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Interventi sulla missione della Chiesa di Papa Francesco (a cura di P. Buono)

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6 Anni 3 Mesi fa #83 da segreteria94yk
SOGNO MISSIONARIO DI PAPA FRANCESCO
“Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’auto-preservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie,
che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta”.
Papa Francesco
Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, n.2

Celebrando i cinque anni di pontificato di Papa Francesco ricordo alcuni suoi interventi sulla Missione della Chiesa.

Oggi celebriamo i primi cinque anni del servizio reso alla Chiesa universale e all’umanità da parte di Papa Francesco.

A me missionario del PIME è sembrato doveroso sacrificare anche qualche ora di sonno per rintracciare e rimettere in evidenza alcuni momenti significativi del magistero missionario del Papa argentino “venuto dalla fine del mondo”.
Sono diversi e ricchi gli interventi di Papa Francesco sulla missione della Chiesa nelle sue varie angolazioni; ne ho scelti alcuni che offro con affetto ai miei Confratelli per ringraziare il Signore del dono missionario di questo Papa e, alla luce delle sue riflessioni, rivedere la nostra vocazione missionaria ad gentes: come la stiamo assimilando, inculturando, contemplando, pregando, vivendo, annunciando.

La stima di Papa Francesco per i missionari
(DISCORSO AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE -Venerdì, 17 maggio 2013 )
1. Vorrei dirvi che mi siete particolarmente cari perché aiutate a tenere sempre viva l’attività di evangelizzazione, paradigma di ogni opera della Chiesa. La missionarietà è paradigma di ogni opera della Chiesa; è un atteggiamento paradigmatico. In effetti, il Vescovo di Roma è chiamato ad essere Pastore non solo della sua Chiesa particolare, ma anche di tutte le Chiese, affinché il Vangelo sia annunciato sino agli estremi confini della terra. E in questo compito, le Pontificie Opere Missionarie sono uno strumento privilegiato nelle mani del Papa, il quale è principio e segno dell’unità e dell’universalità della Chiesa (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 23). Si chiamano infatti “Pontificie” perché sono a diretta disposizione del Vescovo di Roma, con lo scopo specifico di agire affinché sia offerto a tutti il dono prezioso del Vangelo. Esse sono pienamente attuali, anzi necessarie ancora oggi, perché ci sono tanti popoli che non hanno ancora conosciuto e incontrato Cristo, ed è urgente trovare nuove forme e nuove vie perché la grazia di Dio possa toccare il cuore di ogni uomo e di ogni donna e portarli a Lui. Noi tutti ne siamo semplici, ma importanti strumenti; abbiamo ricevuto il dono della fede non per tenerla nascosta, ma per diffonderla, perché possa illuminare il cammino di tanti fratelli.
2. Certo, è una missione difficile quella che ci attende, ma, con la guida dello Spirito Santo, diventa una missione entusiasmante. Tutti sperimentiamo la nostra povertà, la nostra debolezza nel portare al mondo il tesoro prezioso del Vangelo, ma dobbiamo continuamente ripetere le parole di san Paolo: «Noi… abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2Cor 4,7). E’ questo che ci deve dare sempre coraggio: sapere che la forza dell’evangelizzazione viene da Dio, appartiene a Lui. Noi siamo chiamati ad aprirci sempre di più all’azione dello Spirito Santo, ad offrire tutta la nostra disponibilità per essere strumenti della misericordia di Dio, della sua tenerezza, del suo amore per ogni uomo e per ogni donna, soprattutto per i poveri, gli esclusi, i lontani. E questa per ogni cristiano, per tutta la Chiesa, non è una missione facoltativa, non è una missione facoltativa, ma essenziale. Come diceva san Paolo: «Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, ma un dovere: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). La salvezza di Dio è per tutti!

