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Italia | 16 gennaio, festa liturgica del beato padre Paolo Manna del PIME

Buono P.Giuseppe

La vita. Padre Paolo Manna nasce ad Avellino il 16 gennaio 1872, perderà la mamma meno di due anni dopo. Il padre, napoletano, è un commerciante. Paolo ha due zii preti, uno parroco a S. Stefano del Sole (Avellino) l'altro a Napoli. È battezzato nel Duomo di Avellino il giorno successivo alla nascita. Nel 1886 riceve la prima comunione e la cresima. A 15 anni entra nella Società Cattolica Istruttiva a Roma, un istituto religioso di origine tedesca con il carisma della rievangelizzazione del popolo cristiano e la stampa. Vi resta quattro anni e frequenta l'Università Gregoriana. Il quarto anno di permanenza a Roma gli capita tra le mani una copia di Les Annales des missions catholiques di Lione, editi in Italia dal Seminario lombardo per le Missioni Estere, voluto dal Papa Pio IX e realizzato dai Vescovi della Lombardia il 30 luglio 1850. In Manna si esprime la vocazione missionaria; chiede e ottiene di lasciare la Società e di entrare nel Seminario Missionario dove studia teologia per quattro anni. Il Seminario Missionario ha già quarant'anni di vita, gode di grande prestigio, ha una settantina di missionari al lavoro, soprattutto in Asia. La missione come unico amore . Il 19 maggio 1894 Paolo Manna è ordinato sacerdote, a Milano. Nel gennaio dell'anno seguente traduce in italiano 15 numeri della rivista francese che lo ha indirizzato alle missioni: è l'inizio della sua attività di giornalista e scrittore che terminerà quasi sul letto di morte. Il 27 novembre 1895 parte per la Birmania, ora Nyanmar. Vi resterà fino al 1907, con due rimpatri drammatici per la malattia e uno definitivo che gli fa dire di essere ormai, a trentacinque anni, un missionario fallito. La Birmania resterà sempre viva nel suo cuore; lì aveva iniziato lo studio della lingua inglese, poi del cariano, la lingua della gente delle foreste alle quali era mandato, e poi lo studio della cultura per essere capace di farsi capire e di far capire il Vangelo. In Birmania Padre Manna sperimenterà il "suo" metodo missionario: era importante, prima di andare ai non cristiani, rafforzare la fede e la formazione dei cristiani e, ancora prima, coinvolgersi con i problemi umani della gente. Poi le richieste urgenti e drammatiche dei villaggi che chiedevano di essere battezzati. Padre Manna sperimenta il dramma di una umanità che chiede di conoscere Cristo e l'impossibilità a rispondere perché non vi sono missionari. Questa intensa, se pur breve esperienza della missione, fonderà in lui i motivi dei suoi libri, delle riviste, della fondazione dell'Unione Missionaria del clero, del sogno di un seminario missionario meridionale a Napoli.
La stampa per creare coscienze missionarie. Nel febbraio del 1909 Padre Manna è nominato direttore de Le Missioni Cattoliche, oggi Mondo e Missione. Dal ricordo della Birmania, dove le richieste dei villaggi non cristiani erano tante e inevase per mancanza di missionari nasce il libro che è un grido appassionato di aiuto per le anime: Operarii autem pauci! Riflessioni sulla vocazione alle Missioni Estere (Milano 1910). Il libro è letto dal Papa san Pio X, che scrive di suo pugno all'Autore. Gli anni fino al 1916 sono segnati da una vulcanica attività di animazione missionaria, soprattutto tramite la stampa. Nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, lancia Propaganda Missionaria, con lo slogan, che deve diventare impegno di vita cristiana: "tutti propagandisti". Il primo numero esce in 100.000 copie; in un anno si contano un milione di copie, e ci riferiamo a tempi in cui le comunicazioni erano quasi agli inizi e con una terribile guerra che sconvolge la vita e la geografia dell'Europa. Padre Manna pensa ai giovani, essi sono il futuro. Sulla stampa si intrattiene con qualcuno di loro, ma è niente. Allora, nel 1919, superate non poche e non lievi difficoltà, pubblica una rivista solo e tutta per loro: Italia Missionaria. I giovani prendono a sognare missionario, tante le vocazioni che nascono dalle infuocate pagine della rivista diretta da un'anima di fuoco. Aiutare i preti a far missione Ma Padre Manna ha una convinzione che si porta nel cuore da sempre: la soluzione dei problemi dell'evangelizzazione sono le vocazioni missionarie, sono i preti. Con l'aiuto prezioso di mons. Guido Maria Conforti, vescovo di Parma e fondatore dell'Istituto Missionario dei Saveriani, dà vita all'Unione Missionaria del Clero. È il 1916. Padre Manna non vuole mettere in piedi un'opera in più ma rendere possibile ai sacerdoti di ritrovarsi per creare nelle loro coscienze presbiterali una vera e operativa coscienza missionaria e condividere questa con i fedeli laici nel quadro del sistema della cooperazione missionaria realizzata nella Chiesa dalle Opere Missionarie. Papa Benedetto XV proporrà l'Unione alla Chiesa nell'enciclica missionaria Maximum Illud del 1919; Pio XI ripeteva: "come vorrei che tutti i sacerdoti vi si iscrivessero". In effetti, agli inizi degli anni quaranta erano ben 200.000 i sacerdoti iscritti all'Unione Missionaria. Il 13 dicembre 1921 il sogno missionario di Padre Manna, quello di un seminario missionario, si realizza, non a Napoli ma in un paesino nella diocesi di Aversa e provincia di Caserta, Ducenta. I
