Skip to main content

Amazonas | Padre Pasqualotto: così il PIME lavora a Manaus

L’esibizione della nazionale azzurra, al suo debutto vittorioso nei Mondiali brasiliani, ha fatto conoscere al vasto pubblico il nome di Manaus. Si tratta di una delle più importanti città dell’immensa Amazzonia, sulle rive del Rio Negro, dove il Pime ha scritto – e sta scrivendo – una bella pagina missionaria. L’istituto, infatti, è presente con i suoi missionari dal 1948 quando Manaus contava solo 200mila abitanti (oggi sono quasi 2 milioni).

Inizialmente il lavoro del PIME era concentrato nella parrocchia Nossa Senhora de Nazaré. Con l’introduzione della “zona franca” nel 1966, la città si è velocemente sviluppata e, in pochi anni, il PIME ha fondato molte comunità, raggruppate in queste parrocchie: Coroado, S.Bento, Santa Clara e Santa Monica. Ci guida alla scoperta del lavoro dell’istituto in quest’area padre Mario Pasqualotto. Trevigiano di origine, classe 1938, ha lavorato 32 anni nella diocesi di Parintins, prima di approdare a Manaus dove ha operato per 15 anni, assumendo anche l’incarico di vescovo ausiliare dal 1999 al 2013. Il suo giudizio sulla situazione attuale è molto duro: «Il Brasile è migliorato economicamente, così come la regione dell'Amazonas. Ma è una crescita di facciata, un benessere solo frutto di molta propaganda a livello nazionale e regionale. In realtà c’è ancora molta povertà.  Da più di un anno il popolo sta maturando democraticamente (e la Chiesa ha un grande merito in questo) chiedendo al governo ospedali e scuole al posto degli stadi».Chiedo a padre Pasqualotto di riavvolgere il nastro della memoria e farci ripercorrere i passi del Pime in quest’area: «I padri Mario Missiato e Maurilio Basilico sono stati il fondatore e il continuatore del Coroado – attacca - ; padre Pietro Vignola il grande apostolo di S. Bento (in suo nome il popolo ha voluto che fosse dedicato un grande centro di convivenza costruito dal Governo); p. Luigi Mandelli, il fondatore di S. Monica prima e, successivamente, di Santa Clara; p. Alfredo Ferronato il fondatore dell’attuale Parrocchia Nossa Senhora di Guadalupe. In totale credo che le chiese e cappelle costruite dai nostri padri a Manaus arrivino a una cinquantina. Abbiamo anche una parrocchia di questa arcidiocesi a 80 km da Manaus: è São Pedro di Rio Preto da Eva, dove, attualmente è parroco p. Robert».Continua padre Mario: «L’attività del PIME è stata soprattutto il lavoro pastorale, ma, nelle parrocchie è sempre stato naturale che i missionari facessero un’animazione missionaria a largo raggio e pure vocazionale, tant’è che abbiamo avuto padri del PIME (e suore dell’Immacolata) nativi di Manaus. In alcuni momenti un padre del PIME ha fatto anche parte del CoMiDi (Commissione missionaria diocesana). In questi ultimi anni, a motivo dell’età avanzata di molti di noi, stiamo consegnando le parrocchie all’arcidiocesi, orientandoci soprattutto all'animazione missionaria. A partire dal gennaio 2015 abbiamo in progetto di dedicare un missionario a lavorare esclusivamente per la diocesi nell’animazione missionaria, come ci ha chiesto il nuovo arcivescovo di Manaus, dom Sergio Eduardo Castriani».La realtà di Manaus presenta aspetti molto problematici: «Un esempio? A Manaus, secondo i dati del governo ci sono circa 750 “abitanti di rua” (senza fissa dimora), ma credo che siano molti di più. Molto grave qui è il problema della violenza (una media di 15-20 morti violente ogni settimana) legata soprattutto al traffico della droga».
Padre Mario ne ha conoscenza diretta, perché da 13 anni lavora con due comunità di tossicodipendenti: una maschile con 130 uomini, una femminile con 15 donne. E gli effetti della violenza li ha sperimentati sulla sua pelle: «Ho vissuto personalmente la vicenda della morte violenta di padre Ruggero Ruvoletto, missionario fidei donum di Padova, nel 2009 – racconta - . Sono stato io a ricevere la prima telefonata dal padre che lavorava con Ruggero. E’ stata un'esperienza fortissima che ancora oggi segna la mia vita. A tutt'oggi non si sanno i moventi e gli autori della tragedia. Credo sia da annoverare in questa violenza direi quasi quotidiana che esiste qui. Continuamente vengono uccise persone a Manaus, ma non si scoprono gli autori. Prima della morte di p. Ruggero abbiamo avuto assalti a sacerdoti, chiese e conventi; un sacerdote fidei donum colombiano era stato derubato, picchiato e lasciato quasi morto. Dopo la morte di p. Ruvoletto la malavita ha lasciato più in pace la Chiesa. Che sia un frutto del suo martirio?». Nonostante l’età avanzata e le precarie condizioni fisiche (è in Italia per una serie di interventi che – scherza – «mi renderanno un uomo bionico»), mantiene l’entusiasmo di un giovane. Parla della sua esperienza brasiliana come di «un’avventura umana, cristiana e missionaria meravigliosa». E conclude: «Ora sono un vescovo emerito felice e in pace e mi dedico a molte attività, non avendo più le responsabilità pastorali di prima: cresime, direzione spirituale nel seminario teologico, confessioni nella cattedrale, assistenza alle due comunità di tossicodipendenti, direzione spirituale e confessioni nella casa del PIME dove abito). Dico a tutti, specialmente ai giovani, che se nascessi di nuovo vorrei essere di nuovo missionario e missionario del PIME».

  • Creato il .