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A Manaus la Fazenda da Esperança è santuario della misericordia

2015-12-10 - Foto

Fazenda da Esperança, ossia “fattoria della speranza”. Si chiama una particolare comunità di recupero per tossicodipendenti e alcolisti avviata dal 1983 ad opera di un carismatico missionario tedesco, frei Hans Stapel. Nell’arco di 32 anni di storia,  ha ospitato migliaia di tossicodipendenti e si è diffusa prima in Brasile e poi nel mondo (conta oltre cento “filiali” sparse in vari Paesi). Otto anni fa il mondo ha “scoperto” la Fazenda da Esperança grazie a papa Benedetto XVI, il quale – durante il suo viaggio in Brasile nella primavera del 2007 - trovò il tempo di fare tappa a Guaratinguetá, non lontano da San Paolo, per visitare la “casa madre” della comunità. All’udienza generale di rientro dal Brasile, il Papa stesso spiegò il segreto del metodo della “Fattoria della speranza”: «Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa - disse -. Però, ciò che più desta l’attenzione e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa».

Da alcuni anni, concluso il suo ministero come vescovo ausiliare della città, padre Mario Pasqualotto, missionario del Pime, 77 anni, vive nella Fazenda da Esperança di Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana. Si occupa attivamente di tossicodipendenti dal 2001. In una recente intervista a Mondo e Missione ha spiegato: «Ho cominciato con la Campagna di fraternità di quell’anno (si riferisce all’iniziativa quaresimale della Conferenza episcopale brasiliana generalmente dedicata a un tema sociale). Ero da poco vescovo ausiliare di Manaus e ho proposto all’arcivescovo Luiz Soares Viera di non limitarci a parlare e sensibilizzare la gente contro l’uso delle droghe, ma di fare qualcosa per il recupero dei giovani». Di qui l’idea di aprire anche a Manaus una Fazenda da Esperança».
In questa lettera ci porta una sua intensa testimonianza, molto preziosa in occasione dell’avvio del Giubileo della misericordia. 
 
 
Voglio comunicarvi la grande gioia che ho avuto quando, all’inizio di novembre, l’arcivescovo di Manaus, con il suo Consiglio presbiterale, ha deciso che, oltre alla Cattedrale e tre Santuari già esistenti in diocesi, anche la Fazenda da Esperança, durante l’anno giubilare, sarà Santuario della Misericordia. Alcuni hanno detto che non c’è santuario della misericordia più vero di questo. Anzi alcuni mesi fa, l’Arcivescovo, parlando con me, affermava: «Quella (e si riferiva alla Comunità dei tossicodipendenti), è un’oasi della misericordia».
Nell’arco dell’anno organizzeremo incontri improntati sulla misericordia specialmente per gli studenti che fin dall´inizio di quest’opera vengono, per classi, a visitarci e per i gruppi di cresimandi. Ma pure le persone che vengono a trovarci potranno usufruire di questa grazia. Le esperienze di perdono, di vita nuova, che i nostri ospiti racconteranno, saranno certamente una chiara evidenza che Dio è Misericordioso e che, nella misericordia di Dio, tutto può cambiare.
 
Sempre più sento che questo lavoro mi realizza come missionario: quanti battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni ho fatto in questi 14 anni e mezzo!... E tutti con persone adulte. 