Il 25 agosto 1924 Padre Manna viene eletto superiore generale Seminario Lombardo per le Missioni Estere. Due anni dopo Pio XI sancisce l'unificazione del Seminario Lombardo per le Missioni Estere con il Seminario Romano dei Santi Pietro e Paolo per le Missioni Estere ed è per volontà del Papa che nasce così l'attuale Pontificio istituto Missioni Estere (PIME). Padre Manna è nominato dal Papa primo superiore generale.   Il metodo per la missione: L'inculturazione del Vangelo. Dal 9 novembre 1927 al 14 febbraio 1929 Padre Manna compie un lungo, faticoso ma attento e fruttuosissimo viaggio nelle missioni dell'Asia e poi negli Stati Uniti. Questa visita lo porta alla conoscenza diretta della realtà della missione, lo introduce presso i rappresentanti del Papa in Cina, India, Giappone; gli fa incontrare grandi missionari, gli fa toccare con mano i problemi drammatici della missione in un tempo che vedeva grandi sconvolgimenti politici, sociali, religiosi. Dei 14 mesi di viaggio scriverà con pignoleria in 425 pagine del suo Diario e affiderà al quaderno Le Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione, battute poi a macchina dal suo vicario generale P. Luigi Risso. Affiderà il testo in forma privata a tre cardinali, tra i quali Van Rossum, Prefetto de Propaganda Fide. Queste osservazioni vedranno la luce ufficialmente nel 1977, a opera di P. Giuseppe Buono, ma erano circolate tra alcuni Padri conciliari e così alcune proposte troveranno spazio nel decreto conciliare sull'attività missionaria, l'Ad Gentes. Padre Manna ora è convinto più che mai che non basta inviare missionari, è necessario che l'attività missionaria miri a fondare delle vere e proprie chiese locali, suscitando e formando la gerarchia e il clero indigeno. Se no "si rendevano forti le missioni ma debole la Chiesa", come dirà.
L'Ecumenismo. È convinto che la separazione dei cristiani è il più grave scandalo per la missione della Chiesa e le fa perdere credibilità. Scriverà per questo il volume veramente nuovo e provocatorio per l'attività missionaria: I Fratelli Separati e Noi ( Roma-Milano, 1941). Stranamente il meno letto e studiato dei suoi libri ma che è tra i primi nel cammino della riunione tra le Chiese e scritto in un momento difficile di questo processo. Il 25 ottobre 1934 termina il suo mandato di superiore generale e torna al seminario missionario meridionale di Ducenta come rettore dove trascorre gli ultimi dieci anni della sua vita. Nel cuore e nella vita di questo missionario ormai vecchio e provato eccelle sempre la santità. Non si dà per vinto, ama la Chiesa, il suo Istituto, l'Unione Missionaria, è sempre e solo per la missione. Ribadisce: "L'argomento delle missioni è stata la passione di tutta la mia vita. Non ho studiato, non mi sono preoccupato di nessun'altra cosa". Fonda l'ultima rivista: Venga il tuo Regno, nel 1945, e scrive l'ultimo libro: Le nostre "Chiese" e la propagazione del Vangelo (1952), indirizzato ai vescovi, correggendone le bozze quasi sul letto di morte. Morirà a Napoli il 15 settembre 1952.
Devozione a Maria. Testimonianze dei Papi. Padre Manna amerà sempre teneramente e vigorosamente la Madonna. Ricordando i suoi cammini missionari nelle foreste birmane inviterà i missionari: "Specialmente nei lunghi viaggi, attraverso piani e monti, nella solenne quiete delle foreste, tenete il vostro spirito raccolto, sgranate il vostro Rosario, seminate preghiere: spunteranno sui vostri passi fiori di grazie". I Papi hanno riconosciuto e riproposto lo spirito missionario di Padre Paolo Manna in vari modi. Pio XII scrisse che l'Unione Missionaria del clero era "la gemma più preziosa della sua vita sacerdotale". Paolo VI, scrivendo nel 1966 l'Esortazione apostolica Graves et increscentes, ricordando Padre Manna affermava: "Quest'uomo di Dio, non senza ispirazione dall'alto, ebbe la magnanima idea di stimolare l'interessamento di tutti i sacerdoti a favore delle missioni, e per loro mezzo di infondere nel popolo cristiano un'autentica coscienza missionaria". Giovanni Paolo II, venendo a pregare sulla sua tomba nella Comunità PIME di Ducenta il 13 novembre 1990, rifletteva: "Qui si capisce veramente che la Chiesa è missione" e nel proclamarlo beato in piazza San Pietro il 4 novembre 2001, affermava: "Nel beato Padre Paolo Manna si vede riflessa la luce di Dio per il dono di tutta la sua all'annuncio del Vangelo". Papa Francesco, il 17 ottobre 2013, nel messaggio alle Pontificie Opere Missionarie alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale, richiamando il loro carisma specifico era come riproponesse la vita e la santità del beato Padre Paolo Manna. Incoraggiando il lavoro delle Pontificie Opere Missionarie le invitò a continuare, "nel solco della loro secolare tradizione", "ad animare e formare le Chiese aprendole ad una dimensione ampia della missione evangelizzatrice". Una responsabilità fondamentale, soprattutto di fronte alla "frequente" tentazione delle comunità "di chiudersi in se stesse". Allora la festività liturgica del beato Padre Paolo Manna deve essere come una nuova primavera missionaria per tutta la Chiesa chiamata da Papa Francesco ad uscire con urgenza da sé per raggiungere le periferie esistenziali dell'uomo portandogli la Gioia del Vangelo!
