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Amazzonia, papa Francesco, riforma giuridica e guerra!

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1 Anno 4 Mesi fa #273 da manco.giovanni
AMAZZONIA, PAPA FRANCESCO, RIFORMA GIURIDICA, GUERRA

Mentre scrivo quest'articolo scivolano le immagini dell'assedio alle istituzioni politiche del Brasile da parte dei " terroristi fascisti", come li ha definiti il nuovo presidente del Brasile, Ignazio Lula da Silva, che e' stato eletto al secondo turno in ottobre scorso con un piccolo margine rispetto a Bolsonaro. Io ero a Santarem, citta'amazzonica dello stato del Para', situata tra Parintins e Macapa', per il semestre di collaborazione nella formazione teologico/ filosofico dell'archidiocesi adesso guidata dal nuovo vescovo dom Irineu Roman dei padri giuseppini. Niente a che vedere con il Brasile che avevo conosciuto alcuni anni fa quando ho lavorato nell'Amapa' e nella stessa citta' di Santarem, perche' si percepiva il clima di estrema polarizzazione tra i sostenitori di Lula e i seguaci fanatici di Bolsonaro. Se si e' arrivati a tanto e' perche' c'e' stata una preparazione remota da parte del " Messia"( quest' e' il suo nome) che ha coagulato intorno a se per quattro anni le frange revansciste e reazionarie piu' estreme del Brasile che adesso hanno grandi interessi anche sull'Amazzonia. Ho visto con i miei occhi la deforestazione irreversibile della foresta, la fuoriscita di famiglie indigene e cobocle dalle loro terre dovuto all'aquisto delle terre da parte di imprenditori senza scrupoli con la pratica della " grilagem"( contraffazione di contratti di terre). Ho ascoltato gli improperi e le calunnie di Bolsonaro ai popoli indigeni, ho visto la divisione nelle famiglie e nelle chiese, si , anche preti polarizzati con Bolsonaro! Il nuovo presidente, gia' accusato ingiustamente di corruzione e uscito prosciolto dalle accuse infamanti del giudice Moro, ha promesso davanti all'ONU e alla COP 27 che mettera' fine a questo scempio perche' salvare l'Amazzonia, come bene internazionale attraverso referenti di popoli tradizionali, significa salvare il mondo, cosi' come papa Francesco ci ha detto in maniera chiara nella Laudato si e nel Sinodo dell'Amazzonia. Vedere Lula nel giorno della sua " posse" mano nella mano di rappresentanti di popoli indigeni, giovani, donne, diversamente abili, anziani, militanti sociale dei movimenti popolari, sembrava una metafora intensa della pace con giustizia del profeta Isaia che ci presenta il sogno di Dio: un'umanita' riconciliata nella Pace con giustizia. Nel semestre in cui sono stato in Amazzonia mi sono reso conto che noi missionari dobbiamo dare il nostro meglio insieme alle chiese locali, ai vescovi, ai laici e ai giovani in questo processo di evangelizzazione inculturata e liberante, come ha sottoscritto il documento di Santarem che quest'anno ha festeggiato i 50 anni! L'archidiocesi di Santarem e' interessante perche' c'e' un fermento e una vitalita' pastorale nella linea del Sinodo dell'Amazzonia. Nei corsi impartiti ai preti, ai laici,ai seminaristi, ai diaconi permanenti e nell'universita' locale, mi sono reso conto che c'e' una vera e propria abnegazione e dedicazione nel lavoro evangelizzatore. Papa Francesco ha detto ieri nell'udienza del mercoledi' che la missione rivitalizza la Chiesa e la rende in uscita e non autoreferenziale e narcisista. La mia presenza come missionario ad gentes insieme ad altri istituti missionari( per esempio i missionari del Verbo Divino) e' stata valorizzata positivamente dal vescovo e dal clero perche' capace di infondere un estusiasmo e uno sguardo ampio e universale della Chiesa e allo stesso tempo veramente incarnato nella realta'. Sono convinto che il futuro e' gia' alle porte anche per noi pimini in Amazzonia che in questo momento esige una capacita' di integrazione di formazione teologica e passione missionaria eteroreferenziale, cioe' uno sguardo alle Chiese locali a servizio delle quali siamo. Con il fine mandato del caro dom Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, e con la nomina di dom Jose Albuquerque( che ho portato tre anni fa a visitare la nostra casa di Sotto il Monte dopo il Sinodo dell'Amazzonia), le chiese locali del Brasile si avviano ad avere pastori autoctoni scelti dal clero locale, come deve essere nel nuovo paradigma missionario ed eclesiologico.
