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IL PIME MACROREGIONE MEDITERRANEA E I CONTESTI PLURALI DELLA MISSIONE

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11 Mesi 1 Settimana fa #286 da manco.giovanni
Stimati confratelli, vi condivido questa riflessione sulla Teologia dal Mediterraneo che presentero' al Convegno dell'ATI( Associazione teologica italiana)a Molfetta nei prossimi giorni, nell'ambito della ricerca Teologie del Mediterraneo, intuizione di papa Francesco nella visita al seminario maggiore della PFTIM di Posillipo nel 2019. Il Pime regione mediterranea e il nostro Istituto teologico missionario rientrano pienamente in questo discorso, auspicando per il futuro pratiche e riflessioni a partire dalle diverse presenze in quest'area. Tunisia e Algeria dovrebbero entrare a far parte un giorno di questa macroregione!

ISTITUTO TEOLOGICO INTERNAZIONALE PIME
UNA TEOLOGIA DEL MEDITERRANEO DAI CONTESTI PLURALI DELLA MISSIONE

“ I tentativi di intelligenza della fede, che chiamiamo teologie, sono strettamente legati alle domande che vengono dalla vita e alle sfide che la comunita’ cristiana affronta nella sua testimonianza del Regno. In tal guisa la teologia si lega al momento storico e al modello culturale in cui queste domande affiorano. Ecco perche’, rigorosamente parlando, dire che una teologia e’ “contestuale” risulta tautologico, in un modo o nell’altro l’intera teologia e’ tale. Questo e’ uno degli elementi che la definiscono come una funzione ecclesiale”
Ogni teologia ha sempre alcuni elementi permanenti che vengono dal messaggio cristiano e che rappresentano quel “ depositum fidei” sul quale va a lavorare la teologia come “ atto secondo” di una pratica evangelizzatrice e liberatrice. Potremmo dire, in altre parole, che l’attualita’ della teologia dipende sempre dalla capacita’ di interpretare il mondo in cui la fede e’ vissuta in determinate coordinate culturali e in una determinata epoca, cogliendone la sincronia e la diacronia geografica e temporale. Parafrasando Hegel, potremmo dire che la teologia e’ sempre “ la storia portata al concetto”, l’adesione cronodetica all’ interminabile dazione di senso che e’ la realta’ e che non puo’ esaurirsi in una definizione concettuale perche’ deve sempre lasciare uno scarto all’infinita differenza qualitativa che e’ il mistero sorgivo e profondo della Trinita’ immanente. In quanto pellegrini e cercatori del senso abbiamo bisogno di partire da un determinato punto di vista in quanto “ ogni punto di vista e’ una vista del punto”( Todorov), senza pero’ cadere in uno sterile relativismo che farebbe perdere la ricchezza e l’originalita’di ogni punto nell’insieme della narrazione:
“ La conseguenza e’ chiara : nel loro versante mutevole le teologie nascono in un contesto preciso, contribuiscono ( o dovrebbero farlo) alla vita di fede dei credenti e al ruolo di evangelizzazione della chiesa, ma gli accenti, le categorie, i termini e le sottolineature perdono a poco a poco il loro mordente in tanto in quanto la situazione che ha dato loro origine non e’ piu’ la stessa. Cio’ che diciamo della storicita’ dell’intera teologia, vale pure, ovviamente, per uno sforzo come quello della teologia latinoamericana. La teologia affonda sempre le proprie radici nella densita’ storica del presente della fede”
Questo vale anche per le teologie del mediterraneo o dal mediterraneo, come e’ stato fatto notare nelle relazioni dei molteplici istituti di ricerca che lavorano in questo progetto, una teologia che pensi in termini di costruzione di ponti e che faccia ridiventare il mare mediterraneo da mare “ mortuum”, come le tragiche vicende dei migranti ci segnalano, in mare “ nostrum” della fraternita’ e della “ convivialita’ delle differenze. Fare teologia del mediterraneo significa “ cogliere e strutturare l’interdipendenza che si instaura tra luoghi, comunità, tradizioni” in una visione ecumenica e interculturale che ponga in essere il rapporto