UNA CHIESA IN USCITA
(DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL IV CONVEGNO MISSIONARIO NAZIONALE PROMOSSO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA - Sabato, 22 novembre 2014)
1. Nel nostro tempo si verifica spesso un atteggiamento di indifferenza verso la fede, ritenuta non più rilevante nella vita dell’uomo. Nuova evangelizzazione significa risvegliare nel cuore e nella mente dei nostri contemporanei la vita della fede. La fede è un dono di Dio, ma è importante che noi cristiani mostriamo di vivere in modo concreto la fede, attraverso l’amore, la concordia, la gioia, la sofferenza, perché questo suscita delle domande, come all’inizio del cammino della Chiesa: perché vivono così? Che cosa li spinge? Sono interrogativi che portano al cuore dell’evangelizzazione che è la testimonianza della fede e della carità. Ciò di cui abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi, sono testimoni credibili che con la vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo, risveglino l’attrazione per Gesù Cristo, per la bellezza di Dio.
Tante persone si sono allontanate dalla Chiesa. E’ sbagliato scaricare le colpe da una parte o dall’altra, anzi, non è il caso di parlare di colpe. Ci sono responsabilità nella storia della Chiesa e dei suoi uomini, ce ne sono in certe ideologie e anche nelle singole persone. Come figli della Chiesa dobbiamo continuare il cammino del Concilio Vaticano II, spogliarci di cose inutili e dannose, di false sicurezze mondane che appesantiscono la Chiesa e danneggiano il suo volto.
C’è bisogno di cristiani che rendano visibile agli uomini di oggi la misericordia di Dio, la sua tenerezza per ogni creatura. Sappiamo tutti che la crisi dell’umanità contemporanea non è superficiale, è profonda. Per questo la nuova evangelizzazione, mentre chiama ad avere il coraggio di andare controcorrente, di con-vertirsi dagli idoli all’unico vero Dio, non può che usare il linguaggio della misericordia, fatto di gesti e di atteggiamenti prima ancora che di parole. La Chiesa in mezzo all’umanità di oggi dice: Venite a Gesù, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e troverete ristoro per le vostre anime (cfr Mt 11,28-30). Venite a Gesù. Lui solo ha parole di vita eterna.
Nella Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho parlato di “Chiesa in uscita”. Una Chiesa missionaria non può che essere “in uscita”, che non ha paura di incontrare, di scoprire le novità, di parlare della gioia del Vangelo. A tutti, senza distinzioni. Non per fare proseliti, ma per dire quello che noi abbiamo e vogliamo condividere senza forzare verso tutti, senza distinzione. Le diverse realtà che voi rappresentate nella Chiesa italiana indicano che lo spirito della missio ad gentes deve diventare lo spirito della missione della Chiesa nel mondo: uscire, ascoltare il grido dei poveri e dei lontani, incontrare tutti e annunciare la gioia del Vangelo. Le Chiese particolari in Italia hanno fatto tanto. Ogni mattina alla Messa a Santa Marta trovo uno, due, tre che vengono da lontano: “Io sono tanti anni che lavoro in Amazzonia, che lavoro in Africa, che lavoro…” Ma tanti preti, tante suore, tanti laici fidei donum. Voi avete questo nel sangue! E’ una grazia di Dio. Dovete conservarlo, farlo crescere e darlo in eredità alle nuove generazioni di cristiani. Una volta è venuto un sacerdote anziano, si vedeva che – poveretto- era molto anziano e un po’ malato: “Come sta lei?” “Già prima di essere ordinato, da 60 anni sono in Amazzonia”. E’ grande questo: lasciare tutto. Ripeto una cosa che mi ha detto un Cardinale brasiliano: “Quando io vado in Amazzonia – perché lui ha il compito di visitare le diocesi dell’Amazzonia –, vado al cimitero e vedo le tombe dei missionari. Ce ne sono tanti. E io penso: “Questi potrebbero essere canonizzati adesso!’” È la Chiesa; sono le Chiese dell’Italia. Grazie! Grazie tante!
