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Celebrazione a Crema per padre Alfredo Cremonesi, martire in Myanmar

 

Celebrazione Cremonesi

 

PADRE ALFREDO CREMONESI: UN AMORE GRANDE, FINO AL MARTIRIO

Santa Messa nella cattedrale di Crema nel 64° anniversario della morte

 

Padre Alfredo Cremonesi veniva ucciso il 7 febbraio 1953 in Birmania: la ricostruzione dei fatti, basata su testimonianze anche oculari, dirà: “in odio alla fede”. In quella terra lontana è stato missionario incessantemente per 28 anni, fino al dono totale della vita. Fino al martirio. Per lui, nato a Ripalta Guerina (provincia di Cremona, diocesi di Crema) il 16 maggio 1902, è in corso la Causa di beatificazione.

La sera di mercoledì 7 febbraio, nel 64° anniversario del martirio, la Chiesa di Crema ha ricordato la figura, la testimonianza e il valore del sacrificio di padre Alfredo. In cattedrale, l’Amministratore diocesano don Maurizio Vailati ha presieduto la santa Messa, affiancato dal parroco guerinese don Elio Costi e da don Giuseppe Pagliari, referente del Comitato che segue l’iter della Causa, e circondato da altri sacerdoti concelebranti. Con loro, gradito ospite, padre Giovanni Musi, già missionario in Guinea-Bissau e oggi Postulatore Generale del PIME, Istituto di cui fa parte padre Cremonesi.

Nella celebrazione, introdotta dal direttore del Centro Missionario Diocesano, Enrico Fantoni, è stato utilizzato il formulario della Messa votiva “per l’evangelizzazione dei popoli”.

“È la prima volta che vengo a Crema e vi dico subito la mia gioia per questa opportunità che mi è offerta di celebrare l’Eucaristia con voi in questa bellissima cattedrale, nella ricorrenza del 64° anniversario del martirio del Servo di Dio Alfredo Cremonesi”: così ha esordito padre Musi, che ha tenuto l’omelia sulla figura e l’opera del missionario cremasco.

Tra la diocesi di Crema e il PIME, ha rilevato padre Musi ricordando i nostri missionari membri dell’Istituto, c’è un legame forte: “Padre Alfredo voi lo sentite ‘vostro’, perché nella vostra diocesi è nato, in seno a una famiglia profondamente cristiana; è qui che ha sentito la vocazione al sacerdozio e ha ricevuto un’ottima formazione fino al secondo anno di Teologia. Anche noi del PIME lo sentiamo ‘nostro’, perché ha scelto il nostro Istituto per realizzare la sua ‘seconda’ vocazione, quella missionaria. Ha completato la sua formazione teologica nel nostro seminario teologico, è diventato membro del PIME col giuramento perpetuo nel 1924; è stato ordinato sacerdote ed è partito per il Myanmar, dove ha lavorato con totale dedizione”.

Inquadrando la figura del missionario guerinese, il Postulatore del PIME ha detto: “Alfredo sentiva fortemente in sé, come l’Apostolo san Paolo, l’urgenza di andare ad annunciare il Vangelo in terre lontane”. Uno zelo confermato in molti dei suoi scritti e dei suoi versi poetici, citati in più passaggi dell’omelia. Parole, ha aggiunto padre Musi, dalle quali “traspare tutto un programma di vita missionaria. Un programma da lui sognato e, quel che più conta, fedelmente attuato durante i 28 anni di lavoro evangelico instancabile in terra birmana: mente vulcanica, intraprendente, sempre in movimento, divorato dalla sete della salvezza delle anime”.

Una generosa opera missionaria, alla quale padre Alfredo ha associato l’ideale del martirio, “considerato come un dono, una grazia, il coronamento di una vita donata. Che coraggio – ha sottolineato padre Musi – ci vuole in questo! Non c’è dubbio che può coltivare il desiderio del martirio solo colui o colei che ha una fede granitica e un amore ardente, appassionato a Cristo. Qualcuno potrebbe dire: ‘ma questo è masochismo!’. Io direi di no. Il missionario prende solo sul serio la parola di Gesù: ‘Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici’. Il discepolo che ama appassionatamente Gesù e il gregge che gli è stato affidato, è disposto anche a versare il sangue, se necessario, per il Vangelo e i fratelli. Come Gesù, padre Alfredo ha amato le sue pecorelle in modo gratuito, incondizionato, totale, fino a dare la vita per loro. Possiamo dire in tutta verità, secondo la famosa espressione di papa Francesco, che il ‘pastore’ Cremonesi aveva l’odore delle pecore”.

Il nostro missionario martire, ha proseguito padre Musi, “ha incarnato la potenza misteriosa del Vangelo che, vissuto, può trasformare la società basata sulla violenza e la sopraffazione in una società umana, giusta, solidale, fraterna. È questa la speranza che padre Alfredo, uomo di dialogo, di pace e di riconciliazione, ha sempre coltivato nel proprio cuore nello svolgimento della sua missione”.

Un altro consiglio evangelico che padre Alfredo ha vissuto con radicalismo impressionante è quello della povertà. “Io vi confesso – ha sottolineato padre Musi – che nei miei trent’anni di vita missionaria in Guinea-Bissau non ho sofferto neppure un terzo degli stenti, delle privazioni e delle tribolazioni di padre Alfredo”.

E allora chi o che cosa gli dava la forza per affrontare uno stile di vita al limite della resistenza umana? “Padre Alfredo, ha risposto ancora padre Musi – era un uomo che coltivava una profonda vita interiore, con un amore ardente all’Eucaristia, alla Parola di Dio, alla Madonna, a santa Teresa del Bambino Gesù. In particolare, attingeva luce e forza nella fedeltà quotidiana alla sua ora di adorazione notturna. Tutto egli superava con la sua fede incrollabile e il suo filiale abbandono nelle mani del Signore e della Madonna”.

Il Postulatore del PIME ha concluso: “Penso che padre Alfredo non abbia mai cambiato idea riguardo a quanto scriveva nel primo anno di missione (1926): ‘Se nascessi mille volte, mille volte tornerei in missione!’”.

Al termine della Messa, don Giuseppe Pagliari ha fatto il punto in merito al procedimento della Causa di beatificazione a Roma, presso la Congregazione delle Cause dei Santi. “Nel 2015 c’è stato il parere favorevole della Commissione storica. Ora siamo in attesa dell’esame della Positio da parte della Commissione Teologica, evento fissato per il gennaio 2018”. Come diocesi, ha rilevato don Pagliari, “chiediamo il riconoscimento del martirio: se questo avverrà, padre Alfredo sarà beato. Pertanto ci impegniamo tutti a pregare, ogni giorno, affinché il Signore conceda questa grazia alla nostra Chiesa e a ognuno di noi: come ha scritto la Postulatrice, dottoressa Francesca Consolini, nelle nostre vicende quotidiane padre Alfredo ci è guida e modello di santità, perché ogni giorno anche noi possiamo dire il nostro sì, fino alla fine”.

Giamba Longari

  

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