strettissimo che si stabilisce tra kerigma e vita, annuncio e inculturazione, Vangelo e cultura nei termini tracciati dal Concilio Vaticano II, dal magistero universale e dal contributo della riflessione teologica degli ultimi 60 anni . Come fare teologia dopo la Veritatis gaudium e come recuperare l’istanza ermeneutica della teologia del contesto che ci renda capaci di cogliere la profondita’ e l’intensita’ dell’esperienze e delle narrazioni nel vissuto dei molteplici popoli che convivono nei quattro punti di questo mare che unisce l’oriente all’occidente, il sud al nord del mondo e si tuffa nella vastita’ dell’atlantico delle americhe attraverso lo stretto di Gibilterra? Quando parliamo del carattere ermeneutico della teologia pensiamo anzitutto a questo compito ampio e molteplice dell’interpretazione teologica: tutti gli aspetti dell’esistenza cristiana nella chiesa e nel mondo hanno costantemente bisogno di essere interpretati nei contesti sempre cangianti della prassi della fede. La teologia contestuale quale approfondimento ed elaborazione scientifica del messaggio cristiano a partire da un determinato “ lebenswelt”( mondo della vita) ha sempre il compito di conoscere, di spiegare e di procedere corrispondentemente in modo ermeneutico. Nelle righe di apertura del suo libro, Models of Contextual Theology (2002, Modelli di teologia contestuale) Stephen Bevans afferma: «La contestualizzazione della teologia ... è una parte della vera natura della teologia oggi» . Nel contempo, egli rileva una tendenza alla scissione tra come la teologia si muova verso una riflessione contestuale nei circoli accademici e come questo si verifichi invece in modo assai minore nelle affermazioni del magistero della chiesa cattolica. Noi ci auguriamo che, con il pontificato di Papa Francesco e con la Veritatis gaudium, questa scissione vada a sparire e che tutta la teologia assuma la responsabilita’ ermeneutica specifica che le consenta di prendere parte, da un lato, alla discussione su scala mondiale circa la struttura ermeneutica del pensiero umano e, dall’altro, alla discussione metodologica circa i metodi adeguati della comprensione delle costanti antropologiche dei differenti contesti culturali:
“Il Mediterraneo come luogo geografico, storico-culturale ha una sua letteratura ed un pensiero ben consolidato. La sfida che si pone dal punto di vista teologico è riconoscere a questi contesti non solo un valore in sé, ma un valore in ordine all’esperienza della salvezza” .
Dopo la VG la teologia si impegna in prima persona attivamente in questa ricerca interdisciplinare, transdisciplinare e dialogica ed evita cosi’, da un lato, una eterodeterminazione ermeneutica e dall’altro, essa rispetta la propria struttura originaria: il pensiero teologico non ha alcuna presa diretta o oggettiva su verita’ divine, bensi’ si trova sempre immerso in un processo interpretativo costruttivo critico e autocritico, in cui l’autorivelazione di Dio va dischiusa nel nostro universo. Dire teologie dal o del mediterraneo significa affermare che noi ci troviamo da sempre inseriti in un contesto interpretativo linguistico e culturale, in una tradizione intellettuale e interreligiosa in cui “per evitare questa giustapposizione statica, ridondante dei due dati, Vangelo e contesto, occorre mettere in relazione più dinamica il polo antropologico con una accurata analisi storico-fenomenologica ed è il polo teologico che deve essere più cristocentrico e pneumatologico. Esporre la luce del Vangelo ai segni dei tempi dove la luce del Vangelo è l'evento pasquale che è posto nell'intimo della creazione ed è testimoniato ecclesialmente in una terra particolare”( V. Di Pilato). Stephen Bevans suggerisce che il discorso di apertura del Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII ci chiede un aggiornamento della teologia cattolica attraverso l’apertura a quello che c’è di buono nei moderni metodi contestuali:
