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Il frutto del Giubileo a Saitama? "Una spinta rinnovata alla missione"

Sul notiziario della comunità Pime del Giappone padre Marco Villa ha ricapitolato gli eventi dell’Anno della misericordia nella diocesi di Saitama. Conclude il suo racconto con un interessante aneddoto che riproponiamo per i lettori del sito.

Tutti qui a Saitama speriamo che il frutto di questo anno giubilare sia la nomina del nuovo vescovo titolare per la diocesi, ma nell'attesa che ciò avvenga già mi sembra di intravederne un altro. Durante l'anno giubilare, l’arcivescovo Takeo Okada (a capo della diocesi di Tokyo e dal luglio 2013 amministratore apostolico di Saitama - ndr), cheormai da 4 anni abbondanti ogni venerdì viene a Urawa e si prende cura anche della necessità della nostra diocesi, ha voluto istituire una commissione che collabori con lui nella sua responsabilità pastorale. Composta da almeno un rappresentante dei vari organismi che operano a livello diocesano, ha come scopo principale quello di coordinare la pastorale diocesana e incrementare la formazione del laicato.

Dopo aver interpellato tutti i preti e le suore che lavorano nel territorio della diocesi a proposito delle urgenze pastorali a cui rispondere al termine di questo anno giubilare, il vescovo ha spiazzato un po' tutti. Ci si aspettava di doversi impegnare di più nella formazione dei catechisti, nella sensibilizzazione al tema dell'ambiente dopo la pubblicazione in giapponese dell’enciclica di papa Francesco “Laudato si'”, nella formazione di nuovi ministri della Parola e dell'Eucaristia. Ci si era perfino già mossi a riguardo formulando un itinerario di incontri di formazione. Ed invece il vescovo risolutamente ci ha detto più o meno così: "C’è un sacco di gente che cerca Dio, ma è frenata da dubbi e dal timore di avvicinarsi alle nostre chiese. Andiamo da loro! Aiutiamo i nostri cristiani perché sappiano accogliere e ascoltare i dubbi della gente del nostro tempo, che sappiano dire a partire dal loro vissuto cosa significhi vivere da risorti, fare esperienza di Dio”.

A me è suonato come un chiaro invito, anzi un ordine ad essere missionari e a essere formatori di comunità missionarie. Insieme con un altro prete, due suore (e nel futuro con l'aiuto di qualche laico), stiamo pensando un programma al riguardo, cercando di mettere a fuoco per ora quali siano i “dubbi su Dio e sulla Chiesa” che la gente intorno a noi ha, ma che non sa risolvere da sé. Davvero Gesù è esistito? Davvero ha fatto dei miracoli? Davvero è risorto? Entrare nella chiesa significa perdere la libertà? Come far combaciare la vita cristiani con i mille impegni che già si hanno? Se Dio è buono, perché c’è tanta sofferenza?...

A marzo, con l’avvio della quaresima, proveremo a partire con un programma di almeno 10 incontri. Dio ha davvero rivolto a noi il suo volto misericordioso e ci apre alla missione.

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