Ma soprattutto i frutti di vita nuova che nascono. Persone lontane da tutto, che scoprono veramente l’amore di Dio; non tutti, ma parecchi, vivono un cristianesimo che neanche noi sacerdoti viviamo. Come esempio racconto delle esperienze fatte in questi ultimi due mesi e mezzo. Comincio dall’ultima vissuta giovedì scorso. Una coppia mi ha indicato un otorino perché da un mese mi si è chiuso l’orecchio sinistro. Pensavo che il medico partecipasse al piano di salute che l´arcidiocesi continua a pagare per me. Ma il medico è uscito da questo piano e perciò avrei dovuto pagare. Uscendo dal consulto mi dirigo alla segretaria per pagare e lei mi dice: «Il signore che l’ha portata qui ha già pagato». Ho ringraziato di cuore e subito mi sono venuti alla memoria una signora e un signore (recuperati dalla droga proprio nella Fazenda), che più tardi sarebbero venuti a chiedere un aiuto: lei, mamma di 3 figli e senza lavoro, e lui per tagliarmi i capelli gratuitamente (cosa che fa pure tutti i mesi con gli ospiti della Fazenda, suoi ex compagni). Pensai: «Questo denaro è sacro perché frutto della carità e deve generare carità. Ebbene, lo darò a loro due».  È arrivata prima la giovane donna: aveva bisogno di molto per pagare l´affitto della casa, perché il suo papà da due mesi non mandava più soldi. Le ho dato solo quello che do ogni mese per il latte e i pannolini della bambina piccola e per il resto le ho detto: «Dio provvederà». Nella stessa sera abbiamo celebrato la Messa con un gruppetto di amici del Pime in  casa. Era la festa di San Francesco Saverio e una catechista mi dice: «Ho fatto una colletta tra i cresimandi. Ci sono degli alimenti e della biancheria in buon stato, per la Fazenda». 
La giovane donna già stava vendendo tutto per pagare i debiti.  Più  tardi arriva il “barbiere”.  Di solito non gli do niente perché l’ho aiutato a metter su una piccola barberia. Quella sera gli ho dato metà dei soldi della carità.  Lui mi guarda meravigliato e felice e esclama: «Com’è fedele Dio!» .  «Perché dici questo?» E lui: «Mezz´ora fa ero in autobus. Avevo già comprato un pacco di pannolini per la mia bambina di un mese e mezzo. Sale una ragazza madre con una bambina quasi nuda e subito gli ho donato i pannolini. “No, li porti alla sua bambina: vedo che anche lei è povero”, mi dice. Gli risposi: “Accetti, perché Dio mi darà il doppio”. Questi soldi sono il triplo di quello che io ho donato. È vero che Dio non inganna».

Il 25 settembre ero a pranzo dal rappresentante dello Yogurt Danone (benefattore della Fazenda), assieme ai fondatori della Fazenda. Ad un certo momento uno dei dirigenti disse: «Io ho molta riconoscenza per la Fazenda. Tre anni fa la mia macchina si é fermata sulla strada a un’ora da Manaus. Ho chiesto aiuto ai passanti, ma nessuno si è fermato. Ero preoccupato perché stavo con moglie e figli. Stavo per andare a piedi a cercare aiuto, quando ho fatto l’ultimo tentativo. Ho messo fuori la mano e finalmente uno si è fermato ad aiutarmi. Alla fine gli ho chiesto: come mai lei non ha avuto paura di fermarsi, come gli altri? Mi rispose: ho passato un anno alla Fazenda della Speranza e là ho imparato ad amare».

Assemblea Panbrasiliana - News 4

  

28 gennaio 2016

Se il primo giorno è stato segnato dall´ascolto e il secondo dal dibattito, giovedì è stato il giorno delle decisioni. Sono state infatti presentate le mozioni dell´Instrumentum laboris e quelle dell´assemblea per essere votate.

La giornata inizia con la celebrazione eucaristica, questa volta presieduta da Mons. Mario Pasqualotto, vescovo emerito di Manaus, Amazzonia, che racconta la sua vita di padre e soprattutto di vescovo improntata dalla comunione e ricerca costante di unità.  È questa infatti la missione che Dio vuole da noi: “Da questo sapranno che siete miei discepoli se vi amate l´un altro” e “che tutti siano uno perché il mondo creda”.

L´assemblea inizia alle 9:00 presentando le mozioni con le relative votazioni.