Vi ringrazio per quello che fate a diverso titolo: come parte degli uffici della Conferenza Episcopale Italiana, come direttori degli uffici diocesani, consacrati e laici insieme. Vi chiedo di impegnarvi con passione per tenere vivo questo spirito. Vedo con gioia assieme a vescovi e sacerdoti tanti laici. La missione è compito di tutti i cristiani, non solo di alcuni. È compito anche dei bambini! Nelle opere missionarie pontificie, i piccoli gesti dei bambini educano alla missione. La nostra vocazione cristiana ci chiede di essere portatori di questo spirito missionario perché avvenga una vera “conversione missionaria” di tutta la Chiesa, come ho auspicato nella Evangelii gaudium.
La Chiesa italiana – ripeto - ha dato numerosi sacerdoti e laici fidei donum, che scelgono di spendere la vita per edificare la Chiesa nelle periferie del mondo, tra i poveri e i lontani. Questo è un dono per la Chiesa universale e per i popoli. Vi esorto a non lasciarvi rubare la speranza e il sogno di cambiare il mondo con il Vangelo, con il lievito del Vangelo, cominciando dalle periferie umane ed esistenziali. Uscire significa superare la tentazione di parlarci tra noi dimenticando i tanti che aspettano da noi una parola di misericordia, di consolazione, di speranza. Il Vangelo di Gesù si realizza nella storia. Gesù stesso fu un uomo della periferia, di quella Galilea lontana dai centri di potere dell’Impero romano e da Gerusalemme. Incontrò poveri, malati, indemoniati, peccatori, prostitute, radunando attorno a sé un piccolo numero di discepoli e alcune donne che lo ascoltavano e lo servivano. Eppure la sua parola è stata l’inizio di una svolta nella storia, l’inizio di una rivoluzione spirituale e umana, la buona notizia di un Signore morto e risorto per noi. E noi vogliamo condividere questo tesoro.
Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio a intensificare lo spirito missionario e l’entusiasmo della missione e a tenere alto nel vostro impegno nelle Diocesi, negli Istituti missionari, nelle Comunità, nei Movimenti e nelle Associazioni lo spirito della Evangelii gaudium, senza scoraggiarsi nelle difficoltà, che non mancano mai e - sottolineo una cosa - cominciando dai bambini. Nella catechesi i bambini devono ricevere una catechesi missionaria. Talvolta, anche nella Chiesa veniamo presi dal pessimismo, che rischia di privare dell’annuncio del Vangelo tanti uomini e donne. Andiamo avanti con speranza! I tanti missionari martiri della fede e della carità ci indicano che la vittoria è solo nell’amore e in una vita spesa per il Signore e per il prossimo, a partire dai poveri. I poveri sono i compagni di viaggio di una Chiesa in uscita, perché sono i primi che essa incontra. I poveri sono anche i vostri evangelizzatori, perché vi indicano quelle periferie dove il Vangelo deve essere ancora proclamato e vissuto. Uscire è non rimanere indifferenti alla miseria, alla guerra, alla violenza delle nostre città, all’abbandono degli anziani, all’anonimato di tanta gente bisognosa e alla distanza dai piccoli. Uscire e non tollerare che nelle nostre città cristiane ci siano tanti bambini che non sanno farsi il segno della croce. Questo è uscire. Uscire è essere operatori di pace, quella “pace” che il Signore ci dona ogni giorno e di cui il mondo ha tanto bisogno. I missionari non rinunciano mai al sogno della pace, anche quando vivono nelle difficoltà e nelle persecuzioni, che oggi tornano a farsi sentire con forza. Ho incontrato nei giorni passati Vescovi del Medio Oriente, anche parroci – due – delle città più colpite dalla guerra in Medio Oriente: erano gioiosi nel servizio a questa gente. Soffrivano per quello che succedeva, ma avevano la gioia del Vangelo.

