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Camerun: la nostra lotta contro l’odio, sotto la minaccia di Boko Haram

 

 Pubblichiamo alcuni brani della lettera di Natale di fratel Fabio Mussi che opera nel Nord del Carmerun, una zona particolarmente travagliata, a causa della presenza delle milizie di Boko Haram, gli estremisti islamici provenienti della vicina Nigeria. È una forte testimonianza di coraggio e dedizione, a servizio degli utilimi, nonostante il contesto difficile.

 

Carissimi amici, vogliamo inviarvi i nostri migliori auguri di pace e serenità, anche se il contesto in cui viviamo attualmente non ci aiuta a vedere la situazione con occhi sereni, pieni di prospettive di speranza e di pace.

D’altra parte, le notizie che ci arrivano dall’Europa non sono molto diverse, ed esprimono la preoccupazione per una serenità che si è dissolta a causa dell’insicurezza dovuta, come da noi, agli attentati degli ultimi tempi. Tuttavia non vogliamo perdere la speranza che il Natale ci offre: l’umanità può ancora rinascere con il messaggio portato da un bambino che ci insegna il cammino dell’amore, e non dell’odio. Solo che ci stiamo accorgendo come non sia facile applicarlo quando siamo colpiti direttamente dalle azioni terroristiche. Noi ci stiamo provando, pur con qualche difficoltà…

A questo proposito vorremmo già confermarvi che, nonostante l’insicurezza dovuta agli attacchi terroristici  degli islamisti chiamati Boko Haram, tutte le nostre scuole stanno continuando a funzionare a pieno ritmo, sotto il controllo  delle forze dell’ordine per evitare qualche azione terroristica. Infatti, in questo ultimo mese, sono aumentati gli attacchi suicidi perpetrati da bambine ed adolescenti che sono inviate a farsi saltare in aria con cinture esplosive. Cercano luoghi di affollamento, tra cui le scuole, per creare il massimo del panico e di disastri. Per fortuna alcuni recenti tentativi nelle scuole sono stati sventati, ma altri, realizzati nei mercati o vicino a luoghi di culto, hanno provocato morti e feriti in numero elevato. Nonostante questa situazione di emergenza, i bambini continuano a frequentare  le lezioni e noi abbiamo fatto ancora un passo avanti per assicurare una formazione di qualità.

Oltre ad aver distribuito altri libri di testo nelle classi  corrispondenti alla 4ª e 5ª elementare per rinforzare le conoscenze in matematica e inglese, abbiamo anche fornito 12 scuole di 40 computer portatili in modo da assicurare l’insegnamento dell’informatica prevista dai programmi del Ministero dell’Educazione di base. Dato che molte scuole sono collocate in ambienti privi di energia elettrica, abbiamo fornito anche delle “valigie solari” che, attraverso un pannello solare e una valigia contenente un trasformatore ed altri elementi elettronici, permettono di erogare l’energia necessaria al funzionamento dei computer portatili.

Forse questa scelta può sembrarvi un paradosso, ma dovete inquadrarla negli obiettivi educativi che sono stati fissati per permettere ai bambini africani di non restare indietro nelle conoscenze  tecnologiche, rispetto ai loro coetanei europei, asiatici ed americani. Quello che possiamo notare è che i bambini, pur vivendo in un ambiente molto povero, sono molto interessati ed apprendono rapidamente. In ogni caso, potete considerare queste attrezzature come dei regali di Natale per questi bambini che non riceveranno altri doni.

Nel mese di novembre ci siamo offerti anche un altro regalo per il Natale 2015. Infatti abbiamo deciso di dare l’avvio ad un nuovo settore per sostenere le persone “diversamente abili” che qui sono veramente tante. Prima d’ora siamo sempre intervenuti per casi speciali, ma valutando l’ampiezza del fenomeno e la quasi assenza di risposta da parte delle Autorità preposte, abbiamo deciso di aprire questo settore. Nei villaggi vi sono famiglie che non sanno come sostenere il figlio o la figlia che, a seguito di malattie tipo meningite, poliomielite, malaria curata male ecc. rimasti paralizzati o affetti da menomazioni fisiche e/o psichiche. Ci sono veramente tantissimi casi.

Vi presentiamo alcuni esempi significativi. C’è un ragazzo, che chiameremo Joseph, di 13 anni che ha contratto la poliomielite a 7 anni  ha perso l‘uso delle gambe e, per questo motivo, non è  più riuscito ad andare a scuola. Si sposta con delle stampelle molto artigianali fatte da papà. Ci ha chiesto la possibilità di riprendere la scuola e poter imparare un mestiere, in modo da non essere più  di peso alla famiglia dove ci sono altri 2 fratelli e 2 sorelle più piccoli di lui. Joseph non vorrebbe che, a causa sua, la famiglia non potesse dare la possibilità ai suoi fratelli e sorelle di andare a scuola, ma vorrebbe piuttosto contribuire a migliorare il livello di vita della famiglia con il suo lavoro.

