I missionari del PIME in India
Riportiamo un articolo di Lorenzo Zanardini pubblicato dal sito "Vatican Insider nel mondo" il 21 marzo 2016.
Attratti dalla povertà e dalla discriminazione sociale, senza timori tra i paria e i lebbrosi che abitano le periferie delle città e, soprattutto, pronti a sporcarsi le mani con il fango delle miserie umane. È questo da più di 160 anni il mandato dei missionari del Pime in India. «Qui la Chiesa - racconta padre Vijav Kumar Rayarala, superiore regionale del Pime - deve essere sempre più missionaria, non per le conversioni ma per l’umanità sofferente». La presenza cristiana, che si attesta attorno al 2/3%, vuole essere sale e lievito della terra. «Ci sono tanti luoghi - continua il religioso indiano - dove il messaggio dell’amore non è ancora arrivato: in migliaia vivono nelle tenebre dell’ignoranza, quindi il Vangelo dell’amore deve portare alla luce il riflesso dell’amore di Dio. L’impegno della Chiesa in India è questo, non altro». E l’Anno santo può dire qualcosa a una società troppo conflittuale, perché «invita i membri della comunità cristiana a essere più misericordiosi, a testimoniare una Chiesa unita e ad abbattere le barriere delle caste».
La comunità del Pime in India è formata da 25 persone tra preti e missionari laici (compresi due italiani che lavorano lì da quasi 40 anni). Lo Stato dell’Andhra Pradesh è la culla dell’evangelizzazione con ben quattro seminari di formazione. Accanto a queste sono innumerevoli le opere realizzate nel tempo, basti pensare ai due centri per i malati di lebbra, per la cura e la riabilitazione, costruiti nella periferia di Mumbai da padre Carlo Torriani. Padre Antonio Grugni porta avanti, invece, i dispensari per gli ammalati di Aids, per i tubercolotici e per le patologie della pelle nella diocesi di Warangal. Alcuni sono impegnati nella pastorale, altri come padre Orlando si dedicano all’annuncio cristiano nelle zone maoiste dello Stato di Telangana. Il fiore all’occhiello è rappresentato dall’investimento nel campo educativo con quattro scuole tecniche e industriali, in particolare i due missionari laici seguono la scuola industriale a Eluru che, aperta più di 50 anni fa, accoglie i meno abbienti, offrendo anche un ostello per trecento ragazzi». Nonostante le condizioni sfavorevoli, la Chiesa continua a mantenere buoni rapporti con le altre religioni coltivando il dialogo, profondendo un impegno importante nelle scuole (la maggioranza degli alunni non sono cristiani) e nella carità che va oltre la fede di appartenenza. Così partecipare alla celebrazione eucaristica diventa anche un’occasione preziosa per domandare un aiuto e per invocare lo sguardo d’amore di questi missionari che vivono «in mezzo agli ultimi per offrire una vita più umana e più dignitosa a chi è nel bisogno».
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