Un parco in memoria di padre Mario Faccioli

È morto da un anno e mezzo (era il 15 dicembre 2015), ma il ricordo di padre Mario Faccioli – missionario del Pime tra i protagonisti della storia dell’istituto in Guinea Bissau - è ancora molto vivo tra i suoi amici. E, nella sua terra, troverà a breve un ulteriore motivo per durare nel tempo. L’amministrazione comunale di Occhiobello, infatti, ha deciso che il parco urbano del paese (in provincia di Rovigo) sia intitolato alla memoria di padre Faccioli, accogliendo così la proposta dell’associazione “Semi di speranza”.
La cerimonia avverrà nel pomeriggio di sabato 17 giugno, alla presenza delle autorità, del vescovo di Bafatà Pedro Zilli, di padre Dionisio Ferraro, confratello del Pime e di don Sergio Marcazzani. L’evento avrà luogo nel contesto della undicesima edizione di “FestAfricando”, una festa per l’Africa promossa dal gruppo missionario delle parrocchie di Occhiobello e Gurzone. Domenica mattina alle 9.30 la solenne Messa presieduta da mons. Pedro Zilli concluderà i festeggiamenti.
Padre Mario Faccioli, morto all'età di 93 anni, è stato una importante figura del Pime in Guinea Bissau, essendo stato il superiore regionale proprio nel travagliato periodo della guerra di liberazione del Paese, che portò nel 1974 all'indipendenza dal Portogallo.
Era nato a Zelo, in provincia di Rovigo, il 27 marzo 1922. Ordinato sacerdote nel 1947 svolse nei primi anni alcuni servizi per l'istituto in Italia, fino alla partenza nel 1956 per l'allora Guinea Portoghese, oggi Guinea Bissau, il Paese a cui avrebbe legato tutta la sua vita.
La sua prima destinazione fu la missione di Catiò. Ad appena due anni dal suo arrivo, il giovane padre Faccioli fu scelto nel 1958 dall'allora superiore generale del Pime padre Augusto Lombardi come superiore regionale per la Guinea Bissau. Compito che accettò con non poche esitazioni e portò avanti in anni che diventarono ancora più difficili, perché a partire dal 1963 cominciò anche la guerriglia indipendentista contro i portoghesi.
Le difficoltà non finirono nel 1974, quando finalmente la Guinea Bissau divenne un Paese indipendente: la sfida della pace si rivelò ugualmente impegnativa. Nel 1977 padre Faccioli finì il suo mandato come superiore regionale e fu richiamato in Italia per un servizio al seminario di Monza. In Guinea vi tornò nel 1983 per partecipare alla gioia per l'ordinazione sacerdotale di Josè Camnate, il primo prete della diocesi di Bissau (e oggi vescovo), un ex ragazzino balanta che proprio padre Mario tanti anni prima aveva accolto nella missione di Bafatà. In Guinea lo aspettava un nuovo incarico - quello di vicario generale della diocesi di Bissau, accanto al vescovo Settimio Ferrazzetta – e un grande sogno da realizzare: la costruzione del Centro di spiritualità di N'Dame, l'opera portata avanti con padre Leopoldo Pastori e che gli sarebbe rimasta poi sempre nel cuore.
Rientrato in Italia per altri servizi all'istituto tra il 1993 e il 1997 (fu per esempio rettore di Villa Grugana durante tutta la fase della sua ristrutturazione), tornò in Guinea Bissau proprio alla vigilia di una nuova prova durissima per il Paese: la guerra civile del 1998-1999. Anche in quell'occasione padre Faccioli non mancò di alzare la voce in difesa dei più deboli. Al punto da ritrovarsi a fare i conti nel 1999 con un decreto di espulsione firmato dal presidente Nino Veira: un provvedimento che fortunatamente rientrò nel giro di poche ore.
Negli anni Duemila, quando l'età e i malanni cominciarono farsi sentire, faceva la spola tra l'Italia e la Guinea Bissau, per evitare la stagione calda e piovosa africana. Fino al 2008, l'anno dell'addio definitivo al Paese a cui aveva dedicato la vita.
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