Skip to main content

Il Bangladesh attende padre Parolari e lui non vede l'ora di tornarci

 

«Sarà pure nato italiano, ma era bangladeshi al cento per cento. E tutti ne sentiamo la mancanza».  Così ha detto, di recente, una cristiana della parrocchia in cui operava padre Piero Parolari, a Dinajpur, nel nord del Bangladesh, dando voce a un sentire comune, ben documentato dall’articolo uscito il 24 marzo scorso sul principale quotidiano in inglese del Bangladesh, intitolato «I malati di Dinajpur sentono la mancanza del loro medico italiano».

Come i lettori ricorderanno, padre Piero Parolari - 64 anni, membro del Pime – è stato ferito seriamente in un attentato di matrice islamista il 18 novembre scorso, costato al missionario ferite fisiche e psicologiche notevoli. Ora, fortunatamente, padre Piero, che si trova in un luogo tranquillo della Brianza, sta gradualmente recuperando le forze e spera di tornare in Bangladesh nei prossimi mesi. 

Ebbene, se il Bangladesh attende padre Parolari, il diretto interessato prova i medesimi sentimenti. Lo ha fatto capire venerdì sera, prendendo la parola (per la prima volta in pubblico dopo l’attentato) durante una veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri a Lecco, sua città di origine.  

Del resto, appena arrivato in Italia, per essere ricoverato al Bambin Gesù di Roma, aveva detto al suo confratello Francesco Rapacioli, anch’egli missionario e medico, ora rettore del Seminario teologico di Monza: «Sia chiaro che, quando mi riprendo, in Bangladesh ci ritorno». Padre Rapacioli, durante la veglia a Lecco, ha spiegato quest’affermazione a prima vista temeraria. «Leggendo le situazioni con l’occhio del missionario, il giudizio cambia. Perché dove c’è terrorismo islamico, le prime vittime sono proprio le persone che appartengono a quella fede, che viene estremizzata. Costoro non possono andarsene: allora diventa importante che noi, che ne avremmo la possibilità, rimaniamo. Per continuare a testimoniare il Vangelo». 

Padre Piero è perfettamente cosciente del pericolo: in Bangladesh si susseguono gli omicidi di blogger critici verso la deriva fondamentalista del Paese(pochi giorni fa si è verificato l’ultimo della serie). Inoltre, i suoi confratelli, nel nord del Paese, continuano a girare scortati. E tuttavia egli non nasconde il sogno di un ritorno in missione (che, con ogni probabilità, non sarà imminente) perché – ha spiegato - «la relazione che abbiamo costruito in questi anni con le persone povere è così bella e ricca che è come se appartenessero alla mia famiglia».  

Parlando dell’attentato (un proiettile sparato da vicino gli è passato attraverso il collo, senza toccare, miracolosamente, alcun organo vitale), padre Piero ha detto: «Mi è stata ridonata la vita. Attraverso questo incidente cresce in me la consapevolezza di essere ancora di più gratuitamente amato da Dio».E ha aggiunto, facendo riferimento a tutti coloro che lo hanno seguito dopo l’attentato: «Tante persone che si sono prese cura di me; ricordandole – ha continuato padre Piero nel suo racconto - mi è nata dentro tanta gratitudine immensa». E ha concluso: «Tutto mi è stato donato: vita, fede, la mia famiglia molto unita, l’essere medico e missionario; anche i tanti ammalati poveri che ho incontrato in Bangladesh sono stati per me un dono». 

Su fronte delle indagini, il capo della sezione investigativa della polizia di Dinajpur afferma che sei persone sono state arrestate in connessione con il crimine, appartenenti a due diversi movimenti estremisti. L’inchiesta, tuttavia, non è conclusa e si cerca di raccogliere ulteriori elementi.  

Piero Parolari, Dinajpur

  • Creato il .