In un piccolo villaggio vicini a Viri ci hanno segnalato il caso di Marie, una bambina di 12 anni che all’età di 6 anni ha avuto la meningite, quando già andava a scuola ed era molto intelligente e brava. E rimasta ancora più sfortunata ed ha perso l’uso degli arti superiori ed inferiori, e purtroppo anche la parola. Dal suo sguardo capisci che ti chiede aiuto, vorrebbe dirti qualche cosa, ma non può. La famiglia ha cercato, nel limite delle loro possibilità di fare qualche cosa, ma per poter aiutarla dovrebbero portarla in un centro specializzato, e non hanno la possibilità di farlo. Ci vorrebbe un miracolo per risolvere questo caso, ma molto meno per alleviare almeno un po’ le sue sofferenze.

In un’altro villaggio abbiamo incontrato Michel, un bambino di 8 anni, che all’età di 4 anni ha contratto la malaria in modo  molto grave e non curato adeguatamente, che ha provocato come conseguenza una forma di sordità aggravata dalla difficoltà a parlare. Vedendo i suoi amici andare a scuola vorrebbe farlo anche lui. Ha uno sguardo triste, puoi capire la sua sofferenza.... Basterebbe un apparecchio acustico e una scuola specializzata per questi casi, e potrebbe recuperare se non al 100.% ma quanto basta per essere autosufficiente. La soluzione esiste ed è a portata di mano, dato che la Fondazione Betlemme, fondata da padre Danilo Fenaroli del PIME, ha un centro specializzato per questi casi. Stiamo vedendo con la famiglia come risolvere questo caso, ma di casi come questo ne esistono molti altri che non conosciamo ancora

Vi è infine il caso di Amadou, un uomo di circa 50 anni di Kousseri, che praticamente non ha le braccia e gestisce tutto con i piedi. Aziona e guida il suo triciclo con i piedi ed è anche capace di scrivere con i piedi. Vi mostriamo le foto che i nostri animatori hanno fatto per sostenere la sua richiesta. E’ venuto per chiederci un triciclo perchè attualmente il suo è ormai distrutto dal tempo e dal pessimo stato delle strade. Vedendo il suo stato e il suo entusiasmo non ci è stato possibile dire di no. Per questo faremo il possibile per fargli avere una nuova carrozzina prima di Natale

Questi sono solo alcuni casi che abbiamo incontrato, e possiamo assicurarvi che davanti a certe situazioni c’è veramente  da rimanere, senza parole. L’unica cosa è rimboccarci le maniche e iniziare a pensare come contribuire a dare una soluzione e, per quanto possibile, ridare un sorriso e un sollievo a queste persone.

Per tanto che abbiamo non basta mai. Davanti a questi casi così “pietosi”, a volte vorremmo convincerci che sia meglio riflettere e non prendere una decisione, magari aspettare la prossima volta, la prossima occasione. Certo c’è modo e modo, uno è quello di agire in prima persona, l’altro è di rinunciare a qualche cosa e darlo a chi si trova in queste situazioni, oppure di “farsi prossimo” e dare un pò di compagnia alle persone anziane e sole. Il Natale è anche una proposta per aprirci ad uno sguardo nuovo, per rivedere il nostro modo di vita ed aprirci agli altri che passano accanto a noi e spesso non li vediamo.

Vorrei terminare questa lettera con un ringraziamento particolare. Da qualche settimana sono rientrate in Italia Sara e Simonetta, le due Laiche Missionarie dell’ALP (Associazione Laici Missionari) che, rispettivamente da 10 e 7 anni, hanno gestito il lavoro pedagogico nelle scuole e quello di gestione del Sostegno a distanza di molti bambini che voi seguite  e sostenete. Grazie a loro abbiamo potuto avere un quadro aggiornato per ogni singolo bambino, e così abbiamo potuto informarvi regolarmente sul loro andamento scolastico e sulla loro vita in famiglia. Pur avendo lasciato un vuoto di conoscenza ed esperienza, hanno formato delle persone per continuare  a gestire questo servizio, oltre al fatto che altri laici dell’ALP sono in fase di partenza per raggiungerci. Anche a loro il nostro grazie accompagnato dai migliori auguri per il Natale.

Un vecchio saggio diceva che per capire il Natale bisognerebbe essere ciechi e sordi, per poter vedere e sentire solo con il cuore di un bambino che ha bisogno degli altri. È l’augurio che ci facciamo reciprocamente per vivere questo straordinario periodo dell’anno.

Fabio Mussi  e l’Equipe di Yagoua

Fabio Mussiù, Danilo Fenaroli

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