Nel campo dell´Evangelizzazione sono state scelte 4 aree di lavoro pastorale Manaus-Parintins, Macapá-Belém, São Paulo-Ibiporã e il Nordest, non solo con presenze ordinarie ma anche specifiche evidenziando le realtà di marginalizzazione: si è accennato ai carcerati, profughi, drogati, vittime del traffico umano, senza terra, minore abusati, senza tetto. In questo contesto è stata ribadita la priorità dell´Amazzonia e del lavoro con i popoli indigeni che il cardinal Hummes nel primo giorno ci ha presentato come “la periferia delle periferie”. Si è sottolineato come la nostra presenza deve essere soprattutto nell´animazione missionaria e vocazionale. Un passaggio epocale: dalla “plantatio ecclesiae” alla “animatio missionaria ecclesiae” visibile anche nella composizione dei confratelli presenti in assemblea: 65 membri di cui 20 non sono italiani ma provenienti dall´Asia, Africa e America. É stato dato anche ampio spazio alla comunicazione e si è chiesto che tutti i missionari del Pime ricevano una formazione in questo campo. Per l´evangelizzazione in un mondo sempre più secolarizzato si è proposto il progetto “umanesimo integrale” affidato a p. Massimo Casaro con una equipe di laici ad hoc. In questo lavoro di animazione il Pime si apre sempre più anche ai laici che vogliono essere con noi protagonisti della missione ad gentes ed ai sacerdoti secolari che desiderano associarsi con noi.

Circa la struttura giuridica del Pime in Brasile si è scelta, con una maggioranza assoluta, una regione unica che coordinerà le attività missionarie in tutto il paese. La decisione è stata accolta con un caloroso applauso, manifestando così la volontà di cambiamento che c´é nel Pime Brasile per adeguarci alle nuove realtà dei tempi.

L´assemblea ha anche deciso di proporre alla Direzione Generale il trasferimento del seminario di propedeutica e filosofia da Brusque, dove é presente da 35 anni.

Alla sera è venuto a visitarci p. Claudio Pauletti, sacerdote brasiliano diocesano, da cinque anni presidente delle Pontificie Opere Missionarie di Brasilia e già missionario in Mozambico. Ha lanciato la proposta affinché possiamo collaborare sempre di più con le POM soprattutto nell´animazione missionaria dei seminari e della gioventù.

Manaus, così la misericordia anima la Fazenda da Esperança

 

Da Manaus mons. Mario Pasqualotto, missionario del Pime e vescovo ausiliare emerito, ci manda questa bella testimonianza.

La scorsa settimana abbiamo avuto gli Esercizi spirituali per il clero dell’arcidiocesi di Manaus, predicati sul tema della misericordia da un missionario del Pime, p. Piero Facci, il quale è stato lodato da tutti i partecipanti, inclusi i due vescovi della diocesi.

Quando l’arcivescovo, dom Sergio Eduardo Castriani, ha invitato p. Facci per gli Esercizi, abbiamo visto che si trattava di un’ottima occasione per fare anche un’animazione missionaria con il clero di Manaus. In un secondo tempo mi è venuta un’idea che ho comunicato subito a p. Piero: “Cosa dici se proponiamo all’arcivescovo e ai sacerdoti di terminare gli Esercizi alla Fazenda da Esperança ? Sarebbe una bella occasione per loro vivere il Giubileo della misericordia passando sotto la porta santa della Fazenda, che è stata dichiarata santuario della misericordia dall’arcivescovo e confessando i nostri ragazzi?”.

P. Facci ha accolto la proposta con entusiasmo; pure l’arcivescovo e il clero l’accettarono di buon grado. Così giovedì scorso, nel pomeriggio, siamo arrivati alla Fazenda; ho accolto i sacerdoti al portone di entrata (che è anche la nostra Porta santa) insieme ai nostri 120 ospiti della Fazenda. Prima di passare sotto la Porta santa, ho spiegato loro il significato del monumento alla bicicletta, costruito da alcuni nostri ex “interni”, artisti della famosa “Danza del bue”, la più famosa festa folcloristica di Parintins.