DISCORSO AI "MEDICI CON L'AFRICA-CUAMM"
(COLLEGIO UNIVERSITARIO ASPIRANTI E MEDICI MISSIONARI
Sabato, 7 maggio 2016
Avete scelto i Paesi più poveri dell’Africa, quelli sub-sahariani, e le aree più dimenticate, “l’ultimo miglio” dei sistemi sanitari. Sono le periferie geografiche nelle quali il Signore vi manda ad essere buoni samaritani, ad uscire incontro al povero Lazzaro, attraversando la “porta” che conduce dal primo al terzo mondo. Questa è la vostra “porta santa”! Voi operate tra le fasce più vulnerabili della popolazione: le mamme, per assicurare loro un parto sicuro e dignitoso, e i bambini, specie neonati. In Africa, troppe mamme muoiono durante il parto e troppi bambini non superano il primo mese di vita a causa della malnutrizione e delle grandi endemie. Vi incoraggio a rimanere in mezzo a questa umanità ferita e dolente: è Gesù. La vostra opera di misericordia è la cura del malato, secondo il motto evangelico «Guarite gli infermi» (Mt 10, 8). Possiate essere espressione della Chiesa madre, che si china sui più deboli e se ne prende cura.
Per favorire processi di sviluppo autentici e duraturi sono necessari tempi lunghi, nella logica del seminare con fiducia e attendere con pazienza i frutti. Tutto questo lo dimostra anche la storia della vostra Organizzazione, che da più di sessantacinque anni è impegnata a fianco dei più poveri in Uganda, Tanzania, Mozambico, Etiopia, Angola, Sud Sudan, Sierra Leone. L’Africa ha bisogno di accompagnamento paziente e continuativo, tenace e competente. Gli interventi necessitano di impostazioni di lavoro serie, domandano ricerca e innovazione e impongono il dovere di trasparenza verso i donatori e l’opinione pubblica.
Siete medici “con” l’Africa e non “per” l’Africa, e questo è tanto importante. Siete chiamati a coinvolgere la gente africana nel processo di crescita, camminando insieme, condividendo drammi e gioie, dolori ed entusiasmi. I popoli sono i primi artefici del loro sviluppo, i primi responsabili! So che affrontate le sfide quotidiane con gratuità e aiuto disinteressato, senza proselitismi e occupazione di spazi. Anzi, collaborando con le Chiese e i Governi locali, nella logica della partecipazione e della condivisione di impegni e responsabilità reciproche. Vi esorto a mantenere il vostro peculiare approccio alle realtà locali, aiutandole a crescere e lasciandole quando sono in grado di continuare da sole, in una prospettiva di sviluppo e sostenibilità. È la logica del seme, che scompare e muore per portare un frutto duraturo.
Nel vostro prezioso servizio ai poveri dell’Africa avete come modelli il vostro fondatore, il dott. Francesco Canova, e lo storico direttore, don Luigi Mazzucato. Il dottor Canova maturò nella FUCI l’idea di andare per il mondo in soccorso degli ultimi, progettando un “collegio per futuri medici missionari” e delineando la figura del medico missionario laico. Da parte sua, don Mazzucato è stato direttore del Cuamm per 53 anni, ed è mancato lo scorso 26 novembre all’età di 88 anni. Egli è stato il vero ispiratore delle scelte di fondo, prima fra tutte la povertà. Così ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale: «Nato povero, ho sempre cercato di vivere con il minimo indispensabile. Non ho nulla di mio e non ho nulla da lasciare. Il poco vestiario che possiedo lo si dia ai poveri».
Sulla scia di questi grandi testimoni di una missionarietà di prossimità ed evangelicamente feconda, voi portate avanti con coraggio la vostra opera, esprimendo una Chiesa che non è una “super clinica per vip” ma piuttosto un “ospedale da campo”. Una Chiesa dal cuore grande, vicina ai tanti feriti e umiliati della storia, a servizio dei più poveri. Vi assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera. Benedico tutti voi, i vostri familiari e il vostro impegno per l’oggi e il domani del Continente africano. E vi chiedo, per favore, di pregare anche per me, perché il Signore mi faccia ogni giorno più povero. Grazie!

