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Centenario della fondazione della Pontificia Unione Missionaria

Quest'anno ricorre il centenario della Pontificia Unione Missionaria fondata dal beato Padre Paolo Manna del PIME.

Le radici. Le radici per la fondazione dell’Unione Missionaria del Clero, poi Pontificia Unione Missionaria, sono in una riflessione che nel 1908 il Padre Paolo Manna, missionario in Birmania (oggi Myanmar), malato in cura a casa del fratello medico a Bagnoli (Napoli) pensando alla sua missione e guardando le comunità cristiane a casa, si chiedeva: “perché il mondo cristiano deve ignorare l’opera massima della Chiesa? E soprattutto, perché tanta ignoranza del problema e tanto disinteresse dei sacerdoti? Perché la grande opera che Dio si attende dalla sua Chiesa deve essere il cruccio solamente di un pugno d’uomini poveri e dimenticati?

Occorreva una proposta seria per tentare una soluzione. Padre Manna l’aveva già formulata, sempre nel 1908: “sarebbe ottima cosa istituire in ogni diocesi una associazione di zelanti sacerdoti, i quali si proponessero di zelare tutte le opere che tendono a favorire la diffusione del vangelo tra gli infedeli e si offrissero a dare schiarimenti e incoraggiamenti per lo stabilimento delle opere della Propagazione della Fede e della santa Infanzia nelle parrocchie; andassero gratuitamente a predicare nelle loro feste… Favorissero le vocazioni alle missioni, non solo tra i chierici ma anche tra i giovani chiamati allo stato religioso; e soprattutto diffondessero su vasta scala i periodici già esistenti, che trattano di missioni…mettendosi direttamente in relazione con i missionari…”. C’è qui già tutto il programma dell’Opera che sarebbe sorta in seguito». Padre Manna s’accinse a farlo preparando, nei mesi di maggio e giugno 1915, mentre cominciava la prima guerra mondiale, il programma e gli Statuti di quella che sarà l’Unione Missionaria del Clero.

Il 25 febbraio 1916 andò a Parma per parlare con P. Giovanni Bonardi che lo invia a Mons. Guido Maria Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei missionari saveriani, a cui presenterà la sua idea della nuova fondazione.

Il riconoscimento pontificio. Il 27 aprile 1916 Mons. Conforti andò a Roma e fu ricevuto in udienza privata da Papa Benedetto XV che assicura il suo interesse e promette di parlarne lui stesso al prefetto di Propaganda Fide. Alcuni giorni dopo Mons. Conforti scrisse a Padre Manna: “Intuita immediatamente l’importanza del piano», il Papa non si limitò “a benedire le intenzioni e incoraggiare i propositi”, ma volle rendersi conto della progettata Unione e del suo spirito informatore.

È il prefetto di Propaganda Fide Card. Domenico Serafini che dà notizia dell’approvazione pontificia quando scrive il 31 ottobre 1916: “Sua santità nell’udienza del 23 corrente (ottobre 1916) si è degnato di mostrare il suo alto compiacimento per tale opportuna proposta (Unione Missionaria del Clero), diretta a favorire l’opera dell’apostolato che a Lui è sì a cuore, e nutre speranza che possa, con l’aiuto di Dio e il favore dei vescovi, trovare largo consenso nel clero e nei fedeli d’Italia.

Nel gennaio 1917 in Acta Apostolicae Sedis veniva pubblicato il Rescritto di approvazione dell’Unione Missionaria del Clero.

Papa Benedetto XV nell’enciclica missionaria Maximum Illud del 1919, parla dell’Unione da poco fondata e si esprime così: «È necessario che voi, venerabili Fratelli, organizziate in modo del tutto speciale il vostro clero in ordine alle missioni. A questo scopo sappiate che è Nostro desiderio che sia istituita in tutte le diocesi dell’orbe cattolico la pia associazione chiamata Unione Missionaria del Clero…».

Pio XII volle manifestare a Padre Manna il suo apprezzamento per quanto aveva fatto al Segretariato Internazionale dell’Unione Missionaria del Clero con una lettera autografa nella quale, ringraziandolo per il tanto bene fatto alla causa missionaria, definiva l’Unione Missionaria del Clero "la gemma della tua vita sacerdotale".

Sempre Pio XII nel 1956 definì l’Unione “pontificia” assieme alle altre tre Opere Missionarie.

San Giovanni Paolo II sulla tomba del Padre Manna. Giovanni Paolo II il 13 novembre 1990 venne pellegrino sulla tomba di Padre Manna in quello che era stato il Seminario Missionario Meridionale, fondato da lui nel 1921 e frutto del I Congresso Internazionale della Pontificia Unione Missionaria. Dopo un lungo e intenso momento di preghiera, Giovanni Paolo II improvvisava questa riflessione: “Qui siamo davanti alla tomba di un sacerdote che ha dato con la sua vita e la sua opera una espressione specifica di questa missionarietà della Chiesa universale e, in modo particolare, della Chiesa italiana. Per questo tutta la Chiesa, specialmente quella italiana, è diventata debitrice di questo grande sacerdote...Qui non si può arrivare senza entrare di nuovo in queste profondità teologiche, ecclesiologiche che il Concilio ha fatto rivivere nella nostra coscienza... Da questo approfondimento viene anche la preghiera, perché si realizzi sempre più questa missionarietà della Chiesa attraverso le diverse vocazioni missionarie, che sono necessarie e tanto attese nel mondo. Oggi si vede, forse più che mai, che la messe è pronta. E si vede anche che gli operai non sono sufficienti...”

Ancora Giovanni Paolo II, Il 4 novembre 2001, in Piazza San Pietro, proclamò Beato il Padre Paolo Manna.

P. Giuseppe Buono, PIME

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