Il monumento alla bicicletta ricorda l’inizio della Fazenda avvenuto a Guaratinguetá, 33 anni fa.

Ecco come avvenne: Nelson Rosendo Giovanelli, su consiglio del parroco, fra Hans Stapel, si ferma una sera, tornando dal lavoro, a parlare con un certo Antonio per aiutarlo a uscire dalla droga. Dopo pochi giorni un altro giovane, Beto, pure lui membro del gruppo di Antonio, dice a Nelson. “Imprestami la tua bicicletta”. Nelson pensa: la bicicletta è l’unico mezzo che uso per andare a lavorare; se gliela presto la bicicletta certamente la scambierà per procurarsi la droga. Ma Nelson volle fare un gesto di fiducia verso quel giovane e gliela prestò. Passa un giorno, ne passano due e la bicicletta non torna. Al terzo giorno arriva Beto con la bicicletta ben pulita e dice a Nelson: “Molte volte mi è venuta voglia di scambiare la tua bicicletta con la droga, ma il tuo atto d’amore e di fiducia non me l’ha permesso. Ecco la notizia che ti renderà felice: io non voglio più drogarmi, aiutami come stai aiutando Antonio”.

Dopo pochi giorni i tre sono andati ad abitare in una casetta alla periferia della città: è nata così la prima Fazenda! Da un atto d’amore è nata questa bellissima Opera, che ora si è moltiplicata in tutto il mondo con 116 Fazendas.

Quanto vale un atto d’amore! Quel monumento ci ricorda che dobbiamo moltiplicare gli atti d’amore per cambiare il mondo.

Dopo questa spiegazione siamo passati sotto la Porta e, cantando i salmi penitenziali, siamo andati in precessione nella chiesa costruita in stile indigeno: una grande “oca” coperta di paglia e senza pareti.

Qui i nostri ospiti hanno raccontato le loro esperienze di misericordia: ne avevamo stabilite tre, ma poi sono diventate cinque perché tutti volevano parlare. C’è stata poi la celebrazione penitenziale, durante la quale i sacerdoti, sparsi attorno alla chiesa, si sono dedicati alla confessione. Anche i nostri ospiti di denominazione evangelica si sono presentati al sacerdote per chiedere una benedizione.

La conclusione della giornata è avvenuta con una Messa molta partecipata e, alla fine, la cena. Tutti i padri sono rimasti molto felici e mi hanno ringraziato per questa iniziativa. Ognuno di loro è partito con un piccolo regalo: una scatola di biscotti fabbricati dagli ospiti della Fazenda.

Manaus, la Fazenda da Esperança diventa santuario della misericordia

Fazenda da Esperança, ossia “fattoria della speranza”. Si chiama una particolare comunità di recupero per tossicodipendenti e alcolisti avviata dal 1983 ad opera di un carismatico missionario tedesco, frei Hans Stapel. Nell’arco di 32 anni di storia,  ha ospitato migliaia di tossicodipendenti e si è diffusa prima in Brasile e poi nel mondo (conta oltre cento “filiali” sparse in vari Paesi). Otto anni fa il mondo ha “scoperto” laFazenda da Esperança grazie a papa Benedetto XVI, il quale – durante il suo viaggio in Brasile nella primavera del 2007 - trovò il tempo di fare tappa a Guaratinguetá, non lontano da San Paolo, per visitare la “casa madre” della comunità. All’udienza generale di rientro dal Brasile, il Papa stesso spiegò il segreto del metodo della “Fattoria della speranza”: «Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa - disse -. Però, ciò che più desta l’attenzione e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa».

