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Bangladesh, accanto ai poveri, con semplicità. La testimonianza di padre Franco

Vi scrivo da Mirpur, dove sono  assistente in parrocchia dal gennaio scorso. Mirpur è un immenso quartiere popolare di Dhaka, pullulante di palazzoni, baracche, banche lussuose e immondi vicoli dove si scaricano e selezionano gli scarti della città. Qui il fondamentalismo cerca proseliti, e qui campeggia l’amatissimo stadio di cricket, gloria del Bangladesh. Pochissimi i cristiani, dispersi in una marea di persone; ma cercare con loro come essere fedeli al Vangelo in queste circostanze è stimolante e bello. Vivo con il parroco, p. Quirico Martinelli, e una dozzina di studenti di college. Condividendo tempo, lavoro, preghiera, servizi, ed esperienze cerchiamo di aiutarli a trovare la strada migliore per loro, e qualcuno si orienta alla vita missionaria con il Pime. Sono contento di essere “approdato” in questa comunità, e di poter continuare anche altre attività che già avevo, alcune lontano da Dhaka.

A Rajshahi seguo la comunità “Snehanir” con oltre 40 ospiti, per lo più disabili. L’anno scorso abbiamo accettato 16 bimbi e bimbe con gravi problemi di vista e udito. Visitati da specialisti e  curati, ora tre di loro ci vedono bene, e tutti stanno meglio. E’ bastato poco: un’operazione non complessa, medicine, cibo migliore. Un bel grazie alla scienza, ricordando però le persone che hanno “scovato” questi bimbi in remoti villaggi, altre che li hanno accolti, amati, e che possono prendersene cura perché altre persone, da lontano, contribuiscono alle spese necessarie, permettendo il “miracolo” della loro vita nuova.

Qualche cenno alla vita di Snehanir. Il gruppetto delle bambine piccole, sui12-13, anni incontra qualche difficoltà, perché si stanno evidenziando non pochi problemi di apprendimento. Pensiamo che le sofferenze vissute, e l’alimentazione molto povera della loro prima infanzia siano alla base di questi problemi. Purtroppo non abbiamo competenze e strumenti adeguati alla situazione. Facciamo del nostro meglio per accompagnarle, incoraggiarle, offrire supporto.

Ci ha dato invece molta soddisfazione il fatto che per alcuni nuovi arrivati, non vedenti o ipovedenti, le visite specialistiche hanno aperto prospettive insperate: alcuni sono migliorati molto, e addirittura, due completamente non vedenti, dopo un’operazione vedono e possono muoversi normalmente! Chissà quante disabilità, in Bangladesh, sarebbero facilmente rimediabili se ci fossero specialisti e mezzi!

Altro motivo di gioia e di fiducia per il futuro: alcuni dei nostri ragazzi e ragazze hanno preso la porta di uscita... non per andarsene arrabbiati, o mandati via, ma perché la “missione” di Snehanir è compiuta, ed è arrivato per loro il momento di organizzare la pro-pria vita: Christopher insegna, Jonaton lavora i campi, Priscilla si sta diplomando infermiera, Pauline si sposa, Shikha ha completato il Master e si metterà al lavoro...

Per il momento non possiamo però accogliere altri: recentemente gli arrivi sono stati numerosi, con disabilità nuove, e dobbiamo “assorbire” bene queste novità; inoltre, a fine 2017 si conclude un progetto della Caritas locale, che dall’anno scorso ci aiuta per non vedenti e non udenti. Chiuso il progetto, non intendiamo certo troncare la preparazione dei ragazzi e mandarli a casa; dobbiamo perciò cercare risorse che ci permettano di tenerli con noi. Ai primi segni che le cose si mettono bene... saremo ben contenti di ricevere altri piccoli amici e gustare la loro presenza.

Stiamo, infine, per avviare un piccolo servizio di fisioterapia per poveri del quartiere. Lo faremo sotto una nostra veranda in giardino, e se ne assume la responsabilità fratel Joseph Aind, un missionario laico bengalese, del Pime, che ha lavorato per alcuni anni in Costa d’Avorio e ora è assegnato alla scuola tecnica che l’Istituto ha a Rajshahi. Nel tempo libero rispolvera il suo diploma in fisioterapia per rendersi utile a chi ne ha bisogno.

A Bandarban, nel sud-est, seguo l’ostello dei Marma, fondato e guidato da Mong Yeo. In questi mesi, durante la stagione delle piogge, sono state messe a dimora ben 4475 piante da frutta (manghi, litchi, betel e altri). Speriamo che, con questi, e con gli alberi di gomma piantati in precedenza, l’ostello ricaverà il necessario per diventare autosufficiente. Ragazzi e ragazze crescono, studiano, e lavorano con impegno, molto consapevoli che è in gioco  il futuro loro e della popolazione Marma.