La chiesa ... deve sempre guardare al presente, alle nuove condizioni e alle nuove forme di vita introdotte nel mondo moderno, che hanno aperto nuove strade all’apostolato cattolico ... la penetrazione dottrinale ed una formazione di coscienza ... dovrebbero essere studiate ed esposte attraverso i metodi della ricerca e attraverso la forma letteraria del pensiero moderno .
Filosofi come HansGeorg Gadamer (1900-2002) spiegarono questo processo interattivo tra la cultura e l’interprete accademico nei termini di una “fusione di orizzonti”. Un commentatore suggerisce che ogni bravo storico deve incorporare alcune virtù personali applicate alla propria vita e ai propri tempi, e aggiunse «se egli non è sufficientemente coinvolto nella propria epoca, non sarà in grado di riportare in vita le epoche passate» . Bernard Lonergan (1904-82) fu un gesuita e filosofo-teologo che prese in considerazione la “coscienza storica” di pensatori quali Dilthey, il quale aveva un grande contenuto da offrire alla teologia cristiana. Di contrappunto, Lonergan espresse la preoccupazione che una teologia cristiana, la quale continuava ad esprimere se stessa in termini di metafisica aristotelica, stava cercando di comunicare con “un mondo che non esisteva più”. Nel suo libro Method in Theology (1972) Lonergan descrive il compito del teologo come l’atto di compiere una specie di “fusione di orizzonti” che egli chiama una “mutua auto-mediazione”:
«il teologo media tra una matrice culturale ed il significato ed il ruolo di una religione all’interno di tale matrice»
Questa considerazione ci porta al cuore del significato della teologia contestuale: egli tratta il contesto come una delle fonti della teologia - un locus theologicus - e aggiunge che la riflessione teologica dovrebbe “dare frutto” nell’offrire le direttive ad una religione perché possa agire all’interno della propria cultura. Bevans suggerisce che il Vaticano II servì come stimolo alla teologia contestuale tanto per la teologia cattolica che per quella protestante ed egli descrive “Sei modelli di teologia contestuale” evidenti nel mondo di oggi tra cui quello antropologico, quello sintetico e quello della prassi, sembrano avere diritto di cittadinanza per una teologia dell’inculturazione intesa come vera incarnazione del messaggio nelle culture e in cui tutti i poli vengono presi seriamente in considerazione, differentemente dai modelli di traduzione e addentellati come nel pre Vaticano II. Bevans successivamente descrive un «modello antropologico» di teologia contestuale. Esso interpreta seriamente un principio che fu affermato dai primi Padri della chiesa, mentre essi consideravano la forza delle culture greca e latina: il fatto che ogni cultura contenga già “i semi della Parola” che aiutano a prepararla per la esplicita proclamazione del messaggio di Gesù Cristo. Egli nota come questo approccio abbia spesso caratterizzato il lavoro, dei teologi africani, di “inculturazione”, i quali erano pienamente coscienti del danno compiuto nei confronti delle culture indigene dal colonialismo europeo e dalle missioni cristiane, che talvolta non mantenevano una distanza sufficiente da questo bagaglio culturale. I teologi dell’inculturazione erano attenti ad articolare il significato della rivelazione in Gesù Cristo nei termini dei significati e valori già presenti nelle culture locali. Una teologia del mediterraneo che nasca dalla passione e dalla vita concreta dei popoli che hanno abitato da millenni le sponde di questo mare non puo’ non essere una teologia narrativa che metta al centro della sua ricerca la croce e il dolore dei poveri e di quanti lottano e sperano per un futuro di giustizia e pace che, come in alcuni profeti e visionari come Dossetti, La Pira, don Tonino Bello, Franco Cassano, Capitini e tanti altri, guardarono al Mare nostrum come ad una tenda di pace tra i quattro punti cardinali di questa geografia. Come ha detto Di Pilato: Mi pare che a Napoli il Papa abbia indicato a noi teologi e teologhe questo invito a far interagire metodologicamente il criterio vivo della Pasqua di Gesù come dinamica intrinseca anche delle nostre relazioni e della forma trinitaria del pensare teologico e il movimento dell'analogia, che legge nel creato, nella storia, segni e rimandi teologali. Questo è il programma: dobbiamo ancora farlo. In conclusione le due parole che papa ha affidato a noi pugliesi sono: dialogo e convivialità.