Da alcuni anni, concluso il suo ministero come vescovo ausiliare della città, padre Mario Pasqualotto, missionario del Pime, 77 anni, vive nellaFazenda da Esperança di Manaus, capitale dell’Amazzonia brasiliana. Si occupa attivamente di tossicodipendenti dal 2001. In una recente intervista a Mondo e Missione ha spiegato: «Ho cominciato con la Campagna di fraternità di quell’anno (si riferisce all’iniziativa quaresimale della Conferenza episcopale brasiliana generalmente dedicata a un tema sociale). Ero da poco vescovo ausiliare di Manaus e ho proposto all’arcivescovo Luiz Soares Viera di non limitarci a parlare e sensibilizzare la gente contro l’uso delle droghe, ma di fare qualcosa per il recupero dei giovani». Di qui l’idea di aprire anche a Manaus una Fazenda da Esperança».

In questa lettera ci porta una sua intensa testimonianza, molto preziosa in occasione dell’avvio del Giubileo della misericordia.

 

 

Voglio comunicarvi la grande gioia che ho avuto quando, all’inizio di novembre, l’arcivescovo di Manaus, con il suo Consiglio presbiterale, ha deciso che, oltre alla Cattedrale e tre Santuari già esistenti in diocesi, anche la Fazenda da Esperança, durante l’anno giubilare, sarà Santuario della Misericordia. Alcuni hanno detto che non c’è santuario della misericordia più vero di questo. Anzi alcuni mesi fa, l’Arcivescovo, parlando con me, affermava: «Quella (e si riferiva alla Comunità dei tossicodipendenti), è un’oasi della misericordia».

Nell’arco dell’anno organizzeremo incontri improntati sulla misericordia specialmente per gli studenti che fin dall´inizio di quest’opera vengono, per classi, a visitarci e per i gruppi di cresimandi. Ma pure le persone che vengono a trovarci potranno usufruire di questa grazia. Le esperienze di perdono, di vita nuova, che i nostri ospiti racconteranno, saranno certamente una chiara evidenza che Dio è Misericordioso e che, nella misericordia di Dio, tutto può cambiare.

Sempre più sento che questo lavoro mi realizza come missionario: quanti battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni ho fatto in questi 14 anni e mezzo!... E tutti con persone adulte.

Ma soprattutto i frutti di vita nuova che nascono. Persone lontane da tutto, che scoprono veramente l’amore di Dio; non tutti, ma parecchi, vivono un cristianesimo che neanche noi sacerdoti viviamo. Come esempio racconto delle esperienze fatte in questi ultimi due mesi e mezzo. Comincio dall’ultima vissuta giovedì scorso. Una coppia mi ha indicato un otorino perché da un mese mi si è chiuso l’orecchio sinistro. Pensavo che il medico partecipasse al piano di salute che l´arcidiocesi continua a pagare per me. Ma il medico è uscito da questo piano e perciò avrei dovuto pagare. Uscendo dal consulto mi dirigo alla segretaria per pagare e lei mi dice: «Il signore che l’ha portata qui ha già pagato». Ho ringraziato di cuore e subito mi sono venuti alla memoria una signora e un signore (recuperati dalla droga proprio nella Fazenda), che più tardi sarebbero venuti a chiedere un aiuto: lei, mamma di 3 figli e senza lavoro, e lui per tagliarmi i capelli gratuitamente (cosa che fa pure tutti i mesi con gli ospiti della Fazenda, suoi ex compagni). Pensai: «Questo denaro è sacro perché frutto della carità e deve generare carità. Ebbene, lo darò a loro due».  È arrivata prima la giovane donna: aveva bisogno di molto per pagare l´affitto della casa, perché il suo papà da due mesi non mandava più soldi. Le ho dato solo quello che do ogni mese per il latte e i pannolini della bambina piccola e per il resto le ho detto: «Dio provvederà». Nella stessa sera abbiamo celebrato la Messa con un gruppetto di amici del Pime in  casa. Era la festa di San Francesco Saverio e una catechista mi dice: «Ho fatto una colletta tra i cresimandi. Ci sono degli alimenti e della biancheria in buon stato, per la Fazenda».

