Italia | Congressino di Ducenta: missione formato famiglia (con un occhio alla Papua)
Il Pime nel Sud Italia porta l’appello alla missione al cuore della famiglia. Il 70° Congressino missionario celebratosi domenica 17 maggio nella comunità di Ducenta (Ce) aveva infatti come tema “La famiglia al centro della Chiesa e del mondo”. Sono stati i giovani coniugi Lina Barra e Antonio Mattera a portare per primi la loro testimonianza di famiglia missionaria in Burkina Faso.
La veglia di preghiera si è svolta il sabato sera nella Cappella dedicata al beato padre Paolo Manna (1872 -1952), settimo superiore generale del Pime, sepolto proprio nel luogo che egli volle come seminario missionario per l’Italia meridionale. Per Lina e Antonio il servizio missionario ha deciso la dimensione umana e spirituale della loro famiglia sobria e gioiosa.
Famiglie e coppie sono anche protagoniste della neonata sezione di Ducenta dell’Associazione laici Pime (Alp). «Sono l’unica studente, gli altri sono giovani adulti e coppie», mi dice Federica Spiteri, che nella scelta della facoltà di Relazioni internazionali già rivela l’orientamento e l’interesse per il futuro.
La vitalità del cammino di Giovani e Missione anche in Campania risulta dal mandato consegnato sempre durante la veglia del sabato sera a quattro ragazzi che spenderanno la prossima estate in India e Bangladesh. Sono stati accompagnati dai giovani missionari del Pime Biplob Mollick, bengalese, e Constant Kouadio, ivoriano, residenti a Ducenta e membri dell’équipe internazionale di animazione missionaria del Pime in Italia.
Una dozzina di missionari del Pime hanno concelebrato l’Eucaristia della festa dell’Ascensione presieduta da padre Giorgio Licini, missionario nelle Filippine e in Papua Nuova Guinea e ora direttore del Centro di cultura e animazione missionaria del Pime a Milano. Padre Giorgio ha fatto precedere la celebrazione da una breve presentazione dell’attivita’ missionaria in Papua e dei progetti di sostegno alla famiglia per i quali i presenti sono stati invitati a collaborare. Lo sforzo del Pime negli ultimi anni infatti si è consolidato attorno a tre obiettivi sulle isole in cui è impegnato nella diocesi di Alotau: formazione delle comunità e dei suoi leader, istruzione di base per tutti i bambini, acqua potabile nei villaggi di Watuluma, Ulutuya, Mapamoiuwa e altri nel prossimo futuro.
Il tempo liturgico dell’Ascensione e della Pentecoste è forse quello che più si addice alla celebrazione di un festival missionario. L’invito alla partenza e all’annuncio è in tutte le letture bibliche proclamate. Ma esso non può concretizzarsi - ha detto in sostanza padre Licini - se la famiglia, la parrocchia o il proprio gruppo di aggregazione ecclesiale non sono uniti e riconciliati e non sono aperti all’accoglienza e all’incontro con vicini e lontani. E il banco di prova di estrema attualità oggi sono i migranti e i rifugiati politici, che sbarcano sulle nostre coste e si incamminano per le nostre strade.
Gli stranieri sono tra i nuovi poveri per i quali il fondatore del Pime monsignor Angelo Ramazzotti (1800-1861) avrebbe sicuramente aperto le porte di casa da prete a Milano, da vescovo a Pavia e da Patriarca a Venezia. Lo ha ricordato padre Giovanni Musi, postulatore generale del Pime, presentandone la figura ai 250 convenuti al Congressino di Ducenta: un uomo che pure ha voluto realizzare tramite l’allora Seminario lombardo per le Missioni estere (1850), divenuto poi il Pontificio istituto missioni estere (1926), «una famiglia di apostoli».
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