Pubblichiamo di seguito un articolo scritto per l'occasione dall'Associazione Madrine e Padrini del Seminario Teologico del Pime di Monza.
Inzago, parrocchia di Santa Maria Assunta; parcheggiamo nel piccolo piazzale antistante la chiesa, felici di aver trovato posto così vicino perché, tanto per cambiare, piove!
Entriamo e la chiesa ci sorprende per la vastità dei suoi spazi. Dentro è tutto un fermento di preparativi. Per rimanere vicini all’altare, vanamente sperando in una buona registrazione della cerimonia, ci spostiamo a lato (quasi a riecheggiare le antiche cattedrali, la chiesa ha una pianta vagamente fatta a croce) e lì, vicino a noi, c’è una bellissima statua della Madonna con in braccio un dolcissimo bambino Gesù. La Madonna, questa donna, nel cuore di tutti noi, congiunge cielo e terra perché è una donna come me, come tutte le donne, ma, nel suo seno, ha accettato di portare il Signore dei cieli. A lei, subito, offro questi ragazzi che oggi riceveranno il ministero dell’accolitato perché li protegga, li assista lungo tutto il loro cammino di preparazione e infine li presenti al suo Gesù, sacerdoti missionari, suoi santi testimoni nel mondo intero.
In una nube di incenso, preceduta dalle note di una banda musicale, entra la processione degli accoliti e dei celebranti. Presiede l’eucaristia p. Paolo Ballan membro della delegazione generalizia. Con lui concelebrano p. Francesco Rapacioli, il rettore del seminario, p. Carlo Tinello, superiore della regione Italia e tanti altri sacerdoti del Pime e delle parrocchie che col Pime collaborano per aiutare i seminaristi nella loro preparazione.
“Poiché sono una faccia nuova mi devo presentare” dice p. Paolo in apertura della sua omelia e, presentandosi, ricorda che non è la prima volta che celebra in questa chiesa “La prima volta ero uno dei tanti concelebranti di una bella festa che forse è ancora nei cuori di molti di voi. Correva l’anno 2004 quando uno dei vostri giovani parrocchiani qui celebrava la sua prima messa: era Fabio Motta. Poiché io e Fabio Motta eravamo compagni di seminario già dal 1996 a Roma, ero stato uno degli gli invitati. Ricordo che nei tre anni di seminario p. Fabio mi parlava della sua parrocchia di Inzago e già allora mi chiedevo: “Cosa avrà questa parrocchia di tanto speciale per cui p. Fabio continua a decantarne le lodi?”. Attraverso il racconto di p. Fabio ebbi però modo di rendermi conto di quale fosse stato l’apporto di questa comunità: una comunità che ha aiutato lui, e non solo lui, a dire sì quando il Signore lo ha chiamato. E questo vi fa onore. E qui vi dico il primo “grazie” per aver aiutato Fabio a diventare sacerdote missionario e per quanto ancora oggi fate per aiutarlo nella sua missione in Guinea Bissau, perché senza una comunità che ti aiuta stare in missione è difficile.
E dopo questo primo “grazie” vi voglio raccontare di un secondo episodio, avvenuto mentre stavo nelle Filippine. In attesa del visto per andare in Bangladesh visitai le comunità e le parrocchie in cui i seminaristi del seminario delle Filippine andavano a fare apostolato. P. Fabio, come voi sapete, ha fatto quattro anni di seminario nelle Filippine. Quando passavo di là erano in molti che si ricordavano di lui, a ribadire il servizio che aveva fatto. Ma ancora di più la cosa era evidente quando p. Fabio mi scriveva dalle Filippine, quando mi raccontava quanto aiuto aveva ricevuto da quelle persone, come quelle comunità lo avessero aiutato nel suo cammino per diventare sacerdote. Partendo da questo pensiero mi viene in mente che anche qui, a Inzago, dal seminario di Monza vengono i seminaristi. E questo per voi è fonte di responsabilità. Perché come quelle comunità delle Filippine che aiutarono Fabio a diventare missionario, avete voi il compito, la responsabilità di aiutare i seminaristi del Pime a diventare missionari. è un dovere che vi siete assunti. Accanto ai formatori, al rettore, al vice-rettore, al padre spirituale, ci siete anche voi. E per questo vostro servizio, e per questo vostro aiuto che date al Pime e alla Chiesa, oggi vi voglio dire, dal profondo del cuore, l’altro “grazie”.