La spiritualità di Padre Paolo Manna. Il missionario santo evangelizza pregando Padre Paolo Manna innanzitutto e sempre Cristo L'unione intima con Gesù Cristo è il centro di tutta la vita missionaria di Padre Manna. Il vescovo di Ferentino, mons. Caminada, scrisse: "Padre Manna amò rabbiosamente Gesù Cristo, cioè tenacemente, dinamicamente, incessantemente" Definisce il missionario come un altro Cristo: "Missionari, non siete più uomini terreni, ognuno di voi è da oggi un altro Gesù Cristo: i vostri pensieri, i vostri affetti, le vostre parole, i vostri atti, i vostri giudizi, i vostri progetti debbono essere tutti penetrati e trasformati dallo Spirito di Gesù cristo, in modo che come S. Paolo (Gal 2,20) dovete poter dire: io vivo, ma non sono io che vivo, è Gesù Cristo che vive in me". Inaugurando il seminario missionario ad Aversa (novembre 1933) diceva, avendo alle spalle un grande crocefisso di legno: "Il missionario deve essere l'uomo innamorato di Gesù Cristo fino alla follia, l'uomo che non vive che di Gesù Cristo, che non vive se non per Gesù Cristo, che in Gesù Cristo trova la sua ragione di essere, il suo appoggio, la sua felicità. Ora quale è il posto che Gesù occupa nella nostra vita, nei nostri pensieri, nel nostro cuore, nella nostra vita spirituale. Ora la vita spirituale, la via della nostra santificazione si può ridurre ad una grande semplicità se mettiamo Gesù Cristo innanzi a tutto, sopra tutto, in tutto. La santità è carità, è amare Gesù Cristo, ed amare Gesù Cristo non è cosa complicata, ma semplice, spontanea, naturale. Tutta la santità si riduce a tenersi strettamente uniti a Gesù Cristo. Questo è tutto, questo è il soggetto di una meditazione che può durare tutta l'eternità. Beato chi lo capisce e sa così semplificare tutta la sua vita spirituale". O il missionario è trasformato in Gesù Cristo o, semplicemente, non è: "Spirito di Gesù Cristo ci vuole. Questo è il fondamento di tutto. Se questo fa difetto, il missionario non si comprende, non può esistere". Per Padre Manna la missione è la dedizione a Cristo: "A che cosa si riduce la vita dei Missionari? Si riduce ad una totale dedizione di voi stessi a Gesù Cristo; tanto più grandi missionari sarete quanto più intera e totale sarà questa dedizione vostra". Credo che per entrare nel cuore di questa dedizione bisognerebbe riferirsi alla preghiera di P. Charles de Foucauld: Padre mio, io mi abbandono a te. Questa spiritualità cristocentrica è espressa da Padre Manna così: "Voi andate ma non siete voi che andate, è Gesù Cristo che in voi e con voi. Con voi passa Gesù, passa la salute, passa la vita eterna".
Una cattedra per la missione: la Croce Il Cristo al quale si abbandona Padre Manna, è il Cristo Crocefisso, scandalo per i giudei e follia per i gentili. La Croce è la cattedra del missionario, il segreto della sua vita e della sua missione: "il crecefisso ci fece missionari, ed è il Crocefisso ancora che deve nutrire in noi l'amore per le anime. Ogni zelo che non zampilla dal Mistero dal mistero della Croce è effimero". E ancora: "la croce è la cattedra augusta dall'alto della quale Gesù Cristo istruisce il mondo". In un altro appunto di meditazione per i sacerdoti riflettendo sulle sofferenze del Crocefisso, annota, significativamente in maiuscolo: "CATTEDRA MISSIOLOGIA" e spiega: "la croce: prima cattedra di missiologia. Essa ci dice quanto costano, come si amano, come si salvano le anime". Il segreto della missione: la santità Il segreto di ogni successo apostolico è la santità. Padre Manna non ha mai avuto dubbi in merito. Santità è la parola che più ricorre negli scritti di Padre Manna, dalle prime confidenze scritte al suo superiore a Milano nel 1891 fino all'ultimo scritto quasi sul letto di morte, e dice la sua convinzione profonda di non concepire nessuna forma di apostolato senza la santità. Una santità missionaria perché il termine è sempre usato nella prospettiva dell'apostolato. La prima lettera missionaria dal villaggio birmano di Momblò, in Birmania, al suo superiore, dice: "Ecco il luogo di mia dimora assegnatomi dalla Provvidenza. Tra queste selve santificherò me stesso e loro, ecco quello a cui solo debbo attendere, quello che Iddio vuole da me". Disse ai sacerdoti: "per noi la santità è un dovere. Caso di coscienza è trascurare di essere santi. Rinunciare alla santità è come mettersi in statu damnationis. Durissimo giudizio farà il Signore dei sacerdoti di spirito volgare e mediocre". Ancora: "per fermare attorno a noi, attorno a Gesù la società che ormai ci sfugge non c'è che un solo rimedio: che i sacerdoti siano santi. Ogni altro rimedio senza di questo non farà nulla. L'opera delle opere è la santificazione del clero". Una santità che deve santificare: "Solo se i missionari saranno santi potranno santificare gli altri. Bisogna essere santi per santificare.Cinquanta, quaranta anni addietro non si parlava molto di missiologia, ma si aveva familiarità col cilicio e la disciplina".
