Bangladesh, chi c'è dietro l'ondata estremista in atto

Padre Franco Cagnasso, acuto osservatore della realtà del Bangladesh, dove da lunghi anni svolge il suo ministero, ci manda questa analisi della delicata situazione attuale.
Come va il Bangladesh? Si legge di persone di varie “categorie” assalite e uccise a colpi di pistola, o di accetta, o sgozzate. È opera dell’ISIS? Come reagisce il governo? Ecco la mia valutazione di “come vanno le cose”.
Decenni di impegno dell’Arabia Saudita e altri Paesi arabi, inteso a “rieducare” i musulmani del Bangladesh ad un islam a loro parere più autentico, depurandolo da tradizioni e da commistioni con culture non islamiche o con la modernità, stanno dando frutti. Migliaia di ‘madrasse’, scuole coraniche gratuite, hanno instillato il loro Islam chiuso e duro in milioni di ragazzi e giovani, che ora rifiutano la tolleranza e l’apertura dei loro padri.
Esistono pure, e si fanno sentire, giovani, soprattutto studenti universitari, molto critici di queste posizioni, fino a spingersi verso l’agnosticismo o a chiedere più o meno esplicitamente una revisione profonda delle interpretazioni del Corano.
Il governo, di ispirazione laica e liberale, naviga tra scilla e cariddi, vuole cioè fermare i radicalismi che gli si oppongono politicamente, pretendono di introdurre le leggi della Shari’a, e spesso sono violenti; ma non vuole mettersi in contrasto con la grande maggioranza islamica, ancora tendenzialmente aperta, ma sempre più difficile da capire e interpretare, proprio a causa delle trasformazioni generazionali che sono in atto. Sta giocando con determinazione la carta dei processi ai criminali della guerra del 1971, nonostante le proteste dei partiti islamici, e anche di governi stranieri (primo fra tutti il Pakistan, affiancato dalla Turchia). Questi processi, che hanno annientato la leadership tradizionale del partito islamico Jamaat-ul-Islam, sembrano graditi alla maggioranza dei cittadini. Il governo, inoltre, ha messo al bando vari partitelli e gruppi fondamentalisti molto radicali e violenti, e ne persegue con forza i seguaci. Inoltre, agisce con pugno di ferro nei confronti dell’opposizione democratica (per quanto ancora si possa parlare di democrazia), attraverso limitazioni alla libertà di dimostrazioni, di espressione, deferimenti alle autorità giudiziarie per corruzione o violenza, sequestri e uccisioni extragiudiziari. Cose che, se indeboliscono l’opposizione aperta, finiscono per alimentare quella clandestina.
Di chi sono opera le uccisioni cui ho fatto cenno sopra?
Sembra che siano questi gruppetti che, messi al bando, hanno studiato una strategia di disturbo per creare disagio in campo internazionale e in campo interno. Primo obiettivo loro sarebbe il governo, da rovesciare a tutti i costi; ma non mancherebbe un obiettivo più ampio: darsi una legittimità come terroristi, in qualche modo mettendosi sotto l’ombrello dell’ISIS (e di Al Qaeda?), che vorrebbero far arrivare con il suo “califfato” anche in Bangladesh.
La strategia consiste nel colpire tutti i tipi di minoranze, per ora con uccisioni sporadiche; quale sarà il passo successivo è difficile dirlo. Hanno colpito dapprima agnostici e atei (o persone da loro classificate come tali), poi stranieri appartenenti a Ong che si occupano di diritti umani e delle donne, hindu, sciiti, omosessuali dichiarati, ahmadyi (un gruppo islamico considerato eretico – ndr), un prete cattolico e un pastore protestante, un cristiano convertiti dall’islam, buddisti, anche musulmani sunniti (per lo più insegnanti) accusati di favorire la tradizione “baul”, poeti e cantastorie molto popolari, che esprimono una religiosità di tipo mistico e non settario. La scelta cade su persone conosciute e stimate nelle loro zone come buone, dialoganti. Usano armi leggere, accette, coltelli, con la variante di qualche bomba fatta in casa. Il governo minimizza, la polizia sembra brancolare nel buio, ma dichiara di aver identificato alcuni “covi” estremisti; nell’insieme, il Paese va avanti come sempre, ed è in crescita economica – ma queste nubi scure all’orizzonte non si possono negare.
Nei giorni scorsi il radicalismo in Bangladesh ha compiuto un passo inedito. Non per la modalità, ma per l’obiettivo. La modalità infatti è collaudata: volantini diffusi a livello locale, lettere, scritte sui muri, “firmate” da gruppetti fondamentalisti che minacciano castighi a chi non osservi determinate regole dettate da loro. Tipica la minaccia alle giovani donne che lavorano: se non indossate il “burqa”, non garantiamo della vostra incolumità. A minacciare, ora, è il Islami Khelafot Mujahidin Bangladesh. Ritengo abbia a che fare con il movimento – emerso quasi dal nulla qualche anno fa e poi tornato nel silenzio - che, per opporsi alla secolarizzazione, aveva organizzato a Dhaka una sterminata manifestazione di protesta, conclusasi con una notte di vera e propria guerriglia con decine di morti. Adesso il Khelafot si rivolge ad un obiettivo nuovo: imprenditori, commercianti, artigiani non musulmani, ai quali manda una lettera ingiungendo di seguire otto punti precisi, pena provvedimenti severi per i disobbedienti. Fra i contenuti di questa “ordinanza”: tenere nei propri locali la scritta in arabo: “Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso”, una copia del Corano, una riproduzione della “Kaaba” (Meta del pellegrinaggio alla Mecca); rimuovere qualunque statua, religiosa o meno, fotografie, ecc.; tenere a disposizione dei musulmani un luogo adatto per la preghiera; non tenere cibi proibiti ai Musulmani; durante il mese di digiuno chiudere ogni locale che fornisca cibo; abolire qualsiasi trasmissione di musica o canti che non siano coranici. Infine: vietato assumere dipendenti donne, si licenzino al più presto quelle che fossero già assunte, e se proprio è necessario avere donne che lavorano (la lettera non precisa come mai potrebbe essere proprio necessario...) imporre che indossino il “burqa”.
estremismo islamico, ISIS, Al Qaeda
- Creato il .

