Italia | Veglia di preghiera a 30 anni dall'uccisione di padre Favali
«La vita come dono». Si intitola così la veglia di preghiera e di digiuno che il Centro missionario di Sacchetta di Sustinente (Mantova) ha organizzato per il 10 aprile, vigilia del trentesimo anniversario dell’uccisione, nelle Filippine, di padre Tullio Favali, missionario del Pime originario di quella comunità.
Nel libretto preparato per l’occasione sono riportate testimonianze di collaboratori e amici filippini del missionario. Vi si può leggere, inoltre, un brano toccante, preso da una lettera di padre Peter Geremia, confratello e compagno di missione di Tullio, indirizzata alla mamma e alla sorella del missionario ucciso. Dice così: «Sono il compagno di Tullio e avrei dovuto essere ucciso al suo posto. La sua morte ha risparmiato la mia vita (…) Mi spiace sia morto in quel modo. Mi spiace di non essere riuscito a proteggerlo. Era innocente e semplice e non credeva che potessero agire in quel modo. Era coraggioso e non ha esitato ad affrontare il rischio, come agnello tra i lupi. Tullio ed io avevamo parlato della possibilità che fosse ucciso un prete, commentando che ciò poteva essere una grazia per molti. Era pronto. Forse prima di esalare l’ultimo respiro ha potuto vedere con chiarezza miracolosa la vita che stava donando agli altri. Vivendo insieme, lui ed io, eravamo diventati la stessa persona. Ora sento di dover continuare la sua vita. Vi prego di perdonarmi se sono ancora vivo, mentre il vostro Tullio sarà sepolto tra poco. Perdonateci se non potete vederlo più, abbracciarlo, sentirlo cantare o parlare. Pregate per noi».
Padre Tullio Favali era nato a Sacchetta di Sustinente il 10 dicembre 1946. Entrato in seminario diocesano nel 1957, nel 1970 decise di uscire dal seminario diocesano per verificare meglio la sua vocazione. Nel 1978 sentì il richiamo alla vita missionaria ed entrò nel seminario del Pime a Monza. Ordinato sacerdote il 6 giugno 1981, nella parrocchia di Cristo Re a Monza, chiese di partire subito per le missioni e venne destinato alla Papua Nuova Guinea. Non riuscendo ad ottenere il visto per la Papua a causa di difficoltà politiche, p. Favali venne mandato a Sotto il Monte (Bg) per dedicarsi all’animazione missionaria e poi nelle Filippine.
Dopo un periodo di studio della lingua, il 12 giugno 1984 fece il suo ingresso nella parrocchia di Tulunan (quaranta villaggi nell’isola di Mindanao), nell’estremo sud delle Filippine. Accanto a lui, come parroco, trovò p. Peter Geremia, trevigiano, da molti anni nelle Filippine e molto conosciuto. Il 23 febbraio 1985 divenne parroco di Tulunan al posto di p. Peter ma, dopo soltanto un anno e mezzo di vita in missione, presso il villaggio de La Esperanza di Tulunan, fu brutalmente ucciso da una banda che lo accusava di simpatie comuniste per il solo fatto di prendere le difese dei poveri.
Dopo un periodo di studio della lingua, il 12 giugno 1984 fece il suo ingresso nella parrocchia di Tulunan (quaranta villaggi nell’isola di Mindanao), nell’estremo sud delle Filippine. Accanto a lui, come parroco, trovò p. Peter Geremia, trevigiano, da molti anni nelle Filippine e molto conosciuto. Il 23 febbraio 1985 divenne parroco di Tulunan al posto di p. Peter ma, dopo soltanto un anno e mezzo di vita in missione, presso il villaggio de La Esperanza di Tulunan, fu brutalmente ucciso da una banda che lo accusava di simpatie comuniste per il solo fatto di prendere le difese dei poveri.
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