Ex vite vita.  La vita viene dalla vite, dicevano i romani, nel senso che dall'uva nasceva la vitalità dell'uomo. Per Padre Manna la sorgente vitale della santità è l'eucarestia, dono di amore totale di Gesù all'umanità. Scrive: "La SS. Eucarestia è un dono immenso, il dono più grande che Dio abbia fatto all'uomo, dono sì grande che la nostra mente difficilmente comprende e il nostro cuore piccolo e gretto non arriva ad apprezzare. Abbiamo il paradiso in terra e non lo sappiamo; abbiamo vicino a noi, sotto il nostro tetto, Colui che, solo, fa belli il cielo, fa beati i santi, e non ci pensiamo. Tutto quanto ci occorre per santificarci e salvarci si trova in Gesù realmente, sostanzialmente presente nel SS. Sacramento. Un'ora di adorazione scioglie più difficoltà che molte discussioni. La Messa! Questa sola parola ci ricorda le più pure gioie della nostra vita. L'ora della Messa è la più desiderata della giornata: in quell'ora il santo sacerdote è come in Paradiso. Dire bene la Messa: ecco dove devono mirare i pensieri di ogni buon sacerdote, ecco la prima di tutte le devozioni. Della S. Messa fate il vostro Paradiso: il S. Tabernacolo sia la calamita che vi attiri irresistibilmente. Davanti al S: Tabernacolo passate le ore più belle della vostra esistenza e le più utili per il vostro apostolato: attorno ad esso attirate i vostri neofiti e li farete infallibilmente migliori.Stringiamoci attorno al Cuore Eucaristico di Gesù così avremo raggiunto il fine della nostra vita che è la nostra santificazione, ed il fine della nostra divina vocazione che è la salvezza delle anime che ci sono affidate".
Maria, prima missionaria del Figlio.Padre Manna non ha conosciuto la dolcezza della mamma perché la perse che aveva solo due anni. Si sente come una nostalgia della presenza materna nel suo rapporto con Maria di cui si dichiarava innamorato pazzo. E non sembra senza un preciso motivo che una volta scrisse: "Quando, bambina, perdette la mamma, S. Teresina si gettò ai piedi di una statua della Madonna e la supplicò di essere la madre sua". Non è forzato pensare che Padre Manna parli così anche di sé. Lui sente la nostalgia della mamma, dei suoi baci, delle sue carezze. Questo non è sentimentalismo ma amore forte. Diceva, per esempio, ai giovani missionari in partenza per le missioni: "Vedete il bambino nelle braccia della madre, come si sente sicuro. Quali baci ed abbracci, quale gioia e letizia. Fate che la madre si nasconda, si allontani, ecco lo smarrimento, il pianto. Perché? Perché non si può stare senza la madre!". Il tema della Madonna che guida, accompagna, protegge non lo lascerà mai, soprattutto nei discorsi ai missionari partenti per le missioni. Diceva: "Voi partite e lasciate qui le vostre famiglie; lasciate, molti di voi, un'amatissima madre, un padre, dei fratelli, delle sorelle. Troverete sì, nelle missioni chi terrà per voi il posto del padre, dei fratelli, delle sorelle, ma la madre nelle missioni non c'è; la madre non è sostituibile. Perciò vedete con quanto ardore dovete fin da questo momento rivolgervi alla SS. Vergine e mettere sotto la sua materna protezione la nuova vita in cui state per entrare. E non dubitate della efficacissima, potentissima assistenza di questa divina Madre su di voi. Siate devotissimi della Madonna e dalla sua protezione avrete un aiuto quasi infinito. Dopo Gesù tutto il nostro affetto, devozione, confidenza debbono andare a Maria". La preghiera mariana più efficace per Padre Manna è il Rosario. Anche qui si rilegge la sua vita missionaria in Birmania, il suo rosario itinerante con lui. Diceva ai missionari: "Specialmente nei lunghi viaggi, attraverso piani e monti, nella solenne quiete delle foreste, tenete il vostro spirito raccolto, sgranate il vostro Rosario, seminate preghiere: spunteranno sui vostri passi fiori di grazie".
