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Italia | 2014, tre anniversari per padre Manna

il 19 maggio 1894, ossia 120 anni fa, riceveva l’ordinazione sacerdotale nel Duomo di Milano un gigante della missione del secolo scorso: padre Paolo Manna, che sarebbe poi diventato Superiore Generale del Pime e Fondatore della Pontificia Unione Missionaria. In verità, quello dell’ordinazione sacerdotale è sol uno dei tre anniversari che nel corso del 2014 riguardano il Beato padre Manna.

Infatti, nel 1914 – esattamente un secolo fa – Manna, che fu, oltre che apprezzato teologo anche giornalista e scrittore, fondò "Propaganda Missionaria", foglio popolare a larghissima diffusione.
Di lì a 10 anni, nel 1924 (altro anniversario), padre Manna venne eletto Superiore Generale dell'Istituto Missioni Estere di Milano, che nel 1926, per l'unione col Seminario Missionario di Roma, per volontà di Pio XI diventò il Pontificio Istituto Missioni Estere. Questo triplice anniversario è l’occasione, quindi , per ripercorrere brevemente la vita, l’opera e il pensiero di un uomo che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’Istituto, della missione e della Chiesa universale. Celebre – e attualissimo - il suo motto, che lo guidò nella sua intera vita: "Tutta la Chiesa per tutto il mondo!".
Manna fu un sacerdote che – come ha ricordato papa Wojtyla il 4 novembre 2001, giorno della beatificazione di padre Manna - “spese l'intera esistenza per la causa missionaria. In tutte le pagine dei suoi scritti emerge viva la persona di Gesù, centro della vita e ragion d'essere della missione. In una delle sue Lettere ai missionari egli afferma: "Il missionario di fatto non è niente se non impersona Gesù Cristo... Solo il missionario che copia fedelmente Gesù Cristo in se stesso... può riprodurne l'immagine nelle anime degli altri" (Lettera 6)”. L’entusiasmo con cui padre Manna visse il suo apostolato tu tale che padre Giovanni Battista Tragella, suo primo biografo, lo definì "un'anima di fuoco".
Nato ad Avellino nel 1872, dopo gli studi elementari e tecnici ad Avellino e a Napoli, Paolo Manna aveva proseguito gli studi a Roma (Filosofia in Gregoriana). Nel Pime era entrato nel settembre 1891; di lì a te anni l’ordinazione presbiterale. Manna partì per la missione l’anno successivo: il 27 settembre 1895 salpò alla volta di Toungoo, nella Birmania Orientale. Vi lavorò a tre riprese per un decennio, fino a che nel 1907 per grave malattia rimpatriò definitivamente. Dal 1909 in poi, per oltre quarant'anni, si dedicò con tutte le sue forze, con gli scritti e con le opere, a diffondere l'idea missionaria tra il popolo ed il clero. Per "risolvere nel modo più radicale possibile il problema della cooperazione dei cattolici all'apostolato", nel 1916 fondò l'Unione Missionaria del Clero, elevata da Pio XII a "Pontificia" nel 1956. Il suo principio era che un clero missionario avrebbe animato tutto il popolo cristiano nell’apertura “ad gentes”. Oggi L’Unione Missionaria del Clero è diffusa in tutto il mondo cattolico ed accoglie nelle sue file anche seminaristi, religiosi, religiose e laici consacrati. Direttore di " Le Missioni Cattoliche" nel 1909, nel 1914 – come detto - fondò "Propaganda Missionaria", poi divenuto “Missionari del Pime” e nel 1919 anche "Italia Missionaria" per la gioventù.
Su incarico di Propaganda Fide, aprì a Ducenta (Caserta ) il Seminario Meridionale "S.Cuore" per le Missioni Estere, progetto da tanto tempo da lui caldeggiato. Nel 1924 venne eletto Superiore Generale dell'Istituto Missioni Estere di Milano, che nel 1926, per l'unione col Seminario Missionario di Roma, per volontà di Pio XI diventò il Pontificio Istituto Missioni Estere. Su mandato dell'Assemblea Generale del Pime (1934), nel 1936 ebbe parte di primo piano alla fondazione delle Missionarie dell' Immacolata. Dal 1937 al 1941 diresse il Segretariato Internazionale dell'Unione Missionaria del Clero. Eretta nel 1943 la Provincia Pime dell’Italia Meridionale, Padre Manna ne divenne primo Superiore, trasferendosi così a Ducenta, ove fondò pure "Venga il tuo regno", periodico missionario per le famiglie.
