I missionari del Pime dell’Amapá, dell’Amazonas e del Brasile Sud saranno riuniti dal 25 al 29 gennaio a Brasilia per l’Assemblea panbrasiliana, il momento plenario che vede riuniti insieme tutti i padri e i fratelli laici dell’Istituto presenti nelle tre circoscrizioni in cui è suddiviso il Paese nella geografia del Pime.
Sono quindici le diocesi brasiliane in cui i missionari del Pime svolgono il loro ministero: attualmente sono 75 e la loro età media supera i sessant’anni. Proprio in vista dell’Assemblea, il 20 luglio scorso, il superiore generale del Pime padre Ferruccio Brambillasca, insieme ad alcuni missionari, si erano recati in pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile. Di che cosa parleranno i missionari del Pime in questi giorni? Sul numero di gennaio diM ondo e Missionepadre Licini riassume efficacemente le sfide sul tappeto.
L’attività missionaria si trasforma radicalmente nel ventunesimo secolo e i tradizionali istituti missionari come il Pime si adattano. Sarebbe insensato non farlo o mettersi in coda anziché in testa ai cambiamenti. Prendiamo il Brasile, uno dei Paesi a cui l’Istituto ha dato il suo piccolo contributo dal 1946 con circa 260 missionari di cui 75 ancora attivi seppure con un’età media alta. Negli Stati federali meridionali di San Paolo, Paraná, Santa Caterina e Mato Grosso l’impronta “pimina” è diffusa in dozzine di parrocchie. Al nord sempre a metà del secolo scorso il Pime ha preso in mano una diocesi embrionale nell’intero Stato di Amapá realizzando in alcuni decenni praticamente tutto: comunità e parrocchie, cattedrale, chiese e cappelle, programmi pastorali e un minimo di clero locale. Nel cuore dell’Amazzonia a Manaus la parrocchia di Nossa Senhora de Nazaré è stata il punto di partenza e di germinazione di alcune decine di altre parrocchie e comunità; mentre 500 chilometri più ad est, sempre nello Stato di Amazonas, è cresciuta dal nulla fino alla maturità la diocesi di Parintins. Le difficoltà sono state tante, comprese quelle legate alle dispute teologiche ed ideologiche della seconda metà del ventesimo secolo; ma la generosità e la dedizione di decine di missionari – soprattutto lombardi, veneti e campani – è lì da vedere. Come è stato possibile fare tanto in così poco tempo? Forse è il risvolto positivo del conclamato individualismo pimino e del grande sostegno affettivo ed anche economico alle missioni dall’Italia.
In Brasile sono finite le “missioni” nel senso che la Chiesa è stata impiantata: nel cuore della gente e nella sua ossatura organizzativa essenziale. Non è finito l’annuncio del Vangelo. Anzi! Girando per il Paese sembra essere proprio questo il momento propizio. Decine di nuove associazioni laicali e religiose di ogni genere. Le congregazioni fortemente impegnate nel sociale. La gente prontissima a radunarsi attorno alla Parola di Dio, a fare comunità e festa insieme. Nello stesso tempo, però, metà della popolazione rimane più o meno indifferente alla dimensione spirituale della vita. La corruzione politica ed amministrativa è dilagante. La povertà nelle grandi città è solo stemperata dall’assistenzialismo interessato degli ultimi governi di sinistra.
Il Brasile è sempre un Paese di missione. Ma per il Pime nel ventunesimo secolo la dinamica sarà diversa. Non più fondazione a raffica di parrocchie (già fatto), ma piccoli numeri per presenze incisive e specifiche. Sono tre in effetti le linee su cui i 75 missionari presenti nel Paese, insieme alla Direzione generale del Pime e alcuni connazionali missionari all’estero, stanno lavorando in vista della loro assemblea generale in programma dal 25 al 29 gennaio nella capitale Brasilia. La prima è quella di una continuità pastorale territoriale minima. Tradotto: una decina di parrocchie (non di più) in tutto il Paese nelle aree tradizionali di presenza (Amazonas, Amapá, Paraná e forse San Paolo e Sergipe) per un aggancio certo e diretto alla Chiesa locale.
Ma accanto a questo, attività missionaria di evangelizzazione in ambiti sociologici e culturali, più che geografici: mass media, studenti, cultura, carcere ed emarginazione sociale, bambini di strada e minori, difesa della terra e dell’ambiente e quindi delle comunità rurali e fluviali minacciate. Ci saranno meno missionari, ma in molti casi più capaci e qualificati. Anche perché un terzo ambito di impegno sarà proprio quello di aprire le comunità ed interpellare i giovani circa il loro stesso impegno missionario dentro e fuori il Brasile. Tutte cose che si fanno già, in modo più o meno efficace e più o meno convinto, ma che promettono ormai di essere le tre linee d’azione chiare e quasi esclusive dei prossimi decenni.
