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Bangladesh | Padre Canton, friulano burbero amato dalla gente

Si sono svolti oggi a Lecco, dov’è morto il 29 luglio, i funerali di padre Angelo Canton, missionario del Pime, di 89 anni. Nato il 17 aprile 1925 a S. Martino di Zoppola (diocesi di Concordia-Pordenone), entra nel Pime nel 1946 a Genova proveniente dal seminario di Pordenone.

Emette il giuramento il 4 giugno 1950 ed è ordinato presbitero a Milano il 1° luglio 1951. Dopo alcuni anni in Italia come assistente-insegnante nel seminario del Pime a Treviso, nel 1953 parte per il Bangladesh. Successivamente allo studio dell’inglese a Chittagong, viene destinato ad Andharkota, poi a Mariabad, Borni, Dinajpur, Boldipukur, Bonpara. Per motivi di salute, nel 2010 rientra definitivamente in Italia. Sarà sepolto a Zoppola, suo paese natale.
Offriamo ai lettori un ricordo di padre Angelo a firma del confratello Quirico Martinelli.

Carissimo padre Angelo, noi ti abbiamo sempre chiamato Canton, ma ora che sei tra gli angeli e i Santi, è giusto chiamarti con il tuo nome di Battesimo, Angelo.
Sei arrivato in Bangladesh nel 1953 e allora il paese non ti aveva fatto una buona impressione. Dicesti ad un tuo confratello: “ Non crederai mica che ci stia tutta la vita in un buco come questo ”. Infatti... ci rimanesti ben 57 anni… Anni pieni di lavoro, sacrifici e anche di dolori: “ Mai paura! ” era la tua frase ricorrente. Ricordo che di fronte ai guai e ai fallimenti (e ne hai avuti anche tu, senza farlo sapere troppo in giro…) riprendevi di nuovo come se niente fosse, senza scoraggiamenti e lamenti.          “Mai paura” e forse aggiungevi nel tuo cuore “ Il Signore c’è”. Sei stato il mio primo Parroco. Ero arrivato dall’Italia che avevo 25 anni, tante idee, tanto entusiasmo, ma un giovincello senza esperienza. Mi hai insegnato prima con l’esempio che con le parole (non facevi tanti discorsi) a lavorare sodo per il Signore, senza perder tempo, e ad amare la gente. Gente semplice ed insieme difficile, che tante volte ti faceva arrabbiare: allora gridavi a voce alta, tanto che ti sentivano anche al di là del fiume… e io accorrevo pensando che fosse successo chissà che cosa e invece niente, erano problemi normali, di tutti i giorni. La gente ha, però, un sesto senso per capire che erano parole che venivano dal cuore e ti voleva bene: avrebbe fatto qualunque cosa per te.   Di carattere burbero, di poche parole, ma gran lavoratore, instancabile dal mattino alla sera, non hai mai trascurato la preghiera e il ministero pastorale. Al mattino presto eri già in chiesa, prima che la giornata incominciasse, prima che la gente venisse con i suoi problemi e i suoi dolori, a fare il piano di lavoro con il Signore…
Grazie padre Angelo, per tutto quello che hai fatto qui in Bangladesh, per tutta la fatica, il sudore e le lacrime (queste tenute sempre nascoste) che hai donato a questa gente. Riposa in pace ora e prega per noi il Signore, perché possiamo vivere la nostra vita missionaria con la tua forza e il tuo entusiasmo senza tanti lamenti o scoraggiamenti:  “Mai paura”, il Signore c’è e ora ci sei anche tu a darci una mano.
Grazie padre Angelo!

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