Missionarie dell’Immacolata: 80 anni di vita per il Signore e la missione

Le Missionarie dell’Immacolata (suore del Pime) hanno celebrato ieri, 8 dicembre, l’ottantesimo anniversario di fondazione dell’istituto, nato per iniziativa delle fondatrici Giuseppina Dones e Giuseppina Rodolfi, insieme a padre Paolo Manna (ispiratore del Carisma) e a Mons. Lorenzo Balconi, cofondatore. Nella stessa occasione sono stati ricordati gli anniversari di professione religiosa di 60 anni vita religiosa di Suor Ausilia Radaelli, di 50 anni di Madre Rosilla Velamparambil, Superiora Generale, e di Suor Fabiana Valenti, e 25 anni di Suor Antonella Tovaglieri, Vicaria Generale.
Oggi sono 915 le Missionarie dell’Immacolata, sparse in 10 Paesi in tutti e cinque i continenti. Per la maggior parte sono indiane (650), così come indiana è la superiora generale, suor Rosilla Velamparambil, 68 anni, rieletta per il secondo mandato nel 2012. Le italiane sono 143, le altre provengono da Bangladesh, Brasile, Cina, Camerun, Guinea Bissau, Papua Nuova Guinea.
Nella casa generalizia di Roma, il superiore del Pime, padre Ferruccio Brambillasca ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica che ha costituito il momento più importante della giornata. Con lui altri 9 sacerdoti dell’istituto, a ribadire il forte legame di collaborazione tra le due realtà (i due Consigli Generali si ritrovano almeno volta all'anno).
«Qual è il filo rosso che unisce tutte queste celebrazioni che oggi vogliamo ricordare ?» si è chiesto il Superiore generale del Pime, nell’omelia, additando la risposta nel Vangelo del giorno «nelle bellissime parole dell'Angelo a Maria: "Rallegrati" e nelle bellissime parole dii Maria all'Angelo "Avvenga per me secondo la tua parola".
Gioia e Disponibilità, due parole, due atteggiamenti chiave per Maria e, penso, per tutte le suore dell'Immacolata». Ha poi aggiunto padre Brambillasca: «Maria è stata una donna serena, felice, ed è per questo che è stata anche una donna disponibile alla volontà di Dio. Penso che così sia stato anche per le prime consorelle del vostro Istituto e così lo è anche per voi che oggi fate memoria dell'anniversario della vostra Professione Religiosa. Solo una donna come Maria, serena con Dio e con gli uomini, potrà essere una donna disponibile a compiere la volontà di Dio e non i propri progetti, tentazione di tutti noi, uomini e donne».
Padre Ferruccio ha poi citato un richiamo di Papa Francesco, contenuto nella Lettera apostolica “Misericordia et Misera”, dove si legge:" Ogni uomo gioioso opera bene, pensa bene e disprezza la tristezza... Non lasciamoci portar via dalle varie preoccupazioni e afflizioni.... La gioia deve sempre farci guardare con serenità alla vita quotidiana», commentando: «Belle queste parole di Papa Francesco, un richiamo a tutti noi missionari, che, dopo tanti anni di lavoro e di fatica, come singoli e come Istituto, siamo ancora qui a ricordare degli anniversari che ci riempiono di gioia vera, perché ogni anniversario ci ricorda comunque e più di ogni altra cosa che Dio ci vuol ben e ama la nostra missione fino agli estremi confini della terra».
«La seconda parola-chiave che Maria insegna – ha continuato padre Brambillasca – è “disponibilità”. Per noi missionari, disponibilità a chi, a cosa?». Per rispondere ha citato un passaggio dell'intervista che la Superiore generale, suor Rosilla, ha rilasciato a Mondo e Missione, così si esprime parlando del carisma missionario del proprio Istituto: "Apertura ai bisogni urgenti dell'evangelizzazione, distacco che ogni partenza comporta e capacità di lasciare le posizioni precedentemente acquisite per essere là dove lo Spirito chiama”».
La disponibilità del missionario- ha concluso padre Ferruccio - «è innanzitutto la disponibilità a riconoscere i segni dei tempi che sempre cambiano ; la disponibilità a partire o anche a rimanere, se ciò è un servizio all'Istituto che si trova sempre in stato di missione ; infine, è la disponibilità a lasciare ciò che magari, senza una vera e attuale ragione, non vogliamo lasciare. La missione, l'anniversario di Fondazione di un Istituto missionario, l'anniversario di una professione religiosa, ci ricordano, nonostante tutto, i gesti di disponibilità ' di tanti uomini e donne a servizio della missione. Se non ci fossero stati questi gesti concreti di disponibilità verso il Signore e verso l'Istituto, oggi non saremmo qui a celebrare questi eventi con gioia e gratitudine».
La festa è stata allietata dalla consegna di doni alle quattro giubilanti, da canti e danze meravigliose. Il tutto condito anche col gusto di cibi e bevande prelibati e con la gioia di ritrovare e stare ancora un po’ insieme con persone che hanno condiviso la vita missionaria.
Bello il canto finale:
“Apri come il pellicano le tue ali all’infinito. /Come in croce nell’abbraccio che s’allarga sul creato.
Lascia come il pellicano che il tuo cuore sia squarciato. / Nella sua la tua ferita sia sorgente della vita”.
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In un’intervista di Emanuela Citterio sul numero di dicembre di Mondo e Missione suor Velamparambil racconta le sfide di oggi per la sua congregazione, a partire dalla scelta di inserire anche l’Italia tra le destinazioni oggi della missione ad gentes. «Nel nostro ultimo capitolo generale del 2012, abbiamo preso la decisione di aprire le destinazioni missionarie anche all’Italia – racconta -, prendendo in considerazione i cambiamenti sociali e religiosi che hanno riguardato questo Paese così come il resto dell’Europa. Da una parte, assistiamo all’aumento della secolarizzazione, con l’invito da parte della Chiesa a una nuova evangelizzazione; dall’altra siamo testimoni di un cambiamento profondo che riguarda l’Europa, con l’immigrazione di masse di persone da altri continenti. Molte di loro provengono da Paesi dove siamo presenti come missionarie. Sentiamo di dover annunciare la Buona novella anche a queste persone, qui in Italia. A partire da questa prospettiva abbiamo già destinato quattro missionarie alla “Provincia Italia”: una sorella bengalese e tre indiane; due stanno già lavorando, una sta studiando la lingua e una partirà fra poco con destinazione Italia».
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