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Brasile del Nord, decolla la “Missione alle frontiere”

 

Le frontiere tra Brasile, Guiana francese, Suriname, Guiana Inglese sono territori di migrazione intensa, disordinata, luoghi di prostituzione e traffico di persone, aree di uso e commercializzazione della droga. In questo contesto – spiega padre Nello Ruffaldi del Pime -  «noi missionari siamo chiamati a rinunciare alla nostra tranquillità, ad abbandonare la sicurezza dei nostri edifici e ad andare incontro a chi ha bisogno di Cristo e di una mano amica».

È in quel contesto che, dal 2013, è stata varata la “Missione delle frontiere”, nel duplice significato geografico e sociale. È Missione delle frontiere in senso geografico, poiché riguarda le frontiere tra i Paesi citati. Si tratta di una regione particolare, abitata da popoli molto diversi (brasiliani, indios, neri, europei, indù, giamaicani, cambogiani, haitiani, cinesi). È Missione delle frontiere in senso sociale, poiché riguarda in primo luogo a coloro che sono nella frontiera della società tanto culturalmente, come i popoli indios, quanto socialmente, come i profughi, i senza documenti, i senza tetto, i senza lavoro, i cercatori d’oro, le vittime del traffico umano, della prostituzione e della droga.

La notizia è che ora la Missione alle frontiere sta mettendo radici. A Oiapoque, nell’estremo Nord del Brasile, è sorta l’Associazione “Buon Samaritano”. La città di Oiapoque – 23 mila abitanti - è situata nello Stato dell’Amapá, all’estremo nord del Brasile, lungo il fiume Oyapock e vicino alla città di Saint-Georges-de-l'Oyapock in Guiana francese, a 550 km dalla capitale dello Stato, Macapà: è una città di intensa trasformazione e di passaggio per la Guiana Francese, Suriname e i Paesi europei. Vi passano indios, cercatori d’oro, brasiliani e stranieri. Oiapoque poi rappresenta una realtà preoccupante per il traffico di persone.

Racconta padre Nello: «L’Associazione, ormai formalmente costituita, ha stretto legami con il Suriname dopo la visita di due donne di un gruppo locale che sono rimaste con noi 20 giorni. Padre Odenilson, un padre verbita (Società del Verbo Divino) di Santarém, è rimasto con la comunità brasiliana in Paramaribo (Suriname) 50 giorni; a Natale e il primo dell’anno sarà il turno mio e di suor Rebecca Lee Spires ; lei e suor Dorothy Stang, la missionaria uccisa dai fazenderos nel 2005 (entrambe della Congregazione di Nostra Signora di Namur) lavoravano insieme, poi suor Rebecca ha scelto la missione tra gli indios».

 

In marzo è prevista la visita in Suriname, Guiana Francese e Oiapoque (Brasile) di mons. Bernardo Johannes Bahlmann, dei Frati minori, Presidente della Conferenza episcopale del Pará e Amapá, insieme a padre Ruffaldi e a un padre di una comunità nuova chiamata “Obra de Maria” (Opera di Maria) che, con la sua comunità, è disposto ad assumere la missione nella Guiana francese.

Continua padre Nello: «Grazie a una donazione iniziale della Congregazione di Nostra Signora di Namur e al dono di un bel terreno alla periferia di Oiapoque, abbiamo iniziato la costruzione di un Centro di Accoglienza del Migrante che potrà accogliere fino a 20 ospiti (persone di passaggio, che non abiteranno là). La struttura servirà anche come luogo per il culto domenicale e ritiri. I lavori sono cominciati; speriamo siano conclusi per Pasqua.

Le missionarie stanno facendo un buon lavoro di prevenzione nelle scuole e nelle comunità sul traffico di persone e sulle conseguenze negative dell’uso delle droghe. Per l’anno prossimo speriamo che il lavoro missionario produca frutti concreti anche riguardo al coordinamento con le Guiane».

La Missione nelle Frontiere è nata da un appello di Dio pervenuto dalla realtà e dalla Conferenza episcopale di Aparecida (2007), che chiedeva alle Chiese una vera conversione pastorale, lasciando da parte la pastorale convenzionale per far propria una pastorale decisamente missionaria. «Il relativo progetto, elaborato in gruppo e frutto del desiderio e della preoccupazione di missionari, vescovi, padri, religiosi/e e laici, è nato in risposta alla constatazione che la pastorale ordinaria delle nostre parrocchie non è una risposta appropriata e efficace a questa situazione. Le parrocchie non riescono a raggiungere le persone che non cercano la Chiesa, ma che hanno bisogno della Buona Novella, cioè che sono amati da Dio e hanno la possibilità di cambiare vita. È necessaria quindi – sottolinea padre Ruffaldi - una pastorale specifica, con metodologia e spiritualità peculiari, in comunione e con l’appoggio della Chiesa: diocesi, parrocchie e comunità».

Avviato nel 2013, il progetto della Missione alle frontiere è stato approvato dalla CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile) Norte 2 e CRB (Conferenza Nazionale dei Religiosi); è stato quindi proposto ai vescovi di Macapá, della Guiana Francese e del Suriname e divulgato nelle Congregazioni, Istituti Religiosi e Parrocchie. Fin dall’ inizio il progetto si è proposto di farsi carico dei problemi legati al traffico umano, alla prostituzione, al traffico di droga, all’immigrazione illegale, avvicinando le vittime di questi problemi per offrire loro un aiuto concreto.

Di fatto la missione è iniziata nel maggio del 2015 con tre missionarie, due religiose e una laica, nella città di Oiapoque, dopo un periodo di studio, esperienza missionaria e analisi critica. Le missionarie cominciarono a visitare le famiglie nella periferia della città e iniziarono lo studio del francese. Con Padre Agustinho hanno conosciuto anche alcuni villaggi indios. Quest’anno è servito anche a restaurare il vecchio edificio che il CIMI usava per incontri di formazione, per adibirlo ad alloggio per i missionari e visitatori. Padre Nello e Suor Rebeca, membri del coordinamento, hanno stabilito un contatto con gli Oblati nella Guiana e i Redentoristi in Suriname e con i rispettivi vescovi, con l’intento di formare, in ognuna di queste nazioni, comunità articolate, con la stessa finalità del Brasile.

La Missione alle frontiere è una sfida sotto vari punti di vista. In primis vuole promuovere l’articolazione tra Chiese e gruppi di vario genere per affrontare i i gravi problemi che affliggono la popolazione utilizzando mezzi economici semplici. È una missione intercongregazionale, internazionale e plurale: coinvolge laici/e, religiosi/e, sacerdoti e, in futuro forse anche coppie di sposi. Potrebbe diventare anche ecumenica. «Soprattutto è una missione nuova senza modelli da seguire». La missione ha alcune caratteristiche che la rendono peculiare, a partire dal fatto che è itinerante, ossia non è limitata a una parrocchia, a una sola diocesi perché agisce nella regione tra le frontiere in cui si incontrano parrocchie, diocesi e nazioni. Non è una missione, tuttavia, isolata, ma si coordina con REPAM-Rede Amazônica e con i settori pastorali delle diocesi e parrocchie e con le ONG interessate a questo stesso lavoro. 

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