Il convegno al Seminario Pime di Monza rilancia la figura del missionario laico

L’anno dedicato dal Pime alla riflessione e preghiera per la vocazione dei missionari laici si è concluso sabato scorso 22 settembre con la tavola rotonda che ha suggellato il finale della tre giorni teologica sul tema “Noi, popolo di Dio: laici per la missione”, che si è tenuto al seminario del Pime di Monza.
Alla tavola rotonda hanno preso parte Silvio Morelli, missionario laico del Pime; Antonella Marinoni della CML (Comunità missionarie laiche); Sara e Stefano Fumagalli, membri della compagnia teatrale della Mangovia e impegnati nei cammini di animazione missionaria del Pime; Roberta e Carlo Leoni del VISPE, Sara Foschi, missionaria della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Valeria Carbone, coordinatrice del direttivo dell’ALP (Associazione Laici Pime).
Introducendo i lavori, padre Davide Sciocco, vicario generale dell’istituto, ha sottolineato come l’anno dedicato ai missionari laici sia stato lanciato avendo come icona la figura di Fratel Felice Tantardini, «la cui devozione è tuttora vivissima nel suo paese natale, Introbio». Ha poi ricordato l’incontro dei missionari laici svoltosi a giugno a Roma, che ha prodotto un documento discusso alla prossima Assemblea Generale: «un richiamo a tutto l’istituto a vivere la vocazione missionaria a partire dal Battesimo, accompagnato da un invito a ripensare la formazione e la preparazione dei candidati in tale senso, aperto sia al presbiterato che al laicato».
Detto che «il prete non è il capo della missione, che poi trova dei collaboratori nei laici, ma stiamo tutti stiamo cercando di rispondere insieme, col nostro specifico, alla medesima vocazione missionaria», padre Sciocco ha poi sottolineato come «si stanno sviluppando tante forme di testimonianza missionaria, ad esempio con nuove comunità che vedono insieme preti, laici , famiglie…».
Hanno preso poi la parola i vari testimoni, a cominciare da fratel Silvio Morelli, missionario laico del PIme, con una bella storia alle spalle. Ingegnere, per 5 anni alle dipendenze di un’industria, ha poi scelto di frequentare un corso per infermieri professionali. Successivamente è entrato in formazione col Pime; partito per la missione ha svolto un servizio in Bangladesh, presso la Novara Technical School, quindi, al rientro in Italia, è diventato responsabile della casa di Busto. In un secondo periodo di missione è stato inviato in Amazzonia, dal 2000 al 2011, terminato il quale gli è stato affidato l’incarico di economo della regione Italia e di rappresentante legale dell’istituto, compiti ai quali affianca anche un impegno nell’animazione del cammino di “Giovani e missione”.
Fratel Silvio ha spiegato come i missionari laici del Pime siano impegnati nella loro testimonianza in vari campi: sociale, agricolo, istruzione, sanità, ma ovviamente «non è escluso un impegno nella catechesi o nella gestione delle case dell’istituto». Oggi i missionari laici sono attivi in Brasile, Camerun, India, Papua Nuova Guinea, Bangladesh, Hong Kong e Italia.
Quanto alla sua vocazione missionaria, fratel Silvio ha spiegato che essa è nata riflettendo, anzitutto, sull’esigenza di «aiutare chi nel mondo chi non ha avuto la stessa mia fortuna, sia quanto alla situazione economica che alla formazione nella fede cristiana», nella logica del “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
«Mi ha sempre appassionato – ha aggiunto – la prospettiva di mostrare come la Buona novella possa essere vissuta nella vita quotidiana, che per la maggior parte delle persone è fatta dal lavoro e dalle relazioni attorno ad esso». Con quello spirito ha lavorato a Dinjapur, in una scuola tecnica che da oltre 50 anni offre istruzione professionale qualificata (ma anche occasioni di formazione umana e religiosa) ai giovani bengalesi ospiti, appartenenti a varie religioni (indù, musulmani e cristiani). Con il medesimo atteggiamento – costruire relazioni e condividere la quotidianità, privilegiando lo stile della testionianza - fratel Silvio ha poi lavorato in Amazzonia, a Parintins, dove il Pime aveva iniziato un ambulatorio diventato centro di riferimento di zona per i malati di lebbra e AIDS, momenti di incontro extra, momenti di incontro. «Ho cercato di evitare il “clericalismo missionario”, ad esempio passando molto tempo con quanti mi erano vicini, lavorando, pregando e mangiando con loro».
Pensando alla missione di oggi e di domani, Morelli ritiene che sia «essenziale valorizzare le capacità e competenze di ciascuno, nell’ottica dei “talenti evangelici”»; auspica una «un’apertura maggiore dei missionari a vita per accogliere quelli a tempo». In ogni caso, sottolinea, «se il Vnagelo si annuncia anche nella quotidianità, la compresenza di preti e laici oggi deve essere ovvia e non occasionale».
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