
Da Manaus mons. Mario Pasqualotto, missionario del Pime e vescovo ausiliare emerito, ci manda questa bella testimonianza.
La scorsa settimana abbiamo avuto gli Esercizi spirituali per il clero dell’arcidiocesi di Manaus, predicati sul tema della misericordia da un missionario del Pime, p. Piero Facci, il quale è stato lodato da tutti i partecipanti, inclusi i due vescovi della diocesi.
Quando l’arcivescovo, dom Sergio Eduardo Castriani, ha invitato p. Facci per gli Esercizi, abbiamo visto che si trattava di un’ottima occasione per fare anche un’animazione missionaria con il clero di Manaus. In un secondo tempo mi è venuta un’idea che ho comunicato subito a p. Piero: “Cosa dici se proponiamo all’arcivescovo e ai sacerdoti di terminare gli Esercizi alla Fazenda da Esperança ? Sarebbe una bella occasione per loro vivere il Giubileo della misericordia passando sotto la porta santa della Fazenda, che è stata dichiarata santuario della misericordia dall’arcivescovo e confessando i nostri ragazzi?”.
P. Facci ha accolto la proposta con entusiasmo; pure l’arcivescovo e il clero l’accettarono di buon grado. Così giovedì scorso, nel pomeriggio, siamo arrivati alla Fazenda; ho accolto i sacerdoti al portone di entrata (che è anche la nostra Porta santa) insieme ai nostri 120 ospiti della Fazenda. Prima di passare sotto la Porta santa, ho spiegato loro il significato del monumento alla bicicletta, costruito da alcuni nostri ex “interni”, artisti della famosa “Danza del bue”, la più famosa festa folcloristica di Parintins.
Il monumento alla bicicletta ricorda l’inizio della Fazenda avvenuto a Guaratinguetá, 33 anni fa.
Ecco come avvenne: Nelson Rosendo Giovanelli, su consiglio del parroco, fra Hans Stapel, si ferma una sera, tornando dal lavoro, a parlare con un certo Antonio per aiutarlo a uscire dalla droga. Dopo pochi giorni un altro giovane, Beto, pure lui membro del gruppo di Antonio, dice a Nelson. “Imprestami la tua bicicletta”. Nelson pensa: la bicicletta è l’unico mezzo che uso per andare a lavorare; se gliela presto la bicicletta certamente la scambierà per procurarsi la droga. Ma Nelson volle fare un gesto di fiducia verso quel giovane e gliela prestò. Passa un giorno, ne passano due e la bicicletta non torna. Al terzo giorno arriva Beto con la bicicletta ben pulita e dice a Nelson: “Molte volte mi è venuta voglia di scambiare la tua bicicletta con la droga, ma il tuo atto d’amore e di fiducia non me l’ha permesso. Ecco la notizia che ti renderà felice: io non voglio più drogarmi, aiutami come stai aiutando Antonio”.
Dopo pochi giorni i tre sono andati ad abitare in una casetta alla periferia della città: è nata così la prima Fazenda! Da un atto d’amore è nata questa bellissima Opera, che ora si è moltiplicata in tutto il mondo con 116 Fazendas.
Quanto vale un atto d’amore! Quel monumento ci ricorda che dobbiamo moltiplicare gli atti d’amore per cambiare il mondo.
Dopo questa spiegazione siamo passati sotto la Porta e, cantando i salmi penitenziali, siamo andati in precessione nella chiesa costruita in stile indigeno: una grande “oca” coperta di paglia e senza pareti.
Qui i nostri ospiti hanno raccontato le loro esperienze di misericordia: ne avevamo stabilite tre, ma poi sono diventate cinque perché tutti volevano parlare. C’è stata poi la celebrazione penitenziale, durante la quale i sacerdoti, sparsi attorno alla chiesa, si sono dedicati alla confessione. Anche i nostri ospiti di denominazione evangelica si sono presentati al sacerdote per chiedere una benedizione.
La conclusione della giornata è avvenuta con una Messa molta partecipata e, alla fine, la cena. Tutti i padri sono rimasti molto felici e mi hanno ringraziato per questa iniziativa. Ognuno di loro è partito con un piccolo regalo: una scatola di biscotti fabbricati dagli ospiti della Fazenda.
Fazenda da Esperança, ossia “fattoria della speranza”. Si chiama una particolare comunità di recupero per tossicodipendenti e alcolisti avviata dal 1983 ad opera di un carismatico missionario tedesco, frei Hans Stapel. Nell’arco di 32 anni di storia, ha ospitato migliaia di tossicodipendenti e si è diffusa prima in Brasile e poi nel mondo (conta oltre cento “filiali” sparse in vari Paesi). Otto anni fa il mondo ha “scoperto” laFazenda da Esperança grazie a papa Benedetto XVI, il quale – durante il suo viaggio in Brasile nella primavera del 2007 - trovò il tempo di fare tappa a Guaratinguetá, non lontano da San Paolo, per visitare la “casa madre” della comunità. All’udienza generale di rientro dal Brasile, il Papa stesso spiegò il segreto del metodo della “Fattoria della speranza”: «Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa - disse -. Però, ciò che più desta l’attenzione e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa».