Come accostarsi alla comprensione di Padre Paolo Manna. Nonostante tutto, la figura, l'opera, la personalità, la spiritualità, l'apporto teologico di Padre Paolo Manna restano ancora in buona parte da scoprire. Con la costituzione nel seminario missionario di Ducenta, dove Padre Manna è sepolto, del Segretariato Padre Paolo Manna il 1 gennaio 1989, si è messa in moto una conoscenza e uno studio di lui con strumenti scientifici più adeguati, sono stati pubblicati e commentati quasi tutti i suoi scritti, ma resta da studiare e approfondire meglio tutto per capire l'influsso che Padre Manna ha avuto non solo nel campo della cooperazione missionaria ma anche in quello della teologia missionaria, anche se nella dimensione del metodo di evangelizzazione. In questo senso due scritti sono significativi: Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione, inedito del 1929 al 1977, e I "fratelli separati" e noi, del 1941. Il primo fu secretato nell'archivio della Congregazione de Propaganda Fide per circa cinquant'anni; il secondo fu guardato con qualche apprensione, mentre nella Chiesa c'era ancora l'eco delle perplessità sui tentativi di contattare i fratelli separati espresse da Pio XI nell'enciclica Mortalium animos del 1929. Di fatto l'Unione Missionaria del Clero francese prendeva le distanze dalle ansie unionistiche di Padre Manna, che vedava tutto solo dal punto di vista dell'evangelizzazione.
Teologia di Padre Manna. Padre Manna non ha un Diario spirituale nel senso classico della parola, ma scrive acute e puntuali annotazioni nel diario delle Messe. Non è un teologo, ma sa studiare in profondità, sa orientarsi e sa orientare. La sua teologia è sul piano del metodo, convinto che una rivoluzione metodologica possa risolvere, o avviare a soluzione i problemi della missione. Non elabora una sua teologia missionaria, anzi resta come spiazzato quando nell'Unione Missionaria del Clero francese emergono le tesi teologiche di Glorieux e di de Lubac su Chiesa salvezza, missioni e salvezza. Scrive allora Il problema missionario e i sacerdoti (1947) in varie edizioni e tradotto in varie lingue. Padre Manna non si pone sul piano dell'elaborazione teologica ma su quello dei frutti e dell'esperienza. Non aveva gli strumenti scientifici per elaborare una sua teologia della missione. Teologicamente era un autodidatta con queste certezze: volontà di Dio - redenzione operata da Cristo - l'apostolato - l'ubbidienza - la preghiera. La sua convinzione ferma: la santità del prete vale più di un concilio.
Hanno detto di lui. "Padre Manna è all'origine e alla guida di tutto il movimento missionario del 900" (P. Drehmans, suo segretario all'Unione Missionaria, missiologo, poi superiore generale degli Oblati di Maria Immacolata). "Il Colombo della nuova cooperazione missionaria" (Angelo Roncalli, beato Giovanni XXIII). "L'espressione più completa di una missione condivisa" (H. de Lubac). "Il travolgente iniziatore di una Chiesa strutturalmente missionaria" (Chappouile, direttore UMdC di Francia). "Non un missionario qualsiasi, uno dei tanti" (cardinale Celso Costantini, Prefetto di Propaganda Fide). Per merito suo il clero della prima metà del 900 ha preso coscienza della sua vocazione missionaria. Ma anche: Un uomo pericoloso, come si diceva in qualche seminario dopo la diffusione di Operarii autem pauci!; "un seccatore! - santo ma seccatore", come si lamentavano a Propaganda Fide quando andò a Roma come Segretario Internazionale dell'Unione Missionaria del Clero; un temerario, come disse mons. Paventi, missiologo e Segretario della Commissione sulle missioni al Concilio Vaticano II, dopo la pubblicazione del libro Le nostre Chiese e la propagazione del Vangelo. Comunque e sempre un missionario scomodo perché attento e fedele soltanto al Vangelo.
Il contesto in cui opera. È un duro ed esaltante quarantennio missionario, tra il Congresso di Berlino (1884) e la fine della prima guerra mondiale. Si avvia a soluzione la svolta extraeuropea della Chiesa; in particolare c'è la consacrazione dei primi vescovi cinesi (Pio XI, 1926) e la fine della questione di riti cinesi (1935 e 1939). La coscienza che il cristianesimo non si identificava più né con l'Europa né con l'Occidente prende sempre più spazio nel campo missionario. La fatica di far entrare i missionari in questa svolta è notevole. Significative le parole del cardinale Celso Costantini, delegato in Cina, poi Profetto de propaganda Fide: "O con la Maximum Illud e contro i missionari, o con questi ma contro la strategia missionaria della Santa Sede". Padre Manna stesso entra progressivamente in questa svolta, aiutato moltissimo dalla visita alle missioni, soprattutto in Cina, dalla Maximum Illud e dal cardinale Celso Costantini. È l'unico italiano che vede tradotti i suoi testi missionari in varie lingue: inglese, fiammingo, spagnolo, portoghese. In questo senso è stato precursore di alcune affermazioni missionarie del Concilio Ecumenico Vaticano II, certamente profeta della nuova stagione missionaria della Chiesa.