Manna ha avuto una grande attività di scrittore e pubblicista con opuscoli e libri, che hanno lasciato una traccia duratura, come " “Operarii autem pauci”, “I Fratelli separati e noi", "Le nostre Chiese e la propagazione del Vangelo", e "Virtù Apostoliche". Formulò anche proposte innovative circa i metodi missionari, precorrendo il Vaticano II. Ma soprattutto rimane di lui l’esempio di una vita interamente animata da una totale passione missionaria, che nessuna prova o malattia potè mai diminuire.
Padre Paolo Manna morì a Napoli il 15 settembre 1952. Le sue spoglie riposano a Ducenta, nel “suo Seminario” che il 13 dicembre 1990 venne visitato da Papa Giovanni Paolo II. Iniziate a Napoli nel 1971 le pratiche per la Causa di Beatificazione, si sono concluse a Roma il 24 aprile 2001 col decreto papale sul miracolo attribuito al Servo di Dio.
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Sulla figura e l’attualità di padre Manna, ripubblichiamo l’intervista che MissiOnLine fece qualche anno fa, in occasione del decimo anniversario della beatificazione di Manna, a p. Giuseppe Buono, del Pime, esperto di missiologia.
Padre Buono, in cosa possiamo individuare oggi l’attualità della figura di padre Paolo Manna? L’attualità del beato Manna è legata all’originalità del suo pensiero missionario. Padre Manna è stata la più alta coscienza critica della missione della Chiesa del ventesimo secolo. Ha studiato la metodologia missionaria non a tavolino ma sul campo, andando prima come missionario in Birmania (oggi Myanmar), poi visitando le missioni in molte nazioni dell’Estremo Oriente: non solo quelle del suo Istituto (il Pime), quando ne era superiore generale, ma anche quelle di altri Istituti missionari e confrontandosi anche con personalità religiose del mondo non cristiano. Di qui l’originalità della sua riflessione missionaria. L’esperienza di queste visite, unita alla preghiera intensa, soprattutto eucaristica e mariana, l’ha portato poi a denunciare, sempre con estrema carità e umiltà, quelle realtà che costituivano altrettante minacce alla verità della missione universale della Chiesa. La sua umiltà eroica è dimostrata dal fatto che, quando scrisse le sue denunce, non le pubblicò, ma le sottomise al giudizio del Cardinale Prefetto della Congregazione de Propaganda Fide (oggi anche per l’Evangelizzazione dei Popoli) e queste rimasero nel cassetto dell’archivio del cardinale Prefetto per circa sessant’anni. Fino a quando non fui io a chiederne lo studio e la pubblicazione come dottorato di ricerca in missiologia (Cfr. P. Giuseppe Buono, “Una voce per la Chiesa. L’Inedito di P. Palo Manna: Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione del 1929”, Pontificia Università Urbaniana, 1977). Alcune delle riflessioni di Padre Manna furono riprese nel testo del Decreto conciliare Ad Gentes. Venticinque anni dopo, Giovani Paolo II veniva a pregare sulla tomba di padre Paolo Manna nella Comunità Pime di Trentola-Ducenta (Caserta), iniziato da lui nel 1921 come Seminario Missionario Sacro Cuore per l’Italia Meridionale. Quali i “temi inediti” del Padre Paolo Manna sulla missione della Chiesa? Accenniamo ai principali. Innanzitutto l’inculturazione del vangelo. Quello che oggi è uno dei temi più presenti nella missiologia contemporanea, dal Concilio Vaticano II in poi, padre Manna l’anticipa chiamandolo “processo di naturalizzazione del cristianesimo”. La sua denuncia è chiara: “Oggi quello che indubbiamente colpisce queste masse è nel vedere nel missionario  il forestiero, l’europeo, un uomo della stessa stirpe e paese di quei forestieri che sono venuti a sfruttarli e signoreggiarli…”. Un altro tema-chiave: la Chiesa locale come Chiesa indigena . Padre Manna afferma: “La vera e naturale soluzione del problema missionario sta nella costituzione di Chiese indigene, e perciò nella formazione del relativo clero indigeno… Le missioni estere dovrebbero essere solo provvisorie e preparatorie delle Chiese indigene”. Ancora. La santità come esito della missione e fecondità del missionario. La spiritualità come centro della missione