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BANGLADESH Alla scuola della radicale condivisione di Gesù

Pubblichiamo una lettera con gli auguri di Natale che padre Franco Cagnasso ha inviato agli amici pochi giorni fa. È una bella testimonianza della tenacia con cui i missionari del Bangladesh, in questo momento di prova, affrontano il loro lavoro, pur consapevoli della «violenza di persone accecate dall’odio» che sta loro intorno.

Carissimi amici

Non posso iniziare questa lettera di notizie e auguri senza ricordare il mio confratello e amico, il medico  p. Piero Parolari. Il 18 novembre scorso, come ogni giorno, si recava in bicicletta a visitare alcuni ammalati, quando alcuni sconosciuti lo hanno accostato e gli hanno sparato. Miravano alla testa, ma “miracolosamente” lo hanno ferito al collo senza ledere organi vitali. La caduta dalla bicicletta gli ha provocato fratture varie, ma la vita è salva. Ora si sta lentamente riprendendo in Italia, mentre la polizia presidia le missioni di Dinajpur, e noi possiamo uscire solo con la scorta. Una situazione che mette a disagio, e speriamo non duri a lungo.

Questo episodio si aggiunge ad altri del genere, forse causati dall’intento di destabilizzare il governo colpendo stranieri che vivono in Bangladesh. Fa parte di una situazione tesa e deteriorata. L’anno era iniziato con tre mesi terribili, pieni di violenza in tutto il Paese, di paura, di persone bruciate vive in autobus e camion, per aver osato sfidare l’assurdo blocco proclamato dall’opposizione.

Poi, gradualmente, la violenza s’è placata, seguita fino a settembre da una relativa calma che ha permesso di tornare alla vita normale.

Al Centro Assistenza di Rajshahi sono ricominciati a venire gli ammalati, mentre a Snehanir, la “casa della tenerezza”, ai circa 30 ragazzi e ragazze con problemi agli arti si sono aggiunti altri 15 fratellini e sorelline con problemi di udito e di vista. Dopo qualche giorno di lacrime e nostalgia, i nuovi si sono adattati bene e ora fanno pienamente parte del gruppo.

Per loro abbiamo preso quattro istruttrici che insegnano usando la scrittura braille e il linguaggio dei segni, secondo le esigenze di ciascuno. Sono la giovane suor Shewly, che affianca suor Dipika nella responsabilità di tutta la comunità; Shanti che, amputata ad un braccio a seguito di un incidente, viveva stentatamente e manteneva una sorella pulendo i gabinetti di un grosso ricovero statale; Paulina, che aveva appena terminato gli studi intermedi; e Agata, che sfida le conseguenze della poliomielite lavorando da noi e continuando a studiare per laurearsi. Tutte e quattro dicono molto ai loro alunni, con le parole, ma ancora di più con la loro vita.

La scuola di Dino e Rotna nella baraccopoli di Dhaka ha fatto progressi inimmaginabili: usando vecchi computer donati da scuole per stranieri, organizza per le ragazze di quinta elementare niente meno che un corso di informatica; i risultati scolastici sono ottimi, abiti smessi aiutano a restare puliti e in ordine accrescendo il rispetto di sé.

Nella baraccopoli, come nei villaggi più poveri, verso i 14 anni una ragazza in molti casi non può continuare la scuola, perché i genitori la vedono come un peso economico e cercano di sbarazzarsene sposandola. Allora Dino e Rotna intervengono promettendo alla famiglia 10/15 chili di riso mensili, a condizione che essa resti a casa, cresca e completi almeno le elementari.

L’ostello dei ragazzi e ragazze Marma “Hill Child Home”, nel sud, ha inaugurato i due dormitori, femminile e maschile a Tong Khyang Para, e ha costruito un recinto per proteggere da frequenti disturbatori i più grandi, che vivono in una sezione staccata vicino alla città. Anche per loro i risultati scolastici sono buoni, e la voglia di studiare c’è.

Il mio incarico di superiore dei missionari del PIME in Bangladesh, svolto per quattro anni, è terminato, e mi succede il giovane p. Michele Brambilla – che era il mio vice. Mi hanno proposto, e ho accettato un nuovo compito: ritornare a Dhaka, quartiere Mirpur 2, dove mi trovavo prima di essere eletto nel 2011, per aiutare p.Quirico nel lavoro parrocchiale. Mi occuperò della formazione di un gruppo di studenti di College che mostrano interesse a diventare missionari e vivono collaborando con noi in parrocchia.

Continuerò anche, come faccio da anni, ad aiutare studenti e ammalati poveri, e a sostenere gli ostelli “Hill Child Home” e “Snehanir”, il Centro ammalati, la scuola nella  baraccopoli  e altre opere.

Le difficoltà non mancano, ma sento profondamente la bellezza di poterle vivere in condivisione con persone semplici, umili, povere, che non hanno responsabilità per i disastri che l’umanità sta provocando a se stessa. E’ il mio modo di credere nella più straordinaria delle condivisioni, quella di Dio stesso che in Gesù viene a “porre la sua tenda in mezzo a noi” e a camminare con noi. A Lui chiedo forza e gioia per continuare, sicuro che la mia vita è nelle Sue mani e non  può certo essere distrutta dalla stolta violenza di persone accecate dall’odio. Che nessuno si impadronisca della nostra anima, questo è l’importante!

È il mio augurio natalizio per tutti voi, accompagnato dalla preghiera riconoscente

Buon Natale!

p. Franco Cagnasso

Franco Cagnasso, Dhaka, estremismo islamico, Rajshahi

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