"Ciascun battezzato è discepolo e missionario": piccoli, grandi, vescovi e Papi
CITTA' DEL VATICANO, 15 Gennaio 2014- È un marchio di fuoco l’acqua del Battesimo che permette ai cristiani di “diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio”. Papa Francesco prosegue il ciclo di catechesi sui Sacramenti, inaugurato mercoledì scorso nella prima udienza generale del 2014, e nella catechesi di oggi riflette su questo primo segno della vita cristiana, in virtù del quale chi lo riceve – diceva San Tommaso d’Aquino – “viene incorporato a Cristo quasi come suo stesso membro e viene aggregato alla comunità dei fedeli”.
“Alla scuola” del Concilio Vaticano II, prosegue il Santo Padre, “diciamo che il Battesimo oggi ci fa entrare nel Popolo di Dio, ci fa diventare membri di un Popolo in cammino, un popolo peregrinante nella storia”. Perché, spiega il Pontefice, “come di generazione in generazione si trasmette la vita, così anche di generazione in generazione, attraverso la rinascita dal fonte battesimale, si trasmette la grazia, e con questa grazia il Popolo cristiano cammina nel tempo, come un fiume che irriga la terra e diffonde nel mondo la benedizione di Dio”.
Siamo parte dunque di una grande “catena nella trasmissione della fede”, il cui primo anello sono i discepoli che, inviati da Gesù, “sono andati a battezzare”. “E così è la grazia di Dio – aggiunge il Papa a braccio – e così è la nostra fede, che dobbiamo trasmettere ai nostri figli, trasmettere ai bambini, perché loro, una volta adulti, possano trasmettere la fede ai loro figli”.
L’acqua del Battesimo ha, dunque, lo straordinario potere di trasformare i cristiani in “discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo”. Bergoglio cita la Evangelii Gaudium, e ai fedeli stretti nell’abbraccio del colonnato di Bernini dice: “Ciascun battezzato qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione… La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati”.
“Tutti nella Chiesa – sottolinea - siamo discepoli, e lo siamo sempre, per tutta la vita; e tutti siamo missionari, ciascuno nel posto che il Signore gli ha assegnato”. Dal “più piccolo”, fino a “quello che sembra più grande”, dal semplice fedele, quindi, ai vescovi e al Successore di Pietro. “Anche i vescovi e il Papa devono essere discepoli – ‘bacchetta’ infatti Bergoglio - perché se non sono discepoli non fanno il bene, non possono essere missionari, non possono trasmettere la fede”.
“Esiste un legame indissolubile tra la dimensione mistica e quella missionaria della vocazione cristiana”, entrambe “radicate nel Battesimo”, aggiunge. E come chiariva il Documento di Aparecida: “Tutti i battezzati e le battezzate siamo chiamati a vivere e trasmettere la comunione con la Trinità, poiché l’evangelizzazione è un appello alla partecipazione della comunione trinitaria”.
Pertanto, “nessuno si salva da solo” – chiosa Francesco – “siamo comunità di credenti, e nella comunità sperimentiamo la bellezza di condividere l’esperienza di un amore che ci precede tutti e che, allo stesso tempo, ci chiede di essere ‘canali’ della grazia gli uni per gli altri, malgrado i nostri limiti e i nostri peccati”. La dimensione comunitaria non è quindi solo “una cornice, “un contorno”, ma “parte integrante della vita cristiana, della testimonianza e dell’evangelizzazione”.
È esemplare, in tal senso, la storia della comunità cristiana in Giappone, la quale – ricorda il Santo Padre – subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII, che causò una folta schiera di martiri, membri del clero espulsi e migliaia di fedeli uccisi. La comunità si ritirò allora nella clandestinità, “conservando la fede e la preghiera nel nascondimento”. Uscirono poi allo scoperto due secoli e mezzo dopo, con l’arrivo dei missionari che fecero “rifiorire” la Chiesa sull’isola. Solo “la grazia del loro Battesimo” permise a queste comunità di sopravvivere, spiega Papa Francesco: esse “avevano mantenuto, pur nel segreto, un forte spirito comunitario, perché il Battesimo li aveva fatti diventare un solo corpo in Cristo: erano isolati e nascosti, ma erano sempre membra del Popolo di Dio, della Chiesa”.
“Possiamo imparare tanto da questa storia”, osserva Francesco, soprattutto i pellegrini provenienti da Giordania e Terra Santa presenti nella piazza, a cui dice: “Le difficoltà e le persecuzioni quando vengono vissute con affidamento, fiducia e speranza, purificano la fede e la fortificano”. Quindi, l’incoraggiamento ad essere “veri testimoni di Cristo e del Suo Vangelo, autentici figli della Chiesa, pronti sempre a rendere ragione della vostra speranza, con amore e rispetto”.
Il Papa saluta poi i Lancieri di Aosta, “che hanno prestato soccorso agli immigrati di Lampedusa” e le Suore Domenicane Missionarie di San Sisto, che ricordano il centenario della morte della Fondatrice, Madre Antonia Lalìa. Infine, esorta tutti “a vivere con generosità il proprio impegno ecclesiale, perché il Signore riempia i cuori della gioia che solo Lui può donare”. Come ormai consuetudine il mercoledì, Papa Bergoglio percorre in jeep la piazza per salutare i fedeli, e scambiare un gesto di affetto con pellegrini, malati, bambini e coppie di sposi.

(a cura di P. Giuseppe Buono)

13.3.2018

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