Il Seminario Meridionale per le Missioni Estere e Padre Paolo Manna. Un sogno napolitano. I missionari sognano e i loro sogni mai muoiono all'alba. I missionari sono i sognatori del Regno, i poeti della missione perché l'ansia che li spinge è quella di voler vedere presto realizzata la meta della passione che nutre tutta la loro esistenza: la Missione. Allora è propria del sognatore, così inteso, la capacità di essere totalmente concreto, attento a tradurre in storia compiuta l'oggetto del sogno. In questo senso Padre Paolo Manna fu un sognatore, un grande singolare sognatore. A mio parere il suo sogno più bello e più giovanile fu quello di vedere la "sua" Italia Meridionale diventare sorgente di attività e di vocazioni missionarie. Nell'Italia Meridionale, poi, sognare Napoli, la capitale morale, come centro di un risveglio missionario possibile e improcrastinabile. Questo sogno nacque all'inizio del XX secolo nelle foreste fitte e intensamente verdi della Birmania (ora Myanmar) orientale, la sua missione. All'epoca si trovava a Momblò, un villaggio sui monti, e l'attività di evangelizzazione lo assorbiva tutto, fino all'esaurimento delle forze. È lo stesso Padre Manna che racconta questo, anni dopo, in un opuscolo dove parla di sé stesso in terza persona. Scrive: "Gli tornò allora in mente, insistente, un'antica idea". La malattia costringerà Padre Manna a tre ritorni forzati in Italia per recuperare la salute compromessa. Ed è nella seconda forzata sosta in Italia, nel marzo del 1906, quando scende a Napoli per farsi curare dal fratello medico Salvatore, che il sogno birmano-napoletano, cui abbiamo accennato, riceve una prima provocazione. Padre Manna ha nel cuore la sua missione birmana ma rileva anche che il clero napoletano potrebbe aiutare le missioni concretamente. Scrive allora a Milano, al Superiore generale del Seminario Lombardo per le Missioni Estere, di cui è membro: "Il clero napoletano è un clero modello e pio assai e tra essi si potrebbero avere anche buoni missionari. Sarebbe bene che conoscessero la nostra Società". Ricevuto l'assenso, va a parlare con il rettore del seminario maggiore arcivescovile, nel mese di giugno. Riceve solo promesse, vaghe. Se ne torna, abbastanza rimesso in salute, nella sua missione e accantona il sogno napoletano. Purtroppo solo sei mesi più tardi dovrà lasciare di nuovo la Birmania, e questa volta definitivamente. In un momento così difficile per un giovane missionario entusiasta, solo la fede può dare una ragione. In Padre Manna la fede nutriva anche quel sogno che tornava prepotente: far iniziare un seminario missionario, del tipo di quello che i vescovi della Lombardia avevano iniziato nel 1850, che coinvolgesse i vescovi dell'Italia Meridionale. Se a lui era proibito dai medici di andare in missione, poteva preparare altri a farlo. Naturalmente pensava a Napoli come sede di questo sognato seminario missionario. Quello che vorrei far notare è che Padre Manna desidera che la coscienza missionaria diventi tale, ma nella Chiesa universale e nelle Chiese locali. Per lui, alle prime battute ora di un'animazione missionaria che sarà sempre precisa e specifica, quello che è prioritario è che le Chiese prendano coscienza del loro dovere missionario. Agisce rivolgendosi prima ai vescovi, poi al clero e a tutti i battezzati. La missione per questo "missionario fallito", come lui si definisce, non sarà mai un fatto personale del cristiano ma sempre un fatto ecclesiale, un evento di Chiesa. Scrive allora a un vescovo, quello della diocesi di Alife- Caiazzo (Caserta), che anni addietro aveva scritto un volume su fatti missionari, perché si facesse realizzatore del suo sogno. Gli dice anche chiaramente i motivi e le condizioni. Deve essere un seminario missionario per l'Italia Meridionale che sia espressione della sensibilità missionaria dei vescovi, poi dei rettori e dei padri spirituali dei seminari diocesani. Porta l'esempio dell'Istituto delle Missioni Estere di Parigi, del Seminario Lombardo per le Missioni Estere, fondato dai vescovi della Lombardia cinquantasette anni prima, avvertendo che "senza differire in nulla da quello lombardo, (il seminario missionario meridionale) accolga, separatamente e indipendentemente da quello, i giovani sacerdoti e chierici che si sentissero ispirati a dedicarsi alle missioni". La risposta del vescovo, che si chiamava Federico De Martino, è eloquentemente scoraggiante. In compenso è largo di consigli. Scriva Padre Manna ai cardinali arcivescovi di Napoli, Reggio Calabria e Palermo, magari anche all'Arcivescovo di Messina, che è coadiuvato da un santo sacerdote che è Annibale Maria Di Francia (ora Beato). In settembre Padre Manna va a Milano e da lì riprende a sognare il seminario missionario a Napoli scrivendo, in data 14 settembre, festa dell'esaltazione della santa Croce (!) al canonico Giulio Gagliardi, capo del Consiglio centrale della Propagazione della Fede a Napoli. Non riceve risposta. Ritorna a Napoli per cure e si reca a far visita al cardinale Arcivescovo Giuseppe Prisco, che è ammalato. Lo riceve il vicario generale rispondendogli che la proposta di un seminario missionario meridionale "era inadatta alle condizioni dei paesi meridionali, intempestiva poi, essendo