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PAPA FRANCESCO RIABILITA IL CARDINAL LERCARO, VESCOVO SECONDO CONCILIO

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6 Anni 6 Mesi fa #54 da manco.giovanni
Accanto alle numerose azioni di fedelta' allo Spirito e alla lettera del Concilio Vaticano II che papa Francesco sta' portando avanti c'e' quella della riabilitazione di tutti quei pastori che erano stati messi a tacere per il loro " coraggio parrenetico" nel volere una Chiesa fedele a Cristo e all Traditio viva( cfr. Yves Congar) e fedele alla storia e ij particolare ai poveri, come nell'intenzione di san Giovanni XXIII. Ho avuto il privilegio di collaborare con i fratelli di Sotto il Monte dove rileggo il Giornale dell'Anima e alcuni scritti del " contadino bergamasco"! Proprio alla fine di quest' anno 2017 avremo qui' a Sotto il Monte la marcia della pace, organizzata dalla Pax Christi italiana di cui sono membro( movimento internazionale per la pace), dalla Diocesi di Bergamo e dalla Commissione Giustizia e pace della CEI. Un evento a dir poco " profetico" per noi missionari del PIME che amministriamo la casa di papa Giovanni e vogliamo metterci nel solco pneumatologico dei " signa temporum" ed essere fedeli a una Chiesa autenticamente missionaria eed evangelica che non si avvale del sostegno del potere finanziario e politico, ma vorrebbe seguire Gesu' casto, povero e obbediente( al Padre), missionario del Padre, per le strade del mondo e rilanciando un modello di missione non piu' colonialista o paternalista, ma decisamente legato alla teologia delle Chiese locali e all'inculturazione del Vangelo nelle culture nelle quali operiamo, ribadendo quello che il beato Paolo Manna aveva gia' detto ahime' un secolo fa, ma disatteso nella concretezza della prassi pimina: la missione non si regge sul Potere economico dell'Occidente, ma su un protagonismo delle Chiese locali verso le quali noi pimini non deteniamo nessun privilegio, ma siamo " servi inutili a tempo pieno"( don Tonino Bello) perche' esse crescano e noi diminuiamo. Allora, a noi la sfida di cogliere il nuovo che il Signore, il Dio della Vita e dei poveri sta' suscitando nella storia, ribaltando le logiche del neocolonialismo e dell'esclusione populista che trovano anche in alcuni membri della Chiesa il loro appoggio. La marcia sara' preceduta da un Convegno nei nostri locali di Sotto il Monte che riflettera' sul Messaggio del papa per la pace 2018: " Migranti e rifugiati, uomini e donne in cerca di pace". Quale migliore kairos per noi missionari che siamo chiamati a servire la Parola nelle vittime di questo sistema crudele che affama e esclude milioni di persone, immagine e somiglianza di Dio. Italia paese di missione? Decisamente, come abbiamo detto nella passata Assemblea regionale. Non possiamo piu' restarcene al balcone o a far finta di niente! Anche a Bergamo, Milano, Aversa, Sassari, Catania, Vallio, Napoli, etc ci imbattiamo nei " volti sfigurati" di tanti nostri fratelli, speriamo di non fare come quel sacerdote e quel levita che passarono oltre!. Allora la fedelta' al carisma pimino passa attraverso un 'audacia creativa che non ci faccia rimanere legati a schemi desueti e marketing religioso, ma ci faccia cogliere in pieno " il polso della storia" dinanzi ad una globalizzazione escludente. Il PIME Italia osi un po' di piu', abbiamo il coraggio di sprigionare quella carita' di Cristo che ci rende capaci di " organizzare la speranza" (san Giovanni Paolo II) e ci permetta di realizzare quell'ad gentes, ad extra, insieme e ad vitam diventando catalizzatori di missione nelle Diocesi, azzardo, non solo dell'Italia, ma dell'Europa, perche' ormai siamo tutti europei e non c'e' piu 'spazio per provincialismi di sorta( e nemmeno per cattoleghismi do sorta!) Vorrei condividere con voi questo brillante articolo di Luigi Sandri sulla riabilitazione del cardinal Lercaro operata da papa Francesco che ci da' un poco l'idea di cosa significhi mettersi nel solco di una " vera riforma della Chiesa", che deve partire da me e che deve farci sempre piu' " discepoli e missionari di Gesu' Cristo, perche' in Lui il mondo abbia la Vita"( documento di Aparecida). Anche il PIME, perche' no?
Colgo l'occasione per augurare nello Spirito dello SHALOM/ SALAM / PACE delle tre religioni monoteiste un Natale di serenita' e Silenzio ad ognuno dei confratelli che spende la sua vita " tra i pericoli e le fatiche"! Buon Natale!

