Inaugurata a Gaeta la mostra su Charles De Foucauld

Anche i missionari del Pime residenti a Gaeta hanno ricordato lo scorso 4 dicembre il beato Charles De Foucauld, nel centenario del martirio avvenuto il 1° dicembre 1916. Per la ricorrenza è stata inaugurata la particolare mostra, realizzata nella diocesi algerina Laghouat-Ghardaïa. In questa diocesi si trova Tamanrasset, ultima tappa di fr. Charles, vissuto nel tuareg fino alla sua morte cruenta, perpetrata da un gruppo di predoni.
Ha inaugurato l’esposizione, che resterà aperta nella sala posta all’ingresso del Santuario, la piccola Sorella Geneviève Josèphe de Gesù, francese, che vive in una modesta roulotte tra i giostrai di Ostia. La religiosa, col sorriso stampato sul volto, ha ricordato che a diciotto anni conobbe la vita di De Foucauld e si sentì attratta dalla sua figura per due motivi: “Il suo innamoramento di Gesù e l’innamoramento della gente”. Entrò in una fraternità che si trovava in Austria. Tra l’altro è stata in Argentina e ha visitato diverse convivenze presenti in Africa. Oggi, si dice felice dei suoi 50 anni di vita religiosa, trascorsi stando vicino agli ultimi che lei chiama amici.
I presenti all’apertura della mostra hanno ammirato i tredici pannelli, tradotti in italiano dalla dottoressa Graziella Rapacioli, che raccontano la vita del beato Charles, gli anni trascorsi in Algeria, l’opera di geografo e linguista, il suo impegno per la giustizia.
Mons. Claude Rault, vescovo di Laghouat-Ghardaïa, ha scritto sul Beato che amava definirsi “fratello universale”: “L’ultima foto che abbiamo di lui, non porta nessun segno religioso e credo che sia la pagina più bella e viva del Vangelo, perché la sua croce la porta dentro: il suo sorriso, il suo viso, sono quelli di un uomo che guarda l’altro con gentilezza e con molta simpatia e gratitudine”.
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