attualmente i vescovi intenti alla riforma dei propri seminari". Il 19 settembre, festività di san Gennaro, patrono di Napoli, Padre Manna comincia a celebrare la Messa "pro Seminario Missioni Estere Meridionale". Il sogno è messo nel cuore di Dio! Lì, al posto giusto, il sogno si incammina per altre strade, ma cammina. Padre Manna continua a guardarsi attorno; ricorda il drappello di eroici missionari nella sua Birmania e nota il clero numeroso e spesso ozioso attorno a lui a Napoli e altrove in Italia. Scrive riflessioni appassionate sulla vocazione missionaria. Lancia una proposta da vero sognatore, e che sia così lo si capirà meglio a Concilio Ecumenico Vaticano II compiuto, più di mezzo secolo più tardi. Scrive: "Se ogni Provincia ecclesiastica, in segno di gratitudine verso Cristo per essere stata chiamata alla vera fede a preferenza di altri popoli, si assumesse l'impegno di provvedere di soggetti e di mezzi d'evangelizzazione una qualche Provincia di paese infedele". Lui stesso capisce che la sua proposta sarà presa come sogno, come utopia, e avverte subito: "Utopia! - si dirà. - No, non è utopia la mia proposta". Più avanti motiva con una ecclesiologia di comunione, quella che, sempre nel Concilio Vaticano II, sarà la nota distintiva della ecclesiologia conciliare, la sua proposta: "In questo modo si stabilirebbe un dolce vincolo di carità tra le nostre Chiese e quelle che lo zelo dei nostri missionari, benedetto da Dio, farebbe nascere tra le nazioni?". La prova storica: "E non si fondarono così le prime Chiese?". Il Papa, che è Pio san X, al quale Padre Manna invia copia del volume , gli manda addirittura un autografo. Il missionario intravede la strada per la realizzazione del suo sogno napoletano. Scrive subito al Papa, che riceve la lettera direttamente. Gli chiede "se l'avesse creduto opportuno di scrivere ad alcuni dei più eminenti vescovi della Campania il suo sovrano desiderio che si aprisse in Napoli un Seminario meridionale per le Missioni Estere". In una memoria allegata definisce l'identità della fondazione che: "non deve essere fondazione di una persona particolare, ma opera dell'Episcopato. Sarebbe questo un dono che, lungi dall'impoverirli (i vescovi), otterrebbe alle loro Chiese un centuplicato compenso". Ma il Papa che aveva spedito un autografo senza esserne stato richiesto ora non risponde alla lettera.   La reazione del missionario sognatore. La ricorda lui: "stimando di aver sognato non pensò più per molto tempo al Seminario missionario meridionale". Però annota: "ma quello non era stato un sogno". Il nostro sognatore è uomo di fede purissima. Dopo fallimenti successivi annota: "si dice che il Signore non nega mai una grazia che per farne una più grande". Detto, fatto. Dopo tredici anni in cui si impegnò in tante realizzazioni per la Missione, fondando nel 1916 l'Unione Missionaria del Clero, proprio da questa, attraverso un sacerdote della diocesi di Aversa, membro dell'Unione, il canonico Luigi Grassia, che donava il proprio palazzo marchesale a Ducenta (diocesi di Aversa e provincia di Caserta) per l'erezione di un seminario missionario. La Congregazione di Propaganda Fide, alla quale il vescovo diocesano Settimio Caracciolo aveva rimesso la donazione del palazzo, accettava e iniziava le pratiche per l'apertura del seminario missionario meridionale prendendo contatto con la direzione del Seminario Lombardo per le Missioni Estere. Questa direzione proponeva Padre Manna come superiore. Il 7 novembre 1921 Papa Benedetto XV, il Papa della grande enciclica missionaria Maximum illud, con un breve apostolico fondava di fatto il Seminario Meridionale per le Missioni Estere. Scriveva il Papa: "Era vivissimo desiderio che anche nell'Italia inferiore sorgesse un Istituto Missionario, e per questo ci compiacciamo assai ora della casa di Ducenta, come quella la quale, se Dio vorrà, sarà per suscitare attraverso l'Italia inferiore molti banditori dell'Evangelo. A questa speranza certamente non verrà meno il successo se i vescovi di codeste Regioni, insieme col Clero, in ossequio ai Nostri comandi, non solo fomenteranno le vocazioni missionarie, ma anche esorteranno tutti i buoni ad aiutarle con la preghiera e con i soccorsi materiali. Clero e popolo del Mezzogiorno siano all'altezza dell'odierno risveglio missionario, considerando questo Seminario come cosa non appartenente soltanto alla Diocesi di Aversa ma a tutta l'Italia Meridionale". Il breve era indirizzato a Padre Manna al quale, concludendo, il Papa diceva: "E tu, diletto Figlio, prosegui alacremente a spingere con solerte cura un'opera così salutare". Per uno come Padre Manna non ci voleva che questo! Così il sogno napoletano di Padre Manna si realizzava apparentemente in modo imprevisto ma lui vi leggeva l'intreccio benevolo delle vie della Provvidenza. Quanto al sogno, Padre Manna conclude così: "quel Seminario che nel 1907 si voleva persuadere l'Episcopato meridionale a fondare, veniva al medesimo tanto caldamente raccomandato, anzi affidato, dallo stesso Sommo Pontefice... Questo è confortevole ricordare, perché ci dice che il Seminario, più che per volontà di uomini, è sorto per disposizione di Dio, nel tempo, nel luogo, nei modi di suo divino beneplacito". Nel 