A Manaus la Fazenda da Esperança è santuario della misericordia

Fazenda da Esperança, ossia “fattoria della speranza”. Si chiama una particolare comunità di recupero per tossicodipendenti e alcolisti avviata dal 1983 ad opera di un carismatico missionario tedesco, frei Hans Stapel. Nell’arco di 32 anni di storia, ha ospitato migliaia di tossicodipendenti e si è diffusa prima in Brasile e poi nel mondo (conta oltre cento “filiali” sparse in vari Paesi). Otto anni fa il mondo ha “scoperto” la Fazenda da Esperança grazie a papa Benedetto XVI, il quale – durante il suo viaggio in Brasile nella primavera del 2007 - trovò il tempo di fare tappa a Guaratinguetá, non lontano da San Paolo, per visitare la “casa madre” della comunità. All’udienza generale di rientro dal Brasile, il Papa stesso spiegò il segreto del metodo della “Fattoria della speranza”: «Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa - disse -. Però, ciò che più desta l’attenzione e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa».
Ma soprattutto i frutti di vita nuova che nascono. Persone lontane da tutto, che scoprono veramente l’amore di Dio; non tutti, ma parecchi, vivono un cristianesimo che neanche noi sacerdoti viviamo. Come esempio racconto delle esperienze fatte in questi ultimi due mesi e mezzo. Comincio dall’ultima vissuta giovedì scorso. Una coppia mi ha indicato un otorino perché da un mese mi si è chiuso l’orecchio sinistro. Pensavo che il medico partecipasse al piano di salute che l´arcidiocesi continua a pagare per me. Ma il medico è uscito da questo piano e perciò avrei dovuto pagare. Uscendo dal consulto mi dirigo alla segretaria per pagare e lei mi dice: «Il signore che l’ha portata qui ha già pagato». Ho ringraziato di cuore e subito mi sono venuti alla memoria una signora e un signore (recuperati dalla droga proprio nella Fazenda), che più tardi sarebbero venuti a chiedere un aiuto: lei, mamma di 3 figli e senza lavoro, e lui per tagliarmi i capelli gratuitamente (cosa che fa pure tutti i mesi con gli ospiti della Fazenda, suoi ex compagni). Pensai: «Questo denaro è sacro perché frutto della carità e deve generare carità. Ebbene, lo darò a loro due». È arrivata prima la giovane donna: aveva bisogno di molto per pagare l´affitto della casa, perché il suo papà da due mesi non mandava più soldi. Le ho dato solo quello che do ogni mese per il latte e i pannolini della bambina piccola e per il resto le ho detto: «Dio provvederà». Nella stessa sera abbiamo celebrato la Messa con un gruppetto di amici del Pime in casa. Era la festa di San Francesco Saverio e una catechista mi dice: «Ho fatto una colletta tra i cresimandi. Ci sono degli alimenti e della biancheria in buon stato, per la Fazenda».
La giovane donna già stava vendendo tutto per pagare i debiti. Più tardi arriva il “barbiere”. Di solito non gli do niente perché l’ho aiutato a metter su una piccola barberia. Quella sera gli ho dato metà dei soldi della carità. Lui mi guarda meravigliato e felice e esclama: «Com’è fedele Dio!» . «Perché dici questo?» E lui: «Mezz´ora fa ero in autobus. Avevo già comprato un pacco di pannolini per la mia bambina di un mese e mezzo. Sale una ragazza madre con una bambina quasi nuda e subito gli ho donato i pannolini. “No, li porti alla sua bambina: vedo che anche lei è povero”, mi dice. Gli risposi: “Accetti, perché Dio mi darà il doppio”. Questi soldi sono il triplo di quello che io ho donato. È vero che Dio non inganna».
Il 25 settembre ero a pranzo dal rappresentante dello Yogurt Danone (benefattore della Fazenda), assieme ai fondatori della Fazenda. Ad un certo momento uno dei dirigenti disse: «Io ho molta riconoscenza per la Fazenda. Tre anni fa la mia macchina si é fermata sulla strada a un’ora da Manaus. Ho chiesto aiuto ai passanti, ma nessuno si è fermato. Ero preoccupato perché stavo con moglie e figli. Stavo per andare a piedi a cercare aiuto, quando ho fatto l’ultimo tentativo. Ho messo fuori la mano e finalmente uno si è fermato ad aiutarmi. Alla fine gli ho chiesto: come mai lei non ha avuto paura di fermarsi, come gli altri? Mi rispose: ho passato un anno alla Fazenda della Speranza e là ho imparato ad amare».
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