Il papa riabilita il cardinal Lercaro
di Luigi Sandri
in “Trentino” del 2 ottobre 2017

Facendo sua una citazione cruciale del cardinale Lercaro sulla pace – per la quale l’allora
arcivescovo di Bologna fu dimissionato da Paolo VI – papa Francesco, pellegrino ieri in quella
città, ha chiuso una cinquantennale stagione polemica della Curia romana contro una Chiesa locale decisa a innervare concretamente l’eredità del Vaticano II. Giacomo Lercaro fu uno dei protagonisti del Concilio, dove – aiutato dal suo teologo di fiducia, don Giuseppe Dossetti – , fece degli interventi memorabili per meglio descrivere, in rapporto al Vangelo, il “chi è?” della Chiesa e la sua vocazione per la pace. Arrivato ai 75 anni, l’arcivescovo presentò, come ormai era stato stabilito, le dimissioni al papa; ma Paolo VI lo pregò di continuare. Il primo gennaio 1968 (la prima “Giornata della pace” decisa da papa Montini), l’arcivescovo di Bologna, nell’omelia di Capodanno, denunciò con forza i bombardamenti statunitensi sul Vietnam del Nord, considerati devastanti per la pace; sostenne, inoltre, che compito della Chiesa – di fronte ai conflitti accesi nel mondo – non era quello della “neutralità”, ma quello della denuncia “profetica”. La Casa Bianca – allora era al potere Lyndon Johnson – protestò, attraverso canali riservati, con la Santa Sede, data l’autorevolezza del cardinale; da parte sua, Paolo VI si sentì indirettamente accusato dal porporato di seguire la politica dell’”equidistanza” diplomatica a proposito della guerra in corso nel Sud-Est asiatico. Anche il governo italiano era imbarazzato per le parole di Lercaro. Dopo settimane di polemiche, sui media, a metà febbraio arrivò l’inattesa decisione del pontefice: in sostanza, l’arcivescovo doveva dare le dimissioni. A succedere a Lercaro, Paolo VI nominò monsignor Antonio Poma (allora guida della diocesi di Mantova), un “conservatore” e, quando anche questi si ritirò – siamo ormai sotto Giovanni Paolo II – , furono scelti da Wojtyla una fila di arcivescovi tutti orientati a dare un’interpretazione “restrittiva” del Vaticano II: monsignor Manfredini, che regnò pochi mesi; il cardinale Giacomo Biffi; il cardinale Carlo Caffarra (questi, già in pensione, fu uno dei porporati che pochi mesi fa pubblicamente prese posizione contro Francesco accusato di “lassismo” per aver ammesso, in certi casi, la possibilità dell’ammissione all’Eucaristia di persone divorziate e risposate). Insomma, la Curia romana volle – per quanto poté – dissolvere l’eredità di Lercaro che,
però, fu tenuta viva dalla Fondazione per le Scienze religiose creata a Bologna da una équipe
guidata dal professor Giuseppe Alberigo. Bergoglio nel 2015 ha osato spezzare questa catena,
nominando a Bologna, al posto di Caffarra, monsignor Matteo Zuppi, un “conciliare”. E, dopo quel colpo di maglio, con la citazione odierna – fatta parlando ad alunni e docenti dell’Università diBologna – il pontefice ha rimesso sul candelabro ecclesiale una grande personalità che tre papi (Montini, Wojtyla, Ratzinger) avevano cercato di far dimenticare.

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