E oggi, in questa eucaristia, un altro “grazie” lo devo dire a questi otto seminaristi, a questi otto ragazzi, che sono qui oggi per ricevere il ministero dell’accolitato. Diventeranno servi dell’altare, aiuteranno il sacerdote nelle celebrazioni liturgiche e potranno distribuire l’eucaristia. E il Vangelo di oggi ci parla proprio dell’eucaristia e di questa domanda strana che viene rivolta a Gesù: “É lecito il giorno di sabato fare del bene?”. E quando, preparandomi per questa eucaristia, ho letto questa frase, mi è venuto in mente un episodio della mia vita personale. Ero giovane parroco in una parrocchia di due milioni di abitanti con diecimila cristiani. E nella piccola parrocchia di cui ero parroco c’era una piccola comunità di discernimento dove i giovani riflettevano sul loro cammino vocazionale. La comunità svolgeva un servizio per gli abitanti dei villaggi che i vari confratelli missionari che svolgevano servizio nelle campagne, mandavano in città per ricevere cure da medici specialisti che ovviamente nelle campagne non erano presenti. Per un abitante di un piccolo villaggio può essere piuttosto difficile orientarsi in una città di svariati milioni di abitanti, e uno dei servizi della comunità consisteva proprio nell’accompagnare questi ammalati dal dottore. Un giorno, uno di questi ragazzi della comunità, viene da me e mi dice: “Padre, oggi devo accompagnare un ammalato dal dottore. Però c’è un problema: l’appuntamento è alle ore 18.00 quando c’è la messa. Che cosa devo fare? Andare a messa o accompagnare l’ammalato dal dottore?”. Rispondo a questo ragazzo: “Tu cosa faresti?” Lui mi risponde: “Padre, lo accompagnerei dal dottore, perché la messa c’è sempre, il dottore invece c’è solo questa sera”. Gli risposi: “ Secondo me la tua risposta è sbagliata perché andare ad accompagnare l’ammalato significa andare a messa”. Quello che Gesù ci vuole dimostrare è che andare a messa e fare del bene non sono due cose che si contrappongono, così che o si fa l’uno o si fa l’altro. E invece Gesù alla domanda è importante andare a messa? Risponde sì che è importante andare a messa. E alla domanda è importante aiutare il prossimo? Risponde sì che è importante aiutare il prossimo. Non c’è o l’uno o l’altro ma devi fare l’uno e l’altro.
Chiudo facendo un piccolo augurio agli otto seminaristi che oggi riceveranno l’accolitato. C’è un segno nell’accolito che è quello di distribuire l’eucaristia nel corso della celebrazione, ma questo Sacramento vi dà anche un’altra possibilità che è quella di distribuire l’eucaristia anche fuori dalla chiesa, agli ammalati. E questo è importantissimo perché ciò che avviene in chiesa, distribuire l’Eucaristia, diventa vero in quanto questa Eucaristia è capace di andare fuori dalla porta della chiesa stessa ed incontrare la realtà in cui vive l’uomo con la sua realtà fatta di gioia e sofferenza. “È vero,e ce lo dice anche papa Francesco nella Evangelii Gaudium, quando ci parla della “Chiesa in uscita”. P. Fabio Motta, in una lettera inviata proprio alla sua comunità di Inzago, dice: “Il nostro volto di Chiesa diventa autentico nel nostro andare incontro all’altro. Così è Dio e così deve essere la sua Chiesa. Il nostro radunarci come comunità per celebrare l’amore di Dio deve necessariamente collocarci in un’ottica di 'uscita' e di 'partenza' ”. E veramente questi ragazzi che, a uno a uno salgono i gradini della formazione che li porterà, a Dio piacendo, al sacerdozio missionario, proprio di questo sono testimoni, di questo portare nel mondo il bene che Cristo ci dona. Il parroco li ringrazia e ringrazia il Pime tutto proprio per questa testimonianza di vita e di amore, per questa celebrazione che è diventata “bene” per tutta la comunità. Anche il rettore, p. Francesco, ringrazia tutti, il parroco, i sacerdoti, i presenti, gli amici, noi, madrine e padrini, la comunità intera, ma soprattutto questi otto nuovi accoliti che hanno risposto “Eccomi” alla chiamata di Dio. Come sempre, finale di applausi, di foto, di festa. Al rinfresco in oratorio segue il pranzo e la gioia della condivisione continua. Nell’animo resta quella Madonna con in braccio il suo Bimbo divino che pare benedire Joseph, Carlos, Raul, Raju, Peter, Joachim, Sagar e Guy che oggi sono diventati accoliti, servi dell’altare, aiutanti del sacerdote, ministri dell’eucaristia, dentro le Chiese, ma anche e soprattutto fuori, per i deboli, per gli ammalati, per tutti i bisognosi.
Luisa (Associazione Madrine e Padrini del Seminario Teologico del Pime di Monza)