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Il cuore di Cristo sorgente della vocazione e del ministero missionario

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1 Mese 2 Settimane fa #304 da manco.giovanni
Cosi' la colletta della solennita' del " Sacro Cuore di Gesu'" nell'anno B: " Padre d'infinita bonta' e tenerezza, che mai ti stanchi di sostenere i tuoi figli e di nutrirli con la tua mano, donaci di attingere dal Cuore di Cristo trafitto sulla croce la sublime conoscenza del tuo amore, perche' rinnovati con la forza dello Spirito portiamo a tutti gli uomini le ricchezze della redenzione. Per il nostro ......"  Carissimi fratelli in Cristo, noi dell'anno di ordinazione 1999 non potevamo terminare nella forma piu' sublime e santa questa settimana che ci ha visti celebrare, condividere, scherzare  e che termina con la solennita' del Cuore di Cristo, sorgente dell'Amore! Nemmeno se l'avessimo programmato sarebbe riuscita cosi' intensa e ricca di richiami a Colui che e' il principio, il centro e il fine della nostra vocazione missionaria. " Soli Deo Gloria", avrebbe detto Karl Barth che faceva eco all'espressione " Ad maiorem Dei gloriam" di san Ignazio di Loyola. I 25 anni di minsitero non sono molti e nemmeno pochi, ma sufficienti per sperimentare il nostro limite e la nostra fragilita' impregnata e trasfigurata dall'Amore di Colui che " muove il sole e le altre stelle". Scherzando nell'omelia che ho tenuto in seminario ho domandato se per caso esistessero dei superuomini o dei robots dall'occhio bionico in assemblea e non mi e' sembrato di scorgerne nessuno perche' in fondo siamo tutti avvolti da quella debolezza intrisa di Misericordia che ci fa vantare non dei nostri meriti o della nostra teologia o della nostra prestanza fisica, ma della Croce e della Risurrezione di Cristo: qiesto e' il missionario. Se io dovessi dire in questi 25 anni quante volte il Signore mi ha rialzato e quante volte potessi confrontare la mia fidelita' con la sua, il paragone sarebbe impari! E' stato bello ritrovarsi tra confratelli non solo per celebrare, ma anche per " raccontarsi" e raccantare le meraviglie di Dio. Sembravamo i discepoli ritornati dalla missione palestinese nella quale magnificano il Signore e Lui risponde che avrebbero dovuto piuttosto lodare Dio perche' i loro nomi erano fissati nel cielo! Senza veli e senza remore, senza paure di mostrare l'umanita' e anche le sconfitte, le ambizioni fallite, le mancanze di fraternita' tra confratelli, tutti scoperti nell'essenzialita' del nostro essere uomini davanti a Dio per il mondo! Io personalmente ho visto come in flash back la mia vita in un fotogramma dove rivedevo come in un fermo immagine i luoghi, le persone, i momenti, che mi hanno portato a seguire Gesu' dentro la famiglia apostolica del Pime che, come tutte le famiglie, ha i suoi difetti e imperfezioni, ma e' una grande famiglia dove deve abitare il perdono, la Misericordia, la festa e la testimonianza piu 'grande della nostra vita donata al Vangelo e al Regno! Padre Roberto Donghi e padre Laercio de Oliveira, nostri confratelli dello stesso anno di ordinazione, erano presenti nella Liturgia, nella Parola, nell'Eucaristia, nella memoria, ma soprattutto nell'indicarci dal Paradiso il cammino verso cio' che piu vale nella vita: amare e poi amore e poi amare! Alla sera della vita saremo giudicati sull'Amore( Giovanni della Croce) ed io, come credo anche voi, non voglio aver sprecato la mia vitam non volgio aver riservato qualcosa per me che il Signore non mi abbia donato per condividerlo con coloro che mi ha affidato e ridonargli fino al centuplo. Viviamo nel tempo delle " passioni tristi" e delle " nuove malinconie"( Recalcati), e' un tempo di lacerazioni profonde non soltanto all'esterno con le guerre risuscitate, ma anche all'interno di noi stessi dove spesso abbiamo paura di scendere e fare i conti con la nostra ombra, E invece io sono pienamente convinto che se assumiamo anche l'ombra e ci riconciliamo con lei saremo capaci di accolgiere la pienezza del Perdono e della Tenerezza di Cristo che con il suo cuore squarciato( metonimia, una parte per il tutto) ci ama " gratutitamente"  perche " la Grazia e' un incontro" come ha ben scritto il teologo e mistico domenicano Adrienne Candiard. Nella prima parte della vita e del ministero noi a correre per meritare e dimostrare, ambizioni fasulle e ansie da prestazioni prodotte da un sistema socioeconomico, il capitalismo decadente, che ci vorrebbe tutti efficaci ed effcienti nella globalizzazione escludente. Anche nella Chiesa e nel Pime l'ansia dei figli di Zebedeo che non avevano capito niente, ma neache gli altri 10 che si erano scandalizzati perche' surrettiziamente non toccasse a loro il primo posto. Papa Francesco lo chiama " pelagianesimo spirituale" e