Sto' capendo che se il Pime vuole esprimere al massimo i suoi talenti deve mettersi dentro a tutte le frontiere geografiche ed esistenziali e formare missionari adulti nelle relazioni e capaci di voler bene ai preti locali e alla gente e fungere da " catalizzatori" di processi pastorali missionari. Siamo in attesa dell'approvazione della nuova riforma giuridica del Pime da parte del Dicastero per l'evangelizzazione, veniamo da un Capitolo straordinario, aspettiamo la nomina dei nuovi " dirigenti" delle Delegazioni, e non possiamo permetterci di pensare alla maniera del passato, non possiamo recedere di fronte ai " segni dei tempi" che il Signore ci sta' mettendo davanti. Come ho gia' detto in una precedente riflessione, se vogliamo che la riforma vada in atto non basta la " lettera" dei documenti, ma dobbiamo avere spirito di squadra, di comunione e di fraternita' tra noi membri della famiglia di apostoli.
Dobbiamo sentirci anche noi sinodalmente insieme e pellegrini insieme, ognuno con i doni e i carismi che ha ricevuto gratuitamente e disposto a metterli in comune. Avere un piede nella formazione teologica e uno in Amazzonia, significa per me realizzare quel famoso circolo ermeneutico di teoria e pratica imparato dalla teologia latinoamericana e sentirmi provocato a fare da ponte tra il nord del mondo e il sud delle Chiese giovani, futuro della Chiesa e del mondo. Ci deve stare a cuore prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto ci sara' dato in sovrappiu'! Un Pime snello, sobrio, profetico, sinodale,solidario con gli scartati al servizio delle Chiese locali e per l'annuncio missionario ad gentes come pungolo di queste chiese.
Ho apprezzato molto la riflessione del superiore generale sulla necessita' per noi pimini di uscire allo scoperto sui temi della pace, giustizia e custodia della creazione, che sono all'ordine del giorno. Non possiamo fare gli struzzi con la testa nella sabbia e non coinvolgerci nella formazione e nella pratica di futuri missionari capaci di essere testimoni della Pace, di fronte all'insensatezza e crudelta' della guerra, come ci sta' dicendo papa Francesco di fronte alla tragedia del conflitto tra Russia e Ucraina, Come membro della Pax Christi internazionale( movimento cattolico internazionale) e titolare del corso di ecumenismo e teologia della pace, mi faro' in quatto per aiutare i nostri fratellini seminaristi ad avere uno sguardo critico e spirituale su queste tematiche. Ma, prima di tutto, dobbiamo avere un cuore " in pace" e pieno della gioia che sgorga dallo shalom di Cristo morto e risorto! La pace non e' uno dei temi del Vangelo, ma e' l'essenziale della vita e della missione di Gesu'. In fondo tutta l'evangelizzazione ad intra e ad extra deve essere finalizzata alla costruzione di un mondo piu' unito e fraterno, come ci ha detto Francesco nella Fratelli tutti. Anche le relazioni, anche curare le relazioni tra di noi e' foriero di pace e di costruzione di una famiglia di apostoli unita e poliedrica per il Regno di Dio. Vi invito a meditare il messaggio del papa per la 56 giornata mondiale della pace " Dopo il Covid 19". Mi piace anche ricordare il caro vescovo emerito di Roma, Benedetto XVI quando, tra le moltissime cose che ci ha detto, ci ha invitati nel suo testamento spirituale a conservare " il deposito" della fede. Qualcuno in questi giorni ha tentato di dividere Francesco da Benedetto, parlando di polarizzazioni ideologiche, ma la verita' e' che papa Benedetto e' sempre stato leale a papa Francesco, anche quando questi ha detto espressamente che la messa in latino e' straordinaria, non ordinaria, checche' ne dicano i segretari in inopportune e improvvide esternazioni! Mi piace rileggere le parole di Piero Coda, segretario della Commissione teologica internazazionale, che in questi giorni in un'intervista rilasciata all'Avvenire ha detto che la Chiesa, secondo il Vaticano II, essendo una teandria divino umano, e' normale che ci siano quelli che vogliano " conservare la Traditio viva della Chiesa" e quelle che " vogliono che questa fede sia trasformatrice e liberante, le differenze non sono opposizioni, ma ricchezze( vedi immagine del poliedro e l'unita' e' superiore al conflitto come ha detto papa Francesco in Evangelii gaudium). Per finire, " duc in altum" con fiducia nello Spirito del Crocifisso/Risorto che guida la Chiesa e le sorti dell'umanita' e ci chiama a riconoscerlo in tutti i crocifissi che incontriamo......per schiodarli dalle croci!
p. Gianni Manco
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