Come ho scritto nella mia tesi dottorale a proposito della correlazione tra Parola e segni dei tempi che si disvela come una mediazione socioanalitica della teologia:
“La considerazione di questa complessita’ del reale rende necessario un passo successivo perche’ si possa utilmente definire scientifica la ricerca sull’accadere antropico applicato alla lettura della realta’ nella teologia della pratica: essa non puo’ prescindere dalla sua immersione nella densita’ umana esodale dell’esistenza. Il piano ontico si disvela deonticamente solo nell’onticita’ dell’accadere e la narrazione complessiva non puo’ che riferirsi all’accadere continuo dell’accadere plurimo, poiche’ nessun accadimento puo’ essere ipostatizzato come singolare, anche quando viene artificialmente riguardato solo nel suo attraversamento dell’interiorita”
La necessità di mantenere i tre livelli epistemologici progressivi e interconnessi: l’analisi del contesto( mediazione socioanalitica), la mediazione ermeneutica della Parola che discerne e critica il livello socioanalitico e la mediazione pragmatica della teologia rivolta alla pratica della misericordia e della giiustizia fanno si che la teologia bypassi il rischio dell’universalismo astratto e del particolarismo populista e nazionalista. . Come fondare epistemologicamente la teologia contestuale, aprendola ad altri contesti e lasciandosi contaminare da essi? Alla stregua delle scienze umane applicate, il metodo contestuale ci aiuta a capire che la contaminazione non vuol dire perdere fondazione e prospettiva epistemologica del sapere, ma è apertura all’alterità nella mediazione ermeneutica e prassica.
Come fare teologia contestuale del e dal Mediterraneo a partire dalla pluralita’ delle culture del mondo? Come missionario del Pime e docente dell’istituto teologico internazionale di Monza azzardo un’ipotesi di convivenza tra il dialogo micro del Mediterraneo e gli altri contesti mondiali nei quali si trova a lavorare e riflettere il nostro Istituto. La nostra proposta teologica e’ specificatamente missionaria e ha uno sguardo universale. Risponde alle norme vigenti della Santa Sede ed e’ ispirata alla Costituzione Veritatis Gaudium( 2018) e al discorso di papa Francesco presso la Facolta’ teologica di san Luigi, a Napoli( 2019). La caratteristica missionaria e’ stata recepita in modo progressivo nel corso degli anni, fino a farne una qualita’ inalienabile dell’Istituto Teologico missionario e ci proponiamo di coniugare la vita missionaria e la preparazione teologica coinvolgendo nei limiti del possibile, docenti missionari impegnati sul campo vasto della missio ad gentes. La proposta accademica specificatamente missionaria include i temi dell’evangelizzazione, dell’inculturazione e interculturazione: teologia della missione, geografia della teologia contemporanea, teologie e tradizioni delle chiese orientali, interculturalita’, dialogo ecumenico e interreligioso, omiletica interculturale, comunicazione e digitale, cultura visuale, bellezza, arti e evangelizzazione, temi fondamentali dell’ebraismo. Mi sembra che l’anello di congiunzione che connette il contesto del mediterraneo, nel quale anche il Pime si trova a lavorare in quanto presente con la macroregione canonica “ mediterranea” anche in Tunisia e Algeria, e il macrocontesto interculturale dell’Asia, Africa e Americhe sia costituito proprio dal carattere dialogico e poliedrico della missione cristiana che a partire dai contesti eterogenei si misura con le alterita’ arricchenti e con i volti