cambiamenti prima che nelle pratiche missionarie, credo, nelle nostre vite interiori, nella nostra spiritualita’ che ci coinvolge in una testimonianza missionaria lontana dalla “ mondanita’ spirituale” e capace di coniugare l’uomo interiore con la “ fraternita’ come stile”, come bene ha scritto Christoph Theobald. Insomma, noi potremmo aver fatto un grande passo in avanti dal punto di vista giuridico, ma se alla base non c’e’ lo spirito dell’ascoltarsi tra confratelli, la capacita’ di pensarsi corresponsabili dell’Istituto e la prudenza audace di rischiare un tipo di testimonianza missionaria per tempi nuovi in un mondo violento e diseguale, avremmo fatto “ belle ingegnerie dei poteri”, ma non avremo assimilato la proposta sinodale che anche il Pime deve fare sua: sinodo significa che nella Chiesa non ci sono gigli magici di elites o di yes mens, ma fratelli e sorelle che camminano insieme e che hanno il coraggio di condividere anche le proprie fragilita’per trasfigurarle nella croce del Risorto. Come ha detto la cara Serena Noceti “ ogni riforma avviene operando, contemporaneamente su tre livelli: sui contenuti di coscienza collettiva, sulla forma delle relazioni interne e sulle strutture, procedure, attivita’, ruoli in cui si esprime e si mantiene il corpo sociale”( Concilium, 4-2018). Questo vuol dire per noi missionari rivedere il cambio strutturale secondo il Concilio Vaticano II che guardava alle strutture non in forma statica e standardizzata( una sorte di contenitore di attivita’ pensate per garantire l’omeostasi), ma quali frame nei quali e attraverso i quali l’azione di evangelizzazione dei singoli e del corpo collettivo “ famiglia Pime” garantisce il processo di vita comunitaria. Quello che voglio dire e’ che il focus non e’ sull’istituzione data, ma sulle “dinamiche istituzionalizzanti”. Anche per la famiglia di apostoli del Pime ( che e’ a servizio delle Chiese locali per l’ad gentes!) se vuole essere adeguata alla chiesa del futuro, culturalmente policentrica, con soggetti tutti attivamente partecipi, le sue strutture( e le azioni comunitarie ad esse correlate) dovranno rispondere a tre istanze necessarie che mi sembra vengano fuori dalla riforma che sara’ presentata alla CEP: custodire la pluralita’, garantire l’interconnessione e mantenere l’identita’ nel divenire. Ben vengano le sette Regioni suddivise in Aree di Missione e d’Istituto dove i superiori regionali vengono nominati dal superiore generale, mentre i consiglieri saranno eletti direttamente dai membri dell’Area di missione! Ma mi chiedo quanto di maturita’, saggezza, capacita’ di relazione, disponibilita’ all’interculturalita’, autorita’ esercitata con lo spirito del servizio che fa crescere, ci sara’ nei prescelti? E poi: nella base ci sara’ una buona dose di partecipazione effettiva e affetiva ai processi decisionali? Summum ius summa iniuria, chiosava Cicerone! Cioe’: la legge, le leggi senza lo Spirito/spirito uccide!( san Paolo). L’autorita’ legittima sara’ esercitata nella “ forma Evangelii” con una leadership trasformativa, esercitata in forma collegiale o ci troveremo di fronte a “ nuovi potesta’” come ha detto lo storico Alberto Melloni nel riferirse all’autorita’ in generale nella chiesa? Penso che chi ha autorita’ nella chiesa deve sapere unire analisi e immaginazione, deve saper guidare processi complessivi di cambiamento, integrando, favorendo la dialettica interna, motivando cammini diversificati verso il fine comune, valorizzando le persone e le risorse umane, essere un cultore della relazione e un soggetto capace di esercitare una paternita’ matura che ascolta le ferite dei confratelli, inclusivo, non escludente. Un vero “ rabdomante” dei carismi e ministeri che lo Spirito suscita e sa metterli insieme( come ha detto Theobald). La comunicazione e’ un fattore centrale nella Chiesa e nel Pime e mi auguro che essa avvenga nelle forme coinvolgenti e comunitarie soprattutto perche’ il futuro del Pime sara’l’ interculturalita’e la disponibilita’ ad “ ascoltarsi con il cuore”( messaggio della 58 giornata mondiale delle comunicazioni sociali) vista la nostra composizione multiculturale e sinfonica. La mia preghiera al Signore e’ che dopo l’approvazione della riforma da parte della CEP ci sentiamo tutti coinvolti e corresponsabili della “ res publica”, tutti discepoli missionari in salita, tutti disposti a giocarci per il Regno di Dio dalla parte degli sconfitti della terra verso i quali come missionari abbiamo una grande responsabilita’ e cura davanti agli scenari non rosei che si profilano. Ancora un grazie alla Dg, ai deputati e a quanti ci hanno aiutato a realizzare tutto questo. Alla vigilia di Pentecoste invochiamo il Paraclito affinche’ soffi come un uragano sul mondo e sulla bella famiglia di apostoli che e’ il PIME e ci lanci tutti nell’affascinante avventura della missione per le strade del mondo come testimoni di Pace con giustizia.
p. Gianni Manco

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