Il Brasile ha ora il 25% della popolazione attiva nelle Chiese evangeliche e pentecostali e il 15% circa attivo nella Chiesa cattolica. Il 10% circa membro di altri culti. È chiaro che le varie denominazioni religiose (cattolici e pentecostali per esempio), generalmente si riconoscono come incompatibili. Ma il vescovo ausiliare di Belém, mons. Ireneu Roman, mi raccontava che, nonostante tutte le differenze, abbiamo almeno due elementi in comune: la Bibbia e la gente, soprattutto quella metà della popolazione che nessuno intercetta.
La futura attività missionaria del Pime si focalizzerà probabilmente nell’Amazzonia, simbolo latino-americano della missione del passato e del futuro: allora popolazioni isolate e sperdute dai tratti somatici e culturali decisamente asiatici; ora testimoni di una crescita demografica massiccia, subissati dall’immigrazione interna e custodi disarmati del polmone della Terra attaccato da ogni forma di virus tipico della modernità: disboscamento, coltura intensiva, inquinamento da attività minerarie, lavoro schiavo, urbanizzazione da favela, commercio della droga, aggressione mass-mediale di carattere commerciale ed incurante dell’etica. Per i futuri missionari la casa è la strada e un tetto molto modesto. Non troppo distante né distinto da quello della gente comune, soprattutto dei giovani e dei poveri.

25 gennaio 2016
70 anni fa, nel dicembre del 1946 tre missionari del Pime, Attilio Garré, Aristide Pirovano e Giuseppe Maritano approdavano in Brasile e gettavano il primo seme che ben presto é diventato un grande albero con tanti frutti. A distanza di settant’anni il Pime del Brasile si interroga su come continuare in questa chiesa locale il suo lavoro di evangelizzazione. Così è iniziato il 25 gennaio, festa della conversione di São Paulo, con una solenne celebrazione presieduta dal card Claudio Hummes e concelebrata dai vescovi Mons. Mario Pasqualotto, Giuliano Frigeni, Pedro Zilli, Giuseppe Negri e dal Superiore generale p. Ferruccio Brambillasca, l´assemblea chiamata Panbrasil 2016.
Fin dall´inizio le parole del cardinale ci hanno spronato a guardare in avanti con speranza, mossi dall´esempio dell´apostolo Paolo e dalle parole di papa Francesco. La missione ad gentes, é attuale e il carisma del Pime, così ha detto il prelato, é attuale, urgente e necessario.
L´assemblea é composta da 70 membri e da due suore dell´Immacolata del Brasile.
Alla sera ci sono stati dei comunicati sull´organizzazione ed abbiamo concluso con la preghiera Salve Regina.


26 gennaio 2016
Martedì 26 gennaio è dedicato all´ascolto. Fin dal mattino, Mons. Giuseppe Negri, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, ha sottolineato tre parole della liturgia: “Ravvivare il dono ricevuto del sacerdozio, non vergognarsi del Vangelo e saper soffrire per il Regno”. Ricorda poi l´epopea missionaria di tanti missionari del Pime che hanno rigato il suolo della Terra della Santa Croce (Brasile) col sudore e col sangue. Invita a recuperare la freschezza dell´annuncio e ad unificare piuttosto che creare nuove strutture.
Segue la relazione del Cardinal Claudio Hummes, presidente della Commissione episcopale per l´Amazzonia e della Rete Pan amazzonica che comprende nove paesi con un totale di sei milioni di km quadrati, 390 popoli indigeni, 137 popoli isolati e 240 lingue parlate.
Alla luce della Evangelii Gaudium, il Cardinale invita fortemente ad una conversione pastorale in chiave missionaria: è un tempo nuovo, un kairos che stiamo vivendo per una chiesa piú misericordiosa, povera e con i poveri, in uscita, più audace e coraggiosa, che ha al centro Gesù Cristo. Il Cardinale indica alcuni cammini e periferie che il Pime dovrebbe percorrere: andare verso tutti con una chiara opzione preferenziale per i poveri. Andare nelle periferie: l´Amazzonia é una periferia e gli indigeni la periferia delle periferie. Un pericolo anche per gli istituti missionari é l´autoreferenzialitá, il ripiegarsi su se stessi. Ci domanda: “Il Pime cerca di vivere come chiesa povera? Vá nelle periferie?”. Citando San Giovanni Paolo II, ricorda che nei poveri c´è una presenza speciale di Cristo che ci obbliga ad una opzione preferenziale. É questa una categoria sopratutto teologica dice papa Francesco. A loro é manifestata innanzitutto la Sua misericordia.