1943 il PIME, diventato tale per volere di Pio XI nel 1926, dà vita alla Circoscrizione dell'Italia meridionale e Isole. La sede è nel Seminario Missionario di Ducenta, Padre Manna ne è il primo superiore. Ma Padre Manna non smette di sognare Napoli. Non è nei limiti di questo articolo documentare il fatto. Perché sia possibile un seminario anche a Napoli egli non si dà pace. Scrive: "Il mio pensiero è sempre Napoli. Napoli, me ne faccio sempre meglio persuaso, è un meraviglioso campo di lavoro per noi. Non è stato sfruttato per le Missioni, v'è possibilità più che a Milano". A Napoli il PIME metterà piede nell'anno successivo alla morte di Padre Manna, avvenuta proprio a Napoli il 15 settembre 1952. Era vero ancora una volta: il chicco deve morire perché nasca la spiga. Però è doveroso tirare una conclusione. Tutto ciò che Padre Manna ha sognato e realizzato per una coscienza missionaria nell'Italia Meridionale, attraverso il Seminario Missionario, ancora deve compiersi. In questo inizio di millennio, alla vigilia della beatificazione del grande Missionario, le Chiese locali dell'Italia Meridionale devono farsi carico di una riflessione in merito. Non per niente Giovanni Paolo II, che è venuto a Ducenta, nel Seminario Missionario, a pregare sulla tomba di Padre Manna il 13 dicembre 1990, ha detto il 4 maggio scorso: "Paolo Manna costituisce un fulgido esempio di audacia apostolica, indicando inedite possibilità e nuove ardite frontiere per la missione". Sapranno, e vorranno, le Chiese locali dell'Italia Meridionale, con a capo Napoli, realizzare la missione con queste inedite possibilità e camminare su nuove ardite frontiere? Sarebbe il modo più vero di celebrare la beatificazione di Padre Paolo Manna.
La seconda vita missionaria di Padre Paolo Manna. La missione mediatica. Nel diario delle Messe, il 5 febbraio 1909, Padre Manna annota: "esce il primo numero de Le Missioni Cattoliche da me diretto". La pubblicazione della rivista era iniziata a Milano nel 1872 come traduzione de Les Mission Catholiques di Lione, organo della Pia Opera della Propagazione della Fede. Dal 1969 cambia titolo nell'attuale Mondo e Missione. Credo di poter affermare che da sempre Padre Manna era convinto e preoccupato della stampa come mezzo insostituibile di animazione missionaria specifica, capace di formare coscienze missionarie, provocare vocazioni, conoscenze delle realtà missionarie, aiuti economici. Questa passione gli veniva da lontano, da quando, il 12 gennaio 1895, mons.Scurati gli fece tradurre per la prima volta la rivista dal francese. Iniziando la sua missione come direttore precisa: "Questo periodico compie una missione: richiamare ai cattolici il loro dovere di essere apostoli della loro fede, la missione di far conoscere i progressi della fede nel mondo ed i bisogni dell'apostolato". Nel 1909 allega alla rivista come supplemento il suo opuscolo: I fedeli per gli infedeli. A fine anno pubblica L'Almanacco delle Missioni. Così mese per mese, anno per anno, di novità in novità. Promuove, tramite la rivista, l'Opera della Propagazione della Fede e della Santa Infanzia. Rende la rivista aperta alla collaborazione di tutti i missionari, a qualsiasi Istituto appartenessero. Lega i lettori alla rivista con corrispondenze dirette . Diffonde subito la rivista tra i parroci. Il numero di aprile esce con 37 mila copie in più ed è per i sacerdoti!   Propaganda Missionaria. Il 30 gennaio 1914 Padre Manna annuncia su Le Missioni Cattoliche la prossima pubblicazione di un foglio missionario, formato grande. Lo scopo di questa muova pubblicazione: "perché il regno di Dio si diffonda presto fra tutte le anime" e perché il foglio sia "per i lettori cristiani una sorgente di grande edificazione e consolazione". Nasce così, nel 1915, Propaganda Missionaria, successivamente Missionari del PIME. Obiettivo: far entrare in tutte le famiglie il mondo missionario con un ordine: "tutti propagandisti". Primo numero centomila copie!
Italia Missionaria. Su Propaganda c'era una pagina dedicata ai giovani, che si rivelò molto fortunata. Allora Padre Manna vagheggiò una rivista tutta per loro. Superò difficoltà non piccole e le diede il titolo di Italia Missionaria. La rivista ha fatto sognare missionario intere generazioni di giovani e tantissime vocazioni sono nate da quelle pagine, soprattutto dalle Lettere dello Zio Missionario, dove Padre Manna trasmetteva ai giovani la sua incontenibile passione missionaria. Padre Manna amò sempre questa rivista come un papà la sua creatura più piccola. Dalla rivista nacque l'associazione degli Amici del PIME.
Venga il Tuo Regno. Nel maggio 1945, quando la guerra divise in due l'Italia, Padre Manna fondò a Ducenta Venga il tuo Regno. Inizialmente era una lettera personale del Superiore della Circoscrizione Meridionale del PIME a tutti gli amici del Seminario Missionario. Erano pagine piene di fede. Poi la lettera divenne rivista. Padre Manna un giorno disse ai suoi "apostolini" a Ducenta: "Cercate di diventare santi, e basta; tutte le altre cose servono a nulla. Di qui il titolo del nostro giornaletto Venga il Tuo Regno. Sì, lavoriamo per l'avvento del suo regno e non ci preoccupiamo d'altro".
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