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Italia | Al Centro Pime Milano ciclo di incontri sul gesuita Martino Martini

«Un libro che ha rivoluzionato il modo di affrontare la geografia di un Paese misterioso e lontano». Così un esperto del calibro del professor Riccardo Zandonini, dell’Università di Trento, definisce il “Novus Atlas Sinensis” realizzato dal gesuita trentino Martino Martini:

un volume di 171 pagine di testo in latino, corredato da 17 carte geografiche a colori, che fino all'inizio dell'Ottocento sono state un punto di riferimento fondamentale per la conoscenza della Cina in Occidente.
Il Museo Popoli e culture del Pime di Milano ne custodisce gelosamente una delle poche copie originali. Ed è per questo che sarà proprio il Centro Pime di Milano la cornice dei quattro incontri in programma, a partire dal 9 ottobre, sul grande gesuita nato 400 anni fa, pioniere del dialogo con la scienza e la cultura cinesi. Vissuto tra il 1614 e il 1661, padre Martini è stato un grande uomo di scienza, oltre che un missionario, convinto che la cultura e l'incontro siano la via maestra dell'evangelizzazione. Ecco perché a quattro secoli dalla nascita, la sua figura torna di grande attualità. L'iniziativa in calendario al Pime avviene in collaborazione con il Centro Studi Martino Martini di Trento (che ne promuove la conoscenza) e il Centro di Cultura Italia Asia.
Spiega il professor Riccardo Zandonini, presidente del Centro Studi Martino Martini: «Si tratta di un libro che ha rivoluzionato il modo di affrontare la geografia di un Paese misterioso e lontano: Martini ha dato concretezza, forniva le coordinate. Per noi che abbiamo il Gps oggi sembrano cose scontate, ma allora, in un posto immenso, con una guerra in corso, pensare a un approccio del genere voleva dire avere un'apertura e una visione scientifica».
Di qui, l'occasione per riscoprire più in generale il contributo culturale di altissimo livello offerto da questo missionario: «Faceva parte di quel nucleo di gesuiti che avevano una grande passione per la scienza e vivevano la conoscenza accanto alla missione - continua Zandonini -. Ha steso la prima grammatica cinese per l'Occidente, ha rivoluzionato la cartografia, ha raccontato quasi in presa diretta la guerra che segnò la fine della dinastia Ming e l'inizio di quella dei Ching, provenienti dalla Manciuria. Aveva anche l'ambizione di stendere una storia completa della Cina, ma riuscì a completarne un solo volume».
Un approccio scientifico che è anche una questione di sguardi: «Martini ha offerto una chiave di lettura moderna della Cina - aggiunge il presidente del Centro trentino -. Partendo da una conoscenza geografica, storica e culturale ha dato all'Occidente la possibilità di entrare in contatto con la Cina reale e non solo con una parola magica». Anche per questo l'Italia - e Trento in particolare - hanno iniziato da qualche anno a riscoprire Martini, che in realtà in Cina era già una figura notissima. «Anche a Trento la sua conoscenza era abbastanza limitata - ricorda il professor Zandonini -, fino a quando negli anni Ottanta è stata l'Accademia cinese delle Scienze sociali a chiedere di organizzare un congresso su di lui. Da lì è cominciato uno studio più approfondito».
È stata l'occasione anche per coglierne appieno l'attualità ora che la Cina è tornata protagonista sulla scena del mondo: «Pechino vuole avere un ruolo nel mondo che rispetti le sue radici e la sua cultura - commenta il docente trentino -. Ma per noi in Occidente c'è un rischio: continuare a pensare alla Cina solo come a un grande mercato con cui confrontarsi, senza capire che dietro c'è una visione culturale. Ecco perché l'ottica di rispetto e conoscenza reciproca che Martino Martini promuoveva oggi è tanto importante».
«Non bisogna dimenticarsi che questo gesuita scrisse anche un bellissimo trattato sull'amicizia - conclude Zandonini -; un elemento importante sia a livello personale, sia nei rapporti tra Paesi. Sembra dirci: vai in Cina non pensando che stai facendo il tuo business, ma ricordandoti che vai tra fratelli, in una comunità che ha una sua identità, le sue tradizioni, il suo modo di vedere l'etica e la vita. Anche Martino Martini ha costruito una chiesa che è ancora là, non è che lui o gli altri gesuiti non fossero dei missionari. Però ci sono riusciti solo perché hanno aperto una strada che partiva dal rispetto e dalla conoscenza. Ed è un atteggiamento che ci può dire molto anche sulla Cina di oggi».

 

Ecco il calendario completo dell’iniziativa:

9 ottobre, ore 18.00 - Biblioteca del Pime Martino Martini: dialogo di culture tra Europa e Cina prof. Riccardo Zandonini e prof. Riccardo Scartezzini (Università di Trento - Centro Studi Martino Martini)

18 ottobre, ore 18.00 - Museo Popoli e Culture Gruppo EquiVoci Musicali nella rappresentazione teatrale Il Mandarino di Dio adattamento del testo teatrale di Giuseppe Longo e di musiche dei Gesuiti di Pechino Al termine dello spettacolo aperitivo

23 ottobre, ore 18.00 - Biblioteca del Pime Confucianesimo e Cristianesimo: nuovi valori nella Cina di oggi? prof. Margherita Sportelli (Università di Trento e Centro di Cultura Italia-Asia) p. Fabio Favata (Pime)

6 novembre, ore 18.00 - Museo Popoli e Culture Il Novus Atlas Sinensis: una nuova descrizione del Celeste Impero e del Giappone prof. Michele Castelnovi (Università di Genova - CSMM) prof. Susanna Marino (Università Bicocca - Centro di Cultura Italia-Asia) con proiezioni di immagini del Novus Atlas Sinensis

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