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Manaus, la Fazenda da Esperança diventa santuario della misericordia

Fazenda da Esperança, ossia “fattoria della speranza”. Si chiama una particolare comunità di recupero per tossicodipendenti e alcolisti avviata dal 1983 ad opera di un carismatico missionario tedesco, frei Hans Stapel. Nell’arco di 32 anni di storia,  ha ospitato migliaia di tossicodipendenti e si è diffusa prima in Brasile e poi nel mondo (conta oltre cento “filiali” sparse in vari Paesi). Otto anni fa il mondo ha “scoperto” la Fazenda da Esperança grazie a papa Benedetto XVI, il quale – durante il suo viaggio in Brasile nella primavera del 2007 - trovò il tempo di fare tappa a Guaratinguetá, non lontano da San Paolo, per visitare la “casa madre” della comunità. All’udienza generale di rientro dal Brasile, il Papa stesso spiegò il segreto del metodo della “Fattoria della speranza”: «Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa - disse -. Però, ciò che più desta l’attenzione e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa».

Da alcuni anni, concluso il suo ministero come vescovo ausiliare della città, padre Mario Pasqualotto, missionario del Pime, 77 anni, vive nella Fazenda da Esperança di Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana. Si occupa attivamente di tossicodipendenti dal 2001. In una recente intervista a Mondo e Missione ha spiegato: «Ho cominciato con la Campagna di fraternità di quell’anno (si riferisce all’iniziativa quaresimale della Conferenza episcopale brasiliana generalmente dedicata a un tema sociale). Ero da poco vescovo ausiliare di Manaus e ho proposto all’arcivescovo Luiz Soares Viera di non limitarci a parlare e sensibilizzare la gente contro l’uso delle droghe, ma di fare qualcosa per il recupero dei giovani». Di qui l’idea di aprire anche a Manaus una Fazenda da Esperança».

In questa lettera ci porta una sua intensa testimonianza, molto preziosa in occasione dell’avvio del Giubileo della misericordia.

 

 

Voglio comunicarvi la grande gioia che ho avuto quando, all’inizio di novembre, l’arcivescovo di Manaus, con il suo Consiglio presbiterale, ha deciso che, oltre alla Cattedrale e tre Santuari già esistenti in diocesi, anche la Fazenda da Esperança, durante l’anno giubilare, sarà Santuario della Misericordia. Alcuni hanno detto che non c’è santuario della misericordia più vero di questo. Anzi alcuni mesi fa, l’Arcivescovo, parlando con me, affermava: «Quella (e si riferiva alla Comunità dei tossicodipendenti), è un’oasi della misericordia».

Nell’arco dell’anno organizzeremo incontri improntati sulla misericordia specialmente per gli studenti che fin dall´inizio di quest’opera vengono, per classi, a visitarci e per i gruppi di cresimandi. Ma pure le persone che vengono a trovarci potranno usufruire di questa grazia. Le esperienze di perdono, di vita nuova, che i nostri ospiti racconteranno, saranno certamente una chiara evidenza che Dio è Misericordioso e che, nella misericordia di Dio, tutto può cambiare.

Sempre più sento che questo lavoro mi realizza come missionario: quanti battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni ho fatto in questi 14 anni e mezzo!... E tutti con persone adulte.

Ma soprattutto i frutti di vita nuova che nascono. Persone lontane da tutto, che scoprono veramente l’amore di Dio; non tutti, ma parecchi, vivono un cristianesimo che neanche noi sacerdoti viviamo. Come esempio racconto delle esperienze fatte in questi ultimi due mesi e mezzo. Comincio dall’ultima vissuta giovedì scorso. Una coppia mi ha indicato un otorino perché da un mese mi si è chiuso l’orecchio sinistro. Pensavo che il medico partecipasse al piano di salute che l´arcidiocesi continua a pagare per me. Ma il medico è uscito da questo piano e perciò avrei dovuto pagare. Uscendo dal consulto mi dirigo alla segretaria per pagare e lei mi dice: «Il signore che l’ha portata qui ha già pagato». Ho ringraziato di cuore e subito mi sono venuti alla memoria una signora e un signore (recuperati dalla droga proprio nella Fazenda), che più tardi sarebbero venuti a chiedere un aiuto: lei, mamma di 3 figli e senza lavoro, e lui per tagliarmi i capelli gratuitamente (cosa che fa pure tutti i mesi con gli ospiti della Fazenda, suoi ex compagni). Pensai: «Questo denaro è sacro perché frutto della carità e deve generare carità. Ebbene, lo darò a loro due».  È arrivata prima la giovane donna: aveva bisogno di molto per pagare l´affitto della casa, perché il suo papà da due mesi non mandava più soldi. Le ho dato solo quello che do ogni mese per il latte e i pannolini della bambina piccola e per il resto le ho detto: «Dio provvederà». Nella stessa sera abbiamo celebrato la Messa con un gruppetto di amici del Pime in  casa. Era la festa di San Francesco Saverio e una catechista mi dice: «Ho fatto una colletta tra i cresimandi. Ci sono degli alimenti e della biancheria in buon stato, per la Fazenda».

La giovane donna già stava vendendo tutto per pagare i debiti.  Piú  tardi arriva il “barbiere”.  Di solito non gli do niente perché l’ho aiutato a metter su una piccola barberia. Quella sera gli ho dato metà dei soldi della carità.  Lui mi guarda meravigliato e felice e esclama: «Com’è fedele Dio!» .  «Perché dici questo?» E lui: «Mezz´ora fa ero in autobus. Avevo già comprato un pacco di pannolini per la mia bambina di un mese e mezzo. Sale una ragazza madre con una bambina quasi nuda e subito gli ho donato i pannolini. “No, li porti alla sua bambina: vedo che anche lei è povero”, mi dice. Gli risposi: “Accetti, perché Dio mi darà il doppio”. Questi soldi sono il triplo di quello che io ho donato. È vero che Dio non inganna».
Il 25 settembre ero a pranzo dal rappresentante dello Yogurt Danone (benefattore della Fazenda), assieme ai fondatori della Fazenda. Ad un certo momento uno dei dirigenti disse: «Io ho molta riconoscenza per la Fazenda. Tre anni fa la mia macchina si é fermata sulla strada a un’ora da Manaus. Ho chiesto aiuto ai passanti, ma nessuno si è fermato. Ero preoccupato perché stavo con moglie e figli. Stavo per andare a piedi a cercare aiuto, quando ho fatto l’ultimo tentativo. Ho messo fuori la mano e finalmente uno si è fermato ad aiutarmi. Alla fine gli ho chiesto: come mai lei non ha avuto paura di fermarsi, come gli altri? Mi rispose: ho passato un anno alla Fazenda della Speranza e là ho imparato ad amare».

Manaus;, Mario Pasqualotto , Fazenda da Esperança , Hans Stapel , Giubileo della misericordia

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