Da alcuni anni, concluso il suo ministero come vescovo ausiliare della città, padre Mario Pasqualotto, missionario del Pime, 77 anni, vive nellaFazenda da Esperança di Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana. Si occupa attivamente di tossicodipendenti dal 2001. In una recente intervista a Mondo e Missione ha spiegato: «Ho cominciato con la Campagna di fraternità di quell’anno (si riferisce all’iniziativa quaresimale della Conferenza episcopale brasiliana generalmente dedicata a un tema sociale). Ero da poco vescovo ausiliare di Manaus e ho proposto all’arcivescovo Luiz Soares Viera di non limitarci a parlare e sensibilizzare la gente contro l’uso delle droghe, ma di fare qualcosa per il recupero dei giovani». Di qui l’idea di aprire anche a Manaus una Fazenda da Esperança».
In questa lettera ci porta una sua intensa testimonianza, molto preziosa in occasione dell’avvio del Giubileo della misericordia.
Voglio comunicarvi la grande gioia che ho avuto quando, all’inizio di novembre, l’arcivescovo di Manaus, con il suo Consiglio presbiterale, ha deciso che, oltre alla Cattedrale e tre Santuari già esistenti in diocesi, anche la Fazenda da Esperança, durante l’anno giubilare, sarà Santuario della Misericordia. Alcuni hanno detto che non c’è santuario della misericordia più vero di questo. Anzi alcuni mesi fa, l’Arcivescovo, parlando con me, affermava: «Quella (e si riferiva alla Comunità dei tossicodipendenti), è un’oasi della misericordia».
Nell’arco dell’anno organizzeremo incontri improntati sulla misericordia specialmente per gli studenti che fin dall´inizio di quest’opera vengono, per classi, a visitarci e per i gruppi di cresimandi. Ma pure le persone che vengono a trovarci potranno usufruire di questa grazia. Le esperienze di perdono, di vita nuova, che i nostri ospiti racconteranno, saranno certamente una chiara evidenza che Dio è Misericordioso e che, nella misericordia di Dio, tutto può cambiare.
Sempre più sento che questo lavoro mi realizza come missionario: quanti battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni ho fatto in questi 14 anni e mezzo!... E tutti con persone adulte.
Ma soprattutto i frutti di vita nuova che nascono. Persone lontane da tutto, che scoprono veramente l’amore di Dio; non tutti, ma parecchi, vivono un cristianesimo che neanche noi sacerdoti viviamo. Come esempio racconto delle esperienze fatte in questi ultimi due mesi e mezzo. Comincio dall’ultima vissuta giovedì scorso. Una coppia mi ha indicato un otorino perché da un mese mi si è chiuso l’orecchio sinistro. Pensavo che il medico partecipasse al piano di salute che l´arcidiocesi continua a pagare per me. Ma il medico è uscito da questo piano e perciò avrei dovuto pagare. Uscendo dal consulto mi dirigo alla segretaria per pagare e lei mi dice: «Il signore che l’ha portata qui ha già pagato». Ho ringraziato di cuore e subito mi sono venuti alla memoria una signora e un signore (recuperati dalla droga proprio nella Fazenda), che più tardi sarebbero venuti a chiedere un aiuto: lei, mamma di 3 figli e senza lavoro, e lui per tagliarmi i capelli gratuitamente (cosa che fa pure tutti i mesi con gli ospiti della Fazenda, suoi ex compagni). Pensai: «Questo denaro è sacro perché frutto della carità e deve generare carità. Ebbene, lo darò a loro due». È arrivata prima la giovane donna: aveva bisogno di molto per pagare l´affitto della casa, perché il suo papà da due mesi non mandava più soldi. Le ho dato solo quello che do ogni mese per il latte e i pannolini della bambina piccola e per il resto le ho detto: «Dio provvederà». Nella stessa sera abbiamo celebrato la Messa con un gruppetto di amici del Pime in casa. Era la festa di San Francesco Saverio e una catechista mi dice: «Ho fatto una colletta tra i cresimandi. Ci sono degli alimenti e della biancheria in buon stato, per la Fazenda».
La giovane donna già stava vendendo tutto per pagare i debiti. Piú tardi arriva il “barbiere”. Di solito non gli do niente perché l’ho aiutato a metter su una piccola barberia. Quella sera gli ho dato metà dei soldi della carità. Lui mi guarda meravigliato e felice e esclama: «Com’è fedele Dio!» . «Perché dici questo?» E lui: «Mezz´ora fa ero in autobus. Avevo già comprato un pacco di pannolini per la mia bambina di un mese e mezzo. Sale una ragazza madre con una bambina quasi nuda e subito gli ho donato i pannolini. “No, li porti alla sua bambina: vedo che anche lei è povero”, mi dice. Gli risposi: “Accetti, perché Dio mi darà il doppio”. Questi soldi sono il triplo di quello che io ho donato. È vero che Dio non inganna».
Il 25 settembre ero a pranzo dal rappresentante dello Yogurt Danone (benefattore della Fazenda), assieme ai fondatori della Fazenda. Ad un certo momento uno dei dirigenti disse: «Io ho molta riconoscenza per la Fazenda. Tre anni fa la mia macchina si é fermata sulla strada a un’ora da Manaus. Ho chiesto aiuto ai passanti, ma nessuno si è fermato. Ero preoccupato perché stavo con moglie e figli. Stavo per andare a piedi a cercare aiuto, quando ho fatto l’ultimo tentativo. Ho messo fuori la mano e finalmente uno si è fermato ad aiutarmi. Alla fine gli ho chiesto: come mai lei non ha avuto paura di fermarsi, come gli altri? Mi rispose: ho passato un anno alla Fazenda della Speranza e là ho imparato ad amare».