La giovane donna già stava vendendo tutto per pagare i debiti.  Piú  tardi arriva il “barbiere”.  Di solito non gli do niente perché l’ho aiutato a metter su una piccola barberia. Quella sera gli ho dato metà dei soldi della carità.  Lui mi guarda meravigliato e felice e esclama: «Com’è fedele Dio!» .  «Perché dici questo?» E lui: «Mezz´ora fa ero in autobus. Avevo già comprato un pacco di pannolini per la mia bambina di un mese e mezzo. Sale una ragazza madre con una bambina quasi nuda e subito gli ho donato i pannolini. “No, li porti alla sua bambina: vedo che anche lei è povero”, mi dice. Gli risposi: “Accetti, perché Dio mi darà il doppio”. Questi soldi sono il triplo di quello che io ho donato. È vero che Dio non inganna».
Il 25 settembre ero a pranzo dal rappresentante dello Yogurt Danone (benefattore della Fazenda), assieme ai fondatori della Fazenda. Ad un certo momento uno dei dirigenti disse: «Io ho molta riconoscenza per la Fazenda. Tre anni fa la mia macchina si é fermata sulla strada a un’ora da Manaus. Ho chiesto aiuto ai passanti, ma nessuno si è fermato. Ero preoccupato perché stavo con moglie e figli. Stavo per andare a piedi a cercare aiuto, quando ho fatto l’ultimo tentativo. Ho messo fuori la mano e finalmente uno si è fermato ad aiutarmi. Alla fine gli ho chiesto: come mai lei non ha avuto paura di fermarsi, come gli altri? Mi rispose: ho passato un anno alla Fazenda della Speranza e là ho imparato ad amare».

Mons. Pasqualotto nominato rettore del santuario della Divina Misericordia di Manaus

Domenica scorsa a Manaus l’arcivescovo Sergio Castriani ha presieduto, insieme con gli sacerdoti, la Messa di inaugurazione del nuovo Santuario della Misericordia, che si trova nei locali della Fattoria della Speranza.

La Fazenda è un centro di recupero per tossicodipendenti, che fa parte della galassia fondata dal tedesco Hans Stapel: presso la sede di Manaus (in Brasile sono decine le “filiali” della Fazenda) sono attivi tre missionari del Pime: monsignor Mario Pasqualotto, vescovo emerito di Manaus, padre Pietro Belcredi e, da maggio 2017, fratel Virginio Colombi. Proprio Pasqualotto è stato designato primo rettore del santuario.

Dopo la lettura del decreto di creazione del nuovo Santuario, l’arcivescovo Castriani ha preso la parola per dire: «Il nuovo santuario è prima di tutto un luogo di pellegrinaggio, il perdono, la conversione e il cambiamento della vita, un luogo di incontro con Gesù misericordioso».

Alla cerimonia ha partecipato una grande folla di fedeli, in larga maggioranza amici e familiari degli ospiti della Fazenda che attualmente ha 180 membri (162 uomini e 18 donne). Secondo p. Vinicius Gouvêa, responsabile della Fazenda locale, «è stata una festa preparata con grande cura, dove tutto (la liturgia, la musica, la pulizia…) era stato organizzato dai giovani, che sono considerati i veri reliquie del santuario. Ognuno di loro è passato attraverso il dolore e miseria e ha sperimentato la misericordia divina».

Con la sua architettura particolare, che ricorda una capanna al centro di un villaggio, il Santuario ha iniziato la costruzione nel 2003, che si è conclusa 10 anni dopo. È praticamente tutto ricoperto di paglia con dettagli in legno, il che conferisce un aspetto molto tipico alla costruzione, stupendo i suoi visitatori.

«È la prima volta che vengo qui e sto realizzando un sogno: conoscere questa bella chiesa. Sono venuto invitato da un amico; è stata una bellissima festa e sono rimasto molto commosso», ha detto Maria Eutmia della parrocchia di São Bento a Cidade Nova.