multiculturali che nel progetto cristologico, interreligioso, transdiciplinare diventa un laboratorio di vera interculturalita’ dialogica dove le identita’ aperte si interfacciano pericoreticamente l’una nell’altra. Non so se sia provvidenziale o altro, ma nel Pime non ci sono piu’ studenti italiani, solo asiatici, africani e americani che sin dal seminario maggiore imparano la difficile arte dell’accoglienza dell’altro senza rinunciare alla propria identita’, “soi meme comme outre” avrebbe detto Paul Ricoeur! Ho trovato particolarmente stimolante la riflessione di Manuel Gabellieri quando dice che e’ necessario far dialogare altri campi con il Mediterraneo:
“Così, il cattolico e contestuale si coappartengono, perché il principio del cristianesimo e’l'incarnazione, dunque bisogna pensare in legame tra incarnazione e inculturazione e contestualizzazione. Un passaggio interessante sarebbe quello di comparare – nel dialogare – altri campi con il Mediterraneo, quali il contesto asiatico, africano, latinoamericano, analizzando i modi del confronto tra fede e cultura, i modi di azione del cristianesimo nella storia. Potremmo ripensare l’evangelizzazione dell’Europa attraverso i viaggi di San Paolo, come si sono mossi gli apostoli. Sarebbe l’occasione per pensare una teologia del viaggio e dell’evangelizzazione come viaggio…”
Connettere, mettere in rete esperienze e laboratori teologici dal Mediterraneo e dai cinque continenti significa anche collocare la ricerca teologica all’interno della categoria di “amicizia sociale”che papa Francesco ha usato per la prima volta nell’enciclica Fratelli tutti, scorporandola da una dimensione esclusivamente intimista e proiettandola sullo scenario internazionale. Di fronte ai nazionalismi incipienti ed escludenti e di fronte ad un neoliberismo estrattivista e accaparratore( che nasconde la natura neocolonialista) di materie prime, le teologie contestuali micro e macro in relazione possono antagonizzare i due poli antitetici dell’omogeneizzazione capitalista, escludente e livellante, distruttore della casa comune e i populismi malinconici delle piccole patrie autarchiche, chiusi ai migranti dal filo spinato e animati dalla logica guerresca e violenta di schmittiana memoria, amico/ nemico.( La guerra di invasione della Russia contro l’Ucraina ne e’ solo un piccolo esempio di tanti altri). Esse possono preparare il terreno ad un’etica mondiale( come nel progetto di Hans Kung) e ad un ordine multilaterale di giustizia e pace, come l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII aveva auspicato gia’ 60 anni fa. Questo e’ il cammino! “ Caminantes, el camino se hace al andar”….
p. dr Gianni Manco (Pime)
I seguenti utenti hanno detto grazie : monton.justin

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11 Mesi 1 Giorno fa #288 da pagani.marco
Se il linguaggio che credete di poter usare per un dialogo tra le varie sponde del Mediterraneo è quello che emerge dal tuo scritto e dalle citazioni che riporti, penso che vi parlerete allo specchio...

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11 Mesi 15 Ore fa #289 da gonzales.luciano
Marco,Marco che delusione!!Ma come non ti piace Biancaneve e i sette nani? Neanche la versione cinematografica dove la strega che parla con lo specchio é Angelina Jolie?Dimmi che mi sbaglio!!!

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11 Mesi 15 Ore fa #290 da pagani.marco

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11 Mesi 13 Ore fa #291 da manco.giovanni
Grazie padre Marco e buon lavoro!

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11 Mesi 13 Ore fa #292 da manco.giovanni
Carissimo Luciano, a me il genere cinico e baro non e' mai piaciuto, perche' distrugge il bello della vita che e' il sogno e la speranza. Lo diceva anche Calderon de la Barca e il santo che festeggiamo oggi, Thomas More, per giunta " martire". Ti abbraccio Giovanni

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