Myanmar: la tomba di fratel Felice, in mezzo ai “suoi” disabili

Pubblichiamo una breve nota di padre Gianpaolo Gualzetti, che di recente ha visitato il Myanmar.
Nel 2018 si festeggeranno i 150 anni dell’arrivo dei primi missionari Pime in Myanmar.
Di recente ho avuto occasione di compiere un breve tour in alcune nostre missioni. Mi ha accompagnato padre Robert, per 12 anni missionario nelle Filippine: anche per lui è stata quella una bella occasione per visitare, incontrare e ricordare. Non può mancare la visita al villaggio della sua famiglia. Per noi missionari è bello poter entrare nelle case della gente per cogliere la loro vita, i loro sacrifici e le loro speranze.
Anche la visita alle tombe dei nostri missionari (i padri Marchesi, Fasoli, Noè, Lissoni, Pedrotti, Calvani, Massari, Mattarucco, mons Gobbato…) mi ha aperto uno spaccato di vita carico di riconoscenza e gratitudine da parte di chi ha ereditato il loro testimone.
I luoghi sono bellissimi, boschi, pinete, laghetti, villaggi su alture. Altezze da capogiro per chi viene, come me dal Bangladesh, con frescura o freddo annesso.
Mi colpisce la scelta di fratel Felice Tantardini, il “fabbro di Dio”, in cammino verso la beatificazione con i suoi 70 anni di presenza in Birmania, di essere sepolto sul pendio della città di Taunggyi (quasi 1400 mt), nel cuore del centro per disabili e abbandonati curato dalle suore di Maria Bambina.
È stata molto felice anche la coincidenza di aver celebrato la prima Messa con la gente birmana proprio nel giorno del ricordo di p. Cesare Colombo, medico e missionario a Kentung, apostolo dei lebbrosi, a cui sono legato per i suoi racconti ascoltati da piccolo e per il passaggio di testimone simbolico, lui nel 1980 veniva accolto in cielo e io in seminario al Pime di Monza.
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