della Chiesa è un tema ricorrente nel pensiero e negli scritti di padre Manna. Non è in sé un pensiero originale, ma il beato Manna lo ribadisce continuamente con una forte convinzione di fede, che ne deriva l’equazione tra missione e santità. Giovanni Paolo II riprenderà spesso questo tema, soprattutto nell’enciclica Redemtporis Missio fino a scrivere: “Il vero missionario è il santo” (n. 91). Dove si esprime l’originalità del pensiero missionario di Padre Manna è nel recuperare la destinazione universale della missione della Chiesa. La Chiesa è essa stessa soggetto della missione, il suo orizzonte è tutta l’umanità. Qui padre Manna è molto duro con le Congregazione e Istituti religiosi quando nel lavoro missionario privilegiano gli interessi, anche se giusti, dei loro Istituti a scapito però della destinazione universale della missione della Chiesa. Ecco la sua affermazione: “Quando la Congregazione, l’Ordine, l’Istituto si sovrappongono alla Chiesa locale – che pure essi sono andati a fondare e a servire - si rischia la morte stessa della Chiesa e, naturalmente, il più misero fallimento dell’evangelizzazione”. L’anima di questa mentalità universale della missione padre Manna la condensa nell’affermazione, che è un programma di vita: “Tutta la Chiesa per tutto il mondo”. Questa medesima affermazione è ripresa da Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Missio, ed è la prima volta nella storia che il magistero pontificio cita l’affermazione di un singolo soggetto della Chiesa.
Qual è il senso e lo scopo delle Opere fondate da Padre Manna come sostegno del suo pensiero missionario? Padre Manna ha creato e fondato Opere perché approfondissero, vivendole, le sue intuizioni e deduzioni missionarie. La più importante è l’Unione Missionaria del Clero, poi Pontificia Unione Missionaria (“la gemma del tuo sacerdozio” la definirà Paolo VI nel 50° di fondazione), poi il Seminario “Sacro Cuore” per le Missioni Estere a Trentola-Ducenta (Caserta), quindi l’apporto fondamentale alla fondazione delle Missionarie dell’Immacolata. Nel campo delle comunicazioni sociali Manna sarà un pioniere dando nuovo volto alla rivista “Le Missioni Cattoliche” (oggi “Mondo e Missione”), inizialmente tradotta dalla rivista omonima francese. Fonda, poi, la rivista per i giovani “Italia Missionaria”, per suscitare tra i ragazzi e i giovani la vocazione alla missione della Chiesa; quindi “Propaganda Missionaria” (poi divenuto “Missionari del Pime”) e infine Venga il Tuo Regno, rivista missionaria per le famiglie, ancora oggi attiva e significativa.
Come la Chiesa, specie del Sud, fa memoria della figura e dell’opera di padre Paolo Manna? Quali i segni di una devozione popolare? Padre Manna non è mai stato un santo popolare; la sua è stata una vita missionaria, una vita in movimento, quindi c’è stato poco spazio e tempo per il radicarsi di un’ammirazione popolare. La sua conoscenza e ammirazione si concentra nel mondo missionario, tra gli Istituti missionari e le Opere missionarie; c’è una conoscenza della sua figura e del suo pensiero anche nel mondo missiologico, soprattutto per opera del suo confratello padre Giovanni Battista Tragella, che è stato il primo a fondare e coprire in Italia una cattedra di missiologia ed era anche il segretario-confidente del padre Manna nonché suo primo biografo. Fondamentale è poi l’opera monumentale di p. Ferdinando Germani, del Pime, postulatore della sua causa di canonizzazione, che ha raccolto con pazienza, competenza e ammirazione devota tutti gli scritti di padre Manna, commentandoli e pubblicandoli. Nella pubblicistica e nell’insegnamento vanno inoltre citati le opere e gli interventi dei padri Piero Gheddo, Giuseppe Buono e Vito del Prete, tutti del Pime e di altri missiologi e docenti, come il prof. Luciano Orabona, docente universitario di Storia della Chiesa. La figura, la santità e l’opera di Padre Manna è conosciuta nei Seminari teologici, tra il clero e nel mondo religioso soprattutto attraverso l’attività della Pontificia Unione Missionaria.  

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