Skip to main content

È LEGGE IL SUICIDIO ASSISTITO

Di più
6 Anni 4 Mesi fa #65 da segreteria94yk
Ordinare la propria morte

Il Biotestamento è diventato ora legge dello Stato dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati e subito ha visto l’applicazione delle DAT (disposizioni anticipate di trattamento) a Nuoro, dove la signora Patrizia Cocco, che ho avuto occasione di conoscere anni fa, in un convengo missionario, ha chiesto di porre fine alla sua vita. Patrizia aveva 49 anni, era una donna molto attiva fin quando la Sla ( sclerosi laterale amiotrofica) ne ha progressivamente logorato la speranza inducendola, dopo cinque anni di durissima sofferenza, a chiedere di spegnerle la vita insieme alla macchina che le consentiva di respirare.
È questo il primo caso pubblico di applicazione chiesta e ottenuta della nuova legge sul biotestamento.
La signora Cocco non aveva lasciato scritte Disposizioni anticipate di trattamento ma la legge prevede che qualunque volontà del paziente - con poche eccezioni - vada assecondata anche quando comporta la sospensione di supporti vitali pur non essendo il paziente in condizioni di terminalità (com’era appunto il caso di Patrizia malata di Sla).
Nel primo articolo, comma 5, della legge sulle Dat, è sancito «il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato» a trattamenti sanitari «anche quando la revoca comporti l'interruzione». La legge precisa poi - in uno dei punti più contestati e controversi, reso in questo specifico caso per la prima volta operativo, e con inevitabili esiti letali - che «ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici».
Una prescrizione che di fatto include anche il supporto meccanico della respirazione alla luce della frase successiva dello stesso comma, dove si parla di «rinuncia o rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza», come appunto la respirazione assistita. «Il medico – si legge poco oltre – è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale».
La situazione di Patrizia: la morte per legge dello Stato
Nel caso di Patrizia, i medici hanno preso atto della sua ferma volontà, già espressa con la richiesta al proprio legale prima dell’entrata in vigore della legge sul biotestamento, di ottenere dal giudice tutelare di Nuoro l’autorizzazione a "staccare la spina" (come accaduto ad esempio e sempre in Sardegna, all’Ospedale Santa Barbara di Iglesias il 12 gennaio nel caso dell’ingegnere minerario 76enne Giancarlo Mura, anch’egli malato di Sla). A Nuoro la legge sulle Dat, in vigore dal 31 gennaio, consente di evitare il passaggio per l’autorizzazione da parte della magistratura trasformando di fatto la richiesta di morte anticipata e assistita in un diritto. Sono bastati 3 giorni per veder morire anzitempo un paziente non della propria malattia ma per applicazione di una legge dello Stato. È la prima volta che accade nel nostro Paese, difficilmente sarà l’ultima.
L’eutanasia. Vogliamo tornare a ripetere il pensiero del magistero della Chiesa in questi casi al di là di riflessioni che tengono lontano l’attenzione sul fatto concreto accaduto a una donna, Patrizia Cocco. Eccone alcune
Dignità dell’essere umano. Il 15 novembre, nella Lettera a mons. Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la vita, e ai partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association, e citando la Dichiarazione sull’eutanasia del 5 maggio 1980, Papa Francesco ricorda quanto sia “moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure”. Una riflessione a parte merita anche l’uso di parole e definizioni che possono anche trarre in inganno gli interessati. Ho sempre creduto e scritto di fare attenzione all’uso di termini scientifici che portano lontano dall’oggetto in studio, come, per esempio, termini come accanimento terapeutico, cure palliative ecc. A questi io propongo di usare termini (come ho scritto a proposto nel Manuale: Bioetica - Religioni - Missioni, (scritto in Preferisco usare termini come: cure utili e cure inutili, e basta. Papa Francesco parla di una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare”, “senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere”. Un’azione, dunque, “che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”. Per un attento discernimento, spiega infatti Francesco, tre sono gli aspetti da considerare: “L’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. Molti sono stati gli interventi sui media e a voce per queste parole di Papa Francesco. Per aiutare a capire bene tutto il senso del discorso sul fine-vita, per quell’attento discernimento al quale invita Papa Francesco, vogliamo ora approfondire tutta la riflessione sulla realtà del fine-vita, cioè, in termini scientifici, sull’eutanasia.
