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24 marzo 2018: GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER I MISSIONARI MARTIRI

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6 Anni 3 Mesi fa #84 da buono.giuseppe
24 marzo: 26esima GIORNATA DEI MISSIONARI MARTIRI
Ventitre’ i missionari martiri nel 2017[
L’origine
Pochi conoscono l’origine della celebrazione di questa Giornata dei Missionari Martiri. Era il gennaio del 1992 e la Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie era in assemblea al Centro Internazionale di Animazione Missionaria (CIAM), sul campus dell’Università Urbaniana. Nel corso dei lavori si parlò dei missionari che venivano continuamente uccisi per il Vangelo che annunziavano e saltò fuori la proposta, da parte dei Responsabili del Movimento Giovanile Missionario (oggi: Missio Giovani) Michele Pignatale e Padre Giuseppe Buono, fondatore, di chiedere la celebrazione di una Giornata Mondiale per ricordare tutti i Missionari martiri. La proposta fu redatta e consegnata al Cardinale Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, al tempo il brasiliano Agnelo Rossi. In verità eravamo un po’ scettici perché erano sorte diverse Giornate di celebrazioni a livello di Chiesa. Invece la domenica successiva, senza che nessuno sapesse nulla, al termine della preghiera dell’Angelus, Giovanni Paolo II dava l’annunzio che ogni 24 marzo, anniversario dell’assassinio del B. Oscar Arnulfo Romero Galdámez (1917-1980), martire, arcivescovo di San Salvador (El Salvador), coraggioso difensore del suo popolo oppresso e povero, ucciso mentre stava celebrando la S. Messa, tutta la Chiesa avrebbe ricordato con una celebrazione comune i missionari uccisi per il Vangelo nell’anno precedente. La gioia fu immensa per il bene che ne veniva alla Chiesa e alla sua missione. Ed è bello ricordare ora questo particolare mentre Papa Francesco ha dato il nulla osta per la canonizzazione di mons. Romero.
Missione e martirio
Quando Gesù inviò per la prima volta gli apostoli in missione spiegò come dovevano realizzarla ma aggiunse subito, con chiarezza: “”Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi… Vi perseguiteranno… Sarete odiati a causa mia…”. Poi con estrema attenzione: “Non abbiate paura, anche i capelli della vostra testa sono tutti contati… Non temete quelli che uccidono il corpo… Chi avrà perso la vita a causa mia la ritroverà…” (Mt. 10, 30, 39…). Possiamo dire che il martirio nasce con la missione, anzi a volte la precede, come nel caso dei Santi Innocenti, di san Giovanni Battista, di santo Stefano. Anzi vorrei dire che il martirio è necessario alla missione perché la testimonia con il sangue ed è la testimonianza suprema e definitiva. Nella mia esperienza missionaria ho avuto l’onore, non meritato, di formare, dalle classi delle scuole medie e fino al sacerdozio e all’invio in missione, un missionario originario di Bitti (Nuoro), dove nacque nel 1943, fu inviato nelle Filippine del sud, nell’aricipelago delle Mindanao, e ucciso nella capitale Zamboanga il 20 maggio 1992, vittima per la promozione del dialogo tra cristiani e musulmani. Era un giovane felice della sua vocazione, disponibile, sempre, in mezzo alla gente come uno di loro: Padre Salvatore Carzedda, missionario del PIME. Ero stato a visitarlo un anno prima e condiviso con lui gioie e delusioni inevitabili, tornai per raccogliermi in preghiera sul luogo dell’uccisione, poco distante dall’aeroporto della città.
23 Testimoni fino alla fine
Ebbene, nell’anno 2017 sono stati uccisi nel mondo 23 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 8 laici. Secondo la ripartizione continentale, per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato si registra in America, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici), cui segue l’Africa, dove sono stati uccisi 10 operatori pastorali (4 sacerdoti, 1 religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico). Dal 2000 al 2016, secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 424 operatori pastorali, di cui 5 Vescovi.
Come ricorda l’Agenzia Fides, a tutte le latitudini sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, portando il valore specifico della loro testimonianza evangelica come segno di speranza. Gli uccisi sono solo la punta dell’iceberg, in quanto è sicuramente lungo l’elenco degli operatori pastorali, o dei semplici cattolici, aggrediti, malmenati, derubati, minacciati, come quello delle strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, assalite, vandalizzate o saccheggiate. Come in Cina, a Xian, dove dopo Natale l’unica chiesa cattolica del villaggio di Zhifang (distretto di Huyi), vicino a Xian (Shaanxi), è stata distrutta con la forza, senza alcuna ragione. Era stata costruita quasi 20 anni fa con tutti i permessi dell’ufficio per gli affari religiosi.
Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. Raramente gli assassini di preti o suore vengono individuati o condannati. “La violenza contro il clero è aumentata negli ultimi anni, senza vedere azioni concrete per fermarla” ha affermato padre Omar Sotelo, Direttore del Centro Cattolico Multimediale del Messico, che ogni anno presenta una relazione sulla violenza e sugli omicidi di sacerdoti e religiosi nella nazione latinoamericana. “La popolazione è permanentemente esposta alla criminalità, lo sappiamo bene, ma adesso soprattutto il sacerdozio è diventato un ministero pericoloso; nel corso degli ultimi nove anni, il Messico è il paese con il maggior numero di preti uccisi”.
“Abbiamo denunciato gli attacchi contro la Chiesa e soprattutto il rapimento dei servitori di Dio” ha affermato Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), durante una conferenza stampa a Bruxelles. “I preti non sono impegnati in politica. Se ci sono stati appelli da parte di alcuni operatori pastorali, è nel quadro dell’impegno civile, del rispetto di valori come la giustizia, la pace e la riconciliazione”. La Chiesa non fa altro che “predicare la giustizia, la pace, il rispetto del buon governo, nel quadro della sua dottrina sociale”.
Papa Francesco: La grazia di confessare Gesù
Durante la Liturgia della Parola in memoria dei “Nuovi Martiri” del XX e XXI secolo, che ha presieduto il 22 aprile 2017 nella Basilica di San Bartolomeo, all’Isola Tiberina, a Roma, Papa Francesco ha affermato: “Il ricordo di questi eroici testimoni antichi e recenti ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri. E i martiri sono coloro che… hanno avuto la grazia di confessare Gesù fino alla fine, fino alla morte. Loro soffrono, loro danno la vita, e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza”.
Come per il martirio incruento di Maria ai piedi della Croce abbiamo ricevuto il dono inestimabile della sua maternità.
P. Giuseppe Buono, PIME

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