Hong Kong - Cina | Conferenza di Criveller alla "Dante Alighieri" sulla malinconia di Matteo Ricci
Il 12 giugno scorso, a Hong Kong, presso la sede locale della Società Dante Alighieri (istituzione culturale che ha lo scopo di tutelare e diffondere lingua e cultura italiana nel mondo), padre Gianni Criveller ha tenuto una conferenza dal titolo “The Dream of a Melancholic Missionary. Matteo Ricci's Ascent to Beijing” (“Il sogno di un missionario malinconico: l’ascesa a Pechino di Matteo Ricci”). Alla conferenza hanno partecipato una trentina di persone, compreso il superiore generale, Ferruccio Brambillasca e altri padri del Pime.
Missionario e teologo, da anni attivo nella “Grande Cina, padre Criveller è specializzato sulla ricezione del messaggio cristiano in ambito cinese, con una particolare attenzione a Matteo Ricci e alla stagione gloriosa dei Gesuiti in Cina.
Nel suo intervento padre Criveller ha messo al centro un tema – la malinconia di Ricci – piuttosto insolito, ma non di meno assai interessante e attuale.
Secondo Criveller, infatti, il grande gesuita marchigiano, nel descriversi come “malinconico”, attribuì alla malinconia una valore positivo, a dispetto della comune interpretazione e pure dell’insegnamento cristiano tradizionale che la dipingeva come una «malattia dell’anima».
Nel corso della sua dotta conferenza, spaziando da Aristotele agli autori medievali e rinascimentali, Criveller ha mostrato l’evoluzione del concetto di “malinconia” che, se nel medioevo cristiano malinconia era associata a uno dei vizi capitali (l’accidia), a partire da Umanesimo e Rinascimento approda al suo significato moderno, assai più positivo. In tale contesto, infatti, la malinconia diventa la dolorosa percezione dell’oscurità della condizione umana.
Non solo. Criveller ha spiegato come Ricci – da buon umanista - seppe unire malinconia e immaginazione, praticando l'esercizio di “composizione di luogo”, un caposaldo del metodo di meditazione proposto da Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti. Di più: avendo le immagini la capacità di creare un fenomeno di “straniamento” da sé e la possibilità di un incontro con altro, Ricci si adoperò molto – ha sottolineato Criveller – per la diffusione di immagini sacre e ciò costituì uno degli aspetti più innovativi della missione di Ricci.
L’ultima, interessante sottolineatura proposta da Criveller circa la malinconia riguarda il fatto che tale sentimento appare tipico di quanti – per professione o vocazione – si trovare a espatriare, oltrepassando la frontiera che divide il proprio ambiente dal resto del mondo. Il malinconico Matteo Ricci, ha concluso Criveller, è in qualche modo icona del missionario che si trova, per seguire la chiamata di Dio, ad accettare l’esilio volontario in un Paese lontano e, almeno una volta nella vita, non può non essere assalito da una sensazione di malinconia.
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