Il…termine. Eutanasia è una parola greca che significa letteralmente bella morte. Nell’antichità classica significava la bella morte che competeva all’uomo saggio, soprattutto nel contesto della filosofia stoica. Nella civiltà romana prevale il principio ribadito da Cicerone della indisponibilità della vita. Nella tradizione religiosa ebraico-cristiana prevale l’assolutezza del comando divino valido in ogni luogo e in ogni tempo: “non ucciderai”; nella pratica cristiana è sempre importante prepararsi, soprattutto spiritualmente, a una buona morte. Nel secolo XX, con l’evoluzione delle scienze, l’eutanasia significò l’intervento del medico per rendere più dolce la morte lenendo le sofferenze del malato; vi era compresa la possibilità di affrettare il momento della morte. Oggi per eutanasia si intende “ogni azione od omissione compiuta per sopprimere la vita di un malato inguaribile o terminale, di un anziano, di un soggetto malformato o portatore di handicap al fine di evitargli sofferenze fisiche e psichiche. In senso stretto oggi si parla di eutanasia come di suicidio volontario medicalmente assistito.
Valutazione…morale. Oggi si fa sempre più strada una mentalità eutanasica che, sull’onda dell’esaltazione degli aspetti edonistici e utilitaristici dell’esistenza, diffonde un profondo senso di angoscia davanti ai limiti dell’esistenza umana quali il dolore, la decadenza, la morte. Addirittura nel 1974 il premio Nobel J. Monod e altri scienziati di fama mondiale firmarono un Manifesto sull’eutanasia dove affermavano che “è immorale accettare o imporre la sofferenza”: l’eutanasia diventava così non solo un diritto civile ma un dovere morale. Contro questa cultura secolarizzata, contro l’eutanasia come principio e come prassi, si oppone il principio della sacralità della vita, che è un bene in sé ed è indisponibile da parte della persona per ragioni morali, religiose e sociali. Per la Chiesa Cattolica “nessuno può attentare alla vita di un uomo innocente senza opporsi all’amore di Dio per lui, senza violare un diritto fondamentale, inammissibile e inalienabile, senza commettere, perciò, un crimine di estrema gravità”. L’atto eutanasico è mostruoso perché l’eutanasia contraddice radicalmente il fondamentale, intangibile, irrinunciabile valore della vita umana, quale realtà sacra. Per questi motivi è eticamente inaccettabile ogni forma di eutanasia, sia attiva che passiva, sia volontaria che involontaria. Il magistero della Chiesa si è espresso in modo chiaro con la Dichiarazione sull’eutanasia del maggio 1980 e con solennità nell’enciclica Evangelium vitae dove Giovanni Paolo II afferma: “ In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana: Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal Magistero ordinario e universale”. E ancora: “Niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio o ammalato, incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può chiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente; Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, della violazione della legge divina, di un’offesa alla dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità”. Benedetto XVI non ha lasciato occasione per ribadire con forza e passione che la vita umana è sacra e per questo indisponibile, dall’istante del concepimento fino all’ultimo istante di vita. Papa Francesco interviene sempre con passione in difesa della vita. Interpellato sul testamento biologico, mons. Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, ha affermato che “l’esistenza è finalizzata alla vita, quindi la richiesta di mettere fine alla propria vita non è una manifestazione di libertà. Ogni ordinamento giuridico dovrebbe essere fatto per difendere la vita, non per concedere il diritto alla morte: d’altra parte il nostro codice penale condanna il suicidio”. Come persone civili, e ancor più come cristiani, conosciamo bene le scelte da fare e da far fare e quelle da evitare e da far evitare. Come cattolici e persone amanti della vita dobbiamo saper essere presenti e preparati a questi dibattiti che interessano la vita in sé e il rispetto della legge naturale sulla vita dal suo inizio alla sua fine naturale.
P. Giuseppe Buono, PIME
Docente di Bioetica multietnica e multireligiosa

Si prega Accedi a partecipare alla conversazione.

Tempo creazione pagina: 0.364 secondi
Powered by Forum Kunena