Infine. Dino e Rotna, una coppia di maestri, ha adottato una ventina di ragazzine orfane, e prosegue la sua attività in una baraccopoli di Dhaka, gestendo una scuoletta per 150 bambine poverissime. Come “esca” per farle partecipare alle lezioni, offrono loro il pranzo, liberandole dalla necessità di elemosinare, rubacchiare, raccogliere spazzatura per procurarsi qualcosa da mangiare. Ultimamente, l’iniziativa aveva trovato il sostegno di vari stranieri residenti in città, e procedeva a gonfie vele . Purtroppo la strage terroristica del primo luglio scorso, in cui sono morti anche dieci italiani, ha diffuso la paura. Molti hanno rimandato le famiglie in patria, o in luoghi più sicuri, e le file dei sostenitori si sono molto assottigliate. Noi continuiamo il nostro modesto supporto sperando che ce la facciano, come già accaduto in altri periodi difficili. 

Mirpur, grande festa per i 25 anni di fondazione della parrocchia

La parrocchia di Mirpur, gestita dai missionari del Pime, si trova nella periferia caotica dell’immensa Dhaka, capitale del Bangladesh, una delle principali megalopoli d’Asia. Il 4 maggio scorso vi è stata celebrata la festa patronale in onore di “Maria Regina degli Apostoli”. Una grande festa, che ha visto la presenza del cardinale Patrick D’Rozario, primo porporato del Bangladesh, e di tanta gente, unita nel ringraziare il Signore perché in questi 25 anni - dalla posa della prima pietra della chiesa a oggi - ha fatto crescere la comunità. Durante la cerimonia 15 coppie di sposi hanno festeggiato gli anniversari di matrimonio, rinnovando le promesse nuziali e chiesto al Signore nuove grazie e benedizioni per le loro famiglie, scambiandosi collane di fiori in segno di amore.

Commenta il parroco, padre Quirico Martinelli: «Tanti missionari e suore del Pime e diverse suore Luigine, in questi 25 anni, hanno lavorato, dissodato e seminato questo terreno tante volte così difficile e duro, con tanta generosità e tanta fede. Ma è stato il Signore che ha fatto crescere questa comunità, unendo tanti figli di Dio dispersi e sconosciuti gli uni dagli altri, venuti qui da tante parti del Bangladesh in cerca di lavoro e di futuro».

Quella di Mirpur è una comunità piena di giovani, come lo è tutto il Bangladesh, giovani che fanno fatica a trovare una strada, in un Paese fortemente popolato e specialmente in una realtà come Mirpur, alla periferia della grande capitale (15 milioni di abitanti), dove il traffico è frenetico, senza sosta e senza pace: giovani perennemente alla ricerca di un lavoro e di un futuro difficili da immaginare, dove anche i legami familiari sono sempre più fragili. Eppure questi giovani non mancano di gioia e di speranza, nell’affrontare le fatiche della vita.

«Il pranzo comunitario, al quale hanno preso parte oltre 750 persone, ha concluso la festa, a ricordarci che se stiamo uniti e cerchiamo di volerci bene e di aiutarci gli uni gli altri, il Signore è in mezzo a noi e allora Lui può fare la differenza, se con 5 pani e due pesci ha sfamato e dato una speranza a tanta gente del suo tempo», commenta padre Quirico.

La cerimonia di quest’anno è stata particolarmente suggestiva ed emozionante perché alla fine del 2018 il Pime lascerà la Parrocchia di Mirpur al clero locale, consegnandola alla Diocesi. «Lo scopo del Pime, infatti, come Istituto missionario – sottolinea padre Martinelli - è proprio quello di andare dove Gesù’ non è conosciuto, e fondare la Chiesa. La Parrocchia di Mirpur è ora una bella Parrocchia, matura e ben fondata, ed è arrivato il tempo per noi di affidarla alla cura della Diocesi e di andare in nuovi luoghi e nuovi posti di lavoro. Noi siamo sicuri che i parrocchiani di Mirpur sono pronti a collaborare con il clero diocesano: noi crediamo e preghiamo affinché il loro apostolato permetterà a questa comunità di progredire nell’unità e nella santità, come veri testimoni di Gesù».

Il cardinale D’Rozario, all’inizio della Messa, ha avuto parole commosse di ringraziamento per i missionari del Pime che hanno lavorato a Mirpur con grande generosità e dedizione e ha incoraggiato i cristiani di Mirpur a proseguire sulla stessa strada, per essere sempre più testimoni dell’amore del Signore in mezzo alla gente.