Alla fine della celebrazione, dom Mario Pasqualotto (nella foto sotto) ha espresso il suo ringraziamento. «Grazie per la fiducia e la responsabilità che hai riposto in me – ha detto rivolgendosi all’arcivescovo -. Ci sono 17 anni di Fazenda da Esperança e 17 anni di misericordia di Dio che agiscono con i nostri detenuti. E quelli che vengono qui in questa casa si rallegreranno di avere i loro peccati perdonati da Dio e di avere una nuova vita dopo tanti errori», ha detto il vescovo emerito.

Dopo la benedizione finale, un pranzo collettivo nella piazza della fattoria ha suggellato la grande festa.

Padre Pasqualotto ai partenti per la missione: annunciate l'Amore di Dio a ogni uomo

La consegna del crocefisso a 7 partenti e la promessa definitiva di aggregazione al Pime di altrettanti nuovi membri sono stati il clou, come da tradizione, dell’85mo Congressino missionario, celebrato stamattina al Centro Pime di Milano. Un Congressino colorato di verde-oro, dal momento che quest’anno era di scena il Brasile, Paese nel quale i missionari del Pime hanno iniziato a lavorare nel 1946, esattamente 70 anni or sono. Di più: in Brasile il Pime sta sperimentando una modalità nuova di presenza, dopo che nel gennaio scorso l’Istituto ha tenuto la “Panbrasiliana”, un momento di verifica globale del proprio operato, delle proprie strutture e finalità.

Brasile al centro, dunque, nell’anno delle Olimpiadi di Rio. E da Manaus, nel fitto dell’Amazzonia, è arrivato a presiedere la concelebrazione eucaristica, mons. Mario Pasqualotto, del Pime, vescovo ausiliare emerito della capitale dell’Amazzonia brasiliana. Un uomo di 77 anni ma che – come dicono i confratelli - si muove con l’entusiasmo di un giovane.

Nell’omelia della Messa padre Pasqualotto - che dal 2001 si è buttato a capofitto nell’assistenza ai tossicodipendenti, contribuendo ad aprire anche a Manaus una Fazenda da Esperança – ha ripercorso la sua vicenda missionaria, che dura da 49 anni: il primo contatto con l’immensità della foresta amazzonica, il lavoro a servizio delle tante comunità disperse, la feconda collaborazione con i laici, la comunione con i vescovi…

Rivolgendosi ai partenti, ha augurato loro di trasmettere il messaggio dell’amore e della misericordia, cuore del Vangelo perché fiorisca su tante bocche lo stupore di sentirsi amati infinitamente. «Com’è meraviglioso il nostro Dio e io non lo sapevo», disse a padre Pasqualotto, un giorno, un ex tossicodipendente avvicinatosi alla fede, incredulo per il fatto che Dio avesse continuato a volergli bene anche nei momenti in cui aveva commesso crimini odiosi.

L’intenso momento della promessa definitiva ha visto protagonisti 4 indiani, un bangladese, un filippino e un thailandese (primo nella storia del Pime). Tanta Asia si è respirata anche nelle destinazioni dei partenti: se suor Vivian delle Missionarie dell’Immacolta andrà in Brasile e Francesca Bellotta, dell’Alp in Brasile, sono destinati quasi tutti all’Oriente i 5 padri del Pime (un italiano, tre indiani e un africano): solo padre Davide Criscione volerà a Ovest, per gli Stati Uniti, mentre gli altri sono attesi in Hong Kong, Thailandia, Filippine e Bangladesh.

Come da (riuscito) copione, il resto della giornata è stato caratterizzato da gioia e fraternità: il Congressino è appuntamento imperdibile per molti, per rivedere tanti missionari da tempo fuori dal Paese. Un’occasione di grande festa e gioia, che vede protagonisti i giovani dei “Cammini” e tanti ex giovani (spesso con famiglie al seguito).