Il mio Giovedì santo nel "carcere del Paradiso"

Padre Ferdinand Komenan, missionario del Pime di nazionalità ivoriana, lavora in Messico, nello Stato del Guerrero. Il suo Giovedì santo l’ha passato a visitare dei carcerati particolari, ed è per questo che gli abbiamo chiesto di raccontarcelo.
«Vediamo quanti ne ammazzano questa settimana». Padre Luigi Maggioni, allora parrocco di Cuanacaxtitlán, un villaggio sulle montagne dello Stato del Guerrero, ha ripetuto molte volte questa frase. Ha visto morire in modo violento molte donne, uomini, anziani e giovani. Che dolore celebrare il funerale di una persona assassinata ingiustamente!
Per lungo tempo l’insicurezza, in quella zona, è rimasta alle stelle. I criminali non venivano da lontano, erano gli stessi uomini e giovani del villaggio. Alcuni uccidevano (e uccidono) per soldi: sono i cosidetti “matones” o “mercenarios”. Altri amazzano per gelosia o per litigi familiari, per ereditare un pezzo di terreno. Uccidono anche per stregoneria. Se qualcuno si ammala per un lungo periodo e tarda a guarire, i familiari vanno a consultare l’indovino per sapere chi gli sta lanciando il malocchio (la mentalità popolare ritiene che esista sempre una mano nascosta dietro ogni malattia). Se lo iettatore rivela il nome del nemico oppure offre indizi per intuire chi sia il presunto colpevole, la vittima, mossa dal diritto di legittima difesa, paga un mercenario per eliminare il suo avversario.
Il livello d’insicurezza e di violenza era arrivato a tal punto che alcuni uomini, a partire dal 1995, hanno dovuto prendersi le loro responsabilità, organizzandosi in un movimento di “autodifesa”. Nacque così la Crac-Pc. Alcuni uomini del villaggio imbracciarono le armi per difendersi. L’idea non piacque a tutti all’inizio, ma visto il calo degli omicidi, pian piano anche i più scettici hanno aderito al movimento.
Oggi in 155 villaggi e comunità distribuiti in 22 municipi operano ben duemila uomini della Crac-Pc. Gli ambiti di azione sono tre: sicurezza pubblica, giustizia e rieducazione.
Nel municipio di Ayutla de los libres, dove si trova la nostra parrocchia della Concordia, operano elementi della Crac-Pc e di un’altra organizzazione denominata Upoeg. La parrocchia comprende 32 villaggi, almeno 20 dei quali hanno aderito alla Crac-Pc, mentre altri appartengono alla Upoeg. In un villaggio sono attivi entrambi i due gruppi armati.
In ogni villaggio funziona pure una prigione, dove si rinchiudono i malviventi, fumatori di marijuana o altri piccoli delinquenti. C’è poi un carcere centrale dove vengono condotte le persone con delitti piú gravi alle spalle. Il carcere della Upoeg si trova in un villaggio chiamato Ahuacachahue, e la prigione della Crac-Pc ha sede in una località che - ironia del caso! - ha nome “El paraíso”.
Questo sistema di giustizia comunitaria ha fatto abbassare il tasso di delinquenzia di oltre l’80 per cento. Anni fa assaltavano per un cellulare, per gli spiccioli in tasca agli uomni che tornavano dal mercato. Uomini ben noti, sotto l’effetto dell’alcool o della droga, assaltavano le donne e le violavano senza nessun timore, perché non c’era un potere dissuasivo e coercitivo. In tempo di pioggia, nei punti della strada dove le macchine fanno fatica ad avanzare, scendevano i malviventi dalla montagna per spogliare le povere vittime. Per questo, sono parechi nei nostri villaggi le vedove e gli orfani, vittime della violenza.
Nellle visite ai fedeli di “El paraíso” approffitiamo per visitare i carcerati. Durante queste visite - momenti pieni di emozione – si amministrano confessioni, si tengono celebrazioni eucaristiche o semplici momenti di preghiera. Ormai sono due anni che celebriamo il Giovedì santo nella prigione del “paradiso”. L’anno scorso serpeggiava un clima di diffidenza fra le guardie e noi; ci hanno lasciato celebrare la Messa senza darci il permesso di scattare fotografie. Quest’anno invece, abbiamo potuto documentare l’evento con fotografie. Dopo la Messa della Cena del Signore, durante la quale abbiamo lavato i piedi ai prigionieri, abbiamo cenato insieme per dare un tocco di festività all’evento.
«Fino a che punto è legale una forma di “giustizia comunitaria in un Paese come il Messico?». All’inizio mi sono fatto la stessa domanda. Anche oggi tante autorità civili vedono la cosa con molto sospetto. Ma basta vedere il calo di morti e degli assalti per rendersi conto dell’efficacia di un sistema di giustizia come questo. Del resto, anche la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni , adottatta il 13 settempbre 2007, nel suo articolo 5 dice: «I popoli indigeni hanno il diritto a conservare e rinforzare le proprie istituzioni politiche, giuridiche, economiche, sociali e culturali».
Il lavoro pastorale nella parrocchia della Concordia implica un’attenzione particolare all’aspetto sociale: ai prigionieri, alle vedove e gli orfani. Per loro è attivo anche un ambulatorio medico con farmaci per il primo soccorso e le malattie più diffuse.
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