Segue la relazione di p. Ferruccio Brambillasca, Superiore Generale che, in sintonia con quanto diceva il Cardinale, invita ad una più profonda presa di coscienza della nostra vocazione e del dove vogliamo arrivare, ed indica alcune piste tra le quali quella di concentrare e valorizzare al meglio le nostre forze per un rinnovato slancio missionario in Brasile, condividendo il Vangelo sopratutto con quelli che soffrono discriminazione, povertá, ingiustizia. Abbiamo bisogno di una spiritualitá, di una comunione, di una missione. Adesso é l´ora favorevole. Non profeti di sventura ma di speranza. Sottolinea piú volte che questa assemblea non é solo per il Brasile ma che tutto l´Istituto, in questo momento, guarda al Brasile per ricreare il suo futuro in sintonia con i segni dei tempi.
Seguono poi le relazioni dei tre Superiori regionali: p. Amadio Bortolotto, Amazonas; p. Dante Bertolazzi, Amapà e p. Giancarlo Vecchiato, Brasile Sud. Viene poi il momento delle relazioni sull´animazione missionaria e vocazionale, sui mezzi di comunicazione sociale, sulla formazione, la pastorale, i laici in missione in Guinea Bissau e gli associati al Pime.
Nei dibattiti liberi emerge la testimonianza e lo scambio di esperienze sempre alla luce di quanto papa Francesco continua a dire e cioé una chiesa in uscita e nelle periferie. Toccante la testimonianza di Mons. Giuseppe Negri che si chiede cosa lui potrebbe fare ora per il Pime dopo tutto ciò che l´Istituto ha fatto per la diocesi di Santo Amaro. Ovunque incontra persone che ricordano con affetto i missionari del Pime. C’è addirittura una strada statale dedicata a p. Aldo Bollini. Davanti a questa sfida offre concretamente la sua diocesi, con i suoi preti e laici per aiutare il Pime nella missione in Brasile.

27 gennaio 2016
Il secondo giorno dell´assemblea Panbrasiliana è dedicato al dibattito sulle mozioni presentate dall’Instrumentum Laboris.
Si inizia con la Messa presieduta da Mons. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, che sottolinea, a partire dalla prima lettura, come è il Signore e non Davide che costruisce la casa. La casa è l´opera di Dio ed è anche tutto ciò che il Pime si è sforzato di fare in questi 70 anni, seguendo un carisma che pone in luce l´attività missionaria che è come un costruire la casa del Signore (la chiesa) che poi si consegna alle diocesi.
In assemblea si procede alla lettura delle mozioni con le relative discussioni.
Circa l´Evangelizzazione, oltre al desiderio di definire meglio e più concretamente i campi di lavoro, viene presentato il nuovo progetto della “mondialità”, che però si preferisce chiamare di “umanesimo integrale”, come possibile campo di nuovo annuncio negli ambienti culturali, nelle università e nelle scuole.
Circa la struttura giuridica dell´Istituto viene discussa la proposta di un´unica regione Pime in Brasile. Pur tra pareri discordanti, alla fine qualcuno sprona al coraggio e fiducia nel Signore, nei superiori e in noi stessi per compiere nuovi passi a servizio dell´evangelizzazione in Brasile.
La discussione si è poi concentrata sui Mezzi di Comunicazione Sociale, la presenza dei laici e sacerdoti associati, la formazione iniziale e continua. É emersa molto interessante l´esperienza di Mons. Pedro Zilli, vescovo a Bafatá (Guinea Bissau), che in questi anni ha accolto vari laici e laiche anche brasiliani i quali, una volta rientrati nei loro paesi di origine, diventano strumenti di animazione missionaria nella loro chiesa particolare.
E’ venuto in visita p. Stefano Raschietti, dei Missionari Saveriani, oggi direttore del Centro Culturale Missionario di Brasilia, organismo della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB) che accoglie giovani missionari di altre nazioni per lo studio della lingua e inculturazione.
Durante il giorno la segreteria dell’Assemblea ha ricevuto ben 15 mozioni: un segno della fecondità e volontà di cambiare di tutti i membri.


28 gennaio 2016
Se il primo giorno è stato segnato dall´ascolto e il secondo dal dibattito, giovedì è stato il giorno delle decisioni. Sono state infatti presentate le mozioni dell´Instrumentum laboris e quelle dell´assemblea per essere votate.
