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IL BEATO PAOLO MANNA, ANIMA DI FUOCO!

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1 Anno 11 Mesi fa #268 da manco.giovanni
Questa definizione del Beato non e' mia ma del colto padre Giovanni Tragella, nostro confratello che all'inizio del XX secolo aveva introdotto la prima cattedra di missiologia in Italia. Era stato allievo di Joseph Schmidlin e venerava in vita padre Manna, suo confratello, che lo considerava uno dei suoi migliori allievi. Il cardinale Celso Costantini lo aveva definito " microfono di Dio" per la sua passione missionaria e la sua sincera sequela di Gesu' morto e risorto. Proprio in questo momento si svolge a Ducenta l'anniversario del centenario del Seminario del Sacro Cuore delle missioni estere voluto prorio dal beato Paolo affinche' si potessero suscitare vocazioni solide alla missio ad gentes. Per noi pimini addentrarci nella figura del Manna significa riportarci continuamente all'essenziale delle " virtu' apostoliche" intese come le vere direttrici di un apostolo innamorato di Cristo e del Vangelo. Ricordo i miei inizi nel Pime quando ho conosciuto padre Ferdinando Germani che, possiamo affermare, e' lo scrittore piu' prolifico e monumentale sull'opera di padre Manna, a tal punto che inoltro' la richiesta alla Santa Sede di dargli il titolo di " dottore della Chiesa". In quel tempo, per me ragazzo di 19 anni uscito dal liceo napoletano quel sacerdote barbuto mi incuteva un po' di soggezione, ma poi capii da dove gli veniva tutta quello zelo per il Beato che era stato suo maestro di una vita. Anche padre Vito del Prete mi ha fatto conoscere la spiritualita' del Manna, riproponendomi una figura di missionario valido per tutti i tempi. Insomma su padre Manna si e' scritto tantissimo( penso per esempio al teologo Gianni Colzani, lo storico Giuseppe Butturini, padre Giuseppe Buono, che aveva pubblicato un inedito del beato " Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione", lo storico Luciano Orabona)ma, credo, che il suo pensiero e, soprattutto, la sua passione evangelizzatrice non sono circoscrivibili nello spazio di un libro, perche' i santi sono sempre piu' originali di quanto si crede. Se mi e' consentito esprimere un modesto giudizio sulla celebrazione di questo 100 del Seminario di Ducenta e nel quale il superiore generale ha insistito perche' ci fosse anche un miniconvegno, credo che cada non casualmente duarante il pontificato di papa Francesco e il suo leitmotiv della " Chiesa in uscita". Cosa dice il nostro Manna alla Chiesa attuale? Il suo motto " Tutta la Chiesa per tutto il mondo" e' ancora conosciuto e riesce ad affascinare le nuove generazioni di cristiani e missionari ad gentes? Le celebrazioni, si sa, sono sempre un po' nostalgiche, anche se consideriamo che attualmente Ducenta dopo la nostra uscita da Napoli e da Mascalucia e' conosciuta solo da un ristretto numero di persone. Non e' un caso che quando vado a Napoli o nel sud in genere, mi domandano i motivi della nostra latitanza su molti fronti! Allora, credo, dobbiamo rilanciare l'insegnamento del Manna nella prospettiva missionologica presentata da papa Francesco, cioe' la semplificazione di strutture ingombranti, il cammino della strada, lo sporcarci le mani con la contraddizione della storia e soprattutto la testimonianza missionaria " sine glossa" del Vangelo cosi' come l'ha vissuta il Manna. Nel 2016 ero a Gaeta per il mio anno sabbatico e ho inviato, per l'occasione del 100 della fondazione della Pontificia unione missionaria, un piccolo contributo del pensiero del Beato alle Pontificie opere missionarie del Messico dove ho dato dei corsi di teologia della missione e avviato la traduzione di Virtu' apostoliche in spagnolo insieme ai confratelli della delegazione Messico. Ci faccio la parte di " un nano sulle spalle di giganti" che certamente ne sanno piu' di me sul pensiero del beato, pero' sono convinto che ogni missionario del Pime debba cogliere essenzialmente quella che e' stata la passione di tutta la sua vita, come Paolo suo omonimo, che il Vangelo sia annunciato ad intra e ad extra fino agli ultimi confini della terra, il che oggi significa nell'affascinante e allo stesso tempo turbolento secolo XXI, come Manna essere fedeli alla Memoria e allo stesso tempo essere audaci e coraggiosi di fronte ai nuovi scdenari della missione della Chiesa. Perdonatemi questo piccolo testo in spagnolo( contenuto in Pablo Manna, el microfono de Dios, OMPE Mexico 2016):

" Padre Manna vivió con intensidad la efervescencia de las “ rerum novarum”, siempre con un espirito sabio capaz de discernir la voluntad de Dios acogiendo el nuevo, actuandolo sin abandonar lo bueno del pasado. En otras palabras podríamos decir que el beato Manna fué fiel a Cristo a través de la Iglesia, pero al mismo tiempo supo ser fiel a la historia y al tiempo que vivía, en eso antecipando una lección que el Vaticano II nos ha dejado: “ Leer la historia en el Evangelio y al mismo tiempo leer el Evangelio en la historia”. El supo vivir este tiempo nuevo porque vió inesperadamente aprobada la Union misionera del clero, un hecho enorme después solo tres aňos de su nacimiento y aún más puesta como la primera de las obras pontificias, como si fuera el alma de todas. Además, padre Manna se sentía llamado por los acontecimientos a entrar en la nueva temporada de las misiones: su indigenización y adaptación como una tarea fundamental. Uno de sus escritos, La conversión del mundo infiel publicado en el 1920, es un verdadero manifesto del compromiso de toda la Iglesia en la obra misionera. Con la UMC se “ ingresaba en una nueva época de la historia de las misiones”, repetia el en estos aňos. Sin embargo, propio en los aňos veinte padre Manna se percataba que no era suficiente el involucramiento de toda la iglesia, era necesaria una renovación profunda de la estrategia misionera, “desnudando el cristianismo de sus formas occidentales”, distinguiendo lo que es esencial y lo que es transitorio, conjugando el criterio de la “diversidad cultural” de una civilización con aquella de la “evolución” de una Iglesia particular/local, a la que – si aún niños – no se podía pedir cuanto se pedia a una Iglesia adulta; más aun tendiendo como parámetro la tridentina “salus animarum”. En un mundo que se unia, los cristianos no podían quedarse desunidos y la unión de los cristianos era el prerrequisito de la misma evangelización: “ Todos los cristianos unidos para la conversión del mundo” . p. dr Gianni Manco ( PIME)

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