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GIUSTIZIA E PACE SI BACERANNO( ARENA DI VERONA)

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1 Mese 23 Ore fa #302 da manco.giovanni
Cosi' scrive Tomas Halik, il filosofo e teologo ceco, in quell'opera " Pomeriggio del cristianesimo, il coraggio di cambiare" che tanto bene mi ha fatto in un momento di ritiro spirituale nel quale ho riflettuto sui 25 anni di ministero presbiterale missionario: " Ritengo la crisi attuale un crocevia, nel quale si apre la possibilita' di giungere a un'epoca nuova, pomeridiana della storia del cristianesimo. Un Cristianesimo scosso puo' - proprio grazie alla sua esperienza del dolore - sviluppare, come un medico ferito, il potenziale terapeutico della fede. Se le Chiese resisteranno alla tentazione dell'egocentrismo, del narcicismo collettivo, del clericalismo, dell'isolaziolismo e del provincialismo, potranno contribuire ad un ecumenismo piu' ampio e profondo. Nel nuovo ecumenismo e' in gioco piu' della mera unita' dei cristiani: il rinnovamento della fede puo' essere un passo verso quella " fraternita' universale" che e' il tema del pontificato di papa Francesco. Puo' aiutare la famiglia umana a prendere una direzione non di scontro di civilta', ma di creazione della civitas oecumenica, una cultura di comunicazione, condivisione e rispetto delle diversita' ". C'ero anch'io sabato 18 aprile all'Arena di Verona dove si sono dati appuntamento tutte le organizzazioni, associazioni e movimenti popolari di ispirazione cristiana che vogliono dire un no netto alla guerra, al riarmo, al terrorismo e alla violenza e un si deciso alla pace con giustizia, fraternita' e difesa della Casa comune. Nel solco delle Arene precedenti che hanno visto la partcipazioni di testimoni del calibro di Davide Maria Turoldo, Ernesto Balducci, don Tonino Bello, il vescovo Luigi Bettazzi, don Albino Bizzotto e tanti altri, quest'evento non ha voluto essere uno spettacolo fantasmagorico di emotivita' irenologica, ma, proprio come il missionario comboniano Alex Zanotelli ha detto, " un processo che parte quarant'anni fa e che procede in avanti" raccogliendo gli aneliti di pace che vengono dai quattro punti cardinali della terra, soprattutto i poveri del sud globale che non si rassegnano alla realta' di un mondo diventato cinico, egoista e violento verso le persone e la madre terra, vista come una miniera da depredare e distruggere. Ci vediamo come ricatapultati nel secolo ventesimo dei nazionalismi, della guerra infinita invitabile, della corsa al riarmo nucleare come segno di potenza e deterrenza, della disintegrazione del patto costituzionale antifascista  che era stato sancito dopo il secondo conflitto mondiale come terreno per sognare un'Europa di fraternita', di pace, benessere, liberta' e uguaglianza, che era il sogno dei padri fondatori. Come bene ha detto lo psicoanalista lacaniano Massimo Recalcati siamo passati " dall'euforia edonista della globalizzazione senza limiti alle nuove melanconie securitarie" dei muri, dei fratelli migranti che muiono nel Mediterraneo e nella rotta balcanica e nella ripresa da parte di alcuni esponenti politici di deliri di grandezza anacronistici( Rusky mir di Putin o la Nato che si estende fino agli Urali). Mi chiedo e vi chiedo, in un empito di rabbia e di stizzita constatazione: ma il Covid ci ha insegnato qualcosa? Non eravamo tutti sui balconi delle case quattro anni fa a gridare " insieme ce la faremo", o " il futuro sara' diverso" facendo eco alle parole di papa Francesco in piazza san Pietro: " Non ci si salva da soli in un mondo malato!". O dobbiamo prendere in seria considerazione quello che il direttore attuale di Repubblica, Maurizio Molinari, nel suo bel libro " Il ritorno degli imperi, come la guerra in Ucraina ha stravolto l'ordine mondiale": " L'invasione russa dell'Ucraina risveglia i mostri della storia europea, costringendoci a vivere gli incubi di un passato che speravamo sepolto per sempre..." o il grido del saggio e lucido Raniero La Valle che titola il suo libro " Leviatani dov'e' la vittoria?". in questo ricordando un'immagine habbesiana dei totalitarismi novecenteschi. La voce di papa Francesco che in questi anni e' risuonata chiara e forte nel suo magistero di pace, a Verona davanti ad una folla di 50 mila persone ha ribadito che nessuna guerra e' giusta e che e' necessario ripristinare gli strumenti del dialogo, della diplomazia e dell'amiciazia tra i popoli. Davanti al successore di Pietro ha sfilato il popolo " degli artigiani di pace", arrivato a Verona da ogni parte, non solo d'Italia: giovani africani, esuli afgane e bielorusse, rifugiati, operai, attivisti, pensionati. Sono impegnati sulla frontiera del " restare umani": Ong, associazioni ambientaliste, movimenti laici e cattolici come sant'Egidio, le Acli, i Focolari, Libera, il Gruppo Abele, la Pax Christi nazionale e internazionale. Hanno consegnato al papa il frutto di mesi di riflessione su cinque tematiche rilevanti in questo momento: migrazioni, ecologia integrale e stili di vita, lavoro, economia e finanza, diritti e democrazia e appunto disarmo . E' tempo di fermarsi, la guerra non e' un'ineluttabilita', e questo popolo della pace vuole che si passi dalle parole ai fatti affinche' diventi anche uno spazio di azione politica. L'Arena di Verona si ferma in un silenzio surreale quando Maoz e Aziz, israeliano e palesrinese, si danno un abbraccio di pace, lasciando tutti noi di stucco e commossi! Sono stretti l'uno all'altro, si tengono la mano, le alzano unite inseieme. Francesco e' visibilmente commosso, passa i fogli al vescovo di Verona, Domenico Pompili, che gli siede affianco e inizia a parlare piano: " Davanti alla sofferenza di questi due fratelli, che e' la sofferenza di due popoli, non si puo' dire nulla. Loro hanno avuto il coraggio di abbracciarsi e questo non solo e' coraggio e testimonianza di volere la pace, ma e' anche un progetto di futuro...abbracciarsi". E poi c'e' il Manifesto per la Pace di Verona che viene letto integralmente da padre Alex Zanotelli, cio' che rappresenta il punto di partenza di un'Arena di Pace che per i movimenti popolari e la societa' civile italiana deve continuare a camminare passi decisi sui territori e trasformarsi in azione politica. " Vogliamo essere ascoltati ", ripetono i delegati dei tavoli che si alternano sul palco raccontando il risultato del loro confronto e poi rivolgendosi al Papa, ponendogli domande, ripetendogli :" Non sei solo, noi siamo con te". Il documento finale ( che condivido qui' con voi) chiede con forza un cambio di rotta nella gestione delle trattative di pace affinche' il punto di vista possa diventare quello delle vittime, di tutte la vittime, e di tutte le forme di violenza e di esclusione. Sono le persone che vengono uccise, sono quelle che ai tavoli non hanno spazio ne' voce! Ecco perche' incontrare, condividere il dolore altrui, ascolatare la voce dei testimoni degli orrori delle guerre - insiste il manifesto - e' l'unico modo di porre fine ad ogni forma di guerra e di violenza. Come missionari del Vangelo siamo chiamati a camminare con quanti pregano, lottano e sperano in un altro mondo possibile dove " il sogno di Isaia" diventi realta' e noi abbiam dato un contributo a quella che Teilhard de Chardijn chiamava " l'opera di amorizzazione del mondo".

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