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Settimana formativa a Hong Kong. Cagnasso: "Esperienza preziosa"

Rientrato a Dhaka, dopo l’esperienza formativa a Hong Kong cui hanno partecipato una cinquantina di padri del Pime, padre Franco Cagnasso ha scritto questa breve riflessione, che pubblichiamo a beneficio di tutti.

 

La “stagione adulta” della mia vita è arrivata già da un bel po’. Per questo, quando ho saputo che dal 20 al 25 marzo la Commissione Formazione Continua del PIME avrebbe organizzato a Hong Kong un corso per i missionari del PIME in Asia, sul tema: “Il cammino verso la stagione adulta della vita”, ho esitato a lungo: vado o non vado?  Erano in gioco anche le solite ragioni: tanto da fare, e “scrupoli” per la spesa, ma anche un mio motivo personale: da quando ho lasciato l’incarico di superiore generale, 16 anni fa, ho pensato tante volte ai confratelli, con affetto, preoccupazione, voglia di incontrarli, ma ho anche deciso di non fare visite “amarcord”: ora la mia missione è in Bangladesh, e non ci sono motivi per andare a spasso altrove. Questa però era un’altra faccenda, e mi ha tentato più fortemente quando ho saputo che gli iscritti erano oltre 50: una bella fetta di PIME in un colpo solo! Così, complici anche p. Baio, p. Almir e p. Danilo... ci sono cascato.

Eravamo infatti 54, più p. Timothy Costello, religioso marista neozelandese, psicologo, che ha saputo trovarsi a suo agio con noi: semplice, convinto, simpatico, sapiente ma non saccente.  Venivamo da tutti i paesi asiatici in cui il PIME è presente: India, Bangladesh, Myanmar, Tailandia, Cambogia, Hong Kong, Cina, Filippine, Giappone, Papua Nuova Guinea; e ha partecipato pure p. Ferruccio, il superiore generale.

Ci siamo rivisti uno per uno (purtroppo non c’era tempo per chiacchierate personali con tutti), ma anche come insieme, e ho conosciuto un PIME che sta diventando nuovo – non solo per il normale ricambio generazionale - ma perché i paesi d’origine di ciascuno sono ormai un mosaico notevole: Stati Uniti, Brasile e Colombia dal “nuovo mondo”, Italia dalla “vecchia Europa”, Guinea Bissau a rappresentare l’Africa, e poi India, Myanmar, Filippine; un cocktail gustoso dove inglese e italiano hanno permesso a tutti di intendersi, e dove riemergevano spontanee amicizie “interculturali”, recenti, ma anche di molti anni fa. Ho ricordato molto i tempi in cui si decise di “aprire” all’internazionalità, alle esitazioni e ai timori di allora, e ho ringraziato il Signore per il cammino percorso dal PIME su questo punto, come sul coinvolgimento di laici, la collaborazione con le Suore, e molto altro.

Già prima di incominciare ho apprezzato l’accoglienza ricevuta dai nostri a Hong Kong, quando noi del Bangladesh siamo arrivati con qualche giorno di anticipo, la bellezza dell’isola di Cheung Chau dove il corso si è svolto, i vertiginosi grattacieli, la pulizia delle strade e il traffico non solo ordinatissimo, ma incredibilmente silenzioso, senza clacson...  E poi il lavoro bene integrato del relatore p. Costello con p. Gianni Criveller e p. Enrico Fidanza, con tanto di “riprese” bibliche stimolanti, e di “riprese” teologiche.

Molti hanno detto che la condivisione nei gruppi è stata la parte migliore, anche perché saggiamente organizzati, senza il compito di prendere appunti e senza sintesi da presentare in assemblea: momenti di scambio, anche molto personali, vissuti nella gratuità. Ho ringraziato i membri del mio gruppo, ma avevo in mente tutti, per la fedeltà che mi hanno testimoniato: eravamo compagni di seminario, tanti anni fa, oppure li avevo accolti io al PIME e destinati con trepidazione alla missione, oppure ancora soltanto visti nelle mie rapide visite al seminario di Monza... ed ora eravamo lì insieme – in semplicità - a dirci che la nostra vocazione è viva e bella, a trenta come a ottant’anni. P. Piazzini, del Giappone, che ne ha proprio ottanta, ce lo ha dimostrato anche con i suoi giochi di prestigio e il suo entusiasmo contagioso...

Non entro nei temi sviluppati, se non per dire che mi ci sono ritrovato facilmente, ci hanno aiutato a “leggere” la nostra realtà personale – e penso che questo fosse il loro scopo. Ci hanno detto che, secondo Erikson, le fasi più adulte della vita possono essere fasi di “generatività” e continuità, anziché stagnazione, e di integrità e gratitudine, all’opposto della disperazione. Non so elaborare, ma mi sono ritrovato molto nella descrizione di questo sentimento di gratitudine, ampio e profondo, per tutto ciò che ho ricevuto e vissuto; un sentimento diffuso che a volte non ha bisogno di dettagli; è un “grazie” spontaneo che viene dal silenzio interiore che il Padre abita. Un “grazie” in cui trova ampio spazio il PIME, e che voglio esprimere anche alla Direzione Generale per aver preso sul serio il tema della Formazione continua. 

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