La giornata inizia con la celebrazione eucaristica, questa volta presieduta da Mons. Mario Pasqualotto, vescovo emerito di Manaus, Amazzonia, che racconta la sua vita di padre e soprattutto di vescovo improntata dalla comunione e ricerca costante di unità. È questa infatti la missione che Dio vuole da noi: “Da questo sapranno che siete miei discepoli se vi amate l´un altro” e “che tutti siano uno perché il mondo creda”.
L´assemblea inizia alle 9:00 presentando le mozioni con le relative votazioni.
Nel campo dell´Evangelizzazione sono state scelte 4 aree di lavoro pastorale Manaus-Parintins, Macapá-Belém, São Paulo-Ibiporã e il Nordest, non solo con presenze ordinarie ma anche specifiche evidenziando le realtà di marginalizzazione: si è accennato ai carcerati, profughi, drogati, vittime del traffico umano, senza terra, minore abusati, senza tetto. In questo contesto è stata ribadita la priorità dell´Amazzonia e del lavoro con i popoli indigeni che il cardinal Hummes nel primo giorno ci ha presentato come “la periferia delle periferie”. Si è sottolineato come la nostra presenza deve essere soprattutto nell´animazione missionaria e vocazionale. Un passaggio epocale: dalla “plantatio ecclesiae” alla “animatio missionaria ecclesiae” visibile anche nella composizione dei confratelli presenti in assemblea: 65 membri di cui 20 non sono italiani ma provenienti dall´Asia, Africa e America. É stato dato anche ampio spazio alla comunicazione e si è chiesto che tutti i missionari del Pime ricevano una formazione in questo campo. Per l´evangelizzazione in un mondo sempre più secolarizzato si è proposto il progetto “umanesimo integrale” affidato a p. Massimo Casaro con una equipe di laici ad hoc. In questo lavoro di animazione il Pime si apre sempre più anche ai laici che vogliono essere con noi protagonisti della missione ad gentes ed ai sacerdoti secolari che desiderano associarsi con noi.
Circa la struttura giuridica del Pime in Brasile si è scelta, con una maggioranza assoluta, una regione unica che coordinerà le attività missionarie in tutto il paese. La decisione è stata accolta con un caloroso applauso, manifestando così la volontà di cambiamento che c´é nel Pime Brasile per adeguarci alle nuove realtà dei tempi.
L´assemblea ha anche deciso di proporre alla Direzione Generale il trasferimento del seminario di propedeutica e filosofia da Brusque, dove é presente da 35 anni.
Alla sera è venuto a visitarci p. Claudio Pauletti, sacerdote brasiliano diocesano, da cinque anni presidente delle Pontificie Opere Missionarie di Brasilia e già missionario in Mozambico. Ha lanciato la proposta affinché possiamo collaborare sempre di più con le POM soprattutto nell´animazione missionaria dei seminari e della gioventù.
29 gennaio 2016
“Lascio Brasilia contento”
Con queste parole p. Ferruccio Brambillasca, Superiore Generale, chiude un´assemblea che ha sorpreso positivamente tutta la Direzione Generale, perché è stata capace di -parole sue- “scelte epocali”, come quella della regione unica, del cambiamento del seminario, della nuova presa di coscienza dell´animazione, che diventa sempre piú la priorità della nostra presenza in Brasile. Sottolinea poi quattro punti fondamentali.
LA SPIRITUALITÁ. Una spiritualitá incarnata, vicina alla gente, fatta di volontá di cambiamento che comporta spirito di fede, kenosi, disponibilità che coinvolge tutti.
LA COMUNIONE. É il valore piú bello emerso in questi giorni, nel ritrovarsi insieme e il Pime ha bisogno di questo. Ci siamo conosciuti di più e i nomi sono diventati volti concreti. Abbiamo bisogno di comunicare di piú tra di noi e con tutto l´Istituto. Se fatta col cuore una vera comunicazione crea fraternitá.
MISSIONE.É la parola piú frequente: uscire, andare nelle periferie. C´é in tutti il forte desiderio per la missione che per alcuni è la parrocchia, per altri gli indios, per altri ancora la cultura e le carceri. É un Pime che vuol uscire e che deve fare delle scelte concrete per far diventare concreta la missione. Ma ció che conta é la passione con cui portiamo avanti i progetti.
FISIONOMIA STRUTTURALE. Abbiamo fatto scelte epocali per la nostra presenza in Brasile e ció comporterá anche dei sacrifici per chi dovrá portare avanti le scelte fatte, e la disponibilità da parte di tutti.
L´Istituto guarda con interesse il Brasile che in questa assemblea lancia una sfida importante per tutti. In fondo la vera Panbrasiliana inizia ora.
Il Superiore Generale annuncia poi che p. Vincenzo Pavan sarà il nuovo Superiore Delegato che guiderà la transizione, per un anno, in vista del nuova direzione regionale.