De Bortoli (ex direttore del Corriere): il mio ricordo di padre Girardi
«Nella mia vita professionale ho spesso avuto a che fare con straordinari sacerdoti del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere. Conservo ricordi belli. Indelebili. Come le parole e lo sguardo dolce di padre Giacomo Girardi. Sapeva trasmettere a tutti noi che cosa significasse fare il missionario, quale gioia intima scaturisse dalla consapevolezza di fare del bene agli altri. Anche nei luoghi più lontani dove guerra, fame e morte sembravano e sembrano invincibili. La volontà e la fede sono ingredienti essenziali della speranza. Il sentimento che lega i capitoli di questo volume». Chi scrive così è Ferruccio de Bortoli, fino a poche settimane fa direttore del “Corriere della Sera”. Le frasi sono attinte dalla prefazione del noto giornalista a un libro, fresco di stampa per i tipi della Emi, Capo di Buona Speranza. L’Africa che non ti aspetti , a firma di Eyoum Nganguè, giornalista, scrittore e antropologo camerunese. Nel suo testo, il cronista africano ci racconta il continente africano attraverso tantissime vicende, storie, persone, idee e realizzazioni positive, spesso sconosciute ma veramente uniche. Storie che spesso hanno le donne come protagoniste: scrittrici e fumettiste, modelle e attrici, esploratrici e cuoche di notorietà internazionale, imprenditrici e religiose, che raccontano un continente intriso di speranza e capace di futuro.L’Africa non è solo lo stereotipo che purtroppo spesso ci viene trasmesso, terra di guerre, conflitti, malattie e terrorismo. Con la sua vivace penna di cronista, Eyoum Nganguè ci presenta un continente fatto di uomini e donne che costruiscono una società migliore grazie alla propria fantasia, talento e inventiva. L’Africa vanta mille e più «storie di successo e di modernità», come scrive Ferruccio de Bortoli nella sua prefazione.
Un’Africa quindi ben al di là della crisi dell’ebola, dei massacri di Boko Haram e delle recenti ondate migratorie a cui stiamo assistendo, riguardo alle quali Nganguè dichiara: «Una delle cause dell’emigrazione selvaggia verso l’Europa a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è che l’Africa sembra non avere le capacità di rispondere alle aspirazioni dei suoi giovani. È per questo che rischiano la loro vita per partire. È chiaro inoltre che sono solo i più forti e i più determinatiad intraprendere questo pericoloso viaggio, e che sono disposti a tutto pur di riuscirci. A mio parere, se l’Africa crederà in sé stessa e se si cambierà il modo in cui l’Africa viene vista e considerata, gli Africani saranno fieri di loro stessi e si impegneranno nella costruzione di un futuro nel loro continente, non scegliendo più di fuggire alla ricerca disperata di una vita dignitosa». Aggiunge: «I media non ne parlano abbastanza, ma sovente ci dimentichiamo che, malgrado tutte le ondate migratorie, l’Africa rimane il continente dove risiede il maggior numero di africani. È importante anche ricordare che la maggior parte dei profughi e degli sfollati africani vivono in Africa. E che questo massiccio flusso di rifugiati è gestito dagli stessi paesi africani in condizioni molto difficili».E sulle ragioni che l’hanno spinto a scrivere a questo libro, l’Autore commenta: «Ciò che mi interessa è mostrare che gli africani dell’Africa possono dare prova di grande ingegnosità e che sono nelle condizioni di migliorare la loro vita. Malgrado le difficoltà, le ingiustizie, le malattie,gli africani sanno comunque sorridere e conservare la speranza. Il mio libro punta a far emergere questa speranza e a mostrare il volto nascosto dell’Africa che permette ai giovani di questo continente di scommettere su un avvenire radioso per l’Africa».
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