mondano e invece il Signore ci fa sperimentare la debolezza e la sua manifestazione " sub contraria specie", avrebbe detto il saggio teologo Lutero. Dio ha scelto cio' che nel mondo e' ignobile e spazzatura per confondere i potenti, Paolo di Tarso, Agostino d'Ippona e i santi nel corso della storia della Chiesa l'avevano capito! Il peccato di Pietro e delgli altri nel lavabo precedente l'ultima cena non e' un peccatuccio sessuale( come i puritani di ogni tempo hanno voluto falsare il Vangelo), ma la sua negazione a " lasciarsi lavare i piedi"( A. Candiard), Dio ci ama gratutitamente e ci dice che non e' divino solo l'Amare, ma anche il lasciarsi amare: " Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo, hoc est divinum" ( Ignazio di Loyola), non andare dietro la grandezza, la carriera, il mostrarti bravo e rampante davanti ai superiori, ma vedi Dio nei piccoli e nei particolari, riconciliati con la tua umanita', perche' il fine della vocazione battesimale e missionaria e' " raggiungere la statura di uomo perfetto", ma di una perfezione che e' l'umnaita' trasfigurata dal Cuore di Cristo. Allora e solo allora abbiamo fatto l'esperienza dell'essere afferrati da Cristo e lanciati nell'avventura della missione per sfidare la pioggia e il caldo, la solitudine e le contrarieta' con lo stessso cuore di Cristo. Come non ricordare in un anniversario di sacerdozio le parole di san Giovanni Paolo II in quel testo meraviglioso che e' " Dono e mistero"! Io non mi stanchero ' mai di parlare di Te e di stupirmi del Dono immenso e immeritato che mi hai fatto: Dio non ci ama perche' siamo buoni e belli, ma al contrario siamo buoni e belli perche' ci lasciamo amare! E oggi in un mondo digitale dove l'intelligenza artificiale diventare' il paradigma dell'organizzazione della realta' noi missionari dovremo testimoniare la " necessita' dell'inutile"( G. Ruggieri), la gratuita' in un mondo dove tutto si compra e si vende, dove se apriamo You Tube o le reti sociali ci propinano ricette di benessere finanziario e psicologico. Ma noi missionari non siamo coach semipelagiani, non facciamo affidamento sulle nostre capacita', ci siamo fidati di Cristo e questo basta! Dietrich Bonhoeffer, teologo martire a Flossemburg, in quel capolavoro che e' Resistenza e resa, lui che aveva sfidato nientemeno Hitler, ci ribadisce che Dio ha scelto la spazzatura del mondo per farci capire il primato e' suo e che Lui sogna un mondo dove la fraternita' non sia una parola vuota, ma una vita donata anche fino al martirio. Ho raccontato ai confratelli del gruppo che sono entrato nel Pime dopo aver ascoltato una testimonianza sul martirio di Tullio Favali.  E un giovane di diciott'anni al quale la vita gli sorride e gli sta' davanti una testimonianza del genere vale molto di piu' di tanti predicozzi! Come ci ha detto l'arcivescovo Mario Del Pini nell'Eucaristia in Duomo tre sono le cose che un presbitero innamorato di Cristo deve mettere al centro della sua vita: la preghiera, la gioia del Vangelo e il servizio responsabile alla Chiesa e al mondo! Dobbiamo necessariamente passare dal narcisismo postmoderno alla soggettivazione responsabile, all' " I care" di milaniana memoria! Se sono felice di essere prete missionario? Si lo sono e da oggi per il futuro non mettero' piu' le mani avanti, non faro' piu' io il progetto al Signore, non mi attardero piu' nelle mucillagini clericali delle corse narcisiste ai primi posti, non sprechero il tempo a calcolare come un fariseo quanto ho dato e quanto devo avere, mi mettero' dientro l'Agnello e mi faro' condurre, perche' la missione e' questo mistero di due liberta', quella di Dio e la nostra e se ci lasciamo amare e prendere dal voertice dell'Amore trinitario, il Signore ha detto che faremo cose anche piu 'grandi di quelle che lui ha fatto quando era sulla terra. Signore, ci suggeriva il teologo e vescovo Bruno Forte negli anni della teologia, " non farci crociffigere i tuoi progetti sui nostri sogni, ma facci crociffigere i nostri progetti sulla tua Croce". E questo e' tutto il senso della nostra consegna del Crocifisso! E' l'augurio che faccio a ciascuno di voi! Soli Deo gratia!      p. Gianni Manco

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1 Mese 20 Ore fa #305 da gonzales.luciano
Mettendo da parte l aggettivazione decisamente barocca riesci a scrivere 5 righe senza 1 citazione?E ' vero che di un libro/articolo la prima cosa che leggo è la bibliografia ma dopo passo al testo ché, strano ma vero,è quello che mi interessa a meno che non faccio uno studio delle fonti!!Scusa ma il tuo stile mi ricorda quello dei"segretari venuti da Roma "...........

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4 Settimane 1 Giorno fa #306 da manco.giovanni

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